In poco più di tre anni e mezzo ho disegnato centinaia di mappe, perlopiù ispirate alle opere di J.R.R. Tolkien. Non è mai stato un lavoro, in primo luogo perché è un’attività che mi diverte, e secondo perché, se avessi voluto far soldi, avrei scelto sistemi più semplici e meno impegnativi (e, di sicuro, non protetti da copyright). Non è stato nemmeno un hobby, perché un hobby solitamente te lo porti dietro per tutta la vita, e te lo godi sdraiato comodamente su un divano.
Si narra che, durante l’interminabile regno del terribile drago Smaug, le ormai fredde e polverose sale del regno di Erebor, precedente dimora del glorioso Re sotto la Montagna, traboccassero di tesori. Sfavillanti gemme preziose, ragguardevoli diamanti incastonati in sfarzosi gioielli, scintillanti coppe dei metalli più nobili, impareggiabili armature di pregiato Mithril; e una quantità spropositata di monete, d’oro, d’argento e di rame.
In data 25 marzo 3019 T.E. si è improvvisamente spento, alla ancora rigogliosa età di circa 500 secoli, l’Oscuro Signore dei Mannari, l’Ombra dell’Est, il Supremo Comandante di Angband, il solo e unico Annatar Thû.
Le cause dell’incidente non sono state ancora ben chiarite, ma si sospetta una concomitanza di prevedibili applicazioni pratiche di energia cinetica, quale l’attrazione gravitazionale del soffitto del proprio appartamento verso il centro di Arda, e il fatto che in quel momento il compianto si trovasse seduto sul suo trono tetro a leggere un Topolino, invece che all’aperto a comandare il proprio esercito.
Avrei voluto intitolare così l’articolo, solo che in italiano Shire si traduce in Contea e uno splendente scellino non avrebbe allitterato1L’allitterazione è una figura retorica, ricorrente soprattutto in poesia, che consiste nella ripetizione, spontanea o ricercata (per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico), di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio (più raramente all’interno) di due o più vocaboli successivi, producendo omofonia (“bello e buono”, “tosto o tardi”, “senza capo né coda”, ecc…). Era molto utilizzata da Tolkien che, da buon filologo, adorava il suono delle parole. altrettanto bene. Vabbè.
Un affascinante aneddoto, conosciuto prevalentemente da chi frequenta assiduamente la Terra di Mezzo, narra le fortunate circostanze che hanno portato alla pubblicazione del primo romanzo di Tolkien sugli Hobbit.
Fra le grandi opere di J.R.R. Tolkien il Silmarillion è quella che ho sempre apprezzato meno.
Probabilmente dipende dal fatto che non contiene un’unica storia ben strutturata ma un insieme di racconti incompiuti che il figlio Christopher ha messo insieme con tanta buona volontà e con l’aiuto di un ghost writer, cercando di colmare le inevitabili lacune presenti con un pizzico di intuizione e fantasia. In sostanza, nonostante contenga vicende interessantissime (che illustrano dettagliatamente molti antefatti solo accennati all’interno dello Hobbit e del Signore degli Anelli), non è un’opera approvata per la pubblicazione da parte del suo autore; che, ne sono certo, le avrebbe dato una forma finale molto più elegante e scorrevole. Ma in fondo piutost che nient, l’è mei piutost.1Piuttosto che niente, è meglio piuttosto: l’alternativa sarebbe stata non avere nulla.
Ammetto di essere un blogger estremamente incostante. Passano spesso numerosi mesi tra un post e l’altro e questo piccolo sito dà un po’ l’impressione di essere abbandonato.
In realtà faccio tante cose, ho molte idee e progetti; molti dei quali non si concretizzano nel lungo termine, ma mi forniscono comunque nuovi spunti per realizzare qualcosa di interessante che alla fine riesce finalmente a vedere la luce.
Ho quindi deciso di pubblicare una piccola rubrica a cadenza mensile, nella quale mostrerò a cosa sto lavorando. Non tutto, perché a volte creo regali di compleanno o Natale per gli amici (comincio generalmente già a gennaio) e non posso scriverlo pubblicamente, altrimenti ciao ciao sorpresa.
Ma credo di averne a sufficienza per riempire un articolo. Articolo che sarà naturalmente dinamico: si aggiornerà nell’arco dei trenta1… ventotto… trentuno… giorni, nel caso sentissi la necessità di aggiungere o modificare qualcosa.
Il racconto è stato pubblicato in edizione cartacea, ad opera di Eterea Edizioni. Trattandosi di una donazione, non prenderò un singolo centesimo dalla vendita del libro, però mi fa piacere sapere che esiste. :)
Nell’ambito di una piccola campagna di chiarimenti in merito agli eventi della Terra di Mezzo, promossa dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani e dallo splendido canale YouTube Valinor, mi è stato chiesto di scrivere un breve articolo sulla giornata tipo di Sauron.
Dal momento che J.R.R. Tolkien non si è mai addentrato molto sull’argomento — anzi, diciamo proprio per niente —, ottimo espediente per rendere il Signore Oscuro ancora più evanescente e inquietante, ho pensato di inventarmi tutto di sana pianta, giocando su un registro fortemente ironico. Ho immaginato (con ben poca fantasia, me ne rendo conto) il ritrovamento di un diario appartenuto a un fantomatico Orco di nome Gragnak, sul quale era stata annotata la scaletta dei compiti giornalieri di Sauron.
