Ex libris – Parte III

Questo è un velocissimo articolo che riprende (e, speriamo, possa concludere) il discorso affrontato in Ex Libris ed Ex Libris parte seconda, sul miglior sistema di "marchiare" i libri della propria collezione.

La soluzione più recente consisteva nell'utilizzare un set di timbri per imprimere il mio logo, le iniziali del mio nome e la data in cui il libro è entrato ufficialmente nella mia libreria.

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I minimal poster(s) della Terra di Mezzo

Ieri, mentre facevo un po' di ordine nella mia libreria multimediale, ho deciso di ridisegnare le locandine dei film di Tolkien. Non sono mai stato un fan dei poster coi faccioni degli attori, pessima tradizione inaugurata dalle più recenti trilogie di Star Wars.

Ecco qui i risultati:

Lo Hobbit

Il Signore degli Anelli

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Patato

Ci sono due libri che rileggo regolarmente ogni anno. Il primo è lo Hobbit, per il quale nutro un amore incondizionato, il secondo è the Martian, conosciuto anche come Sopravvissuto.

È un romanzo fanta-scientifico (nel senso che c'è molto spazio, ma ancora di più scienza, chimica e fisica) di Andy Weir del 2011, dal quale quattro anni dopo è stato tratto un discreto film diretto da Ridley Scott (Alien, Blade Runner).

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Definizione di OLOCAUSTO:

Oggi, oltre 80 anni dopo lo sterminio da parte dei nazisti, il numero complessivo degli ebrei è ancora inferiore a quello del 1939.

Fonte

Lo Hobbit italiano del 1937

A quanto pare, ultimamente sono un pochino ossessionato dalle prime edizioni dello Hobbit. Dopo aver acquistato la prima italiana, il facsimile della prima inglese e la seconda inglese, mi è venuta un'idea.

Come sappiamo, qui da noi il romanzo di J.R.R. Tolkien è arrivato con un ritardo di 36 anni. In questo lungo arco di tempo l'autore ha apportato alcune modifiche e correzioni, in particolare in prossimità della pubblicazione del Signore degli Anelli, per rendere gli eventi più coerenti tra loro. Pertanto noi italiani non abbiamo mai avuto modo di leggere la primissima stesura.

Fino a oggi.

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L'unico, vero, inimitabile, Astrolabio

Doverosa premessa

Qui in Italia Tolkien ha sempre diviso. Nei primi anni dalla pubblicazione delle sue opere, lo scontro era principalmente politico; chi diceva che era un romanzo di destra, chi diceva che non lo era, e giù a darsi bastonate. Poi, col tempo, gli animi si sono placati e abbiamo avuto un periodo relativamente tranquillo nel quale ci si limitava a leggere e a apprezzare i suoi capolavori. Da un paio di anni a questa parte è però sorto un nuovo contrasto, che riguarda la vecchia e la nuova traduzione, e le modalità che hanno portato a uno scontro prima verbale e poi legale tra le parti in causa. Personalmente ho sempre evitato tutte queste polemiche, che ritengo inutili e sterili: Mi piace Tolkien, leggo Tolkien. Punto.

La mia collaborazione con l'Associazione Italiana Studi Tolkieniani si è limitata a un piccolo scherzo, che trovavo simpatico e intrigante, così come tutto il progetto che c'è dietro.

Ho naturalmente le mie opinioni per quanto riguarda le due traduzioni, che sono solo mie e al di sopra di tutto il rumore che leggo online.

Queste riproduzioni sono da considerarsi un omaggio alla prima traduzione del Signore degli Anelli, che è il libro con cui sono cresciuto. Nel malaugurato caso (mi auguro solo frutto di mie preoccupazioni infondate) qualcuno possa ritenersi offeso, si sappia non era assolutamente mia intenzione. Per me è una semplice e sincera manifestazione d'amore per una traduzione che adoro.

Poco più di un anno fa, all'incirca ai primi di Marzo 2020, ho intrapreso un progetto titanico e segretissimo. Oggi i tempi sono maturi per poterne parlare (o per finire dietro le sbarre, vediamo…).

