Dello spettral Leviatano

Risolsi alfine il rivendicar aggraziato calco del munifico tomo Moby Dick o la balena, originato dal prolifico Melville H. e quivi trasposto nel di noi italico idioma dal considerato professor Fatica O.

Innumerevoli stagioni han ravveduto il mio cor bramar suddetta capodopera — innegabilmente nella contratta compagine dei miei prediletti — poiché il desìo del disporre sulle scansie della mia propria biblioteca trascrizione d’ogni opera a me cara, è senz'altro fonte di copioso appagamento.

Componimento, peraltro, del quale non serbo memoria di individui a me prossimi o lontani che abbiano conseguito la gravosa impresa di portarne a termine la lettura.

A onor di lealtà, già mi procacciai per lecite vie l'evanescente informatica pubblicazione dello stesso; pur tuttavia essa non somministrò al presente adeguata gaiezza: talune atmosfere di arcaica quotidianità marinaresca, quale la balsamica fragranza della salsedine o l'aroma del legname avvizzito dall'astro, suggeriscono la corporeità di un manufatto concreto per poterne appieno apprezzare la proteiforme sapidità.

Ma ahimè, maligna fu la sorte nei riguardi di questa sventurata anima mortale!

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Patato

Ci sono due libri che rileggo regolarmente ogni anno. Il primo è lo Hobbit, per il quale nutro un amore incondizionato, il secondo è the Martian, conosciuto anche come Sopravvissuto.

È un romanzo fanta-scientifico (nel senso che c'è molto spazio, ma ancora di più scienza, chimica e fisica) di Andy Weir del 2011, dal quale quattro anni dopo è stato tratto un discreto film diretto da Ridley Scott (Alien, Blade Runner).

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Lo Hobbit italiano del 1937

A quanto pare, ultimamente sono un pochino ossessionato dalle prime edizioni dello Hobbit. Dopo aver acquistato la prima italiana, il facsimile della prima inglese e una autentica seconda inglese, mi è venuta un'idea.

Come sappiamo, qui da noi il romanzo di J.R.R. Tolkien è arrivato con un ritardo di 36 anni. In questo lungo arco di tempo l'autore ha apportato alcune modifiche e correzioni, in particolare in prossimità della pubblicazione del Signore degli Anelli, per rendere gli eventi più coerenti tra loro. Pertanto noi italiani non abbiamo mai avuto modo di leggere la primissima stesura.

Fino a oggi.

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L'unico, vero, inimitabile, Astrolabio

Doverosa premessa

Qui in Italia Tolkien ha sempre diviso. Nei primi anni dalla pubblicazione delle sue opere, lo scontro era principalmente politico; chi diceva che era un romanzo di destra, chi diceva che non lo era, e giù a darsi bastonate. Poi, col tempo, gli animi si sono placati e abbiamo avuto un periodo relativamente tranquillo nel quale ci si limitava a leggere e ad apprezzare i suoi capolavori. Da un paio di anni a questa parte è però sorto un nuovo contrasto, che riguarda la vecchia e la nuova traduzione, e le modalità che hanno portato a uno scontro prima verbale e poi legale tra le parti in causa. Personalmente ho sempre evitato tutte queste polemiche, che ritengo inutili e sterili: Mi piace Tolkien, leggo Tolkien. Punto.

La mia collaborazione con l'Associazione Italiana Studi Tolkieniani si è limitata a un piccolo scherzo, che trovavo simpatico e intrigante, così come tutto il progetto che c'è dietro.

Ho naturalmente le mie opinioni per quanto riguarda le due traduzioni, che sono solo mie e al di sopra di tutto il rumore che leggo online.

Queste riproduzioni sono da considerarsi un omaggio alla prima traduzione del Signore degli Anelli, che è il libro con cui sono cresciuto. Nel malaugurato caso (mi auguro solo frutto di mie preoccupazioni infondate) qualcuno possa ritenersi offeso, si sappia non era assolutamente mia intenzione. Per me è una semplice e sincera manifestazione d'amore per una traduzione che adoro.

Poco più di un anno fa, all'incirca ai primi di Marzo 2020, ho intrapreso un progetto titanico e segretissimo. Oggi i tempi sono maturi per poterne parlare (o per finire dietro le sbarre, vediamo…).

Introduzione

Ho perso il conto di quante volte abbia finora nominato la "prima edizione" italiana del Signore degli Anelli in questo blog, per cui non andrò per le lunghe: Nel 1967 la casa editrice Astrolabio ha portato il romanzo in Italia e ne ha messo in commercio la prima parte, con l'intenzione di completare l'opera pubblicando le due rimanenti entro l'anno successivo. Lo scarso successo di vendite ha decretato la fine del progetto. In seguito tutti i diritti della traduzione sono stati donati a Rusconi e sappiamo tutti come è andata a finire.

Ho cercato questo libro in lungo e in largo, perché la prima traduzione era abbastanza differente da quella moderna (maggiori informazioni qui) e volevo leggerla. Purtroppo è molto raro (si parla di circa 4-500 copie prodotte) e costosissimo (migliaia di euro per una copia in buono stato) per cui le probabilità che potessi ritrovarmene uno tra le mani erano parecchio esigue, per non dire nulle. Stavo già valutando l'idea di recarmi in una delle tre biblioteche di Roma che ne possiedono una preziosa copia — anche se non ero certo mi avrebbero permesso di toccarla — quando si è presentata, quasi per caso, la grande occasione.

Ho conosciuto un paio di collezionisti disposti a farmi avere gli scan di tutte le pagine. A dire il vero non erano proprio scan, ma fotografie, scattate alla buona e in condizioni di luce precaria (d'altra parte un libro così non è che puoi infilarlo dentro uno scanner); ma a caval donato non si guarda in bocca.

