Al Cavallino Inalberato con Aragorn il forestale

È di questi giorni la notizia di una nuova edizione del Signore degli Anelli, localizzata nella nostra lingua da Ottavio Fatica. Per chi non lo conoscesse è un traduttore piuttosto eccentrico, amante delle trasposizioni fedeli alle opere originali e dell'utilizzo di un italiano molto arcaicizzato, ovvero di non immediata comprensione.

Per questo motivo non ci sono vie di mezzo: o lo si odia, o lo si ama.

Ho avuto modo di leggere i primi capitoli del suo lavoro su Moby Dick, che all'epoca aveva suscitato aspre polemiche proprio per l'apparente difficoltà di lettura. Io non sono Umberto Eco ma non ho avuto alcun problema a leggerlo e, anzi, mi è molto piaciuto.

Per questo motivo ho accolto con molto entusiasmo questa sua ultima… Fatica. ;)

Come è ormai d'uopo in tempi di social network senza freni, dove si da fiato ai polmoni senza sapere di cosa si parla, la grande massa di utenti qualunque (che hanno solo guardato le schifezze girate da Peter Jackson ma mai tenuto tra le mani un solo libro di Tolkien) è insorta con torce e forconi.1L'hanno fatto anche grandi estimatori di Tolkien, ma loro almeno hanno fornito motivazioni ragionate, anche se non sempre condivisibili.

Il principale motivo di scandalo è stata la scelta di Ottavio di attenersi quanto più fedelmente alla forma originale, con particolare attenzione al — riporto fedelmente da un articolo che ho letto — "restituire ai lettori lo stile originale di Tolkien, con un registro medio, alto o basso a seconda del personaggio di riferimento".

Così Sam(vise) è diventato Samplicio, Hobbiville è tornata a essere Hobbiton, i "raminghi" (Rangers of the North) sono adesso "forestali", il "Puledro Impennato" (Prancing Pony) diventa il "Cavallino Inalberato" e così via.

Certo, a un primo impatto la modifica è spiazzante. È una vita che immaginiamo Elrond felice a Gran Burrone e ora scopriamo che si è "trasferito" a Valforra (che però, a conti fatti, è un termine molto più vicino all'originale Rivendell).

Mi hanno sempre insegnato che, prima di criticare qualcosa, bisogna provarla, e ritengo sia un consiglio molto sensato. Di sicuro acquisterò il libro perché sono curiosissimo; adoro leggere tutte le traduzioni esistenti dei racconti che amo, in modo da poter capire quale sia la mia preferita.

Il problema è che al momento è stato pubblicato soltanto il primo dei tre volumi, la compagnia dell'Anello, gli altri arriveranno a distanza di sei mesi. Quindi, fino al prossimo anno non sarò in grado di valutare l'opera e preferisco attenderla tutta, per non dovermi fermare e mangiare le mani nell'attesa.

Qualche esempio

Nel frattempo sono trapelate alcune frasi, cercherò di confrontarle con il testo originale di Tolkien per capire a grandi linee cosa mi aspetta.

La prima:

When Mr. Bilbo Baggins of Bag End announced that he would shortly be celebrating his eleventy-first birthday with a party of special magnificence, there was much talk and excitement in Hobbiton.

La traduzione fino a oggi più recente, a opera di Vittoria Alliata di Villafranca2All'epoca (1967) appena diciassettenne; traduzione approvata dallo stesso Tolkien e mantenuta anche in seguito, benché rivista e corretta., recitava così:

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.

Questa la versione di Ottavio Fatica:

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che presto avrebbe festeggiato il suo undicentesimo compleanno con una festa oltremodo fastosa, i commenti e i fermenti a Hobbiton si sprecarono.

La localizzazione di fatica è più fedele al testo originale, ma l'espressione "si sprecarono" non mi piace per niente.

La mia traduzione

Ok, non frega niente a nessuno, ma questo è il mio sito e ci scrivo quello che voglio. :)

La traduzione mi serve anche per poter confrontare le varie versioni e meglio comprenderne le differenze. Quanto più una si discosta dalla mia, tanto più mi rendo conto se la approvo o meno.

Credo che una traduzione troppo aderente al testo originale il più delle volte non si sposi bene con la cultura letteraria e i gusti di un paese differente. Allo stesso modo deviare troppo dalla forma originale può offuscare troppo lo stile dell'autore originale. Occorre bilanciare le due cose.

L'incipit io lo tradurrei così:

Quando il signor Bilbo Baggins di casa Baggins annunciò che presto avrebbe celebrato il suo centoundicesimo compleanno con una festa di straordinaria magnificienza, un'ondata di entusiasmo ed eccitazione travolse l'intera Hobbiton.

Prossima frase:

«You're right, Dad!» said the Gaffer. «Not that the Brandybucks of Buckland live in the Old Forest; but they're a queer breed, seemingly. They fool about with boats on that big river – and that isn't natural. Small wonder that trouble came of it, I say. But be that as it may, Mr. Frodo is as nice a young hobbit as you could wish to meet.»

