Ah, Montale…

Atto primo

E' la sera del mio compleanno, quando Susy mi telefona.
«Sono per strada, sto per arrivare da te con un regalo.»
Cazzo non ho voglia di regali, i regali sono dei debiti, spesso inestinguibili; ed io non voglio dei debiti, non voglio pendenze col prossimo. Ma sono un tipo curioso e chiedo:
«Che regalo sarebbe?»
«E' una sorpresa.»
Non mi piacciono nemmeno le sorprese; perché mi costringono a recitare con gli occhi, col naso e a volte anche con le orecchie se arrossisco per la timidezza. Ci sono sorprese che ti spiazzano.
«O mi dici che regalo è o metto giù.»
«Sei il solito orso!»
Orso? Che cacchio dice? Ci siamo visti tre volte.
La prima le ho offerto un cappuccino e ci siamo solo intrecciati le gambe sotto il tavolino, mentre ci scambiavamo le foto dei nostri padri morti.
Eravamo in un bar talmente cupo e sporco che quando sono andato in bagno ho aperto la porta con la mano rintanata nella manica della felpa.
La seconda l'ho accompagnata al museo e, ridendo davanti ad un quadro di una 'madonna con bambino' del quattrocento con una tetta alta e una bassa, le ho messo una mano sulla spalla.

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