Ex libris – Parte II

Circa un mese fa ci siamo lasciati ("ci siamo lasciati", nemmeno fosse una rubrica di Cioè…) con pensieri un po' contrastanti sugli Ex libris, ovvero quelle etichette o timbrini con cui i collezionisti amano marchiare i propri volumi cartacei.

Beh, l'ho fatto: ho preso il coraggio a due mani e ho rovinato tutti i volumi della mia collezione!

Dopo aver scartato l'idea dei timbri con data pre-impostata (quelli con le rotelline), ho acquistato una scatoletta di stampini singoli, semplicemente perché avevo la necessità di datare i miei libri andando molto indietro nel tempo, fino a oltre trent'anni fa, e quelli da ufficio sono dotati soltanto degli anni più recenti.

E poi, diciamocelo, in questo modo è tutto molto più divertente. :)

Ho fatto parecchie prove, incrociando infinite combinazioni di colori / disposizioni / informazioni, fino a giungere a quella che mi è parsa la meno invasiva possibile ma, allo stesso tempo, la più piacevole:

Ovvero il solito timbrino dell'omino sorridente, le iniziali del mio nome e cognome e il giorno in cui quel determinato libro è entrato in casa mia.

L'intera scritta, orizzontale, parte dall'angolo inferiore della pagina e sale lungo il lato lungo. Ho deciso di inserirla alla fine libro per renderla più discreta (le due "A" sembrano mezze blu, ma è solo un effetto ottico dato dall'illuminazione; di errori ne ho comunque fatti parecchi, vedi più avanti).

Quello sopra è uno dei volumi più antichi della mia collezione, regalo di compleanno di una persona a me molto cara, e che purtroppo ora non c'è più.

Il risultato finale è così (si tratta dello Hobbit Deluxe Bompiani, con illustrazioni di Alan Lee, tanto per avere un riferimento per le proporzioni).

Adoro l'impreciso allineamento dei singoli caratteri (che farà sicuramente storcere il naso ai perfezionisti), perché rende ogni scritta unica.

Gli errori

Ti pare che in tutto questo timbrare (parliamo di circa 60 libri) non abbia commesso alcuni errori?

Eccone qui una discreta carrellata:

Il primo Ex libris che ho applicato è finito così. Il primo, eh! Se il buongiorno si vede dal mattino… Non avevo pensato che all'inchiostro servivano alcuni secondi di tempo per asciugarsi ed, essendo mancino, ci ho passato la mano sopra.

Ho fatto subito tesoro di questa esperienza, infatti non l'ho più ripetuta. Però che nervoso! :)

La seconda tipologia di problemi riguarda la carta troppo lucida: l'inchiostro non viene assorbito bene e occorre aspettare un bel po'. Nel frattempo è molto facile distrarsi e sbavare tutto come nel precedente esempio.

Quando la pagina è *davvero* lucida (in questo caso parliamo del libro popup 3D dello Hobbit) l'inchiostro non penetra per niente, e rimane appoggiato come sopra un vetro (se clicchi sull'immagine puoi vedere un infelice ingrandimento).

In questo caso sono state necessarie alcune ore perché l'acqua dell'inchiostro evaporasse, ma il risultato è stato comunque pessimo.

Da notare che l'inchiostro rosso, acquistato in Giappone (che, per questa ragione, ritenevo molto più pregiato), si è dimostrato parecchio inferiore a quello da 1 euro ordinato su Amazon.

Terzo problema: tampone sbagliato.

Doppia distrazione… prima il numero "1" timbrato nell'inchiostro rosso e, successivamente, in quello blu per tentare di arginare il problema. Poi la lettera "A" rossa non pulita prima di bagnarla nell'inchiostro blu. In pratica un vero disastro.

Quarto errore (tuttavia non imputabile alla mia negligenza): all'estremo opposto della carta lucida c'è quella porosa. Quando è troppo permeabile, assorbe troppo inchiostro, e quindi la timbratura tende a espandersi (e, spesso, passare addirittura sull'altro lato del foglio).

Anche in questo caso l'inchiostro blu si comporta decisamente meglio.

Ultima problematica, il pressare troppo il timbro sulla carta. In questo caso il danno è stato di lievissima entità, ovvero quei puntini sopra la sigla A.A.L.

Mi sono dimenticato di scattare la foto ma in un paio di libri è uscito anche parte del bordo quadrato intorno alle lettere. Non che la cosa mi infastidisca (dopo tanti sbagli, cosa vuoi che sia?) perché accentua maggiormente l'idea dello stampo ma, potendo, sarebbe meglio farne a meno. :)

Curiosamente non ho commesso alcun errore sintattico, del tipo invertire inavvertitamente le lettere del mio nome, inserire una data sbagliata oppure utilizzare un tibro con una lettera o un numero non voluto. Ma devo dire di essere stato molto attento a questi particolari (infatti mi sono distratto sugli altri).

Ok, il dado è tratto. Fino a quando non mi verrà un'idea migliore, questo sarà il mio Ex libris. :)

2 pensieri su “Ex libris – Parte II

  1. Adoro l'imprecisione dell'allineamento, i puntini di pressione e i margini dei timbri stessi. Io amo gli ex libris e sto cercando un simbolo, un disegno che mi possa raccontare ai posteri che apriranno le pagine dei libri appartenuti a me.. chissà se avrò fortuna!

    1. Credo che trovare un simbolo che ci rappresenti sia un'impresa estremamente complicata. Io, in tutta sincerità, non sono del tutto convinto che quel cosetto circolare voglia dire… "me".
      Però lo sento un po' mio, forse in virtù del fatto che l'ho applicato così tante volte, qui e là, che è ormai parte della famiglia. Come i gatti di casa. :)

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