Vittoria Alliata di Villafranca:

«Hai ragione, Nonno!», disse il Gaffiere. «I Brandibuck non vivono nella Vecchia Foresta, tuttavia sono proprio una strana razza. Trafficano con barche su quel grande fiume, e non è una cosa normale. Non ci sarebbe da stupirsi se un giorno o l'altro capitasse loro qualche guaio. Comunque, di Hobbit gentili come il signor Frodo è difficile incontrarne.»

Ottavio Fatica:

«Hai ragione, Nonno!» disse il Veglio. «Non che i Brandaino di Landaino vivano dentro la Vecchia Foresta; però per essere una strana genìa lo sono. Si trastullano in barca su e giù per quel grande fiume – e questo non si fa. Per forza poi capitano i guai, dico io. Ma comunque sia, un giovane hobbit ammodo come il signor Frodo è raro incontrarlo.»

Qui ci sono un paio di punti degni di considerazione. Il termine inglese "Daddy" è stato tradotto con "Nonno" (maiuscola compresa), ma è corretto. Ci si sta rivolgendo a un uomo saggio, meritevole della massima considerazione.

Fatica, inoltre, decide di cambiare il nome di Gaffiere (che in inglese significa "anziano degno di rispetto") in Veglio. Concettualmente è corretto, in quanto da noi "gaffiere" non significa nulla. Però, trattandosi per l'appunto di un nome, continuo a preferire la versione originale, visto che non influisce minimamente sulla storia.

La mia traduzione

«Hai ragione, Nonno!» disse il Gaffiere, «non che i Brandibuck3Probabilmente sarebbe meglio italianizzarlo, ma per il momento non ci riesco ancora. della Terra di Buck vivano dentro la Vecchia Foresta; ma sono apparentemente una stirpe bizzarra. Cazzeggiano con le loro barche su quel grande fiume — e questo non è normale. Non ci si dovrebbe stupire che poi accadano questi guai, secondo me. Comunque sia, non si potrebbe incontrare un giovane hobbit più garbato del signor Frodo.»

Mi rendo conto che l'utilizzo del termine "cazzeggiare" sia molto ardito, ma credo sia la traduzione più simile a "fool about".

Andiamo avanti:

«I don't know half of you half as well as I should like; and I like less than half of you half as well as you deserve». This was unexpected and rather difficult. There was some scattered clapping, but most of them were trying to work it out and see if it came to a compliment.

Vittoria Alliata di Villafranca:

«Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate». Era una frase inattesa e piuttosto intricata. Ci furono uno o due applausi qua e là, ma la maggior parte delle persone era troppo intensamente occupata a sbrogliarla per rendersi conto se era un complimento.

Il testo di Ottavio Fatica è il seguente:

«Metà di voi non la conosco neanche per metà come mi piacerebbe: e per meno della metà di voi mi piace la metà di quanto merita». Questo giunse inaspettato e risultò alquanto ostico. Non mancò qualche applauso sporadico, ma i più cercavano di capire se andava preso come un complimento.

Questa frase, a provare a tradurla, fa uscire il sangue dal naso. È talmente bella in lingua originale quanto difficile renderla nella nostra lingua senza sprecare gran parte della poesia. Detto questo le due traduzioni non sono molto dissimili: Fatica segue fedelmente il testo di Tolkien ma, se ne dovessi scegliere una, la mia preferenza andrebbe sicuramente a Villafranca.

La mia traduzione

«Conosco la metà di voi soltanto la metà di quanto vorrei; e nutro, per meno della metà di voi, metà del rispetto che meritereste». Questa frase giunse del tutto inaspettata e particolarmente complicata. Ci fu qualche sparuto applauso, ma la maggior parte di loro si arrovellava per capire se fosse un complimento.

Proseguiamo:

The Road goes ever on and on

Down from the door where it began.

Now far ahead the Road has gone,

And I must follow, if I can,

Pursuing it with eager feet,

Until it joins some larger way

Where many paths and errands meet.

And whither then? I cannot say.

Vittoria Alliata di Villafranca:

La Via prosegue senza fine

Lungi dall'uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

Devo inseguirla ad ogni costo

Rincorrendola con piedi alati

Sin all'incrocio con una più larga

Dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

Ottavio Fatica:

La Strada se n'va ininterrotta

A partire dall'uscio onde mosse.

Or la Strada ha preso una rotta,

Che io devo seguir, come posso,

Perseguirla con passo solerte,

Fino a che perverrà a un gran snodo

Ove affluiscono piste e trasferte.

E di poi? Io non so a quale approdo.

La localizzazione di canzoni e poesie è sempre un bagno di sangue. Non si può procedere letteralmente perché si uccide la prosa, ma nemmeno lasciarsi troppo andare. Sinceramente non saprei scegliere fra le due versioni, sono entrambe molto belle.

