
Quando alcuni anni fa Bompiani ha pubblicato – dopo decenni di ingiustificabile ritardo – una nuova edizione dell’Atlante della Terra di Mezzo di Karen Wynn Fonstad, ho fatto i salti di gioia. Possedevo soltanto l’edizione inglese, e quella italiana degli anni ’90 aveva già raggiunto prezzi a tre cifre sul mercato dell’usato; era quindi decisamente al di fuori del mio concetto di “ragionevole”.
La doccia fredda è stata scoprire che gli unici cambiamenti apportati riguardavano il passaggio dalla nomenclatura classica Alliata/Principe alla nuova traduzione di Ottavio Fatica, oltre a qualche piccolo dettaglio minore sulle informazioni geologiche.
Le mappe sono state (nuovamente) lasciate in inglese, con tutta la scomodità che ciò comporta, specialmente se si prova a mantenere la corrispondenza con le complesse informazioni testuali che le accompagnano.
- Basta!
- Il formato
- La copertina
- Le unità di misura e la nomenclatura
- Riferimenti all’interno delle mappe
- Altri cambiamenti
- Il making of
- Le mappe di partenza
- Il video
- In conclusione
Basta!
Me lo rifaccio da solo, e traduco tutte le mappe!
Io
Così ho fatto.
Il formato
Ho a lungo valutato l’idea di tradurre tutte le tavole del libro, ma alla fine ho deciso di limitarmi ai due capitoli riguardanti Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (il che significa elaborare comunque ben 97 tavole). Il motivo è presto detto: nonostante l’Atlante sia un volume interessantissimo che merita una lettura obbligatoria da parte di ogni appassionato, la sua vera utilità — almeno per il sottoscritto — consiste nell’essere un reading companion, ovvero un veloce riferimento durante la rilettura dei romanzi.

Era quindi necessario che avesse dimensioni contenute e fosse comodo da consultare. L’edizione attualmente in commercio (così come le precedenti) adotta un formato molto vicino all’A4, ossia il classico foglio da stampante. Mi sembrava poco pratico, per cui ho adottato le medesime dimensioni dei “miei” Percorsi dell’Anello: è una misura comodissima da maneggiare (specialmente a letto) e da tenere a portata di mano durante la lettura. Farlo con l’Atlante ufficiale è impensabile, perché è immenso:

Infine mi sono detto: «Perché non orizzontale?». In questo modo, con una dimensione che è all’incirca la metà della controparte Bompiani (un po’ di più a dirla tutta, è una via di mezzo tra A5 e A4), sono riuscito a farci stare tutto, anche se tale complicazione ha comportato un ulteriore lavoro di riformattazione delle tavole e delle pagine.

Ne è però valsa la pena: questo sbattimento mi ha portato ad avere tavole di dimensioni più generose; e, di conseguenza, con dettagli maggiormente apprezzabili.

Come puoi vedere, nel mio Atlante anche i colori sono decisamente più brillanti e — come vedremo più avanti — più fedeli a quelli dell’edizione inglese.
In alcuni casi si rende necessario ruotare il volume di 90°, il che lo fa assomigliare a una sorta di libro-game.1L’avevo fatto anche col volumetto Viaggi.
Accade quando ci sono tavole che si estendono verticalmente — come Minas Tirith nell’esempio a sinistra (clicca sull’immagine per aprirla a dimensioni reali o in un’altra scheda) —, evitando così di doverle sacrificare o tagliare in più parti.
All’atto pratico ci si abitua subito, e la lettura non ne risente in alcun modo.

