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Pronti a salpare!

Il progetto è partito! (clicca per maggiori dettagli)

Di norma tutti i miei progetti1Ormai mi conosci. nascono complicati e, in breve tempo, sfociano nella pura follia Un paio di settimane fa ti ho presentato la mia nuova avventura “editoriale”: una riduzione del Moby Dick di Herman Melville — ovvero l’opera che sceglierei se dovessi forzatamente indicare quello che considero il libro più bello mai scritto e che amo di più.2Il che è molto strano, perché tratta la caccia alle balene con dovizia di particolari, ed è una cosa che mi fa rabbrividire; ma leggere Melville, al pari di Manzoni, è un puro piacere.

L’idea iniziale era semplicissima: trascrivere il contenuto di un breve audiolibro e stamparlo in un libricino. Fine. Invece, come da copione, il tutto si è evoluto a un livello superiore. Il presente articolo non entrerà troppo nei dettagli, che ti mostrerò quando il libro sarà pronto; tuttavia, per realizzarlo nella forma che ho in mente, ho bisogno del tuo aiuto, perché è un mondo difficile (e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto). :)

Per illustrare con maggior chiarezza lo stato attuale del lavoro, incollo qui sotto l’introduzione che ho scritto a riguardo. Ci sentiamo dopo…

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Mini Dick

Nel 2003, la trasmissione radiofonica il Terzo Anello – Ad alta voce di Rai Radio 3 ha mandato in onda a puntate diversi audiolibri, tra cui un meraviglioso adattamento del Moby Dick di Herman Melville. All’epoca avevo registrato e caricato i file sul mio lettore MP3 per tenermi compagnia durante gli allenamenti, ritrovandomi al centro di un ascolto immersivo: le descrizioni crude e realistiche, la ruvidezza dei personaggi, l’odore della salsedine e lo scricchiolio del fasciame sferzato dalle imbordate erano così vividi da darmi la sensazione di correre direttamente sulla coperta del Pequod.

Ad affascinarmi in modo particolare è stata la resa del testo basata sulla traduzione di Bernardo Draghi1Avevo erroneamente attribuito la traduzione ad Alberto Rossatti. In mancanza di informazioni attendibili (i siti RAI sono un pianto a riguardo), mi ero basato su un indizio che ritenevo fondato: l’audiolibro integrale (2013) letto da Piero Baldini — che era stato la voce narrante dell’adattamento RAI — si basava proprio su quel testo.
A mente fredda, però, i conti non tornavano: la traduzione di Rossatti è anch’essa del 2013, ben dieci anni dopo la trasmissione. Solo un secondo controllo, decisamente più approfondito, mi ha permesso di confrontare l’incipit della riduzione con svariate versioni online e di trovare una corrispondenza perfetta.
– una versione che non avevo mai letto, pur conoscendo bene i lavori di Cesare Pavese, Pietro Meneghelli e Ottavio Fatica. La precisione dei termini marinareschi, unita a una potenza espressiva capace di restituire ogni singola sfumatura dell’opera di Melville, mi ha conquistato fin dal primo momento. Da lì è nata una primitiva idea di riversare prima o poi quel flusso audio su carta, così da poterlo conservare.

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EXIF Data FIX

Da quando è arrivata la fotografia digitale, più o meno un quarto di secolo fa, ho sviluppato un talento speciale: scattare foto e rimandare all’infinito il momento di organizzarle. Con i vecchi rullini era tutto più semplice: avevi a disposizione appena 24 o 36 pose e, dopo aver pagato lo sviluppo, scoprivi che metà delle immagini era venuta mossa, sovraesposta, sottoesposta o con qualche dito davanti all’obiettivo. Ti ritrovavi quindi con al massimo una decina di scatti decenti e la questione finiva lì. Oggi, al contrario, al ritorno da un viaggio sei sommerso da migliaia di file, perché hai la libertà di scattare a raffica senza apparenti controindicazioni.

Il risultato di questa libertà? Una totale anarchia. Nel corso degli anni le mie foto sono affogate in una matrioska di cartelle e sottocartelle, mischiate a backup di sicurezza ridondanti e a vecchi hard disk trasferiti da un Mac all’altro: centinaia di gigabyte costellati di doppioni. A un certo punto mi sono quindi imposto un limite etico: se ho impiegato trent’anni ad accumulare questo caos, posso concedermene altrettanti per rimetterlo in ordine.

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Piccolo Giove!

Non acquisto più set LEGO con la stessa frequenza di un tempo: ho sostanzialmente terminato lo spazio per esporli e una volta terminata la fase di progettazione e costruzione – che è poi il culmine del mio divertimento – finiscono inevitabilmente per trasformarsi in semplici soprammobili; belli, eleganti, artistici, ma nulla di più.

