Io, Ce e il Natale

Il papa alla televisione dice delle cose biascicate e incomprensibili che vogliono dire che il Natale è una festa consumistica e io penso è vero ho bisogno di soldi.
Telefono a Marco per chiedergli come sta e per tentare di scucire degli euri e ciao mi dice e sento dietro un rumore come di qualcosa che si arrota.
«Uh – chiedo io – fanno dei lavori in casa tua?».
«No – risponde lui – sto digrignando i denti» e mi spiega che c'è una nuova uscita discografica di Wim Mertens, il suo musicista preferito.
«Un singolo?» chiedo io ingenuamente.
«Magari. E' un cofanetto di tredici compact disc» mi risponde lui con voce rotta. «Dodici sono già editi e ce li ho tutti. Il tredicesimo è inedito» aggiunge arrotandosi i denti.
«Beh -faccio io- comprati solo il tredicesimo»
Marco ride, nervosamente. Non si può – mi spiega- comprare solo il tredicesimo. L'unico modo per avere il cd inedito è ricomprarsi gli altri dodici che ha già.
«Uh, un vero artista il mertens»
«Taci, sto per ingoiare la carta di credito»
«Una saggia decisione» commento io, ben sapendo che le carte di credito sono inutili per i prestiti.
«A proposito di soldi» mi aggancio io poco fortunosamente. «Avresti un po' di euro da darmi per fare il regalo a Cecilia?»
«Uh – fa marco preso in contropiede – hai restituito i soldi a Francesco?»
Francesco è un ragazzo che mi ha prestato dei soldi l'anno scorso ed ha ancora il cattivo gusto di chiedermeli ogni volta che mi incontra, voglio dire, dopo un anno io mi sono quasi dimenticato.
«Non diciamo sciocchezze» gli rispondo e gli spiego che con Francesco ho chiuso, stava diventando pesante con quel suo continuo parlare di pecunia.

Marco tossisce e poi dice che non crede che ci siano delle buone premesse per farmi un prestito.
«Hei – protesto – chi ha parlato di prestito!. Pensavo più facilmente ad un investimento a fondo perduto», Marco sta zitto nel senso che rimango con la cornetta in mano e non sento niente poi la sua voce appare da distante a dirmi, crocchiando dentro al telefono, che tra il darmi i soldi a me e il darli a Wim Mertens, preferisce darli al Mertens, è un fatto di affetto.
«Dannazione!» esclamo stringendo il pugno. «E la nostra amicizia?»
«Quella è gratis Fabrizio» afferma e butta giù il telefono mi dice che la madre deve telefonare.
Rimango davanti al telefono muto e penso che in fondo l'amicizia dovrebbe avere anche lei un prezzo, potrei fare un abbonamento a Fabrizio Venerandi, chi vuole parlarmi stare con me e scambiare messaggi via internet, deve pagare un tot all'anno, un abbonamento.
Potrei anche offrire una serata con Fabrizio Venerandi, quelli che si iscrivono, una volta all'anno possono invitarmi a cena e io andrei da loro senza prezzo aggiunto e starei con loro tutta la sera, la sera è una delle parti più lunghe del giorno perché spesso tracima nella notte.
Mentre elaboro questa utile teoria economica entra Cecilia con il Niccolotto e butta borse e figlio sul divano, poi si toglie la giacca, la toglie al Niccolotto e rovescia tutto addosso a me, le sue braccia, le labbra di Niccolotto, la sua giacca, le verdure fresche che fuoriescono dalla borsa della spesa e una voce calda che mi dice ciao amore direttamente dentro alla testa questo si chiama affetto familiare è un mostro onnivoro senza forma.
Dopo questo assalto le spire si ritirano e alla fine mi ritrovo solo con la borsa della spesa e la voce di Cecilia che da un altra stanza mi dice di mettere la roba in frigo che poi si scongela e ci viene la botulimia.
L'ombra di Niccolotto intanto danza al tempo di una musichetta francese che esce da un carrilon made in cina, ma prodotto in Germania, vedo solo l'ombra non so neppure dove sia finito.
Sospiro, vado in cucina.
Mentre ripongo le cose dentro al frigo Cecilia mi dice che ha comperato un regalo di natale per il Niccolotto, un libro sulle meraviglie del mare.
«Uh, bello» faccio io. «Ci sono anche le foto?» e lei dice di sì, ci sono anche delle foto.
«Posso vederlo?» chiedo innocentemente e lei dice di no, di non toccarle la borsetta che i regali si guardano solo il giorno di Natale, non prima.
Mi avvicino a passi silenziosi alla borsetta che giace slabbrata sul divanetto e getto uno sguardo all'interno e in effetti c'è un libro e lo prendo in mano e il libro si intitola 101 MODI PER CUCINARE I CROSTACEI, editrice Buongustaio, e ci sono le ricette e le foto dei piatti da portata.
«Guarda Ce' che nella tua borsetta c'è solo un libro di cucina, devi avere dimenticato quello per Niccolò in libreria» urlo, e Cecilia appare vestita da madre e guarda adesso la copertina, adesso me e dice che è quello il libro per Niccolò.
«Uh, ma è un libro di cucina»
«Sì ma tanto Niccolò non capisce le cose scritte guarda solo le figure. E le foto dei crostacei ci sono»
«Ci sono – ammetto – ma sono già cucinati, è roba cotta o bollita»
Cecilia scuote la testa.
«Fabrizio, sono crostacei, roba di osso anche se li cuoci sono identici a come sono nel mare» mi spiega raggruppando le mani davanti alla mia faccia.
E continua e dice che così si risparmia, si fa un regalo a Niccolò e uno a Cecilia, due fave e due piccioni.
«Mh… quindi se per Natale ti compero della ram aggiuntiva per l'iMac sei contenta anche tu, un regalo per me e anche per te che quando usi l'iMac tutto funziona meglio» arrischio e Cecilia mi osserva aspettando che io dica che scherzo e dopo che sono passati già un po' di minuti dice che se compero della ram per l'iMac lei la cucina come si cucinano le aragoste, la butta in una pentola di acqua bollente aspettando di sentire il fischio.
«Fai tu, ti lascio la libera scelta» aggiunge beffarda andandosene e io resto a chiedermi se scolandola subito magari sopravvive, la ram dico, conosco uno che metteva gli hard disk nel freezer perché diceva che così la meccanica si manteneva più a lungo, una cosa del genere.
Torno ad infilare le cose in frigo e poi urlando chiedo a Cecilia se lei si abbonerebbe a Fabrizio Venerandi, voglio dire, almeno lei, e quella mi risponde che ha già chiesto l'unsubscribe, ma questo Venerandi è uno sporco spammer, e io capisco che è meglio che me ne stia zitto.

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