{"id":19383,"date":"2020-01-30T11:26:19","date_gmt":"2020-01-30T10:26:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lemonskin.net\/io\/?p=19383"},"modified":"2026-04-07T15:38:42","modified_gmt":"2026-04-07T13:38:42","slug":"19383","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/19383\/","title":{"rendered":"La traduzione del Signore degli Anelli"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large advgb-dyn-cc934509\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"517\" src=\"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Quirino-Principe-1024x517.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19428\" srcset=\"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Quirino-Principe-1024x517.jpg 1024w, https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Quirino-Principe-300x152.jpg 300w, https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Quirino-Principe-768x388.jpg 768w, https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Quirino-Principe.jpg 1126w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Quirino Principe<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<details class=\"wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow\"><summary>Nota<\/summary>\n<p>Ho trovato questo articolo (presumibilmente del 2003) mentre cercavo di approfondire la travagliata vicenda della traduzione italiana del <em>Signore degli Anelli<\/em>, e l&#8217;ho trovato molto interessante. Quirino Principe ha avuto un ruolo rilevante nel plasmare il romanzo di Tolkien nella forma in cui lo conosciamo oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho deciso di pubblicare il testo integralmente, racchiudendo i paragrafi che ritengo poco inerenti all&#8217;argomento dentro cassettini espandibili.<\/p>\n<\/details>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading indice advgb-dyn-a9d009c0\">Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u2019avvento di Tolkien in Italia \u00e8 una storia da narrarsi in breve, tutt\u2019altro che complicata per ci\u00f2 che riguarda i fatti puri e semplici. \u00c8 molto intricata, e richiederebbe un discorso lungo e analitico, se la poniamo in relazione con le controversie ideologiche degli anni Settanta e Ottanta, e con gli indecorosi tentativi di strumentalizzazione che sono stati messi in atto di recente da varie parti. Per fortuna mia e dei lettori, ho il compito di parlare soltanto del primo aspetto, anche se non giuro di non sfiorare mai il secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso, che mi \u00e8 stato benevolo, ha voluto che la vicenda editoriale di John Ronald Reuel Tolkien in Italia sia in gran parte legata al mio lavoro. Era, credo, il 1964 quando mi fu noto per la prima volta il nome dello scrittore anglo-sudafricano, e non per <em>The Lord of the Rings<\/em> bens\u00ec grazie a una citazione che fuggevolmente, in un libro sulle poetiche della fiaba, chiamava in causa <em>Tree and Leaf<\/em>. Dell\u2019opera maggiore udii parlare El\u00e9mire Zolla nel 1968. Ne fui molto incuriosito, e decisi che avrei letto <em>The Lord of the Rings<\/em> non appena fosse possibile. Nessun presentimento, allora, di ci\u00f2 che avrebbe riempito la mia esistenza per anni.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Nel 1969 ero impegnato <em>part time<\/em> alla Garzanti, come redattore di dizionari e di enciclopedie nella sezione \u201cGrandi Opere\u201d diretta da Giorgio Cusatelli, pi\u00f9 tardi divenuto eccellente maestro di germanisti all\u2019Universit\u00e0 di Pavia. Onoravo quell\u2019impegno dal 1962, l\u2019anno in cui da Gorizia mi ero trasferito a Milano. Dal 1964 ero professore di ruolo in un liceo classico milanese, il \u201cManzoni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavoravo negli uffici di via della Spiga nel pomeriggio, mentre la mattina insegnavo. Sorvolo sui rapporti che l\u2019editore Livio Garzanti riusciva a intrattenere non soltanto con me ma con qualsiasi redattore laureato e dotato di idee passabilmente chiare: rapporti nevrotici e instabili, aleatori e sempre periclitanti, umorali e varianti da una predilezione ostentata a un odio freddo e umiliante, con alti e bassi sovente ripetuti a ciclo nell\u2019arco di una sola giornata. L\u2019autunno 1969 era stato una fase aurea: ero stato \u201cpromosso\u201d per volont\u00e0 dello stesso Garzanti, e divenuto coordinatore della sezione storica dell\u2019<em>Enciclopedia Europea<\/em> allora in gestazione. Per la prima volta in vita mia avevo avuto un ufficio mio, una scrivania mia e persino una segretaria (che mi odiava, ma allora non lo sapevo). Nel tardo pomeriggio di venerd\u00ec 12 dicembre uscii dalla sede di via della Spiga alle 