Galaxy Commander Lab

6980 - Galaxy Commander
6980 – Galaxy Commander

Uno dei regali del Natale 1983 è stato il mitico Lego Galaxy Commander della linea Classic Space, che andava così ad affiancarsi al Galaxy Explorer del 1979.
Pur non condividendo la stessa linea aerodinamica ed elegante — almeno per la moda fantascientifica di quegli anni — del fratellone, presentava alcune soluzioni innovative e interessanti. A differenza dei modelli precedenti il colore bianco sostituiva completamente il grigio e, in quello che all’epoca era il set spaziale più grande mai creato, si sperimentavano soluzioni curiose, come le ali “bucate” che non ho mai amato oppure il doppio abitacolo full-glass o, ancora, cannoni laser minacciosamente sproporzionati.

Diciamocelo, nel complesso la navicella era parecchio bruttina. E infatti, pur possedendo ancora buona parte dei pezzi originali, l’idea di ricostruirla non mi ha mai sfiorato (almeno finora).

C’era qualcosa, però, che mi ha rapito il cuore nei pomeriggi passati a giocare a pancia in giù sul parquet: il modulo laboratorio. Sarà che la scienza — e in particolare quella aerospaziale — ha sempre esercitato un forte fascino su di me, quel laboratorio, anch’esso piuttosto anonimo, ha rappresentato una infinita fonte di missioni ed esperimenti più o meno scientifici.

In condizioni normali il laboratorio è agganciato all'astronave
In condizioni normali il laboratorio è agganciato all’astronave
Ma all'occorrenza può essere sganciato e muoversi libero come un rover
Ma all’occorrenza può essere sganciato e muoversi libero come un rover

Non posto le immagini della costruzione, anche perché sono di fatto semplicissime:

Le istruzioni
Le istruzioni

Ed eccolo qui, nel pieno splendore dei suoi quasi 35 anni!

Vista laterale
Vista laterale

La forma è quella di una scatola di scarpe (spaziali): un rettangolo appoggiato su dei cingoli/reattori/Vai un po’ a capire cosa sono.

Vista dall'alto
Vista dall’alto

Però, già osservandolo da una posizione più elevata, si scorge un’antenna. Esattamente come nella nuovissima Benny’s Spaceship, Spaceship, SPACESHIP! (si chiama così), si trova chiusa in posizione orizzontale durante il volo, per poi aprirsi una volta che il modulo diventa operativo.
Si nota così che la parte superiore, anch’essa realizzata in maniera affascinante e curiosa, può essere ruotata per aprire il laboratorio e accedere all’interno.

Scienziato giallo pronto e operativo
Scienziato giallo pronto e operativo

Per quanto semplificato e un po’ claustrofobico l’ambiente ospita ben due computer, un tavolino per sezionare eventuali alieni cattivi e due connettori per agganciare la ricetrasmittente e le bombole di ossigeno (parzialmente coperte dalla mia pippaggine come fotografo). Perché ovviamente il rover scientifico è dotato di chiusura ermetica e un complesso sistema di sintetizzazione chimica e distribuzione dell’ossigeno quando il portellone è chiuso.

A questo punto mi sono concesso l’unica, piccola modifichetta dell’intero progetto. Per agganciarsi all’astronave madre, il modulo è dotato di un buco frontale che però in condizioni operative farebbe fuoriuscire l’aria. O no? o no?? :)
Ho quindi realizzato un piccolo sportellino in grado di aprirsi e chiudersi all’occorrenza.1

Connettore originale / modificato aperto / modificato chiuso
Connettore originale / modificato aperto / modificato chiuso

E basta, tutto qui. Adesso scusate ma i sensori a lungo raggio hanno intercettato una forma di cibo compatibile con la digestione umana. E serve un coraggioso volontario per cominciare l’esperimento. :)


  1. Lo so, lo so, è di uno spessorino più alto del buco originale per cui l’aggancio fallirebbe. Però 1) per farlo più basso andava cambiato tutto il fondo e 2) l’astronave non ce l’ho, per cui chissenefrega. ;)

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