LSDU – 2.5 barra 2 – Il vero ponte di Khazz-Dûr

Indice1E informazioni generali su questo articolo.
Capitolo precedente: 2.6 – Rotholórien

Capitolo V barra 2

Il vero ponte di Khazz-Dûr

Avete davvero creduto che uno dei passaggi più emozionanti del libro sarebbe stato liquidato in due frasi? Poveri illusi, ora ve lo sorbirete tutto!

Eravamo rimasti a Jeep, distrutto per la notizia della morte di Belín, e alla toccante sensibilità elfica dimostrata dall'Elfo Lego — che presto, in perfetto accordo con le universali leggi del Karma, l'avrebbe pagata amaramente.

Mentre indugiavano nel grande salone che un tempo aveva ospitato la ricca sala del Reuccio sotto la Montagna, Golf inciampò in una antica Settimana Enigmistica.

Togliendo la polvere con la mano si rese conto che non si trattava affatto di una raccolta di cruciverba ma degli antichi resti di un diario le cui pagine, strappate e tagliate, bruciate, appallottolate, graffiate, stracciate, polverizzate, sbriciolate, frantumate, sminuzzate, maciullate, masticate, macinate, calpestate e non so in quanti altri modi terribilmente danneggiate, riportavano gli ultimi tragici giorni di vita dei Nani nelle profondità delle Miniere.

«Cacciammo gli orchi dalla grande sala» lesse lo Stregone, «ma loro si rifugiarono nei miei pantaloni. No, scusate, le parole sono confuse e quasi del tutto cancellate. Ma loro si rifugiarono nei corridoi laterali. Limonammo… Err, combattemmo contro di loro e ne uccidemmo parecchi. Infine, dopo essere riusciti a respingerli e metterli in fuga, festeggiammo facendo l'amore. Abbiate pazienza… facendo… l'amore. Accidenti… No, aspettate, è corretto! Le rune “FU-TI-MU”, che compongono la parola “futtìmmu”, in antico nanico significano proprio “amore carnale tra individui dello stesso sesso”. Quindi Facendo l'amore. Tra noi Nani intendo, non con gli Orchi. Anche se».

Sam sollevò un sopracciglio, e Golf si affrettò a passare oltre.

«C'è un lungo brano ma il testo è troppo rovinato. Intravvedo le parole oro, ascia, elmo, pacco e poco altro… Proseguiamo… bla bla bla, questo non è importante; questo è palloso… ancora bla bla bla… cazzate, altre cazzate, informazioni inutili… Ah, ecco, qui si fa nuovamente interessante: Siamo assediati nella grande sala, ma possiamo resistere per giorni. Belín è sicuro di sé e ci ha promesso che ce la caveremo. Il nostro morale è alto, beviamo birra e pensiamo positivo…». Golf si inumidì il dito e voltò pagina. «Belín è morto, anche gli altri sono morti. Io sono l'un Il racconto si conclude qui».

«Direi che forse è il caso di muovere il culo e andarcene da qui» propose Bromur, per niente tranquillo.

«Mio caro AMICO» gli rispose Golf — si udì il rumore di numerose porte che si spalancavano — «questi sono eventi accaduti molto tempo fa. Sono certo che non corriamo alcun…».

DUM DUM

DUM DUM

DUM-DE-DUM

Un suono di tamburi echeggiò dalle profondità di Morìa. Seguito da un assolo di mandolino, trombe e qualche violino tzigano.

«Stanno venendo!», gridò Lego.

«Stanno arrivando!» lo corresse Jeep, facendolo sentire sporco.

DUM DUM

PE-RE-PÉ

ZAN ZAN

L'allegro concertino si arricchì di ulteriori strumenti, tra cui un ben eseguito assolo di nacchere.

Si udirono passi pesanti nel corridoio. Bromur si lanciò contro la porta e la chiuse sprangandola con forza. Gli altri sfoderarono le spade. Quella di Frigo, denominata Zanzáro, risplendeva di un vivido color rosa frocetto.

«Ti sembra il caso, in un momento tanto drammatico?» lo redarguì Golf.

