Vita

Sottotitolo: parole al vento.

Probabilmente sbaglierò a inviarti una email ma, arrivati a questo punto, fare un ultimo tentativo prima di gettare definitivamente la spugna non vedo come possa peggiorare ulteriormente le cose.

Ogni volta che finiamo col litigare, generalmente per un argomento stupido e insignificante1Quale può essere, ad esempio, una discussione sulla convenienza di cazzo di abbonamento da 10 euro a Netflix., o qualunque altra delle cretinate accadute in oltre 20 anni di frequentazione, salta sempre fuori lo stesso discorso.

Vorrei comprendere fino a che punto è profondo questo conflitto che ti porti dentro, perché credo sia alla base di tutti i tuoi sbrocchi nei miei confronti, e sono certo che a lungo andare finirà inevitabilmente per compromettere un'amicizia.

Tu non condividi il mio stile di vita. Ci può stare, nemmeno io condivido il tuo; del resto ognuno di noi ha tutto il diritto di scegliersi i propri interessi e in che modo spendere la propria permanenza su questo pianeta. Esiste però solitamente un limite, oltre il quale non si va, per numerose ragioni.

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La ricerca della perfezione

Quando faccio qualcosa non accetto compromessi.2Cioè sì, li accetto come tutti, specialmente nel caso (molto frequente) in cui le mie capacità non siano sufficienti. Però facciamo finta che faccio solo cose che sono in grado di fare al 100%, altrimenti salta il concetto di tutto il post.

Dalla cosa più stupida a quella più complessa io miro al concetto di ‘perfezione’. Poi non è detto che riesca a raggiungerla, anzi, però la mia motivazione è quella. Lo sa bene chi ha a che fare con me quanto io sia pignolo, assillante, maniaco (anche in altri campi ma non divaghiamo) e perfezionista. In poche parole un gran rompicoglioni.
Se per esempio devo disegnare un'icona, magari ci metto una settimana. E la rifaccio dieci volte. E poi altre dieci il giorno dopo. E così via finché non ottengo esattamente ciò che voglio. Che poi non è un concetto preciso, magari oggi la voglio rossa e domani mi sveglio e mi rendo conto che blu è molto meglio. O magari verde il mese dopo.

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Da capo

Mi concentro sempre sui dettagli. Non importa cosa stia facendo, se lavando i piatti o progettando un nuovo Shuttle (entrambe le ipotesi hanno la stessa probabilità di accadere), tutto deve sempre essere perfetto. Non esiste che un particolare sia lasciato allo stato grezzo, non è da me.

Questa cosa mi fa star male. Sì perché passo le ore a lavorarci sopra, mi incazzo come una bestia, invoco gli dèi del cielo e degli inferi, auguro loro (rispettivamente) di bruciare tra fiamme eterne o dissolversi in nuvolette di arcobaleni e poi mi avvilisco. Perché mi rendo conto che nessuno al mondo perde il proprio tempo in questo modo.

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Una scienza imperfetta

… e lì, a quel punto, cadde il quadro.
A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro ad un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? […] Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra.

A. Baricco, Novecento

Sto usando il mio computer.

A un certo punto, senza apparente motivo, si blocca tutto.

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