Introduzione

Ho perso il conto di quante volte abbia finora nominato la "prima edizione" italiana del Signore degli Anelli in questo blog, per cui non andrò per le lunghe: Nel 1967 la casa editrice Astrolabio ha portato il romanzo in Italia e ne ha messo in commercio la prima parte, con l'intenzione di completare l'opera pubblicando le due rimanenti entro l'anno successivo. Lo scarso successo di vendite ha decretato la fine del progetto. In seguito tutti i diritti della traduzione sono stati donati a Rusconi e sappiamo tutti come è andata a finire.

Ho cercato questo libro in lungo e in largo, perché la prima traduzione era abbastanza differente da quella moderna (maggiori informazioni qui) e volevo leggerla. Purtroppo è molto raro (si parla di circa 4-500 copie prodotte) e costosissimo (migliaia di euro per una copia in buono stato) per cui le probabilità che potessi ritrovarmene uno tra le mani erano parecchio esigue, per non dire nulle. Stavo già valutando l'idea di recarmi in una delle tre biblioteche di Roma che ne possiedono una preziosa copia — anche se non ero certo mi avrebbero permesso di toccarla — quando si è presentata, quasi per caso, la grande occasione.

Ho conosciuto un paio di collezionisti disposti a farmi avere gli scan di tutte le pagine. A dire il vero non erano proprio scan, ma fotografie, scattate alla buona e in condizioni di luce precaria (d'altra parte un libro così non è che puoi infilarlo dentro uno scanner); ma a caval donato non si guarda in bocca.

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Aggiornamento: componente arrivato e sostituito, ora funziona nuovamente tutto. Buon pesce d'Aprile 2021. :)

Oopsie Zippo

Ci sono oggetti, nella nostra vita quotidiana, che sembrano fatti per essere maneggiati. Indipendentemente dalla loro funzione, o dal bisogno che ne abbiamo in un determinato momento, il solo toccarli ci provoca piacere. O, perlomeno, lo provoca a me.

Non riesco a guardare un film, una serie TV o un filmato Youtube senza avere qualcosa tra le mani da spippolare (battute su quando guardo PornHub in 3… 2… 1…). Può essere una moneta, un dado, la fighissima medaglia a forma di ingranaggio della limited edition di Gears of War, il cubo di Rubik, un fidget spinner in bronzo… o un accendino.

Ho sempre amato gli Zippo.

Pur non fumando.

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Pocket Mathom

Nei tre anni in cui è uscita al cinema la trilogia sullo Hobbit di Peter Jackson (della quale ho parlato ampiamente qui e qui), ho completamente ignorato qualsivoglia informazione a riguardo (franchise compreso).

Non l'ho fatto naturalmente per timore di spoiler — d'altra parte lo Hobbit lo rileggo almeno una volta all'anno — ma perché mi piace lasciarmi travolgere dalle emozioni tutte insieme. Tanto per dire, i primi due film li ho guardati solo la sera prima dell'uscita nelle sale del terzo capitolo.

In questo modo mi sono perso tante chicche interessanti, che ho dovuto andare a recuperare svariati anni dopo (non avevo preso molto bene l'opera di Jackson, quindi l'avevo disconosciuto per qualche tempo).

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Una calda coperta per Bilbo

Non è calda e non è neppure una coperta, ma mi piacciono i titoli d'effetto. :)

Quando Adelphi, quasi 50 anni fa, ha pubblicato la prima edizione italiana dello Hobbit, apparentemente la qualità dei materiali non è stata la sua principale preoccupazione.

È un libro che si presenta piuttosto povero, benché appartenesse (e appartiene tuttora, visto che dal 1973 continua a essere stampato in questa veste) alla collana deluxe dell'azienda.

La copertina e (soprattutto) il dorso della mia edizione risultano alquanto disastrati, non tanto per l'integrità strutturale del volume, ma per il fatto che quello specifico cartoncino sembra essere molto sensibile al passare del tempo: ha infatti la tendenza a macchiarsi e a imbrunire facilmente, al semplice contatto con la luce. Non essendo un chimico, le mie sono naturalmente soltanto supposizioni; non so a quali torture può averlo sottoposto il precedente proprietario, però non mi è mai capitato di trovare in vendita copie, non dico perfette, ma che non presentassero analoghi problemi di scurimento.

Ho quindi deciso, fin da subito, di fabbricare una sorta di protezione intorno al libro, che gli consentisse però di "respirare".

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