19.30 (ostentavo un piglio da stakanovista), percorsi via Manzoni e vidi una folla agitata dinanzi alla Libreria Feltrinelli. Il muro esterno era tappezzato da giornali della sera che annunciavano la strage di piazza Fontana. La mattina dopo, al Liceo, si discusse dell\u2019avvenimento con toni arroventati e con acri veleni ideologici. Nel pomeriggio andai alla Garzanti, e verso le 17.30 arriv\u00f2 negli uffici Livio Garzanti, che imponeva spesso la propria presenza parlando con i dipendenti di argomenti a ruota libera, amando ascoltarsi e dando libero sfogo ai propri umori. Entr\u00f2, assunse un\u2019aria cordiale, domand\u00f2 che cosa ne pensassimo, finse d\u2019interessarsi alle nostre opinioni, e infine, rivolto a me, proclam\u00f2 con voce tagliente: \u00abDottor Principe, secondo me sono stati i suoi amici, i terroristi altoatesini\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono notoriamente impulsivo e violento. Senza riflettere neppure per una frazione di secondo, sollevai in alto la scrivania su cui avevo collocato qualche settimana prima \u2014 all\u2019apice delle mie fortune garzantiane \u2014 un barattolo con penne e matite e la fotografia di mio figlio appena nato, e la lasciai cadere con fragore. Il piano della scrivania si spacc\u00f2 in due, la fotografia and\u00f2 in mille pezzi, penne e matite si sparsero crepitando sul pavimento. Afferrai la mia cartella e a grandi passi, con l\u2019ira che mi devastava, scesi le scale e in pochi istanti fui sulla strada. Non misi mai pi\u00f9 piede in quell\u2019edificio, e lasciai l\u00e0 lo stipendio dell\u2019ultimo mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ho narrato tutto questo? Sembrer\u00e0 strano, ma devo a quell\u2019atto violento e a quella scrivania infranta il mio destino tolkieniano. L\u2019ambiente editoriale milanese \u00e8 discreto e riservato.<\/p>\n\n\n\n<p>Cinque minuti dopo, in tutte le case editrici della citt\u00e0 si parlava del mio gesto, gonfiandolo e variandolo a dismisura. Il giorno dopo mi telefon\u00f2 Alfredo Cattabiani, che avevo conosciuto fortuitamente due mesi prima. Comment\u00f2 brevemente l\u2019inqualificabile frase di Livio Garzanti, e mi propose di entrare, come consulente e redattore, nella casa editrice che proprio in quei giorni stava nascendo e che era stata ideata da Edilio Rusconi. Fu Cattabiani, uomo di altissima qualit\u00e0 intellettuale, colui che fond\u00f2 di fatto la \u201cRusconi Editore\u201d, pi\u00f9 tardi denominata \u201cRusconi Libri\u201d; colui che la organizz\u00f2 e articol\u00f2, facendone una protagonista della cultura italiana per almeno quindici anni, prima che una decadenza tutt\u2019altro che inevitabile, dovuta esclusivamente all\u2019avversione che essa suscitava in Alberto Rusconi figlio di Edilio, la conducesse alla morte.<\/p>\n\n\n\n<details class=\"wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow\"><summary>&#8230;<\/summary>\n<p>Ad essere precisi, si trattava almeno formalmente di una \u201crifondazione\u201d: era esistita negli anni Sessanta la Rusconi &amp; Paolazzi, che aveva pubblicato un numero esiguo di buoni libri, ma senza una linea riconoscibile, e poi si era arenata. Ad essere meno ufficialmente precisi e pi\u00f9 veritieri, l\u2019editrice messa in piedi e governata con mano ferma da Cattabiani era tutt\u2019altra cosa: una cosa nuova, e in quel momento storico inattesa e a giudizio di alcuni scandalosa, poich\u00e9 politicamente e culturalmente scorrettissima, tale da scontentare la \u201csinistra\u201d ma anche (e forse pi\u00f9) la \u201cdestra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Pongo sempre tra virgolette questi termini sciocchi e banali che rispondono a metafore puramente segnaletiche e sono assolutamente privi di qualsiasi significato.<\/p>\n<\/details>\n\n\n\n<p>Intelligentemente, Cattabiani scelse in principio un numero ristrettissimo di collaboratori. Si trattava per lo pi\u00f9 di consulenti: fra essi, i pi\u00f9 attivi erano El\u00e9mire Zolla, Augusto Del Noce, Rodolfo Quadrelli, io stesso. Ma soltanto io, nei primi due anni di vita della Rusconi, lavorai sia pure part time in sede. Nell\u2019edificio di via Vitruvio 43 eravamo in quattro: Cattabiani, la segretaria tuttofare Maura Bastiglia (i visitatori, vedendola, rimanevano a bocca aperta per qualche minuto, tanto era bella), l\u2019indimenticabile Lorenzo Fenoglio, leggendario e onnisciente <em>editor<\/em> e correttore di bozze e tante altre cose insieme, e io.. Poca brigata, vita beata.