Eppure, tutto ciò che riguarda Ritorno al Futuro continua a donarmi felicità. Questa straordinaria trilogia è entrata nel mio cuore a metà degli anni ’80 e ancora oggi riesce a emozionarmi, alimentando costantemente la mia curiosità per i viaggi nel tempo.

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In riproduzione ···


Fin da quando ho iniziato a utilizzare i primi computer dotati di un minimo di capacità multimediali – più o meno dai tempi dell’Amiga, quindi – mi sono sempre prodigato per trovare soluzioni che mi consentissero di gestire la musica in modo semplice e pratico.

Bla bla bla… arriviamo a un paio di giorni fa: quando lavoro al computer non riesco a farlo senza un sottofondo musicale, e quel sottofondo musicale è sempre stato iTunes (che adesso, da qualche anno, si chiama Music). All’interno ho qualcosa come trent’anni di brani che nonostante la mia natura precisina e perfezionista non ho ancora perfettamente classificato come dico io. Parlo proprio di voti: brani bellissimi, belli, carini, così così. Quelli brutti no, perché li cancello. Mi è sempre servita una utility che mi permettesse di assegnare velocemente un voto (o cambiarlo, perché negli anni si modificano anche i gusti personali) durante l’ascolto; passare tutte le volte dall’applicazione è una rottura e una seccante fonte di distrazione.

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Il diario del diario di Henry Jones – parte 2

Eccoci giunti alla seconda puntata del mio progetto sul diario di Henry Jones. Questo aggiornamento non sarebbe (davvero) strettamente necessario, ma continuano a saltare fuori cose più o meno interessanti e, se le dovessi infilare tutte dentro l’articolo finale (quando e se riuscirò a completare il tutto), diventerebbe lungo come il diario di un crociato che si è perso al primo bivio.

Pertanto farò in modo di diluirne un po’ in questo post di intermezzo – che probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo – augurandomi che possa comunque risultare sufficientemente interessante.

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Mostro di calcolo

Chi segue gli sporadici articoletti sulle mie modeste imprese sportive sa che tendo a essere molto meticoloso con la raccolta dei dati e il relativo calcolo delle statistiche.

In alcuni post ti ho mostrato il foglio di calcolo che ho realizzato con Numbers (l’equivalente Apple di Excel) e utilizzato negli ultimi cinque anni.

Fino a qualche giorno fa era così:

Non era male, in un formato piuttosto compatto avevo a disposizione l’intero calendario, nel quale inserire i chilometri dei miei allenamenti quotidiani e ottenere interessanti informazioni: per esempio i totali, la media delle distanze mensili e annuali percorse e addirittura la durata delle attuali scarpe da corsa.

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Il diario del diario di Henry Jones – parte 1

Adoro Indiana Jones e ritengo il terzo capitolo, quello sulla ricerca del Santo Graal, il migliore della serie e uno degli immortali capolavori della storia del cinema. Al di là della solida trama, la sinergia che si instaura tra i personaggi di Harrison Ford e Sean Connery è pura magia.

Uno dei punti cardini attorno a cui ruotano le vicende è il diario del professor Jones Senior, il padre di Indy. All’interno sono appuntati tutti i suoi studi sull’ipotetico luogo in cui la leggendaria coppa di Cristo potrebbe essere ubicata. La pellicola non si sofferma in maniera particolareggiata sui contenuti ma di tanto in tanto ci regala qualche fugace inquadratura delle pagine, utile a risolvere eventuali enigmi o a suggerire una svolta inaspettata nella storia.

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LEGO Mario time!

Quando il primo agosto 2020, in piena crisi Covid, LEGO e Nintendo hanno unito le forze per lanciare la fortunata serie di Super Mario a cubetti, mi sono immediatamente innamorato di questi personaggi: così stravaganti, eppure azzeccatissimi nell’unire magicamente i due brand.

Mi affascinava, in particolare, la geniale intuizione di integrare una piccola fotocamera sotto i pantaloni di Mario – proprio lì – capace di riconoscere non solo i colori ma anche una vasta gamma di codici a barre, aprendo in questo modo la strada a fantasiose interazioni dinamiche con gli scenari forniti nei set.

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L’album delle figurine di Jeeg!

Ecco la prima pazzia del 2025! Tutto è cominciato con una insolita associazione di idee: da fonti certe sono venuto a sapere che a breve che ci sarà una nuova ristampa del Jeeg ZPRO-011Con qualche modifica ai suoi punti deboli, come la forma della testa e (forse) l’attaccatura delle spalle., del quale ho abbondantemente parlato in questo articolo (quindi, se sei interessato ad avere un Jeeg di qualità, stai all’erta!). Tra le varie versioni previste ce ne sarà una, in edizione limitata, che riprenderà i colori della storica copertina dell’omonimo album di figurine del 1979: torso arancione “prismatico” (il colore cambia a seconda di come lo colpisce la luce) e una palette color pastello. Un look molto vintage e altamente evocativo.