«Scusate» disse lo Hobbyt spegnendo il pulsante di illuminazione posizionato sull'elsa.

Con un tonfo secco le porte cedettero, e un fiume di Orchi si riversò dentro la stanza.

Al banalissimo grido di “OH CAZZO!” i membri della Compagnia si lanciarono in avanti, trafiggendo a morte la prima linea del Nemico. Continuarono a falciare gambe e braccia a più non posso, fino a quando non apparve l'immensa figura di un Troll delle Montagne. Portò le possenti mani alla bocca e gridò, nel falsetto tipico che contraddistingueva la sua specie:

«COSA CAZZO STATE COMBINANDO?».

Gli rispose Abracadabragorn che, da profondo conoscitore dei Troll delle Montagne, era molto abile nell'imitarne il registro vocale, che poi non era tanto differente dal suo:

«STIAMO COMBATTENDO PER LA NOSTRA VITA CONTRO DI VOI, ORRIDE CREATURE DELL'INFERNO».

«SENTI BELLO» rispose il Troll, «PER PRIMA COSA SCIACQUATI LA BOCCA. ORRIDE CREATURE DELL'INFERNO LO SARETE VOI E TRE QUARTI DELLA VOSTRA STIRPE. SECONDO, FINO A PROVA CONTRARIA, QUESTA — ADESSO — È CASA NOSTRA E VOI SIETE SEMPLICI E, A QUESTO PUNTO, ANCHE POCO GRADITI OSPITI. TERZO, PARTECIPARE ALLA QUATTORDICESIMA MARATONA DELLE MINIERE DI MORÌA, CORRENDO IN MASSA COME DEI COGLIONI, SUONANDO STRUMENTI MUSICALI E IRROMPENDO NELLE — NOSTRE — STANZE, MI PARE NON SIA ANCORA UN REATO. O MI SBAGLIO? O MI SBAGLIO??».

«BEH, NO. MA…».

«NIENTE MA, E ADESSO COME PENSATE DI RISOLVERE IL CASINO CHE AVETE COMBINATO?».

«CHIEDIAMO… SCUSA…?» buttò lì Grampazza.

«HMMM… SÌ… SI PUÒ FARE!».

«Scusa» rispose timidamente Grampazza.

«COME? NON HO SENTITO» gridò il Troll, ormai seriamente determinato a rompere il cazzo gratuitamente.

Abracadabragorn si riempì i polmoni con tutta l'aria che riuscì a trovare e la soffiò fuori con la potenza di un tifone:2Nota: questa immagine è un esempio della grafica all'interno del libro: alcuni personaggi hanno un proprio font caratteristico, che non mi è possibile riportare qui, all'interno del testo.

Quello che si rivelò essere il parrucchino di Lego, che gli stava davanti e non fu sufficientemente rapido a tutelare la propria dignità, decollò istantaneamente come una Ballerina Volante — si consiglia la visione di questo video durante la lettura del paragrafo, per comprendere appieno ciò che accadde — e ricadde a terra ondeggiando come una foglia, impiegandoci il maggior tempo possibile – e poi anche questo, ma solo perché fa ridere.

Ci fu un momento di serio imbarazzo, nessuno avrebbe mai immaginato che un Elfo potesse essere calvo — e lui lo era in modo davvero imbarazzante; non esistono parole per descriverlo, bisognerebbe vederlo personalmente — e lo fissavano tutti con occhi sgranati. Lui in un primo tempo fece finta di niente, convinto che un atteggiamento vago avrebbe presto distolto l'attenzione dei presenti. Provò anche a lanciare un sassolino contro la parete opposta della stanza, ma quelle cose funzionano solo nei peggiori film di Steven Seagal.

Infine, non trovando altri modi per uscire dall'impasse, scoppiò in un pianto a dirotto, raccogliendo il toupet e infilandoselo grossolanamente al contrario, con i finti capelli a coprirgli la faccia; nessuno ebbe il fegato di farglielo notare.

