Ragione e passione (e anche un po’ di iperspazio)

soldi Monopoli

Parlare di soldi è una cosa che non piace quasi a nessuno, specialmente a chi non ne ha. Non ho mai capito il motivo, ma sembra ci sia un tabù di fondo che obbliga i più a cambiare immediatamente discorso ed evitare confronti.

È di sicuro un argomento molto soggettivo. Spendere 100 euro per una cenetta romantica può essere pochissimo per qualcuno e tantissimo per qualcun altro, che magari preferisce andare da McDonald’s e spendere la rimanenza per giocare la schedina. O comprare le sigarette. O per andare a farsi frustare ad un raduno sado-maso. Tutte scelte comprensibilissime e legittime, a parte fumare che è da coglioni.

Il bello di quest’era moderna è poter avere oggetti per tutte le esigenze. Possiamo comprare una lavatrice da 200 euro, oppure da 400, ma anche da 1000 o più. Io magari preferisco investire — ah ah, “investire” — una cifra considerevole su una marca più affidabile, che utilizza materiali più duraturi, con un’aspetto esteticamente più piacevole, eccetera eccetera; tu probabilmente scegli di spendere il meno possibile perché in fondo è solo un noioso oggetto necessario. Per cui, se anche si dovesse rompere, il danno sarebbe minimo.

Forse l’esempio più calzante per capire i diversi punti di vista sono i telefonini (termine alquanto improprio per indicare gli smartphone), che sono più o meno terreno comune: tutti ne abbiamo uno. Non è necessario comprare sempre il meglio del meglio; c’è chi si accontenta e acquista cloni cinesi da 50/100/200 euro. Che, diciamocelo, funzionano oggettivamente da cani (naturalmente chi ce l’ha giura sulla propria madre che sia meglio dei top di gamma) ma per chi non ci passa la vita sopra vanno benissimo.

C’è chi investe due stipendi per un mostro da usare solo per Facebook. Legittima scelta personale: coi propri soldi ognuno è liberissimo di fare quello che vuole.

Poi ci sono le passioni, che sono la cosa più sottostimata del mondo, ma possono probabilmente spiegare almeno in parte anche questa eterogeneità di giudizi.

Ho un amico che ama i motori, e spende decine di migliaia di euro in vetture sportive, modifiche e accessi ai vari circuiti. Mio cognato ha intere pareti di giochi di società in casa. Non “pareti piene di giochi di società” ma scatole impilate fino al soffitto, che creano di fatto delle pareti. Un altro conoscente adora i videogiochi e non può vivere se non ha tutte le console esistenti al mondo. Anche se poi magari non ha il tempo di accenderle.

Poi c’è chi colleziona giocattoli. Per bambini. Io.

Giocattoli.

Cose da scuotere la testa e alzare gli occhi al cielo: che spreco di soldi!

Passioni.

Sono emozioni che non si possono capire se il massimo della nostra aspirazione è passare la giornata al lavoro a polemizzare sui social network e arrivare a sera per farci ipnotizzare da tre serie TV contemporaneamente, su Netflix. O Sky. O Amazon Prime. O altri dieci servizi di streaming a pagamento che ormai non ci si capisce più niente.
Che poi può comunque essere una passione anche quella. Eh.

Le passioni non hanno prezzo. Sono legate a qualche particolare momento della propria vita e, pur con tutta la buona volontà di questo mondo, non possono essere spiegate né capite da chi non sia “noi”.

Una società danese ha appena tirato fuori il più bel set di costruzione di mercantile corelliano leggero YT-1300 modificato. Costa, guarda un po’, ben 800 euro. Una cifra incomprensibile ai più, e pertanto totalmente fuori dal mondo. Perché solitamente i giocattoli di quella società si regalano ai propri figli a Natale o al compleanno.
Non starò qui a dimostrare che, per chi è dell’ambiente, il valore dipende da svariati fattori, come la rarità di alcuni mattoncini inclusi, ma anche dal rapporto prezzo/numero-di-pezzi e altri dettagli secondari. Se uno è convinto che 800 euro siano troppi, allora sono troppi e basta.

Ma vorrei mi seguiste anche solo per un secondo in questo ragionamento: Tra 10 anni il nostro iPhone / televisore-4K-HDR / Ps4 Pro / Audi A6 / ecc… (che potremmo anche aver rivenduto a metà prezzo, per comprare una nuova versione, che avremmo nuovamente rivenduto ecc.) non varrà più niente, se non nei nostri ricordi, forse. Se compriamo un quadro, pagandolo anche uno sproposito, quel quadro rimarrà con noi per tutta la vita. Spesso addirittura rivalutandosi come un investimento.

Oggi mi regalo qualcosa che probabilmente mi seppellirà. Lo metterò in una vetrinetta o, come mi piacerebbe se ne trovassi uno delle giuste dimensioni, dentro un tavolino trasparente fra la TV e il divano, su cui mi cadrà l’occhio ogni volta che cercherò il telecomando o che rovescerò i pop corn. Un oggetto che ogni volta mi restituirà emozioni, che mi ricorderà quando ho fatto il mio primo salto nell’iperspazio, oppure quando ho scoperto che quella lucertolina verde era il più grande maestro Jedi di tutti i tempi.
Evocherà i volti delle persone che erano lì con me quando è successo e che oggi purtroppo sono andate via.
E, se magari avrò avuto una giornata un po’ pesante, probabilmente la migliorerà.

800 euro sono troppi per una fettina di “eterna” felicità? :)

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