Lo Space Slug dalla bocca larga

Oggi vi presenterò una delle mie più brutte creazioni Lego, ma che avrà sempre un posto speciale nel mio spigoloso cuore.

In occasione dell'uscita del nuovo Lego Millennium Falcon, il famoso sito Eurobricks ha redatto una dettagliatissima e fenomenale recensione. A margine dell'articolo è stato indetto un piccolo concorso per assegnare un paio di set Escape from the Space Slug ad altrettanti intraprendenti lettori.

Se ben ricordate a suo tempo ne avevo già costruito uno, ma si trattava di una versione ufficiosa: per circa 25 euro ho acquistato i pezzi su Bricklink e me la sono costruita da solo.
Quella ufficiale, invece, faceva parte di una limitatissima promozione (ne sono stati prodotti solo 3.500 esemplari) andata immediatamente esaurita e ricercatissima. All'epoca si trovava su Ebay a un prezzo che oscillava tra i 200 e i 300 dollari. Ora, a seconda delle condizioni della scatola, ha raggiunto vette più o meno esagerate (anche 1000 dollari, per esemplari in condizioni perfette!) e, inevitabilmente, stanno cominciando ad affacciarsi alcuni tarocchi. Ma per un fan dei due mondi, Lego e Star Wars, è una sorta di (piccolo) Sacro Graal.

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Ah, Montale…

Atto primo

E' la sera del mio compleanno, quando Susy mi telefona.
«Sono per strada, sto per arrivare da te con un regalo.»
Cazzo non ho voglia di regali, i regali sono dei debiti, spesso inestinguibili; ed io non voglio dei debiti, non voglio pendenze col prossimo. Ma sono un tipo curioso e chiedo:
«Che regalo sarebbe?»
«E' una sorpresa.»
Non mi piacciono nemmeno le sorprese; perché mi costringono a recitare con gli occhi, col naso e a volte anche con le orecchie se arrossisco per la timidezza. Ci sono sorprese che ti spiazzano.
«O mi dici che regalo è o metto giù.»
«Sei il solito orso!»
Orso? Che cacchio dice? Ci siamo visti tre volte.
La prima le ho offerto un cappuccino e ci siamo solo intrecciati le gambe sotto il tavolino, mentre ci scambiavamo le foto dei nostri padri morti.
Eravamo in un bar talmente cupo e sporco che quando sono andato in bagno ho aperto la porta con la mano rintanata nella manica della felpa.
La seconda l'ho accompagnata al museo e, ridendo davanti ad un quadro di una 'madonna con bambino' del quattrocento con una tetta alta e una bassa, le ho messo una mano sulla spalla.

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Io, Ce e il Natale

Il papa alla televisione dice delle cose biascicate e incomprensibili che vogliono dire che il Natale è una festa consumistica e io penso è vero ho bisogno di soldi.
Telefono a Marco per chiedergli come sta e per tentare di scucire degli euri e ciao mi dice e sento dietro un rumore come di qualcosa che si arrota.
«Uh – chiedo io – fanno dei lavori in casa tua?».
«No – risponde lui – sto digrignando i denti» e mi spiega che c'è una nuova uscita discografica di Wim Mertens, il suo musicista preferito.
«Un singolo?» chiedo io ingenuamente.
«Magari. E' un cofanetto di tredici compact disc» mi risponde lui con voce rotta. «Dodici sono già editi e ce li ho tutti. Il tredicesimo è inedito» aggiunge arrotandosi i denti.
«Beh -faccio io- comprati solo il tredicesimo»
Marco ride, nervosamente. Non si può – mi spiega- comprare solo il tredicesimo. L'unico modo per avere il cd inedito è ricomprarsi gli altri dodici che ha già.
«Uh, un vero artista il mertens»
«Taci, sto per ingoiare la carta di credito»
«Una saggia decisione» commento io, ben sapendo che le carte di credito sono inutili per i prestiti.
«A proposito di soldi» mi aggancio io poco fortunosamente. «Avresti un po' di euro da darmi per fare il regalo a Cecilia?»
«Uh – fa marco preso in contropiede – hai restituito i soldi a Francesco?»
Francesco è un ragazzo che mi ha prestato dei soldi l'anno scorso ed ha ancora il cattivo gusto di chiedermeli ogni volta che mi incontra, voglio dire, dopo un anno io mi sono quasi dimenticato.
«Non diciamo sciocchezze» gli rispondo e gli spiego che con Francesco ho chiuso, stava diventando pesante con quel suo continuo parlare di pecunia.

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La telefonata

E' mercoledì e tengo un dito nel naso.
Mi chiedo se sia più il caso essere malinconico o contento, e scelgo contento. Non tanto perché siamo vicini a Natale e questo non fa testo, visto che Natale incombe all'incirca da gennaio; sono contento perché ha piovuto tutta la settimana e stanotte ha smesso e fuori c'è un sole surgelato ma non gocciola e stasera posso mettere il costume da Babbo Natale per andare al lavoro.

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