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Una calda coperta per Bilbo

Non è calda e non è neppure una coperta, ma mi piacciono i titoli d'effetto. :)

Quando Adelphi, quasi 50 anni fa, ha pubblicato la prima edizione italiana dello Hobbit, apparentemente la qualità dei materiali non è stata la sua principale preoccupazione.

È un libro che si presenta piuttosto povero, benché appartenesse (e appartiene tuttora, visto che dal 1973 continua a essere stampato in questa veste) alla collana deluxe dell'azienda.

La copertina e (soprattutto) il dorso della mia edizione risultano alquanto disastrati, non tanto per l'integrità strutturale del volume, ma per il fatto che quello specifico cartoncino sembra essere molto sensibile al passare del tempo: ha infatti la tendenza a macchiarsi e a imbrunire facilmente, al semplice contatto con la luce. Non essendo un chimico, le mie sono naturalmente soltanto supposizioni; non so a quali torture può averlo sottoposto il precedente proprietario, però non mi è mai capitato di trovare in vendita copie, non dico perfette, ma che non presentassero analoghi problemi di scurimento.

Ho quindi deciso, fin da subito, di fabbricare una sorta di protezione intorno al libro, che gli consentisse però di "respirare".

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Sopracoperte à gogo

Questo articolo contiene una serie di sopracoperte che ho creato e fatto stampare presso la mia tipografia di fiducia nel corso degli anni. Qualcuna ha un articolo dedicato, qualcuna no; perché probabilmente non c'era molto da dire in merito.



Sopracoperte in scala

Appartengono a questo gruppo i facsimili delle sopracoperte originali. Una volta stampate, calzano sul relativo libro come un guanto.

The Hobbit – George Allen and Unwin (1959 e 1961)

Seconda edizione UK

La riproduzione della sopracoperta della seconda edizione inglese dello Hobbit (undicesima e dodicesima impression). L'ho utilizzata per vestire il mio secondo tesssoro (e quello di un amico), che ne era sprovvisto.

È stampata su un cartoncino opaco a 150g, come l'originale.

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La prima edizione del Signore degli Anelli

Sì ok, la prima apparizione del Signore degli Anelli si è rivelata ai lettori del nostro paese con le sembianze dell'Astrolabio; ma, dal momento che conteneva soltanto i primi due libri1Chiariamo questo punto perché può risultare un po' ambiguo: le vicende narrate nel Signore degli Anelli sono suddivise in sei parti (libri). Nelle edizioni in tre volumi, ognuna ne contiene due. non è mai stata considerata completa. Quindi l'edizione Rusconi del 1970 può a buon diritto definirsi la "prima vera edizione italiana".

Ho sempre adorato questo grosso tomo, la cui particolarità è il dualismo nella colorazione: il lato frontale è bianco, quello posteriore nero, quasi a rappresentare l'epico scontro tra le forze del bene e quelle del male che si svolge all'interno della storia.

L'immagine fa un po' schifo ma non sono riuscito a trovarne una migliore. È un volume molto timido, che si fa vedere poco in giro e, quelle poche volte, non viene mai fotografato come meriterebbe.

Al momento i prezzi delle opere di Tolkien stanno subendo una bolla speculatoria senza precedenti. A seguito della causa legale che ha portato Bompiani a sostituire la traduzione di Vittoria Alliata con quella di Ottavio Fatica (qui puoi leggere qualche informazione in più) il costo di tutti i suoi libri, a torto o a ragione, è schizzato alle stelle.

Per questo motivo ho deciso di tirare i remi in barca e lasciar passare la tempesta, in attesa di tempi migliori per recuperare i libri nella mia wishlist.

Non mi è però passata la voglia di sperimentare. Ho pertanto deciso di riprodurre questa iconica copertina, ad opera del grande Piero Crida, e applicarla a una differente edizione un po' meno pregiata che ho nella mia libreria.

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Il mio secondo tesssoro!

Oops!… I Did It Again

Credo che non avrò mai le possibilità economiche, o la follia, o il permesso di Mian, o il coraggio di acquistare una prima edizione inglese dello Hobbit, pubblicata nel lontano 1937 in sole 1.500 copie1Molte delle quali sono andate perdute nel tempo e in un grande incendio nel magazzino di Allen & Unwin. :(

Dovrò accontentarmi e farmi andar bene la mia facsimile edition, che non sarà del tutto originale, ma ne è una copia esatta al 100% 95%.

E allora? E allora, dopo la prima italiana di alcuni mesi fa, mi sono comprato una seconda edizione, originale, inglese. Si tratta di una dodicesima impression del 1961, per cui non propriamente rarissima (anche se ne sono state stampate solo 2.500 copie), ma, ehi, è pur sempre una seconda edizione!2Una piccola curiosità: questo libro è una seconda edizione perché c'è scritto nella pagina delle informazioni (vedi sotto). Ma, parlando recentemente con un collezionista inglese, alcuni ritengono che è possibile anche definirla una "prima edizione, dodicesima impression".
Sinceramente mi sembra una forzatura (leggi → cazzata), però è anche vero che la impression (una sorta di ristampa) si riferisce sempre alla prima edizione.

Potrei dire semplicemente "ho una dodicesima impression" oppure, se devo proprio aggiungere questo termine perché suona figo, sarebbe forse più corretto dire una "ottava impression della seconda edizione".

O forse no.

La verità è che le case editrici inglesi un tempo facevano dei casini assurdi. :D

Ma perch… ma com… ma se avevi det…EH LO SO! L’avevo detto.

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