Nürburgring: pensieri ed emozioni

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Nürburgring, anzi Nordschleife. Il circuito su cui la Formula 1 non corre più dal 1976, anno dell'incidente a Niki Lauda. La prima volta ci entrai quasi per caso; 3 giri, insieme ad un amico del Barchetta Club Italia, sulla strada per un raduno in Olanda. Unico pazzo del gruppo, sulla via del ritorno mi fermai nuovamente, e rimasi lì due giorni. A girare. A guardare.

La prima volta che ci vai vedi solo la pista: 20,8 Km di curve. Circa 80. Tutte diverse. Salita, discesa, dossi in mezzo alla curva o proprio sul punto di staccata, curve in contropendenza. Il paradiso di chi ama guidare. 80 curve; a Monza ce ne sono 6. E sono curve adatte alle Formula 1 di oggi, mostri da 800 CV. Al Ring anche i 130 CV della Barchetta sono difficili da scaricare.
Vedi le vie di fuga: praticamente inesistenti! L'inferno verde, lo chiamano. Fa paura, ma è talmente bello che con il passare dei giri inizi ad osare. Impari a non alzare il piede. Al Ring vince chi frena poco, non chi accelera tanto.

E allora ci torni. 800 Km da Torino. Ma ne vale la pena. Scopri che esiste una mailing list, i Ringers appunto. Centinaia di persone, da tutta Europa. Che ci vanno e ci tornano, continuamente. Ti sembrano un poco matti.

Il Ring è pericoloso? Provi a cercare le statistiche ufficiali: parlano di 3 morti l'anno. Parli con la gente del luogo, e con i Ringers: ti dicono 70 morti l'anno, più di uno alla settimana. Uno alla settimana? Naaaa…
Sarà il solito idiota, che guida senza usare la testa. E poi saranno tutti motociclisti, no? Ma come diavolo si fa a girare in moto mentre ci sono anche le macchine?

All'inizio, tutti ti sorpassano. Poi incominci a memorizzare il tracciato, e trovi le marce giuste. E vai, sempre più forte. Ora ti sorpassano in pochi. Anche le moto… sei più veloce di quasi tutte le moto, che in curva sono più lente di te.

La domenica il circuito si riempie. Entri, fai un giro, circa 10 minuti, ed esci. Devi sfreddare bene i freni. E anche recuperare le energie. Ti aggiri nel parcheggio. Guardi le macchine. Prendi un poco di cioccolato al bar, per ricaricarti. Guardi con terrore il pullman di turisti che entra, ed aspetti che esca. Ti prepari al rientro.

Ma la pista viene chiusa spesso, per incidente. Senti l'elicottero che arriva. I locali ti spiegano che le statistiche ufficiali contano solo le persone che muoiono sulla pista. Se l'elicottero ti prende e ti porta in ospedale, non compari nell'elenco. Ecco spiegata la differenza tra le cifre.

Che palle 'sti motociclisti…

La pista è sempre chiusa. Cazzo, sono venuto qui per guidare, io!
Ecco, hanno riaperto. Su il casco, e via per un altro giro. Prima, seconda, terza, quarta… ecco le prime curve… in picchiata nella discesa, le S… la CRX Kurve…. quarta, quinta…. 200 Km/h e la compressione proprio durante il cambio di direzione. Cazzo, anche stavolta ho alzato il piede! Ma come diavolo farà Michele a tenerlo giù? Io non me la sento.

Adenau… poi Berkwerg, curva in salita: seguono 2 Km in salita… questa volta devo uscire più veloce…

Ecco il Karoussel, sembra un girone infernale: la macchina vibra e scricchiola tutta, le sospensioni vanno a tampone.

Brunchen… Plaftzgarden: questa volta giuro che freno dopo il dossooooooo. Dannazione, ho frenato prima… non me la sento…

Adesso provo a tenere giù tutto… Ecco, è finito!!! Com'è il tempo? Cazzo, ma così alto? Ma come fanno quelli che girano in 8 minuti?

OK, usciamo. Cool down… parcheggio…. relax.

La pista è di nuovo chiusa. Mi aggiro nel parcheggio. Che sarà successo, questa volta? Nessuno chiede, tutti fanno finta di niente. Eppure siamo come una comunità, come mai????

