LSDU – 2.6 – Rotholórien

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Capitolo precedente: 2.5 – Il ponte di Khazz-Dûr

Capitolo VI

Rotholórien

La grave perdita che avevano subito aveva demoralizzato tutti. Neppure il caldo sole, le splendide nubi e la vista mozzafiato delle montagne innevate tutt'intorno riuscirono a migliorare il loro stato d'animo.

«Dobbiamo muoverci» affermò risoluto Grampazza, «Gli Orchi potrebbero spuntare fuori dalla montagna in qualunque momento, e la nostra strada è ancora lunga. Incamminiamoci dunque, renderemo onore a Golf quando saremo in un posto sicuro».

La strada ora voltava verso Sud, scendendo piuttosto ripida verso la valle.

«Laggiù si trovano i boschi di Rotholórien!» disse Lego, «la più bella fra tutte le dimore della mia gente. Vi crescono gli alberi più maestosi di tutta la Terra-di-Contorno, i fiori più profumati, l'erba più verde — anche più di quella del vicino — e gli Elfi che la abitano hanno le orecchie addirittura più appuntite di quelle dei Vulcaniani. Purtroppo, a causa di un fenomeno piuttosto accelerato di erosione geologica, la valle tende a scivolare verso il basso, da qui il nome. Ma sono certo che la incontreremo, prima o poi, proseguendo in questa direzione».

«Ora me l'appunto» gli rispose Jeep.

«Che cosa?» domandò Lego cascandoci con tutte le scarpe.

«Il cazzo che ce ne frega».

Dopo un frugale pasto la Compagnia riprese il cammino.

Non passò molto tempo prima che il sole tramontasse e il crepuscolo avvolse l'intera vallata. Giunse la notte e, nel silenzio delle fronde, tutti avanzavano immersi nei propri pensieri.

A un certo punto Frigo esclamò: «Non so voi ma io ho una strana sensazione… non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono». Tutti concordarono che non mancasse molto a Rotholórien, dove i Ferrero Rocher sarebbero stati come minimo il doppio più grandi di quelli della Circoscrizione. Sempre che Lego non fosse un pallonaro, e di questo nessuno poteva avere l'assoluta certezza.

«Io non sento niente» esclamò Jeep senza che nessuno glielo avesse chiesto. «Non odo altro che il dialogo notturno di piante e pietre».


«Rotholórien! Rotholórien!» gridò una voce così eccitata e acuta che tutti pensarono fosse quella di Grampazza. E invece era stato Lego che, oltre al richiamo della terra dei suoi antenati, sentiva pure quello dei sensi: era risaputo che in quel reame le donne elfiche erano molto più puttaneggianti che in altri luoghi della Terra-di-Contorno.

«Io comunque continuo a non sentire niente» ribadì Jeep perentorio, «i miei acuti sensi di Nano mi avvertirebbero se fossimo in prossimità di qualcosa. Deve ancora nascere chi possa sorprendere un cacciatore naturale come me».

E infatti non accadde nulla, perché c'erano davvero ottime probabilità che non fosse ancora nato qualcuno in grado di sorprendere un cacciatore naturale come lui. Camminarono ancora per due giorni e due notti fino a quando giunsero finalmente agli alti cancelli del Regno di Rotholórien.

Citofonarono e fu loro aperto.

Prossimo capitolo: 2.5 barra 2 – Il vero ponte di Khazz-Dûr

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