LSDU – 2.4 – Un viaggio nell'oscurità

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Capitolo precedente: 2.3 – L'Uccello va a Sud

Capitolo IV

Un viaggio nell'oscurità

Era sera quando raggiunsero nuovamente le pendici delle Montagne Appannate, e notte inoltrata quando si trovarono di fronte all'ingresso Sud-Ovest delle Miniere, che dominava la stretta riva di un grande lago nero pece.

«Ebbene, siamo finalmente arrivati» disse Golf di buonumore. «Ed ecco qui anche Coso, franato rovinosamente dalla cima del Cornorotto, tuttavia quasi del tutto illeso. Temo inoltre che qui dovremo dire addio alla nostra brava bestia da soma», aggiunse.

«Ma ora faccio parte della compagnia!» frignò con poca convinzione Cicciotto, realizzando che il ritrovamento di Coso lo relegava automaticamente al suo precedente grado sociale.

«Ok», rispose Sam «Cicciotto, fuori dalle palle!».

Fregregario Borgeri, con sguardo basso e triste, si avviò verso il sentiero, sicuro che presto si sarebbe perso e avrebbe passato gli ultimi giorni della sua triste esistenza a vagare solitario fra quelle montagne.

Si trattava tuttavia di una prospettiva ben più confortante che attraversare le profondità di Morìa, pensò saggiamente, o di un pestaggio da parte della piccola Hobbyt.


«Orbene» esclamò Golf, dopo l'abbondante cena. «Molti cancelli dei nani si aprono soltanto in determinati momenti, o per alcune persone; altri utilizzano serrature magiche che reagiscono alle parole o a precise ore del giorno. Questo portale, che è uno dei più antichi, non presenta serrature. Il che mi fa pensare che possa essere aperto tramite la voce. Inoltre c'è pure scritto, là in alto».

«E cosa c'è scritto esattamente?» domandò Frigo.

«È un indovinello, dei più complessi temo. Prepariamoci a passare i prossimi giorni qui fuori, mentre mi sforzerò di trovare la corretta parola che possa sbloccare i cardini del cancello. Una parola che probabilmente, ai tempi di Durónn, non era segreta, ma che forse oggi si è persa nei meandri del tempo.

«Leggici l'iscrizione», suggerì Sam. «Magari ti possiamo aiutare».

«Ah ah!» rise Golf di fronte all'ingenuità della giovane ragazza. «Non ho passato intere generazioni di Uomini a studiare la tortuosa strada della Magia per essere poi superato in arguzia dal primo Hobbyt che passa di qua». Ma si affrettò ad aggiungere: «per quanto grazioso e intelligente possa essere!».

«Leggi!», ribadì lei con un tono di voce leggermente più minaccioso.

«Vediamo… Le rune significano indicativamente “dite AMICO ed…”». Con un tonfo le porte si spalancarono.

Si guardarono l'un l'altro stupiti, il Mago più di tutti.

Poi Golf rise. «Una parola tanto semplice… “AMICO”…». Le porte si serrarono immediatamente, a un centimetro dal suo lungo naso. Lo spostamento d'aria scompose la lunga chioma di Lego che, con un urlo improvviso, si portò fulmineamente le mani alla testa.

«AMICO» ripeté lo Stregone riaprendo i cancelli. «Avanti, tutti dentro!».

Jeep ebbe una piccola esitazione, come se non fosse completamente sicuro di voler entrare. Poi scrollò la testa e raggiunse gli altri all'interno, anche se appariva stranamente teso e irrequieto.

Quando ebbero varcato l'ingresso, Grampazza pronunciò «AMICO!» per richiuderlo ma non accadde nulla.

Provarono allora a turno tutti quanti e il meccanismo funzionò senza alcuna esitazione. Scoprirono che anche le parole “AMICI” e “ALAMBICCO” funzionavano, anche se non seppero spiegarsi il perché. Solo la vocetta isterica di Abracadabragorn sembrava non sortire effetto sulla antica porta nanica e lui si offese mortalmente.

A un tratto da dietro i lastroni in pietra si udì un vigoroso gorgoglio d'acqua, come se qualcosa di gigantesco stesse uscendo dal lago. Qualcuno bussò.

«Chi è?» domandò Lego, curioso come una suocera.

«Salve, sono il Mostro del lago. Stavo preparando un attacco a sorpresa solo che non pensavo sareste riusciti ad aprire le porte così velocemente. Mi fareste la gentile cortesia di tornare fuori, e farvi massacrare?».

«Ti piacerebbe, eh, caro AMICO…» rise Quellaltro e le porte si spalancarono.

«AMICO» gridò subito Bromur, e il cancello si richiuse.

«AMICO» urlò in risposta il Mostro del lago, che non era affatto stupido.

Ci fu allora una gran confusione, tutti cominciarono a gridare "AMICO", chi nella speranza di serrare l'ingresso, chi di riaprirlo. Solo che, col sovrapporsi delle voci, non si capiva più una mazza. A volte Golf apriva, Frigo richiudeva, Jeep spalancava, il Mostro del lago serrava. Grampazza era uno spettatore muto e pieno di risentimento.

Andarono avanti così fino a quando i cardini cedettero e crollò giù tutto. Il mostro rimase fuori, molto seccato invero, e la Compagnia si ritrovò murata dentro.

«Ok» disse allora Golf, «il passaggio alle nostre spalle è ora sicuro e vi è un'unica via d'uscita di fronte a noi. In verità ce ne sono molte, ma una soltanto conduce al nostro obiettivo. Incamminiamoci dunque, ci attendono molte ore di marcia in questo oscuro e pericoloso luogo di notte eterna».

«Mavalà!» esclamò ridacchiando Jeep, «mio cugino Belín ha preso nuovamente possesso di questi luoghi non molto tempo addietro, e ci onorerà con un'accoglienza da Re. Preparate i vostri stomaci perché i banchetti dei Nani sono noti ovunque per la loro sontuosità!» concluse appoggiandosi a una pietra.

Una pietra piatta.

Come una lastra.

La lastra di una tomba.

Tipo la tomba di un Nano.

Una iscrizione runica riportava queste parole:

Traduzione:

BELÍN FIGLIO DI PUTTÓN

SIGNORINO DI MORÍA

SCIVOLATO INVOLONTARIAMENTE NELLA
DOCCIA COME UN COGLIONE
(MA NON LO ERA)

P.S. CI SONO ORCHI DAPPERTUTTO, CI STANNO
MASSACRANDO, MORIREMO TUTTI. AHHH!

Jeep impallidì, e si coprì il volto col cappuccio per celare il proprio dolore.

«Dai, non fare così!» gli disse amorevolmente Lego, che però non aveva ancora compreso la situazione. «Non sei così brutto…».

Prossimo capitolo: 2.5 – Il ponte di Khazz-Dûr

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