In seguito, l’innata abilità di Frank nella narrazione e i divertentissimi (e numerosissimi) disegni a opera di un bravissimo Nicola Chibbaro, hanno contribuito alla nascita di un piccolo video a mio avviso — ma sono di parte — molto divertente.
Dal 1° giugno al 28 ottobre del 2018 si è svolta a Oxford quella che molto probabilmente è stata la più grande mostra dedicata a J.R.R. Tolkien e alle sue opere.
Ho sempre amato lo Hobbit e il Signore degli Anelli sopra ogni altra cosa ma non ho mai sentito la necessità di ampliare le mie conoscenze riguardo il loro prolifico autore. Certo, ho letto il Silmarillion (lo sto, tra l’altro, rileggendo in questi giorni) e tutti gli altri suoi racconti, ma non mi sono mai addentrato all’interno del suo mondo, e delle ragioni che l’hanno spinto a crearlo in maniera così credibile.
Fino a quest’anno quando, divertendomi a disegnare qualche mappa, mi è improvvisamente scoppiata la voglia di saperne il più possibile. Tagliando corto, la mia scarna libreria si è ampliata a dismisura con volumi interessantissimi, incentrati sulla biografia, i linguaggi, la Terra di Mezzo e le sue creature.
Uno di questi è Tolkien: Maker of Middle-Earth, un meraviglioso table book (ovvero un tomo di dimensioni così considerevoli che va letto appoggiato a un tavolo o una scrivania) stampato apposta per la mostra di cui sopra, e che racchiude tutto il materiale che è stato mostrato a Oxford. L’esibizione me la sono persa perché non ne avevo proprio sentito parlare ma adesso, invece di mangiarmi le mani, posso felicemente sfogliare questo immenso volume e far finta di essere là. Non è la stessa cosa, naturalmente, ma è documentato così bene da non farmi rimpiangere la lunga coda per accedere alla Weston Library in una piovosa giornata inglese.
Sono passati parecchi anni da quando ho letto il Silmarillion e, avendo recentemente acquistato una splendida versione rilegata con illustrazioni di Ted Nasmith, ho deciso che è giunta l’ora di un nuovo viaggio nelle prime due Ere di Arda.
La mappa allegata al libro (anche quella della versione DeLuxe) l’ho sempre trovata molto povera: è piccola, monocromatica e piuttosto pasticciata, così ho deciso di rifarmela da solo, tenendo da una parte la versione inglese e dall’altra quella italiana (e il sempre immancabile Atlante degli Hobbit per ulteriori aggiunte).
I libri multipli del SdA contano come uno (gli Astrolabi* contano singolarmente. Per ora anche HomE è singola.
Introduzione
Non mi sono mai ritenuto un collezionista, sono sempre stato immune da serie complete, collane di libri a puntate, album di figurine e in generale, come lo definisce qualcuno, dal completismo.
Ho decine di robottoni anni ‘80-‘90-‘00 assortiti a caso, i set LEGO più disparati uno vicino all’altro senza alcuno schema logico e una serie di scaffali con libri che sembrano estratti da un bambino bendato durante una pesca di beneficenza.
Tutto quello che ho è perché mi piaceva e lo volevo. Per questo la mia “collezione” di libri e gadget è quanto più eterogenea ci possa essere e ho oggetti comunissimi ai quali dò un valore sentimentale più alto di altri che vengono ritenuti ben più rari e preziosi. Non mi interessa il costo di un oggetto, perché, se mi piace, non lo venderò mai.
Ma non voglio tirarla lunga come mio solito, lo scopo di questo post è semplicemente elencare tutto quello che possiedo sulla Terra di Mezzo, quello che è in arrivo e quello che sto cercando e mi auguro di riuscire a trovare in futuro.
Ho sei scaffali della mia libreria con libri di (e su) Tolkien: i primi due sono interamente dedicati alla mia passione, lo Hobbit; il terzo e il quarto contengono le varie edizioni del Signore degli Anelli; Il quinto, nella parte sinistra, l’arte della Terra di mezzo e a destra i racconti. Nel sesto scaffale ci sono libri sulla cartografia di Arda e tutto ciò che concerne lo studio delle opere di J.R.R.
Non sono impazzito: non comincerò a creare centrotavola, sottobicchieri, magliette o tazze con le mappe di Tolkien. Ho solo fatto di necessità virtù e ho realizzato alcuni simpatici segnalibri.
È successo semplicemente che, in questo periodo di tensione generale e reclusione forzata a causa di quel virus — lo specifico perché magari fra tre anni non ce ne ricorderemo nemmeno più, (speriamo!) – mi sono ritrovato a leggere ben sei libri contemporaneamente e sono rimasto a corto di cartoncini segnapagina.
Così, invece di ricorrere a Post-it, fogliacci, scatole della pizza o alla coda del gatto, ho deciso di ridurre e adattare alcuni dei miei lavori, rendendoli utili anche al di fuori del semplice orientamento nella Terra di Mezzo.