Come mai? Come mai veniamo qui, anche se sappiamo bene che si può morire?


Sono stato su 6 volte, ormai. A Maggio con 3 sconosciuti. Uno visto una volta, SZ1. Uno mai visto, Ricky, con la Speedster: cazzo, che coglione che sembra questo. Michele, con la Bravo. È un anno che ci vediamo alle gare del Driver's, e non abbiamo mai scambiato due parole.
E invece siamo tornati dal viaggio di Maggio amici.

Amici? Ma come fai a diventare amico di un tizio che hai visto due giorni fa per la prima volta? Non lo so. Però è così.

Il Ring ci ha uniti. Che strano…


A Luglio torniamo. Siamo in 6 macchine, adesso. Sono la 'chioccia' del gruppo, ora. E mi permetto di guardare anche oltre il nastro d'asfalto. E di sentire. Che strano… non capisco, 4 sconosciuti legano in un attimo, e invece ad ogni incidente tutti fanno finta di nulla… eppure quello che si è schiantato è, in fondo, uno di noi. Un altro Ringer. Un altro pazzo…

Ma se ci fossero le vie di fuga, sarebbe lo stesso? Certo che sì!

Certo…

O forse…

No. Non sarebbe lo stesso. C'è poco da fare: il sapere che stai mettendo la tua vita in gioco è parte integrante delle emozioni fortissime che il Ring ti regala. Non l'avevo colto all'inizio, ma adesso sento che è così.

E gli altri? Gli altri…

Forse gli altri sono come me. Vengono, girano, e poi… tornano. Tornano, perchè guidare qui non è solo guidare.

L'asfalto. Le gomme. L'assetto. La traiettoria. La tecnica. Ma anche il coraggio. Che non è incoscienza, il coraggio di affrontare qualcosa. Qualcosa di reale.

Monza è un videogioco: a ogni giro ti butti in Ascari sempre più forte, tanto ci sono le vie di fuga. Qui no. Qui non puoi sbagliare.
Ma ci sei. Ci sei dentro.

Macchina, moto… Fiat o Porsche, non cambia nulla. Perché dentro il Ring ci sei tu.

Tu.

La macchina è solo un mezzo. Sono il cuore e lo stomaco quelli che comandano qui, non il cervello. Non le mani sul volante o il piede sull'acceleratore. Cuore, stomaco. Stomaco, cuore.

Alla fine di ogni giro sono svuotato. Di energie, ma soprattutto di emozioni. Mi guardo attorno; il motociclista accanto a me si sta togliendo il casco. Come quasi tutti gli altri, non è un ragazzino.

Avrà quarant'anni, abbondanti. Che ci fa qui? Non ha una moglie e dei figli a casa, che aspettano che lui ritorni? E come mai non si preoccupa, non chiede notizie quando chiudono di nuovo la pista?


La mattina dopo la pista è bagnata. Mi precipito. Nessuna moto, e quasi deserto. Primo giro: figatissima! La macchina è difficilissima da controllare, va dove vuole. Una figata!

Secondo giro: adesso la pista è semiasciutta. Vai vai vai… cazzo, guarda che fermone quello con la Z3! Lo passo come se fosse fermo!
Madonna se viaggio! Adesso faccio sul bagnato lo stesso tempo di Maury sull'asciutto!

Terza, Wehrseifen… cazzo, sono a 160! Ma così forte, sul bagnato?

Stacco… o Cristo, è partita, o Cristo, aiutami ti prego, c'è il muro lì davanti, adesso mi ammazzo. Dio, Dio aiutami, adesso arriva la botta poi mi cappotto e ci resto secco.

BAAAAAAM BAAAAAAAAAAAMMMMMM…

Sono fermo.

Come ci sono arrivato qui?

Cazzo, adesso arriva una moto e si schianta sui miei pezzi di Barchetta in mezzo alla strada.

Esci presto, non arriva nessuno, togli il faro. Via, via! Corri su, ecco il primo che arriva, smanaccia, gesticola, lui capisce, rallenta.

Eccone un altro… anche lui rallenta e mi ringrazia… fiuu… Per fortuna non mi sono fatto niente. Che culo!