Uno dei vantaggi del formato orizzontale lo si nota con le grandi mappe che si estendono su due pagine. Con il doppio lato corto del formato A4 dell’Atlante Bompiani si possono raggiungere soltanto i 40 centimetri di larghezza; qui viene sfruttato quello lungo, consentendo di estendere la stampa fino a 48 centimetri (sembra poco, ma hai visto nelle foto precedenti che differenza fa!).
Per maggior sicurezza, poiché non è possibile calcolare perfettamente la quantità di margine che va a finire nella rilegatura, ho preferito ripetere parte delle informazioni: in corrispondenza delle frecce si possono notare due lineette grigie tratteggiate. Bene, unendole virtualmente si ha la mappa completa; tutto ciò che si trova all’interno è ridondante, ma utile a non perdere alcun dettaglio.
La copertina
La copertina del volume inglese praticamente non esiste: ha soltanto una rosa dei venti schematizzata su sfondo marrone. L’edizione Bompiani presenta lo stesso disegno, sovrapposto a una mappa monocromatica nera, su una campitura rossa. (peraltro orientata in modo errato, perché Bompiani è pur sempre Bompiani). Così ho preso la mia mappa Watercolor della Terra di Mezzo e l’ho cucita insieme a strisciette di pelle (rigorosamente virtuali: nessun animale, me compreso, è stato maltrattato durante la realizzazione dell’Atlante):

Ci hai creduto? No, eh? In effetti non sono vere cuciture: ho realizzato digitalmente anche quelle.2Tra l’altro la foto è così ravvicinata che si vede la puntinatura della stampa.
Tuttavia il risultato finale mi sembra molto bello ed evocativo, e non sfigurerebbe affatto nella libreria personale di Bilbo o nell’immensa biblioteca di Minas Tirith. Ho integrato la mappa con la doppia nomenclatura Alliata/Principe-Fatica, così da renderla universale (come lo è l’Atlante al suo interno).
Le unità di misura e la nomenclatura
Tutte le unità di misura presenti nel Signore degli Anelli e nell’Atlante originale sono in formato imperiale, probabilmente perché Tolkien riteneva che leghe e miglia fossero più evocative dei chilometri. Le ho quindi lasciate invariate, aggiungendo però a fianco l’equivalente misura nel nostro formato metrico-decimale (all’interno delle tavole, invece, le ho direttamente sostituite con metri e km):

Nell’esempio sopra trenta piedi diventano [9,14 metri] e tre ottavi di miglio corrispondono a [604 metri]. In caso di valori in chilometri ho tralasciato l’unità di misura.
La traduzione italiana delle opere di Tolkien è passata attraverso differenti editori e, di conseguenza, differenti scelte di localizzazione. Per esempio l’originale “Bosco Atro” di Elena Jeronimidis Conte nella prima edizione Adelphi è diventato “Boscotetro” in quelle Bompiani dello Hobbit e del Silmarillion, e “Boscuro” nell’ultima traduzione di Ottavio Fatica. Di default (a differenza di Bompiani, che ha completamente rimosso i nomi classici dall’ultima edizione pubblicata) ho utilizzato la nomenclatura Alliata/Principe, che è la mia preferita, ma ho aggiunto l’equivalente fatichiano in [marroncino].
Di tanto in tanto Karen Fonstad, per illustrare al meglio la struttura di un luogo o di un edificio, cita bozze di Tolkien che all’epoca della pubblicazione dell’Atlante non erano ancora disponibili al pubblico, o che si trovano in altri volumi. Quando l’ho ritenuto necessario, ho aggiunto un riferimento a tali testi avvalendomi di una sigla rossa tra parentesi quadre col relativo numero di pagina (in questo caso Tolkien: Artist & Illustrator).
Riferimenti all’interno delle mappe
Ho inserito in molti punti del testo un’indicazione visiva, sotto forma di numerini colorati, per facilitare l’individuazione di determinati luoghi o eventi all’interno delle tavole.