«D'ACCORDO» disse il Troll dopo essersi consultato con i suoi e interrompendo l'involontario siparietto, «ACCETTIAMO LE VOSTRE SCUSE, NON PRIMA PERÒ DI AVER RIMEDIATO AL DANNO CHE CI AVETE PROVOCATO. AVETE DUE SCELTE: RIATTACCARE TUTTI GLI ARTI AGLI ORCHI CHE AVETE MENOMATO, OPPURE SUBIRE IL RITO RIPARATORIO DELLA SODOMIZZAZIONE TRIBALE. COMPITO DEL QUALE MI OCCUPERÒ PERSONALMENTE».

Con uno sguardo determinato nei grigi occhi Golf si rivolse alla Compagnia: «Cari AMICI — porte e portoni sbatterono tutto intorno a loro —, mia è la responsabilità di avervi portati qui e mia sarà l'espiazione per i nostri errori. Scelgo dunque la sodomizzazione».

«Ma no, aspetta» intervenne Jeep, «gli arti degli Orchi sono calamitati, è un attimo sistem…».

«INSISTO!» si impose il Mago. Jeep indietreggiò turbato.

«Tu sei anziano e malfermo!» si intromise con occhi luccicanti Lego, ancora sotto shock per la vicenda dei capelli; o almeno tutti pensarono fosse quello il motivo per cui se ne uscì con una simile frase: «non sopporteresti le ingenti ferite che una siffatta punizione comporterebbe. Inoltre dovrai guidarci per il resto del nostro viaggio, lascia che sia IO a immolarmi per la causa!».

Golf alla parola “anziano” aveva cominciato a creare un piccolo fulmine tra le dita, ma fu interrotto dal Troll e gli scivolò dentro la veste, ustionandolo dolorosamente; non lo diede comunque a vedere.

«FORSE NON MI SONO SPIEGATO BENE IO!» tuonò il Troll, «È UN MIO PICCOLO DIFETTO, CHIEDO SCUSA. LA PUNIZIONE È PER TUTTI VOI, UNO A UNO!».

Con i suoi incavati occhi neri passò in rassegna i componenti della Compagnia. Poi ebbe un'esitazione e concluse: «TRANNE… EHM, QUEL PICCOLO MEZZOUOMO DONNA GIÙ IN FONDO PERCHÉ HA UNO SGUARDO CHE MI INQUIETA E NON VORREI ROVINARMI IMPROVVISAMENTE LA GIORNATA. GLI ALTRI SI METTANO IN FILA E VENGANO AVANTI».

«Alé!» esultò tra sé e sé Lego slacciandosi le braghe, ma sentirono tutti.


Terminata la provante cerimonia, mentre il gruppo un po' dolorante si rivestiva, Troll e Orchi si dileguarono.

«E abbiamo passato indenni anche questa, tutto è bene quel che finisce bene» esclamò soddisfatto Golf.

«MAVAFFANCULO!» gli gridò Frigo di rimando, asciugandosi le lacrime.

Ripresero il cammino, procedendo molto lentamente. Golf, essendo già stato precedentemente a Morìa, ricordava esattamente la strada da percorrere e, facendosi luce con il luminoso pugnale a pile di Frigo, guidava il gruppo.

Giunsero infine a uno stretto ponte in pietra, così usurato e malfermo che in pratica era come se gridasse:

Venite, coraggio!

Attraversatemi che, appena arrivate a metà,

Crollo giù nell'abisso senza lasciare superstiti!

Lego, tentando di ricostruire la propria reputazione distrutta esclamò: «Attenzione AMICI — tutti gli ingressi di Morìa si aprirono nuovamente —, i miei sensi elfici mi suggeriscono che questo ponte sembra gridare “Venite, coraggio! Attraversatemi che, appena arrivate a metà, crollo giù nell'abisso senza lasciare superstiti!”».

«Ma stai zitto, pelato!» gridò una voce indistinta dietro le sue spalle. Lui si girò piccato, per capire chi avesse osato offendere un Alto Elfo di 'sta Ceppa ma, con i capelli posticci negli occhi, non vide nulla. Finì col soprassedere.