Carro attrezzi… eccolo… mi portano via…

Arrivano gli altri. Adesso sono un poco scosso.

Mi aiutano, mi stanno vicini. Comincio ad avere nausea, e a tremare.
Dopo due ore mi faccio portare in albergo e mi addormento subito.


Mi sveglio. Sono le quattro del pomeriggio. Accendo il telefonino.

BI-BIIP

Messaggio. Chi è? Sz1. Che dice? «Abbiamo appena distrutto la opel di Ricky. Cristo!». Li chiamo: stanno bene anche loro, meno male…

Mi vengono a prendere. Torniamo al circuito. È strano, ma lo vedo con altri occhi adesso. Cazzo, ma corrono tutti come pazzi e, ragazzi, NON C'È UNA VIA DI FUGA! Ma sono matti?

Ricky mi fa stendere sul prato, mi visita e mi rimette a posto la cervicale. Che culo. non solo non mi sono fatto quasi niente, ma ho qui sotto mano uno che mi rimette a posto.

A cena ci ritroviamo tutti e parliamo un poco. È strano, adesso ho paura. Molta paura.
Il giorno dopo si rientra. Sarà dura riprendere a guidare. Ci ho messo non poco.

Tre settimane dopo torno su a riprendere la macchina. Sono con la 147.
Devo entrare. Devo. Cristo, piove pure… ma perché?

Forza, sono tranquillo. Giro piano, piano, piano. Starsky e suo padre sono con me. Parliamo. Ecco, il giro è finito. Cazzo, adesso sto tremando. Che palle. e quando me la tolgo, questa?


Sono tornato a guidare. In Kartodromo. A Monza. La paura se n'è andata.

Per fortuna.

Ma ogni tanto ci penso. Ho perso il controllo a quasi 150 Km/h in discesa, con una curva davanti e non mi sono fatto niente. NIENTE.

La macchina ha toccato il guard rail con il posteriore ma la rotazione ha fatto sì che l'urto fosse leggero; sono stato rispedito in pista. Ho potuto diminuire ancora la velocità e impattare con il muso quando ero sicuramente sotto i 100. E la macchina girava ancora, il che ha contribuito ulteriormente ad assorbire l'impatto.

Quante probabilità c'erano? Una su 100? Eppure è uscita. Qualcuno mi ha preso per i capelli e mi ha tirato fuori dalla macchina.

Quando dico agli amici e parenti che ci voglio tornare, al Ring, mi guardano come se fossi pazzo. La cosa più gentile è «Non ti è ancora bastato?»

No… sembra di no…


Sapete cos'è veramente il Ring? È il luogo in cui alcuni uomini adulti affrontano se stessi. Ecco cos'è.

Con la consapevolezza che la morte è in agguato. 70 morti l'anno…
Sono tanti. Non puoi non sentirli, se lasci il tuo cuore libero di ascoltare.

Ecco perché nessuno chiede cos'è successo, dopo un incidente. Non possiamo farlo. Se lo facessimo, la nostra parte razionale prevarrebbe e ci farebbe subito mettere in viaggio verso casa.

Invece noi restiamo. Restiamo facendo stare zitta quella razionalità che ci guida e ci comanda nella vita di tutti i giorni. Che ci fa andare a lavorare. Ci fa comprare macchine diesel. Ci fa mettere il casco se andiamo in moto. Ci fa usare il preservativo, sempre e comunque. Ci fa fare il piano pensione, eccetera eccetera.

Invece, restiamo e permettiamo al nostro stomaco di comandare per un giorno. Con il rispetto che dobbiamo sentire per un luogo in cui le persone sfidano il buio, in cui mettono una posta che è la vita stessa; sperando di vincere anche a questo giro, perché il vincere è la vita. La vita vera, senza simulazioni, senza intermediari, senza sovrastrutture. Dove la Fiat conta come la Porsche. Dove quello che conta è il cuore. Il cuore e lo stomaco.

Molti anni fa ricordo di avere fatto una litigata furibonda con la mia fidanzata. Sosteneva che i ragazzini che saltano in corsa da un treno all'altro della metropolitano di New York fanno un enorme atto di coraggio. Io mi arrabbiai e sostenni che non era coraggio, ma solo stupidità. Che il coraggio è vivere la vita normale, giorno per giorno, andando a lavorare.