Nell’edizione Bompiani si fa addirittura una doppia… Fatica: non solo è necessario cercare attentamente il luogo descritto nel testo all’interno della tavola, ma occorre prima tradurlo mentalmente in inglese.
Altri cambiamenti
Al di là del lavoro di sostituzione del testo inglese con quello italiano nelle mappe, ho cercato di lasciare quanto più possibile invariati i disegni originali. In alcuni casi ho effettuato qualche piccolo stravolgimento. Un esempio è la pianta del Cavallino Inalberato a pagina 71: l’ho ruotata di 180° rispetto alla tavola originale per allinearla alla sezione isometrica così da renderne più agevole la consultazione, perché prima l’ingresso risultava a sinistra, cioè dalla parte opposta rispetto al disegno:

Ho anche aggiunto dettagli e informazioni supplementari, come alcune bozze di Tolkien descritte da Karen all’interno del testo, e aggregato le mappe in maniera differente per far sì che ci fosse sempre la miglior corrispondenza tra il testo e le tavole. Qui e là ci sono svariate immagini extra che hanno principalmente lo scopo di riempire pagine (o fornire ulteriori informazioni).
Ho convertito con certosina pazienza tutte le tabelle cronologiche degli spostamenti, trasformando le miglia in chilometri (eh già, nel libro Bompiani sono tutte, infelicemente, ancora nel formato imperiale).
Un altro cambiamento rispetto all’Atlante originale riguarda la continuità. Karen ha scelto di non seguire cronologicamente i capitoli del libro, per cui alcune descrizioni geografiche compaiono prima o dopo il punto in cui ci si aspetterebbe di trovarle. Io ho preferito, invece, mantenere una naturale continuità narrativa.
Qui sotto, nella colonna a sinistra, ho riportato l’indice originale del Signore degli Anelli.3Ho rimosso alcuni capitoli perché non trattati dall’Atlante (chiaramente il libro non principia al Puledro Impennato) ma quelli presenti sono nel corretto ordine cronologico: i numerini mostrano l’ordine sequenziale., al centro c’è una parte dell’indice Bompiani e a destra il mio:

Come possiamo vedere, nell’edizione Bompiani le prime cinque voci seguono correttamente gli eventi del libro. Ma tutte le successive (indicate con un pallino rosso) hanno un ordine apparentemente casuale: dopo aver letto i capitoli riguardanti Galadriel si passa direttamente al Fosso di Helm; per conoscere le sorti della Compagnia a Parth Galen è necessario saltare da pagina 144 a 178, per poi tornare indietro seguendo la trama del racconto.
Questo accade perché nell’Atlante originale c’è prima una descrizione delle principali location, poi l’elenco delle battaglie e infine una descrizione dettagliata dei viaggi. Con mia edizione ho preferito combinare tutto insieme, in modo che le informazioni fossero di aiuto nel momento esatto in cui le si incontra all’interno del libro (pallini verdi). Per esempio, quando la Compagnia si scioglie presso Parth Galen, vediamo subito i due percorsi seguiti da Merry e Pipino, e da Aragorn, Gimli e Legolas. Dopodiché si arriva a Edoras, si parte per il Fosso di Helm e si assiste all’omonima battaglia.

Nell’incarnazione più recente del volume ho optato per un tipo di carta lievemente più spessa di quella standard, e anche un pochino patinata: Il risultato è una stampa dai colori pieni e vibranti, non solo sulle tavole monocromatiche, ma soprattutto sulle illustrazioni a colori.
Il making of
Di seguito una carrellata veloce delle principali sfide grafiche che ho dovuto risolvere per giungere a un risultato finale accettabile.

Per prima cosa ho effettuato la scansione della pagina originale. Nonostante l’abbia acquisita in alta qualità, sono presenti numerosi problemi: la carta ingiallita dal tempo, l’allineamento non perfetto dell’immagine e, soprattutto, piccole sfocature dovute al fatto che a causa della rilegatura i fogli non aderiscono perfettamente al vetro dello scanner.

Dopo un’iniziale ripulitura — che comprendeva la correzione del bianco e il ripristino di parte dei bordi —, ho eliminato le scritte in inglese per fare spazio alla versione tradotta, ricostruendo al contempo le porzioni di foresta dove il vecchio testo aveva lasciato dei buchi.