<\/p>\n\n\n\n<p>Era la fase progettuale. In poche settimane si costitu\u00ec il primo nucleo del catalogo Rusconi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cattabiani volle realizzare alcuni suoi antichi amori, fra cui Heschel, Sedlmayr, Reck-Malleczewen, le <em>Soir\u00e9es<\/em> di Joseph de Maistre. Quadrelli propose alcuni libri di Demant, di Muggeridge e di Voegelin per la collana tascabile \u201cProblemi attuali\u201d. Io intervenni proponendo libri miei, che avrei pubblicato a partire dai primi mesi del 1970. Zolla sugger\u00ec autorevolmente alcune opere fondamentali: Heliopolis di Ernst J\u00fcnger e <em>Il significato della musica<\/em> di Marius Schneider (entrambi curati da me), e, rendendosi conto della mole di lavoro che ci\u00f2 avrebbe implicato, <em>The Lord of the Rings<\/em> di Tolkien. Ma da parte di Cattabiani non ci fu alcuna resistenza, grazie a una circostanza fortunata: egli aveva gi\u00e0, sugli scaffali del suo studio, l\u2019edizione originale in lingua inglese pubblicata dalla Allen &amp; Unwin di Londra, e per giunta possedeva il dattiloscritto completo (e di immani dimensioni) della traduzione italiana del <em>Signore degli Anelli<\/em> (d\u2019ora in poi user\u00f2 il titolo nella nostra lingua) realizzata da Vicky Alliata di Villafranca, che era quindicenne<sup class=\"modern-footnotes-footnote modern-footnotes-footnote--expands-on-desktop \" data-mfn=\"1\" data-mfn-post-scope=\"000000000000073d0000000000000000_19383\"><a href=\"javascript:void(0)\"  role=\"button\" aria-pressed=\"false\" aria-describedby=\"mfn-content-000000000000073d0000000000000000_19383-1\">1<\/a><\/sup><span id=\"mfn-content-000000000000073d0000000000000000_19383-1\" role=\"tooltip\" class=\"modern-footnotes-footnote__note\" tabindex=\"0\" data-mfn=\"1\">In realt\u00e0 aveva diciassette anni.<\/span> quando l\u2019aveva ultimata. Tanto di cappello, malgrado le acerbit\u00e0, le ingenuit\u00e0 e gli errori di scelta commessi dalla bella signorina dallo straordinario talento. Non basta: Cattabiani aveva nel suo ufficio anche una copia dell\u2019ormai mitica edizione del I volume, <em>La compagnia dell\u2019Anello<\/em>, unica parte edita della traduzione della Alliata, uscita presso Ubaldini nel 1967 e rimasta senza seguito dopo avere venduto in tutto qualche decina di copie. Come mai Cattabiani era in possesso dei tre oggetti, edizione inglese, dattiloscritto della traduzione, I volume ubaldiniano? Semplice: quando nell\u2019ambiente editoriale si era sparsa la voce che sarebbe nata la Rusconi editore, che Cattabiani (la cui vocazione intellettuale a favore della Tradizione, della fiaba, del mito era nota) ne sarebbe stato il direttore e il fondatore di fatto, e che Zolla era previsto come uno dei principali consulenti, Ubaldini aveva \u201cregalato\u201d al caro Alfredo, allora poco pi\u00f9 che trentenne, tutto il materiale che, a mo\u2019 di nobile relitto, testimoniava il fallimento dell\u2019impresa tolkieniana <em>sub specie Ubaldinorum<\/em>. \u00abPer me \u00e8 stato un disastro: se ti interessa, tutto questo \u00e8 tuo e fanne quel che vuoi\u00bb. Cattabiani aveva fiutato la grandezza possibile dell\u2019esito, e vale la pena osservare che, sin dalla prima apparizione rusconiana del capolavoro di Tolkien, <em>Il Signore degli Anelli<\/em> fu per Rusconi una miniera d\u2019oro, il <em>best seller<\/em> per eccellenza e senza fluttuazioni di fortuna presso il pubblico, anzi, semmai, in progressiva crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>Cattabiani chiese il parere di Zolla e il mio. Zolla, pi\u00f9 che confermare il proprio suggerimento, ordin\u00f2 imperiosamente che il libro fosse pubblicato in edizione italiana, pena l\u2019anatema, e propose che fossi io il curatore totale. Ne fui entusiasta. Quando mi fissarono i tempi di consegna, inorridii e mi disperai: pochi mesi. Poi mi rinfrancai e mi misi all\u2019opera, rinvigorito anche dalla pubblicazione presso Rusconi, nel febbraio 1970, del mio primo libro, <em>Vita e morte della scuola<\/em> (and\u00f2 benissimo, fu subito esaurito, ebbe una seconda edizione e un&#8217;ulteriore ristampa, e se ne parl\u00f2 molto, con entusiasmo da parte dei tradizionalisti, con apprezzamento a denti stretti da parte dei marxisti e dei demoproletari, con vituperio e volgari insulti da parte dei cattolici, ci\u00f2 che mi rese felice). Acquisito un minimo di prestigio d\u2019autore, ebbi l\u2019incarico d\u2019incontrare Vicky Alliata, venuta espressamente da Roma, per un colloquio. Ammiravo la Alliata da tempo, come traduttrice: anch\u2019io sono traduttore, e di innumerevoli scritti fra cui molti libri, e considero quel mestiere uno fra i pi\u00f9 nobili e decisivi nella storia della specie umana. Sentivo grande rispetto per quella ragazza, che all\u2019inizio del 1970 aveva diciotto anni: era veramente brava, e vorrei avere il suo talento e la sua velocit\u00e0 nel tradurre, per non parlare della sua mirabile conoscenza della lingua inglese e di questo o quello slang. Ma ero preoccupato, poich\u00e9 in nome della verit\u00e0 avrei dovuto dire alla giovanissima principessa che molte sue soluzioni traslatorie erano inaccettabili. Il punto pi\u00f9 dolente era l\u2019eccesso di italianizzazione, che tendeva a trasformare la prosa italiana del <em>Signore degli Anelli<\/em> in una sorta di mega-albo di Walt Disney. Mi limito a tre esempi tipici, topici e tipologici (l\u2019assonanza con \u201cTopolino\u201d \u00e8 puramente casuale).<\/p>\n\n\n\n<p>I Baggins, nella traduzione Ubaldini e nel resto del dattiloscritto, erano divenuti \u201ci Sacconi\u201d: brutto e semanticamente sbagliato, poich\u00e9 l\u2019onomastica fuori dal tempo e dello spazio poteva e doveva essere adottata nelle parti del libro ambientate fra gli Elfi, o a Brea, mentre nelle pagine ambientate nella Contea occorreva qualcosa d\u2019<em>inglese<\/em> che alludesse alla similarit\u00e0 tra la Contea medesima e, che so, il Galles, la campagna britannica, i paesaggi di Thomas Hardy o di Mentague Rhodes James. Benissimo \u201ci Serracinta\u201d, famiglia di contorno, benissimo lo \u201cscattanello\u201d, ballo simpatico ma un po\u2019 troppo sfrenato, ma i Baggins devevano rimanere Baggins, per non scivolare in un\u2019aura troppo realistica e familiare. I Serracinta si limitano a mangiare e a bere, come nella bassa padana; i Baggins, <em>vivaddio<\/em>, sono quelli che contendono il tesoro a Gollum, che lottano contro Shelob e contro i cavalieri neri. Non prendiamoci troppe confidenze con loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo esempio: Thorin Oakenshield era stato trasformato dalla Alliata in \u201cTorinio Ochescudo\u201d. Soluzione orripilante, e soprattutto fuorviante, che butta via imperdonabilmente la semantica implicita nel bel nome inventato da Tolkien. Restaurai immediatamente i significati, decidendomi per \u201cThorin Scudodiquercia\u201d, la qual cosa ha un vago sentore araldico che ben si addice ai Nani tolkieniani, per lo pi\u00f9 impettiti e vanitosi oltre che autenticamente coraggiosi e generosi. (Io stesso sono un nano, e mi riconosco in simili vizi e virt\u00f9).<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo esempio, e questa \u00e8 davvero grossa. Merry era diventato, <em>manu Alliatensi<\/em>, \u201cFelice\u201d: insomma, traduzione letterale. Poteva anche andare, ma come si poteva poi giustificare il fatto che \u201cMerry\u201d (lo si dice nel testo) fosse il diminutivo di \u201cMeriadoc\u201d? Un errore madornale. Restaurai la forma originale. E via dicendo. Avrei reso ragione delle mie scelte correttive o restauratrici nella prefazione del curatore che figura all\u2019inizio dell\u2019edizione italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Vicky Alliata disdisse pi\u00f9 volte l\u2019appuntamento, e finalmente venne a Milano al principio dell\u2019estate. L\u2019abbigliamento dell\u2019aristocratica diciottenne era quasi da spiaggia: la gonna era una sottile striscia di pelle annodata alla vita, e si armonizzava con il resto, e, malgrado tutto, con eleganza, <em>incredibile dictu<\/em>. Entr\u00f2, sedette, accavall\u00f2 le gambe sprofondata in una poltrona, s\u00ec che non sapevo dove guardare. Per tutto il colloquio fissai pi\u00f9 o meno il soffitto. Mi accorsi subito che la traduttrice non opponeva alcuna resistenza alle mie angosciate osservazioni. Non si offese per nulla e accett\u00f2 tutto. Era svagata, languida, mondana, ciarliera, simpaticissima, cordialona. Liquid\u00f2 la mia problematica traslatoria in pochi secondi, e prefer\u00ec chiedermi consiglio su come trovare casa a Milano. Non sapevo come aiutarla. Mi propose di accompagnarla da qualche antiquario per scegliere i mobili: cominciai a sudare freddo, trattandosi di operazione che mi ripugna anche quando riguarda me. Si accomiat\u00f2, e mi telefon\u00f2 qualche giorno dopo per annunciarmi festante che da un \u201crigattiere\u201d aveva trovato bellissimi mobili antichi \u201cper niente\u201d (lei diceva: \u00abper <em>n\u00ecente<\/em>\u00bb, con l\u2019accento tonico sulla <em>\u00ec<\/em>). Cinguettando, mi disse: \u00abVediamoci presto, chiacchieriamo, magari scambiamoci idee su Tolkien. Le telefoner\u00f2\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non la vidi mai pi\u00f9 in vita mia, n\u00e9 so dove ora ella viva. So che in quei tempi tenne una rubrica mondana sullo \u00abSpecchio\u00bb e pi\u00f9 tardi and\u00f2 in Medio Oriente per scrivere un libro sugli harem. \u00c8 una delle persone pi\u00f9 amabili che io abbia mai conosciuto. Eppure, sentii sollievo quando vidi che non avrei lavorato con lei a fianco a fianco.<\/p>\n\n\n\n<p>Libero da imbarazzanti concorrenti e da un\u2019ingombrante partner, mi misi all\u2019opera sistematicamente. Il testo di Tolkien mi sommerse, mi assorb\u00ec, mi inabiss\u00f2. Rividi interamente la traduzione, producendo migliaia di schede topiche e casistiche. Mio figlio, allora di due anni, crebbe e cominci\u00f2 a parlare in modo logico-sintattico sulla base di una materia tolkieniana. Per lui inventavo fiabe con i personaggi del <em>Signore degli Anelli<\/em>, soprattutto quelli malvagi e negativi che sono i pi\u00f9 affascinanti. Poich\u00e9 mi riesce facile disegnare, dipingere e scolpire, fabbricai per il mio bambino decine di statuine di creta o di Das, accuratamente dipinte e smaltate, che raffiguravano Frodo, Bilbo, Gandalf, Smaug, Ancalagon, Sauron, Gollum, Galadriel, Aragorn, eccetera. Mi strozzai durante l\u2019estate, rinunciando anche a un solo giorno di vacanza, alle notti, alle domeniche: un inferno, un carcere. Riscrissi da cima a fondo le intricate appendici, per adattarle al lettore italiano. Disegnai la cartina che si trova tuttora nell\u2019edizione Bompiani, erede di Rusconi. Passavo a Fenoglio cento pagine per volta: Fenoglio le inviava in tipografia, sicch\u00e9 gi\u00e0 correggevo le prime e seconde bozze e magari le cianografiche dei sedicesimi da pagina 1 a pagina 800 mentre ancora lavoravo sul dattiloscritto della Alliata o rielaboravo le appendici. Consegnai l\u2019ultima infornata ai primi di settembre. Si fin\u00ec di stampare l\u2019edizione italiana del <em>Signore degli Anelli<\/em>, da me curata, il 18 ottobre 1970, presso la Cromotipia E. Sormani in via Solari (angolo con via Montevideo) a Milano. <em>The Return of the King<\/em>, terza e conclusiva sezione del romanzo tolkieniano, era stata pubblicata da Allen &amp; Unwin nel 1955. Quindici anni separano l\u2019apparizione dell\u2019opera originale dalla nascita dell\u2019edizione italiana da me curata.<\/p>\n\n\n\n<p>Nacque una controversia interna alla Rusconi. Lo zelante e un po\u2019 interventista Fenoglio aveva trasformato gli \u201cElfi\u201d in \u201cGnomi\u201d, restaurando la soluzione della Alliata, da me modificata in \u201cElfi\u201d sin dalla prima fase del mio lavoro, e male interpretando un\u2019osservazione di Cattabiani. A me non era stato detto nulla. Quando lo seppi andai su tutte le furie e volli intervenire, ma era troppo tardi poich\u00e9 si era gi\u00e0 alle cianografiche. Quel che \u00e8 peggio, Fenoglio, che venerava il dogma della \u201cuniformazione\u201d, modific\u00f2 anche l\u2019introduzione di El\u00e9mire Zolla, in cui giustamente si parlava di \u201cElfi\u201d. Questa volta fu Zolla ad andare in collera, e ritenendomi responsabile se la prese con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi fu possibile spiegarmi, dato il carattere dell\u2019illustre saggista, e cos\u00ec Zolla e io non ci parlammo pi\u00f9 vita natural durante. Peccato! L\u2019inconveniente trov\u00f2 presto rimedio: la prima tiratura rusconiana del <em>Signore degli Anelli<\/em> and\u00f2 a ruba, e bast\u00f2 poco tempo per stamparne un\u2019altra con l\u2019opportuna correzione di \u201cGnomi\u201d in \u201cElfi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<details class=\"wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow\"><summary>&#8230;<\/summary>\n<p>Sfioro, come avevo minacciato, questioni non propriamente editoriali. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apparizione del <em>Signore degli Anelli<\/em> suscit\u00f2 equivoci odiosi e un ridicolo imbarazzo. La \u201cdestra\u201d decise che quel libro e quell\u2019autore le appartenevano: una convinzione che continua nei decenni. In primo luogo, Tolkien non appartiene ad alcuni se non a s\u00e9 stesso. In secondo luogo, se si vuol parlare di consanguineit\u00e0 intellettuale e poetica, pu\u00f2 essere veramente apparentato per sangue con Tokien soltanto chi combatta senza compromessi e senza timori in nome dell\u2019Occidente, contro ogni ecumenismo, contro ogni vile terzomondismo, contro ogni religione che imponga un comportamento cosiddetto \u201cetico\u201d. Tutta l\u2019opera di Tolkien \u00e8 felicemente pagana, lontanissima dalla cultura cristiana e da qualsiasi altra cultura confessionale, celebratrice della qualit\u00e0 innata contro le miserabili valutazioni della morale. Il panorama della cultura italiana, eccettuati rari individui numerabili sulle falangi di un dito, non offre alcunch\u00e9 di compatibile con Tolkien.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi l\u2019equivoco mostra la corda. La sciocca presunzione e arroganza della \u201cdestra\u201d nel far proprio Tolkien \u00e8 contraddetta dalla tendenza sempre pi\u00f9 accentuata, nella \u201cdestra\u201d, a privilegiare tutto ci\u00f2 che \u00e8 non-occidentale e anti-occidentale, tutto ci\u00f2 che \u00e8 afroasiatico o islamico o \u201ctradizionale\u201d (ripugnante aggettivo!). Da un\u2019altra sponda, la cultura cosiddetta \u201cdi sinistra\u201d prese le distanze mostrando per\u00f2 un vivo desiderio di ridurle non appena fosse possibile. Esemplare resta nella memoria l\u2019articolo di Umberto Eco, <em>La parabola del buon reazionario<\/em>, uscito sull\u2019 \u00abEspresso\u00bb nel dicembre 1970: vi si descriveva l\u2019editrice Rusconi come un killer mascherato da buon samaritano, esponente di una \u201cdestra\u201d colta e non violenta, presentabile in pubblico e persino seducente, e Tolkien era visto come l\u2019esperimento strategicamente pi\u00f9 astuto di questo <em>maquillage<\/em> rusconiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 perplesso, non cinico come Eco, di conseguenza pi\u00f9 attento e pronto all\u2019apprezzamento, fu Tito Perlini su una colta e seriosa rivista dell\u2019ultrasinistra, all\u2019inizio del 1971: Rusconi era un ircocervo, e nella sua sembianza proteiforme si nascondeva un\u2019ammirevole abilit\u00e0 di proposte culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Proporre un testo inattaccabile (cos\u00ec Perlini) qual \u00e8 il romanzo di Tolkien era stata una mossa magistrale. Perlini lo scriveva con disappunto, rendendo all\u2019avversario (?) l\u2019onore delle armi.<\/p>\n\n\n\n<p>Infame e ridicolo ad un tempo \u00e8 stato il tentativo di annettersi Tolkien da parte della cultura cattolica. Negli anni Ottanta, l\u2019arcivescovo di Bologna indisse un convegno dedicato al corpus tolkieniano e in particolare al <em>Signore degli Anelli<\/em>. Le interpretazioni espresse negli interventi erano a senso unico: io, naturalmente, non fui invitato. Si ignor\u00f2 la mia esistenza. Non essendo stato presente, posso soltanto immaginare quel convegno: ci sar\u00e0 stato di che divertirsi. Simili tentativi da parte di settori del mondo cattolico sono divenuti numerosi da allora. Oggi, il desiderio di dimostrare che <em>Il Signore degli Anelli<\/em> \u00e8 un grande testo cristiano \u00e8 addirittura spudorato: non c\u2019\u00e8, nel grande libro di Tolkien, n\u00e9 esiste in qualsiasi altro libro tolkieniano, il minimo riferimento alla religione, al cristianesimo o a qualsiasi altro culto. Una volta espressi questa mia considerazione a un alto prelato, il quale mi fece notare che nel discorso di Faramir a Frodo si dice. \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 figlia del tempo\u00bb, il che fa venire in mente \u00abveritas filia temporis\u00bb, tre parole che, come pretendeva il porporato cattolico, \u00abvengono dai Vangeli\u00bb [!!!]. Da <em>quale<\/em> Vangelo, da quale capitolo e versetto, domandai all\u2019Eminenza. Vidi perplesso il coltissimo pastore d\u2019anime. In realt\u00e0, quelle parole non sono scritte in un testo cristiano n\u00e9 religioso purchess\u00eca, bens\u00ec in un passo di un antico scrittore latino che pi\u00f9 pagano non potrebbe essere (Aulo Gellio, <em>Noctes Atticae<\/em>, XII, 11, 2). Del resto, per avere la misura di quanto sia arrogante e velenoso questo atteggiamento, si pensi a come la pubblicistica cattolica diffam\u00f2 a suo tempo l\u2019onesta e laica biografia di Tolkien scritta da Daniel Grotta (1976) e pubblicata in Italia da Rusconi (1983); la sprezzante liquidazione recensoria era il movente da cui partire per vantare i pregi della biografia di Humphrey Carpenter uscita presso Ares (l\u2019editoriale dell\u2019Opus Dei) e ora ripubblicata da Fanucci.<\/p>\n<\/details>\n\n\n\n<p>Altre case editrici, colpite dal successo culturale e commerciale del <em>Signore degli Anelli<\/em>, s\u2019incamminarono sulla via dell\u2019emulazione e dello scavo. Come Wagner quando ide\u00f2 <em>Der Ring des Nibelungen<\/em> (anche qui un anello: una mera coincidenza o un archetipo narratologico?) e procedette a ritroso mediante una catena di antefatti e antefatti degli antefatti, cos\u00ec Tolkien, negli anni Sessanta, aveva scritto una serie di testi che idealmente andrebbero letti \u201cprima\u201d del <em>Signore degli Anelli<\/em>, come per esempio <em>Le avventure di Tom Bombadil<\/em> (1962). Esistono per\u00f2 anticipazioni reali, il cui ordine cronologico di scrittura corrisponde alla logica della successione narrativa. <em>The Silmarillion<\/em>, libro fondante e \u201carcaico\u201d che espone sistematicamente i miti impliciti in tutti gli altri testi del ciclo <em>Hobbit<\/em> compreso <em>The Lord of the Rings<\/em>, fu iniziato da Tolkien gi\u00e0 nel 1917, quando egli era venticinquenne (era nato a Bloemfontein in Sudafrica domenica 3 gennaio 1892). Egli vi lavor\u00f2 per tutta la vita, e quando mor\u00ec il 2 settembre 1973 (ancora una domenica, giorno fatale per lui!) in un ospedale di Bournemouth, in terra britannica, non era riuscito a dargli un assetto definitivo. L\u2019opera fu completata e data alle stampe da Christopher Tolkien, figlio dello scrittore, nel 1977.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, prima di The <em>Lord of the Rings<\/em>, Tolkien aveva prodotto un testo assolutamente compiuto e perfetto, pietra miliare nella creazione della Terra di Mezzo, della Contea, di Numenor e delle varie stirpi, e immediato antefatto all\u2019opera maggiore: il raffinatissimo <em>The Hobbit<\/em> (1936-1937), primo frutto della fantasia \u201celfica\u201d di Tolkien ad essere edito. L\u2019editrice milanese Adelphi ne pubblic\u00f2 nel 1973 la traduzione italiana, realizzata da Elena Jeronimidis Conte. Proprio <em>Lo Hobbit<\/em>, libro importantissimo nella sfera tolkieniana, sfugg\u00ec dunque a Rusconi, malgrado i miei fermi consigli che ne suggerivano l\u2019edizione italiana. Come mai? Fu, forse, uno strano capriccio di Zolla, che influ\u00ec su Cattabiani; una stecca, un <em>po\u00ec<\/em> malinconico fra gli accordi armoniosi della rusconiana et\u00e0 dell\u2019oro. Ce ne consol\u00f2 la preziosa accuratezza dell\u2019edizione Adelphi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, eppure\u2026 Bella, elegante, vivace, la traduzione adelphiana \u00e8 maculata da strani errori di gusto, isolati ma vistosi. Ne segnalo uno, terribile. La Jeronimidis rese il nome del drago Smaug con \u201cSmog\u201d, regolarizzando cos\u00ec l\u2019onomastica secondo il suono della pronuncia inglese. Ma per un lettore italiano, tale soluzione \u00e8 fuorviante e infelicissima: qualsiasi italiano, ignorando che <em>smog<\/em> (\u201csmoke\u201d + \u201cfog\u201d, fumo pi\u00f9 nebbia) vuole la o aperta mentre la au di \u201cSmaug\u201d vuole la o chiusa, leggendo \u201cSmog\u201d pensa allo smog, e la magia fiabesca va a farsi friggere. \u201cSmaug\u201d \u00e8 efficacissimo proprio se viene letto alla maniera italiana, poich\u00e9 fa pensare all\u2019imitazione del verso del drago che spaventa i bambini: \u00abSmaaaaaaaaauuuuughhhhhh\u2026!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante l\u2019era Cattabiani, che si concluse nel 1980 ma si era gi\u00e0 rannuvolata irrimediabilmente verso il 1977 a causa di incomprensioni con Edilio Rusconi, uscirono in ambito rusconiano le traduzioni italiane di <em>Tree and Leaf<\/em>  (<em>Albero e foglia<\/em>, 1976), e nel 1978 <em>Il Silmarillion<\/em> e <em>Tom Bombadil<\/em>. A Cattabiani segu\u00ec una diarchia: un direttore generale, Ugo Braga, e un direttore editoriale in sottordine, Raffaele Crovi. In quel breve interregno gli interessi tolkieniani della Rusconi si affievolirono: uscirono soltanto le <em>Lettere di babbo Natale<\/em> (1980) e i <em>Racconti incompiuti<\/em> (1981), secondo l\u2019originale curato da Christopher Tolkien. Tutto il resto edito in italiano usc\u00ec presso Rusconi durante l\u2019era successiva, in cui Ferruccio Viviani fu l\u2019ottimo direttore editoriale (Braga come direttore generale rimase per un periodo limitato) e, dal 1989, Cristina Poma fu direttore letterario e capo redazione. A quegli anni risalgono le edizioni italiane dei <em>Racconti ritrovati<\/em> a cura di Christopher Tolkien (la cui arroganza e invadenza cre\u00f2 non pochi problemi alla casa editrice e al lavoro sul corpus tolkieniano), delle <em>Immagini<\/em> (1990), di una scelta di lettere (<em>La realt\u00e0 in trasparenza<\/em>, 1991). Questi ultimi due volumi furono curati da me. Nel 1991 usc\u00ec anche presso Rusconi <em>Lo Hobbit annotato<\/em>, secondo l\u2019originale inglese: una bella iniziativa, tale che le moltissime note ai margini e in calce costituiscono una vera enciclopedia della Terra di Mezzo in compendio. Fu quasi un rimedio postumo all\u2019infortunio del 1973, quando Adelphi aveva \u201csoffiato\u201d <em>Lo Hobbit<\/em> alla casa di via Vitruvio. Fu l\u2019ultima bella impresa tolkieniana della Rusconi, che allora conosceva una seconda giovinezza, un\u2019et\u00e0 argentea dopo quella aurea del 1969-1974, grazie alla diarchia Viviani-Poma. Quella diarchia, storicamente, sta all\u2019era Cattabiani come l\u2019impero di Traiano e Adriano sta all\u2019et\u00e0 augustea, \u201csi parva licet parvis componere magna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1993, Viviani abbandon\u00f2 la casa editrice per crescenti attriti con il nuovo proprietario ed erede, Alberto Rusconi: il futuro distruttore dell\u2019azienda, poi passata al gruppo RCS Rizzoli-Bompiani. Quel che segu\u00ec fu una sorta di decadenza imperiale del III secolo dopo Alessandro Severo: r\u00e9guli incompetenti, piccoli mestieranti. La Rusconi rovin\u00f2 sempre pi\u00f9: ci\u00f2 che il suo proprietario, in fondo, bramava. Alla fine spunt\u00f2 all\u2019orizzonte l\u2019Aureliano (o il Diocleziano) della situazione: il bravo colto e coraggioso Alberto Conforti, che prese in mano le redini con forza e con idee illuminate. Ma era troppo tardi: l\u2019azienda era in crisi inarrestabile, e Alberto Rusconi aveva deciso irrevocabilmente di liquidarla, ci\u00f2 che avvenne nel 1997-1998. Nel periodo 1992-1998 ci furono soltanto ristampe del <em>Signore degli Anelli<\/em>, nelle quali una mia introduzione aveva preso il posto di quella originaria scritta da Zolla.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 della vicenda editoriale, non particolarmente clamorosa n\u00e9 avventurosa, l\u2019opera di Tolkien ha lasciato un forte segno in me, e ne ho parlato volentieri. La mia persona, tuttavia, \u00e8 stata cancellata dalla memoria storica. Del disprezzo con cui i cattolici mi hanno sempre considerato, ho gi\u00e0 detto. Da altro fronte, il disprezzo si \u00e8 trasformato in giudizio di nullit\u00e0 ontologica. Qualche anno fa, parlando di Tolkien sulle pagine culturali del \u00abCorriere della Sera\u00bb, Cesare Medail narrava a beneficio dei lettori, in poche righe e con innumerevoli errori, la storia che io ho narrato in queste pagine. A proposito del <em>Signore degli Anelli<\/em>, Medail scrisse che \u00abusc\u00ec a cura di Cattabiani\u00bb. Mi affrettai a scrivergli una lettera presso il \u00abCorriere\u00bb, pregandolo di rettificare. Non rettific\u00f2, n\u00e9 mai si degn\u00f2 di rispondermi. Anzi, in un intervento successivo su quel quotidiano egli ribad\u00ec l\u2019assurda notizia. Serbo un caro e grato ricordo di tanta gentilezza e di cos\u00ec squisita civilt\u00e0; spero di ricambiare, all\u2019occasione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019anno, quando usc\u00ec la seconda e bella versione cinematografica del romanzo tolkieniano, la RAI (Radio 3) pose un quesito lampo a uno scrittore, Alberto Bevilacqua, e a un critico letterario, Emanuele Trevi: <em>Il Signore degli Anelli<\/em> \u00e8 o non \u00e8 un capolavoro? Bevilacqua rispose che un vero capolavoro deve parlare della vita quotidiana e dei problemi \u201creali\u201d. Ecco finalmente serviti a dovere e pronti per l\u2019immondezzaio <em>Le mille e una notte<\/em>, i <em>Kinder- und Hausm\u00e4rchen<\/em> dei Grimm, l\u2019<em>Iliade<\/em>, l\u2019<em>Odissea<\/em>, il <em>Ramayana<\/em>, <em>Pinocchio<\/em>, <em>Orlando Furioso<\/em>, la <em>Commedia<\/em> di Dante, i <em>Racconti<\/em> di Poe. Trevi fu pi\u00f9 drastico, osservando che <em>Il Signore degli Anelli<\/em>, quasi un fumettone, induce a paragoni impietosi se confrontato con l\u2019opera di scrittori contemporanei a Tolkien, per esempio con i romanzi di C\u00e9line.<\/p>\n\n\n\n<p>Giusto: \u00e8 sempre un utile esercizio intellettuale domandarsi se siano pi\u00f9 buone le albicocche o la mortadella. Possiamo dormire tra due guanciali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia L\u2019avvento di Tolkien in Italia \u00e8 una storia da narrarsi in breve, tutt\u2019altro che complicata per ci\u00f2 che riguarda i fatti puri e semplici. \u00c8 molto intricata, e richiederebbe un discorso lungo e analitico, se la poniamo in relazione con le controversie ideologiche degli anni Settanta e&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_stopmodifiedupdate":false,"_modified_date":"","advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":"","jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[111204,111203,111202,111362],"class_list":["post-19383","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libri","tag-il-signore-degli-anelli","tag-tolkien","tag-hobbit","tag-lrx"],"acf":[],"author_meta":{"display_name":"lock","author_link":"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/author\/lock\/"},"featured_img":null,"jetpack_featured_media_url":"","coauthors":[],"tax_additional":{"categories":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/category\/libri\/\" class=\"advgb-post-tax-term\">libri<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">libri<\/span>"]},"tags":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/category\/libri\/\" class=\"advgb-post-tax-term\">il Signore degli Anelli<\/a>","<a href=\"https:\/\/www.lemonskin.net\/io\/category\/libri\/\" class=\"advgb-post-tax-term\">J.R.R. 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