La penso ancora così. Ma penso anche che a marzo tornerò al Ring. Con rispetto. Con rispetto. Sapendo che la Morte è lì. E sapendo che ho ricevuto un grande dono.

Ma tornerò, proprio perchè quel dono non sia vano.

2 thoughts on “Nürburgring: pensieri ed emozioni

  1. Ciao,
    essendo anche io un ringers, ho apprezzato forse più di altri il tuo articolo, perché chi non ha la nostra passione non può capire fino in fondo.
    Non lo condivido pienamente, ma lo rispetto, non ho mai "sbattuto" né su strada, né in pista, quindi forse le parti che sento eccessive anche tu non le avresti scritte prima della tua disavventura.
    Le "statistiche" sul numero dei morti non sono ufficiali, fortunatamente il numero reale è di molto inferiore, ma non è una questione di incidenti o di numeri, se tocca a te, purtroppo che ad altri 1000 sia andata bene poco ti importa.
    Al ring sono andato per i miei 40 anni la prima volta, ho da sempre la passione per le auto, e ho frequentato alcuni circuiti, corsi di guida sportiva, corsette etc.
    Il motivo che mi spinge ad andare è che là mi sento circondato da gente che ha solo passione, come dici tu, non importa il mezzo che hai, sei un appassionato, questo è ciò che conta.
    In Italia bollo, superbollo, il fatto di essere additato come evasore fiscale, o come fighetto perché hai una certa auto è ridicolo: vero, verissimo che ci sono quelli che col macchinone vanno al bar o a "donne" e che non sanno neanche mettere la seconda.
    Però purtroppo qui siamo etichettati tutti così, fai tuning alla tua auto e sei un maranza, compri l'auto dei tuoi sogni e sei un "pappone con la Porsche".
    Là no, sei uno del gruppo.
    Io sono appena tornato, la pista è stata chiusa varie volte, non si è fatto male nessuno, e dovrebbe essere sempre così.
    Per me se ci fossero le vie di fuga, sarebbe nettamente meglio, come un surfista rincorre l'onda perfetta, io rincorro la mia curva perfetta, quindi non sto sfidando la morte, non sto sfidando me stesso né gli altri, cerco solo di migliorare, di essere più bravo, più sensibile, più veloce.
    Poi a casa, guido il Diesel e punto a stare sempre sopra i 20 al litro.
    Quando però purtroppo mi è capitato il "quasi" incidente ne sono sempre uscito; fortuna, sicuramente! aiuti elettronici, certo! Il fatto di sapere cosa fare? un pochetto…
    Vado al Ring perché dopo aver provato quello tutto il resto è noia, vado al Ring perché puoi essere bravo quanto vuoi sulle altre piste, ma se uno ha 50 cv più di te non ce la puoi fare.
    Vado al Ring perché lì, tu con la tua Barchetta vai più di me con la Porsche e ti rispetto per questo, non perché sei più veloce, ma perché hai la mia passione, altrimenti lì non ci andresti mai!
    Saluto Marco e la sua Gumpert Apollo, ricordo ancora il giro memorabile che mi ha fatto fare con la sua 458 Italia, saluto Nicola e la sua Kawasaki che mentre mi sorpassa impenna per ringraziare e salutare, saluto Luca, che con la sua Civic di 30 anni fa condivide una passione con me.
    Saluto te, perché nonostante le critiche, nonostante i 40 passati, leggo il tuo articolo e piango tutte le volte.
    Save the Ring

    1. Ciao Marcello, in realtà l'articolo non è mio, non sono un ringer e la mia auto è una Punto. L'ho trovato su un vecchio newsgroup tanti anni fa e mi ha molto colpito perché, al di là dell'argomento descritto, riassume bene la passione verso qualcosa che sa dare emozioni, che sia una corsa in moto, la scalata di una parete di montagna o anche qualcosa di molto meno pericoloso, ma che riesce a toccare qualche corda dentro di noi. Ci sono sensazioni che pochi possono comprendere, tutti gli altri criticano, è inevitabile. Pazienza, ce ne faremo una ragione. :)

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