In seguito ho tradotto la nomenclatura e l’ho inserita nella mappa, mantenendo quanto più possibile l’aspetto originale (ma cercando al contempo di inserire indicazioni più chiare).

Per concludere ho aggiunto i pallini colorati.
Prova a immaginare tutte queste elaborazioni grafiche moltiplicate per le decine e decine di tavole che compongono l’Atlante: potrai farti un’idea del tempo che mi ci è voluto (e anche del motivo per cui ho deciso di non convertire l’intero volume).
Le mappe di partenza

Per ottenere scansioni di buona qualità è necessario premere con molta forza il libro contro il vetro dello scanner, e questo lo porta inevitabilmente a rovinarsi, specialmente in corrispondenza della rilegatura. Per questo motivo avrei preferito gettare sui carboni ardenti la mia copia italiana, che è nuova e meno pregiata di un volume di trent’anni fa.
Sfortunatamente — mi dispiace sparare sempre sulla Croce Rossa, ma è inevitabile quando una casa editrice dimostra così poca attenzione alle sue pubblicazioni — anche le mappe nuove sono una schifezza:

Se l’edizione inglese offre una carta patinata e una stampa di tutto rispetto, quella italiana propone pagine ruvide e porose, accompagnate da una resa tipografica imbarazzante. Le tavole originali non usano campiture piene, ma si affidano a tre tinte (bianco, nero e marroncino chiaro), e ogni sfumatura è data da minuscoli pallini riavvicinati che creano l’illusione del colore. Bompiani adotta invece un marrone molto scuro, quasi grigio, che rende tutto incupito e pesante. Come se non bastasse, una scansione di bassissimo livello ha finito per impastare e sfigurare completamente anche la trama della puntinatura:

C’è stato un momento nel quale ho pensato di ridisegnare tutte le mappe da zero. In questo modo avrei potuto ottenere la qualità e la risoluzione che desideravo. Però non sarebbe più stato l’Atlante di Karen…
Sono quindi rinsavito e ho immolato la mia copia inglese alla causa.
Il video
Qui c’è un video di una delle prime versioni del mio Atlante. Per questo motivo la copertina è differente (e la nomenclatura principale era quella della nuova traduzione, prima che cambiassi idea). Ma a parte questi dettagli, tutto il resto è rimasto più o meno invariato.
In conclusione
Sono stati lunghi mesi di lavoro estenuante, ma alla fine la luce in fondo al tunnel si è rivelata essere il Sole e non un treno.

L’opera è finalmente compiuta. Ora che la montagna è stata scalata e la vittoria conquistata, non resta che stappare un Lagavulin e celebrare come farebbero i Nani della Compagnia di Thorin, davanti a un accogliente camino acceso. :)

Spettacoloooooo e Bellissima copertina!
Grazie. :)
Davvero non puoi riprodurlo per noi comuni mortali che desidereremmo avere un tale capolavoro?
Ciao sono Silvia di Oriolo Romano
Ciao Silvia. Purtroppo, se lo facessi, Bompiani verrebbe qui a casa mia e mi fustigherebbe con una frusta a nove code, con attaccata a ogni coda una copia del volume unico del Signore degli Anelli. :\
Gran bel lavoro! Ma come posso fare per averlo?
Ti scrivo in privato.
Io ammiro sempre la tua pazienza e la tua passione; ultimamente sei uno dei pochi che conosco che fa ancora le cose per proprio gusto personale e non per interesse o perché obbligato; chapeau!
❤️
Le faccio perché nessun altro le fa. Se ci fosse, mi limiterei a ricoprirlo d’oro (sempre coi soldi di Alby, naturalmente). :)
Ciao! Ma Che lavoro stupendo! Come si può fare per averlo? Magnifico
Ti scrivo in privato. :)
Grazie. :)