«E poi non siamo tuoi AMICI!» fece eco una seconda voce, mentre tutti gli ingressi di Morìa si richiusero.

«Questo ponte è indubbiamente malefico, eppure dobbiamo attraversarlo» esternò Golf con voce stanca. Mezz'ora di smorzacandela volontario sopra il Troll lo aveva senza dubbio indebolito nel corpo, se non nello spirito.

Alle loro spalle ci fu un improvviso bagliore. Lingue di fuoco si sprigionarono dal fondo del corridoio, dove le infinite colonne di Morìa si perdevano nel cuore della montagna.

Emerse una spaventosa creatura alata, il cui corpo sembrava composto unicamente da fiamme e ombre.

«Ecco una nuova diavoleria» disse Golf subito destato dal proprio torpore, «senza dubbio escogitata per darci il benvenuto. Immagino vi sarete spesso domandati come fosse fatto uno Slarp peloso delle Montagne Appannate, che molti di voi ho minacciato di trasformare in».

«Ma come cazzo parli?» esclamò infastidito Jeep.

«Scusate, nella concitazione del momento mi sono incartato con la semantica» si giustificò il Mago, «ma spero che il senso si sia capito. Anche perché non sono certo di saper riformulare la frase nel modo corretto».

«È dunque uno Slarp peloso delle Montagne Appannate quello che abbiamo di fronte, Golf?» domandò Frigo.

«No, certo! Come ti può essere venuta in mente una simile cazzata?».

«Ma sei st…».

«SILENZIO!» tagliò corto lo Stregone, «non è questo il momento né il luogo per disquisire sui miei problemi di senilità precoce. Fuggiamo tutti attraverso il ponte che sembra gridare “Attraversatemi che, appena arrivate a metà…” eccetera eccetera. IO PER PRIMO!».

Nella foga di superare tutti inciampò nelle sue infradito, cadde a terra sbattendo il mento e venne oltrepassato dall'intero gruppo. Bestemmiando in elfico antico si alzò e ricominciò a correre ma, prima ancora di potersi voltare e gridare “TU NON PUOI PASSARE!” — frase che si era preparato per un'occasione propizia e che non vedeva l'ora di pronunciare, con solenne accompagnamento di gesti altamente plateali — il ponte cedette e lui precipitò giù insieme alla creatura di fuoco ed ombre.

Riuscì a gridare solamente:

Che, a causa dei multiformi echi nelle immense profondità della miniera — e delle interferenze sonore di quelli di Maurizio dalla superficie —, giunse alle orecchie della compagnia come una sorta di «FUGGITE, STRONZI!».

Ma gli stronzi non fuggirono.

Come i più perspicaci tra di voi avranno sicuramente intuito, non si trattava affatto di uno Slarp peloso delle Montagne Appannate, creatura peraltro piuttosto innocua e pavida. No, quello era un terribile Ballrótt, uno dei mostri più letali e incazzosi dell'Antico Mondo.

È un gran peccato che una bestia tanto maestosa e maligna abbia una parte così limitata in questa storia, un po' come Darth Maul in Episode I: sembrava tanto cazzuto e poi si è fatto tagliare in due come un coglione nel giro di trenta secondi. Stessa cosa, insomma.

Tragicamente privati della propria guida, gli increduli componenti della Compagnia rimasero immobili a fissare il baratro. Con un grido che sfiorava quasi gli ultrasuoni Abracadabragorn li destò: «VENITE, VI CONDURRÒ IO ADESSO! SEGUITEMI!» e imboccò la strada sbagliata.

Dopo quattro giorni di vagabondaggio per i labirinti di Morìa, raggiunsero finalmente l'uscita. Dissero «AMICO» e uscirono finalmente a riveder le stelle. Anche se di giorno non erano visibili. Ma avevano appena perso un amico, per cui non stettero lì tanto a sottilizzare.

Ed è qui che ci riallacciamo al capitolo su Rotholórien.

Prossimo capitolo: 2.7 – Lo speculum di Calabrótt

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »