"Buffa inoche!"

Bevendo mezzo litro di birra corposa, per le successive due ore il tuo tasso alcolemico sarà due volte quello massimo consentito per legge.

Sardegna, 23 maggio 2024. Cioè il primo giorno di vacanza sull’isola dalle acque color smeraldo. L’occasione è l’annuale ritrovo dei fratelli del corso AUC; per la precisione il trentesimo anniversario da quella lontana, rovente estate del 1994.

Una cosa importante, insomma.

Così importante che, con il permesso – e in compagnia – di Mian, ho deciso di approfittarne e prolungare la permanenza in terra straniera, per visitarla più o meno tutta al termine della reunion.

Siamo a cena. Non è la cena ufficiale, non ancora. Quella ci sarebbe stata il giorno dopo e sarebbe stata devastante; questa era una prova tecnica di ingozzamento, in attesa che gli aerei paracadutassero in loco tutti i partecipanti.

Avendo per l'occasione traghettato l’auto, mi sono ritrovato a essere uno degli autisti ufficiali del gruppo. Per onorare tale responsabilità, ho preso la dolorosa risoluzione di essere morigerato in materia di alcolici. Per tutta la serata mi sono limitato a (meno di) un bicchiere di vino bianco, probabilmente un leggero Vermentino locale, per accompagnare i gamberoni arrosto; perché con l’acqua, dai, fanno schifo.

Terminata la cena, sorseggiato il caffè, il cameriere esclama “un bell’amaro? un limoncello, un…” e io subito “no, no, devo guid…” “… mirto?”.

IL MIRTO. Allora… per tutta la mia esistenza ho sempre cercato di gustare un buon Mirto, con una percentuale di successo praticamente pari allo zero; sono addirittura giunto a comprare uno Zedda Piras al supermercato… la più grande schifezza che abbia mai bevuto. Oh… stavolta mi trovavo nella terra del Mirto, potevo dire di no?

Sì, avrei potuto dire di no.

Ma non l’ho detto. Ho pensato “ma dai, vaffanculo, un bicchiere di Mirto! Che sarà mai?” e l’ho ordinato. Mi è arrivato un bicchierozzo che, nei miei ricordi ormai confusi di quella sera, potrebbe essere stato da un litro e mezzo, anche se probabilmente non lo era. Sicuramente non lo era. Ma…

Lo tracanno tutto contento1Benchè abbia testimoni sul fatto di avere energicamente cercato di smezzarlo con qualcuno! – anche se in quel momento ho realizzato che forse a me il mirto non piace – e, con il resto della truppa, mi dirigo alla macchina. Partiamo in direzione dell’albergo e, alla terza curva, Polizia, paletta, "accosti prego". Ricordo che due secondi prima qualcuno nei posti dietro aveva esclamato “mica fermeranno proprio noi?”. Grande Murphy!

Patente e libretto!

"Eccoli!

Mentre il poliziotto allunga la mano per prenderli, noto che arriccia il naso. “Ha bevuto?” mi domanda. “Un bicchiere di vino", rispondo io. Mi guarda un po' di traverso e Mauro, da dietro, esclama “Probabilmente ho bevuto io un bicchiere di troppo, signor agente”. Lui lo squadra torvo: “mi sa che qui avete bevuto tutti un bicchiere di troppo!”.

Ottimo, la nottata sta cominciando alla grande!

Si gira per prendere l’accrocchietto per il test alcolico e io comincio segretamente a maledire il Mirto, le piante di Mirto, i produttori di Mirto e chi ha creato i cespugli di Mirto sulla Terra, che se l'avesse riempita con piante di banconote e nessuno avrebbe avuto alcunché da obiettare.

Infila questa sorta di grosso tricorder di Star Trek dentro la vettura, orientandolo nella mia direzione e dicendo “soffi!” e, prima ancora che io mi avvicini con la bocca, comincia a lampeggiare una luce arancione e scatta l’allarme.

Eccallà.

Scenda dall’auto, Andrea!

Io, che ormai mi ero auto convinto di essere completamente sbronzo, ho iniziato a ragionare da ubriaco, domandandomi come diavolo facesse a conoscere il mio nome. Ho ricordato in seguito che aveva ancora la mia patente in mano.

L'agente mi porta dietro una serie di auto parcheggiate, dove c’è il furgone operativo e altri cinque o sei colleghi, tra cui due splendide ragazze. Ma in quel momento non ero dell'umore giusto per poterle apprezzare pienamente.

Mi mette in mano un pezzettino di plastica con due beccucci, il cosetto nella foto a inizio articolo, e comincia a spiegarmi che quello di prima era solo un test preliminare; adesso si fa sul serio con uno strumento professionale delle dimensioni di un piccolo frigorifero. Mi porge un tubo intimandomi “infili lo scatolotto (avrà sicuramente usato il nome tecnico, ma in quel momento mi sentivo già al quinto livello della scala Beaufort delle birre) nell’estremità del condotto”.2Chissà perché i poliziotti diventano sempre più formali al peggiorare della situazione. Se osservi bene le dimensioni dei beccucci sono differenti, per cui uno solo andava bene per l’imboccatura del tubo, e io naturalmente mi stavo ostinando a inserire quello sbagliato.

Una parte di me osservava la scena dall’alto e gridava “ma sei cretino?? Lo devi inserire dall’altra parte!!”. Ma, ormai, la mia auto convinzione di essere totalmente avvinazzato era totale.

Lui abbassa il tubo, mi guarda severamente e mi ripete: “davvero, quanto ha bevuto?”. “Un bicchiere di vino bianco e un mirto” rispondo. Più tardi mi sarei ricordato che prima della cena c’era stato anche un aperitivo, ma vabbè… a questo punto uno più, uno meno…

Prima mi ha detto ‘un bicchiere di vino’, adesso mi dice ‘un bicchiere di vino e un mirto’… Chissà quante altre cose salteranno fuori se continuerò a chiederglielo…”. Io non dico niente, ho visto troppi film americani nei quali “tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei, eccetera, eccetera…” e la situazione mi sembrava già sufficientemente grave.

Riesco infine a inserire eroicamente il cazzabubbolino e lui mi dice “vede quel display lì sotto? Deve soffiare fino a quando si riempirà di asterischi”. Capirai… Io ormai viaggiavo virtualmente al nono livello della scala Beaufort; non solo non vedevo bene gli asterischi, ma nemmeno il display, che era grande quanto quello delle vecchie calcolatrici Sharp degli anni ’80.

Ora, a mia discolpa, dobbiamo considerare che non avevo mai fatto un test alcolemico prima di quel giorno. In tutta la mia carriera stradale ho preso due multe per divieto di sosta, una appena conseguita la patente e un'altra quando ho provato a fare il furbo a Taormina per evitare il costoso parcheggio all'ingresso della città; una per eccesso di velocità mentre andavo a vendere un monitor negli anni 2000 (è costata più del guadagno) e una perché, durante il militare, mi ero dimenticato a casa il portafoglio con dentro la patente. Insomma, sono quasi sempre stato retto e rispettoso delle norme stradali.

E non avevo mai fatto un alcoltest.

L’unica altra volta che mi ero ritrovato a soffiare dentro un tubo è stata dal dottore: la spirometria per ottenere il certificato per l’attività sportiva agonistica. In quel caso si prende un bel respiro e si soffia con tutte le proprie forze nel più breve tempo possibile.

Ho soffiato con tutte le mie forze e la macchinetta è impazzita.

Un po’ anche i poliziotti. Chiarito l’equivoco mi è stato spiegato, come si farebbe con un bambino di sei anni, che avrei dovuto soffiare lentamente e in modo naturale, senza forzature. Un po’ imbarazzato ho ubbidito, e gli asterischi hanno puntualmente riempito il display.

E adesso aspettiamo il risultato”. Io, intanto, sentivo alcuni rumori provenienti dall’esterno, e li associavo alla costruzione di una grossa ghigliottina sulla pubblica piazza del centro storico di Cagliari.

* Tic ti-tic ti-ti-ti-tic tic *

Il risultato usciva con tutta la calma del mondo da un angolino all'estremità destra della macchinetta, producendo lo stesso rumore delle stampanti ad aghi dei primi anni ’60. Probabilmente si trattava di una stampa termica, ma uno che in quel momento aveva mentalmente raggiunto il livello massimo della scala Beaufort non avrebbe pignoleggiato più di tanto.

Dopo qualcosa, tipo sei o sette secoli, il poliziotto strappa il bigliettino e lo osserva.

Poi guarda me.

Poi riguarda il foglietto.

Poi si gira verso i suoi colleghi; che già, nei miei nebbiosi ricordi, avevano indossato i cappucci del Ku Klux Klan.

Già mi pregustavo i titoli sul giornale del giorno dopo: “Guidatore alcolizzato viene beccato con un tasso alcolemico millecinquecento volte il limite massimo. Entra di diritto nel Guinness dei primati e riceve una medaglia d'oro al valore civile dal presidente Mattarella, per aver portato prestigio al nostro paese agli occhi del mondo”.  Ok, riapriranno il carcere dell’Asinara apposta per me, ma almeno entrerò nella storia come il concorrente baffuto della Ruota della Fortuna (quello delle Amazzoni che vincevano le battaglie grazie alla loro…).

Il poliziotto riguarda la striscetta di carta e subito me.

Ma è zero!” esclama, con un’espressione sorprendentemente amareggiata.

Io ero dispiaciuto per lui. Mi sono limitato ad alzare le spalle, come a dire “scusate, vi ho delusi tutti. Prometto che non succederà di nuovo.”. Ero ovviamente il più shockato nella stanza (era un camioncino, ma così suona più poetico).

Così, tra le risate generali, sono fuggito imbarazzato e umiliato verso l’auto3Hai presente la puntata dei Simpson in cui Homer rimane incastrato con le braccia dentro due distributori automatici, e alla fine i soccorritori gli dicono che per liberarsi sarebbe stato sufficiente mollare le lattine? Ecco. e gli amici che, nel frattempo, stavano organizzando piani militari strategici per farmi evadere una volta internato. O, più probabilmente, stavano semplicemente cercando il sistema più rapido per tornare in albergo (per onorare il commilitone caduto, mi sarei augurato).

Inutile dire che, per tutto il resto della vacanza, sono diventato quasi astemio. E sono stato preso per il culo durante l'intera durata del raduno.

Qual è la morale di questa storia? Non lo so ma, se vorrai accettare uno spassionato consiglio, non bere mai Mirto in Sardegna prima di essere fermato da una volante. Ti eviterà avventurosi grattacapi.

:)

Addendum

Aggiungo qui di seguito alcune testimonianze ufficiali. Per garantire la privacy dei soggetti coinvolti, i loro nomi potrebbero essere di fantasia.

Ma non lo sono.

Questo succede quando si ripongono grandi aspettative verso una persona, li avrai profondamente delusi.

Michele R.

L’ho letto ora, fumando il mio sigaro (ogni occasione è buona). Devo dire che mi ha emozionato e commosso allo stesso tempo. Manca una parte importante. La storia dell’auto che seguiva, pullulante degli altri ex AUC. Era tutto un “speriamo che non li fermino”. Poi, una volta fermati, ⁨Giuseppe C.⁩ non smetteva di piangere per la disperazione e ci siamo dovuti fermare da una zoccola per un pompino tranquillizzante. Calmato l’AUC, siamo tornati indietro, ma sempre in contatto telefonico ⁨con Ugo G.⁩ per cercare di calmarlo e di dargli le giuste dritte per uscire dal casino, tipo fargli dire di fronte ai poliziotti “Andrea e che cazzo, ti sei sfondato di superalcolici e ti sei messo alla guida dicendo che della Polizia te ne importava una sega perché sono tutti fancazzisti statali”.

Andrea B.

Giusto due parole. Anzi, una ('ché due sono troppe): seduto dietro, l'agente non  mi vedeva. Sentita la voce ha capito subito chi gli stava parlando e l'automobilista indisciplinato è divenuto subito "Andrea", pronunziato con voce amichevole e tranquillizzante. Poi, al test, risultato zero dopo aver bevuto in maniera generosa. Non dico altro. Qui si fanno fatti. Le chiacchiere non ci piacciono.

Mauro M.

Mauro, l’abbiamo scampata sei stato molto bravo. C’era Lock che sudava già freddo. Comunque Lock, se posso darti un consiglio, fai aggiustare i finestrini perché avevamo una concentrazione di alcol imbarazzante. Io sono ancora qua che rido.

Ugo G.

Lock ha omesso di aver fortemente dubitato di Mauro M. Anzi, era quasi infastidito dalla sua intromissione nel contesto.

Michele R.

"Buffa inoche!" significa "soffia qui!" in dialetto sardo.
(Grazie Anna Rita).

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