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Ex libris VI – Ultimo capitolo

Eccoci qua, con l’ennesimo capitolo della mia infinita Avventura con gli ex libris… Non c’è niente da fare, quando non sono completamente soddisfatto di qualcosa, va a finire che continuo a rimetterci mano nel corso del tempo, e questa sta diventando una vera e propria barzelletta.

Nelle puntate precedenti…

Il presente articolo appartiene a una serie di post dedicata al mio tortuoso percorso di ricerca di un ex libris accettabile per la mia personale libreria. Ognuno è auto conclusivo e può essere letto indipendentemente dai precedenti, ma è possibile seguire l’intera trama leggendoli nel corretto ordine cronologico.

L’ultima revisione, che mi era parsa tanto bella un paio di anni fa1Perlomeno è passato un po’ di tempo!, si è rivelata una grande cazzata. Innanzitutto perché della data di aggiunta alla libreria non frega praticamente a nessuno, nemmeno a me (ho comunque queste informazioni in un database), e poi perché è scritta talmente piccola che a ogni nuovo libro avrei dovuto stampare e ritagliare l’ex libris, con grande spreco di tempo e di carta2Con la penna non si riesce a scrivere testo così piccolo.. Inoltre mi sono reso conto che l’inchiostro della mia stampante non viene completamente assorbito da alcune tipologie di carta patinata e potrebbe macchiare leggermente la pagina di fronte (fortunatamente è accaduto solamente con l’edizione del Signore degli Anelli di Fatica, che è stampato su una carta lucidissima).

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Aliens AMM 2.0

Introduzione

Quando un anno fa ho realizzato gli AMM di Alien e Aliens – scontro finale, ho dato tantissimo amore alla prima pellicola e soltanto una asettica stretta di mano alla seconda.

La verità è che nel primo caso si trattava di un taglia e incolla piuttosto elementare, mentre la Director’s Cut del seguito, che è francamente l’edizione migliore, qui in Italia non ha mai avuto la localizzazione audio delle scene aggiuntive.

Già… Un film così iconico e celebrato, rilasciato nel corso dei decenni in innumerevoli trilogie, quadrilogie, edizioni speciali per super collezionisti, è da sempre incompleto (e sempre lo sarà). I 17 minuti di video extra non sono mai stati doppiati e noi italiani ce li dobbiamo sorbire con tristi (e piuttosto scadenti) sottotitoli forzati.

Nel precedente AMM mi sono limitato a ridoppiare tutto io, anche Sigourney Weaver e Newt (la bambina). La giustificazione che mi sono dato è che, per quanto ridicolo e terribile sia venuto, era comunque meglio dell’improvviso cambio di lingua (perché è francamente un lavoro fatto con l’accetta). Durante la mia visione annuale di questi capolavori mi sono detto che no, nemmeno così poteva andare.

Allora ho rifatto tutto da capo…

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La Cronologia della Terra di Mezzo

Nota

Tutte le copie della Cronologia sono state consegnate ai rispettivi nuovi proprietari e non ne ho più a disposizione.1Terminate queste non ne realizzerò mai più altre (perlomeno in questa forma), perché richiedono troppo tempo e troppo lavoro; e anche troppe monete d’oro per via della stampa multipla (leggi sotto).

Se sei comunque interessato ad averne una copia, contattami perché mi sono venute alcune idee per poterla stampare in un formato leggermente differente ma più semplice da realizzare.

Allora, il progetto è nato in questo modo: da svariato tempo valutavo l’idea di realizzare dei segnalibri con una piccola timeline degli eventi importanti accaduti nella Terra di Mezzo, durante il periodo in cui sono ambientati i due libri più celebri di Tolkien.

Solo… che cosa si può mettere in pochi centimetri di carta? Praticamente niente. Ho pertanto pensato a una striscia molto più lunga, magari piegata a fisarmonica, in cui far stare tutto.

Ho preso la cronologia della Terra di Mezzo che avevo realizzato con la Supermappa e l’ho resa ancora più completa per includere curiosità del tipo in quale data Frodo e Sam entrano a Mordor? Oppure in quale giorno Bilbo trova l’Anello?

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SOTC pixelart box cover

Non possiedo l’edizione fisica di Shadow of the Colossus per Playstation 4 perché ho acquistato l’edizione digitale. E possiedo l’edizione digitale perché i maledetti incapaci di Sony, pur avendo promesso che l’edizione speciale del gioco sarebbe arrivata in Italia, non hanno mai mantenuto la promessa; e la versione normale aveva una cover bruttissima.

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La mappa di Shadow of the Colossus

Uno dei videogiochi a cui ho giocato di più in vita mia (forse addirittura più di Diablo 1) è Shadow of the Colossus, un titolo che, per quanti link possa provare inserire nell’articolo, non renderanno mai un’idea generale dell’esperienza emotiva che è in grado di regalare a pochi, fortunati giocatori.

Per cui non ci proverò. Se conosci SOTC sai cosa intendo, altrimenti guarda le immagini che seguiranno, magari ti faranno venire la voglia di provarlo.

Un giorno mi è venuta voglia di dedicargli una mappa. Per inciso, nel gioco ce n’è già una ma, per quanto artisticamente molto bella, è piuttosto confusionaria. Tra l’altro parte completamente coperta dalle nuvole (vedi sotto), per poi aprirsi piano piano, e aggiungere dettagli man mano che si progredisce nella storia.1Non fare caso alla qualità delle immagini, le ho trovate al volo su Internet e non avevo voglia di elaborarle. Ma rendono l’idea.

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G.L.d.M.

Ok, affrontiamo subito l’elefante nella stanza: G.L.d.M. significa Glande Liblo di Minchiate, ed è una raccolta di un sacco di cretinate che ho realizzato nell’arco di una ventina di anni.

Oh, ragazzi, mica posso sempre fare cose serie, no? Questo articolo, però, non si concentrerà sui contenuti (perché è pura idiozia e mi vergogno) ma sull’esperienza e il divertimento che ho sperimentato durante la realizzazione.

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…Continuavano a chiamarlo Trinità AMM

Nel Bel Paese, perlomeno fino all’arrivo delle tecnologie digitali e del formato Blu-ray, che hanno finalmente consentito di preservarle in eterno a un livello qualitativo molto generoso, parecchi film hanno vissuto storie alquanto travagliate.

Il primo esempio che mi viene in mente è Aliens, il cui passaggio sui media moderni è stata un’autentica rovina. Chi si è occupato di (re)inserire le scene extra non si è preso nemmeno il disturbo di (ri)doppiarle nella nostra lingua (come, invece, era avvenuto con quelle del primo film), e ai posteri è stato consegnato un terribile Frankenstein incompleto.

Vabbè”, dirai, “non c’erano i soldi, non si è riusciti a trovare i doppiatori originali. Erano rimasti senza benzina. Avevano una gomma a terra. La tintoria non gli aveva portato il tight. Era crollata la casa. C’era stato un terremoto. Una tremenda inondazione. Le cavallette…”. Ok, ci poteva stare.

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Episodio M

Oggi è il 4 maggio, per gli americani May the Fourth, e quale occasione migliore per dare una seconda possibilità a una trilogia che molti giurano appartenga a Guerre Stellari; anche se, secondo me, no.

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Episodi I-II-III AMM

Ho rifatto A Modo Mio i tre film della trilogia prequel di Guerre Stellari. Erano decenni che volevo metterci mano, ma non ho mai trovato il tempo o la voglia; almeno fino a oggi.

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La battaglia dei campi del Pelennor

Per chi non la conoscesse, quella dei campi del Pelennor è stata la battaglia più sanguinosa e imponente del Signore degli Anelli, durante la quale tutte le forze congiunte di Sauron (Barad-dûr, Minas Morgul, Haradrim, Sudroni, Uomini malvagi di Rhûn e Khand) hanno assediato la città di Minas Tirith con l’intenzione di travolgere e sterminare i Popoli Liberi.1Una curiosità: si pronuncia Pelènnor e non Pèlennor.

Tomás Hijo è uno straordinario artista spagnolo, specializzato in linoleografie.2Ok, veloce chiarimento: la linoleografia (da non confondere con la litografia o la serigrafia… lo so, è un mondo difficile) è una tecnica di stampa su carta, cartone o stoffa mediante l’utilizzo di una matrice ricavata per incisione da una porzione di linoleum (in sostanza un pezzo di gomma rigida). Il nome deriva dal nome del supporto (linoleum) e dal greco “grapho” (scrivere). La matrice può essere utilizzata per stampare diverse copie del progetto, fino a che non si consuma. Ho scoperto per puro caso che qualche anno fa ha realizzato alcune opere dedicate al Signore degli Anelli. Purtroppo sul suo sito non sono più presenti perché la Tolkien Estate, ovvero l’organizzazione che detiene i diritti delle opere di J.R.R. gliele ha fatte rimuovere.3Ora, io capisco che in ballo c’è sempre il vil danaro ma, quando qualcosa è davvero bello, bisognerebbe permettere al mondo beneficiarne (magari facendo pagare una percentuale sui guadagni, invece di intimarne la distruzione). Ma io non conto niente, per cui mi limito a esprimere la mia insignificante opinione in merito.

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