La mia traduzione

Ho sudato sette camicie, e non sono soddisfatto. Ma tant'è, ci dovevo provare:

La Via prosegue senza interruzioni,

Oltre l'ingresso a cui è apparsa.

Ma è ormai fuggita avanti,

E io devo proseguire, al meglio delle mie capacità,

Procedendo con piedi impazienti,

Finché troverò una strada più grande,

Crocevia di numerosi viaggi e itinerari.

E poi? Non saprei.

Terza frase:

My dear Bagginses and Boffins, he began again; and my dear Tooks and Brandybucks, and Grubbs, and Chubbs, and Burrowses, and Hornblowers, and Bolgers, Bracegirdles, Goodbodies, Brockhouses and Proudfoots. 'ProudFEET!' shouted an elderly hobbit from the back of the pavilion.

Vittoria Alliata di Villafranca:

«Miei cari Baggins e Boffin», ricominciò, «beneamati Tuc e Brandibuck, Scavari e Paffuti, Rintanati e Soffiatromba, Bolgeri e Serracinta, Boncorpi, Tassi, e Tronfipiede».
«Tronfipiedi!», urlò furente un vecchio Hobbit dal fondo del padiglione.

Ottavio Fatica:

«Miei cari Baggins e Boffin, e miei cari Took e Brandaino, Scavieri e Paciocco, Covacciolo e Soffiacorno, Bolger, Pancieri, Boncorpo, Tanatasso e Pededegno».

«Pede-DEGNI!» sbraitò un anziano hobbit dal fondo del padiglione.

Qui, curiosamente, la struttura semantica è meno fedele, al contrario dei nomi che sono più adeguati. Specialmente perché Fatica si assume anche la responsabilità di uniformarli a un'unica lingua. Quindi i Brandibuck diventano Brandaino che, per quanto suonino ancora stranieri ai nostri occhi, sono meglio contestualizzati. Non capisco però perché "Bolger" sia rimasto straniero.

"Tronfipiedi" non lo avrei cambiato.

Non provo a fare una mia traduzione, si limiterebbe a una ricerca di nomi italianizzati che risulterebbero comunque alieni.

Un anello al re degli Elfi…

Terminiamo con la celebre poesia dell'Anello, che molti di noi conoscono a memoria:

Three Rings for the Elven-kings under the sky,

Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,

Nine for Mortal Men doomed to die,

One for the Dark Lord on his dark throne

In the Land of Mordor where the Shadows lie.

One Ring to rule them all, One Ring to find them,

One Ring to bring them all, and in the darkness bind them,

In the Land of Mordor where the Shadows lie.

Vittoria Alliata di Villafranca:

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,

Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,

Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,

Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,

Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,

Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,

Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende.

Ottavio Fatica:

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo,

Sette ai Principi dei Nani nell'Aule di pietra,

Nove agli Uomini Mortali dal fato crudele,

Uno al Nero Sire sul suo trono tetro

Nella Terra di Mordor dove le Ombre si celano.

Un Anello per trovarli, Uno per vincerli,

Uno per radunarli e al buio avvincerli

Nella Terra di Mordor dove le Ombre si celano.

Qui non c'è storia, la versione di Fatica si scontra inesorabilmente contro un muro di tradizione e bellezza letteraria. Non è particolarmente fedele al testo originario, non è altrettanto scorrevole sulla lingua e butta letteralmente alle ortiche le splendide rime baciate.

Probabilmente avrebbe fatto meglio a non toccare il testo di Vittoria Alliata di Villafranca.

La mia traduzione

Vabbè, io ho ancora meno possibilità di successo di Ottavio Fatica, ma ormai mi sono impelagato in questa impresa e non mi posso tirare indietro.

Provo a buttarla pure io sulla rima alternata, come fa sapientemente Villafranca, per rendere il testo almeno scorrevole alla lettura:

Tre Anelli ai re degli Elfi sotto un cielo rifulgente,

Sette ai principi dei Nani in roccaforti di pietra grezza,

Nove agli uomini mortali il cui fato è assai inclemente,

Uno per l'Oscuro Signore che dal trono tutto disprezza.

Nella terra di Mordor, ove calano malvagie tenebre.

Un anello per piegarli, un anello per trovarli,

Un anello per stanarli e nell'ombra imprigionarli.

Nella terra di Mordor ove avanzano maligne tenebre.

Tirando le somme

Niente, questi pochi esempi sono stati un divertente esercizio di confronto di stile, ma affatto indicativi. Non è possibile trarre conclusioni sensate e definitive.

Ammetto che l'affetto che provo per il testo col quale sono cresciuto mi porta inevitabilmente a preferire questi pochi stralci alle innovazioni di Ottavio Fatica, ma rimango convinto che solo leggendo l'intera opera riuscirò a capire se sia valsa la pena dare vita a una nuova incarnazione.

Sono però contento che ci sia, perché è una possibilità in più che, al peggio, potrò dimenticare.

Ci risentiamo tra un annetto, quando — mi auguro — sarò finalmente riuscito a mettere le mani sull'opera completa.

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