L'orda del vento (Alain Damasio)

Dapprima la pioggia prese a cadere a passettini, in una lenta cavalcata, poi i gattini furono gettati dalle nubi una cesta dopo l'altra, a mute fitte, a zampettare sulla superficie dell'acqua.

[…]

L'urto delle gocce sulle foglie che si flettevano e il manto del lago, quel brusio ininterrotto, quella fine setacciatura di grani d'acqua in caduta sul mondo, non conoscevo sensazione più profondamente dolce, che non ero in grado di accogliere con una presenza altrettanto totale. Gocce, come di una campana liquida che batte secondo dopo secondo, tutt'intorno e ovunque, sull'acqua torbida, sul suolo e sulla sabbia, sul viso di Steppa e attraverso l'erba matta dei suoi capelli, gocce che s'infiltrano sotto qualsiasi materia frapposta, gocce nelle mie mani aperte come foglie, che scivola lungo la nuca fresca di Calliroe, nei crani scoperchiati dal sogno, gocce nelle orecchie e nella bocca, perché nulla poteva più opporsi, gocce perché le conche d'argilla non erano più abbastanza vaste per accoglierle, nemmeno le lagune lunghe, gocce, né i laghi immersi, gocce, né il pantano… Gocce…

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