
In questi giorni ho rimesso mano alla vecchia mappa della Terra di Mezzo Minimal che avevo disegnato un po’ per scherzo quasi tre anni fa, mentre stavo realizzando la Watercolor.
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In questi giorni ho rimesso mano alla vecchia mappa della Terra di Mezzo Minimal che avevo disegnato un po’ per scherzo quasi tre anni fa, mentre stavo realizzando la Watercolor.
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Possiedo una discreta collezione di oggetti/gadgets in metallo, tra cui numerosi lucchetti, che spesso faticano a trovare posto su mensole e all’interno di vetrine espositive. Mi affascinano in particolare i meccanismi a combinazione, ma annovero nella mia raccolta anche diverse chiavi. Nel presente articolo, desidero presentartene tre in dettaglio, tutte strettamente connesse alla Terra di Mezzo. Al momento le conservo di fronte ai libri di Tolkien, ma confido di trovare presto per loro una collocazione espositiva più dignitosa.
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Nel corso degli ultimi dieci anni ho realizzato così tanti libri cartacei che stento io stesso a crederci. Alcuni (a mio giudizio) belli o utili, qualcuno di discutibile fattura e, infine, altri che meritano a malapena – o punto – di essere menzionati. Ciononostante, in ognuno di loro ho profuso grande impegno e passione. Alcuni li posso vendere, altri (per evidenti ragioni di copyright) no.
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In te c’è più di quanto tu creda, figlio dell’Occidente gentile. Ci sono coraggio e saggezza, dosati in giusta misura. Se fossero più numerosi tra noi coloro che preferiscono il mangiare, il ridere e il cantare all’accumulare oro, questo mondo sarebbe più lieto.
Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien

TL;DR: una traduzione accurata? Sì. Mi piace? No.1“TL;DR” in inlgese significa “[articolo] troppo lungo, non l’ho letto”. In sostanza è un velocissimo riassunto per chi è troppo pigro per sbattersi.
In questi giorni Bompiani ha pubblicato una nuova traduzione dello Hobbit di J.R.R. Tolkien. La precedente, a opera di Elena Jeronimidis Conte (da questo momento E.J.C.), risaliva al 1973 ed era stata parzialmente revisionata da Caterina Ciuferri agli inizi del nuovo millennio.
Dopo che la più recente edizione del Signore degli Anelli di Ottavio Fatica aveva ridefinito buona parte della nomenclatura, era solo una questione di tempo prima che si corresse a uniformare anche il fratellino minore. Così è stato (più o meno).
Ho diviso questa lunga recensione in due grandi sezioni: una visione oggettiva, dove ho cercato di analizzare il nuovo approccio editoriale senza lasciarmi condizionare dal mio parere personale, e una nella quale il mio punto di vista emotivo corre a briglia sciolta.
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I libri classici non necessitano di nuove traduzioni. Sono stati localizzati nella nostra lingua decine di anni fa, qualcuno addirittura secoli fa, e la loro lettura continua a donare meraviglia a prescindere dall’inevitabile evoluzione (o, nel caso della nostra era, involuzione) che una lingua subisce nel corso del tempo.
È difficile trovare qualche bel racconto che sia stato tradotto male. Non impossibile, eh… per esempio Peter Pan è un supplizio da leggere – principalmente perché tutto è stato trasposto alla lettera, anche proverbi e modi di dire tipicamente inglesi che qui da noi suonano sconosciuti. Però alla fine Peter Pan non è un grande libro (anzi, a dirla tutta è anche piuttosto inquietante e disturbante), e non è nemmeno più un classico, visto che nell’immaginario popolare il personaggio e la sua storia hanno assunto connotazioni decisamente (più) positive grazie soprattutto al lavoro di epurazione svolto da Walt Disney.
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Tutte le copie della Cronologia sono state consegnate ai rispettivi nuovi proprietari e non ne ho più a disposizione.1Terminate queste non ne realizzerò mai più altre (perlomeno in questa forma), perché richiedono troppo tempo e troppo lavoro; e anche troppe monete d’oro per via della stampa multipla (leggi sotto).

Se sei comunque interessato ad averne una copia, contattami perché mi sono venute alcune idee per poterla stampare in un formato leggermente differente ma più semplice da realizzare.

Allora, il progetto è nato in questo modo: da svariato tempo valutavo l’idea di realizzare dei segnalibri con una piccola timeline degli eventi importanti accaduti nella Terra di Mezzo, durante il periodo in cui sono ambientati i due libri più celebri di Tolkien.
Solo… che cosa si può mettere in pochi centimetri di carta? Praticamente niente. Ho pertanto pensato a una striscia molto più lunga, magari piegata a fisarmonica, in cui far stare tutto.
Ho preso la cronologia della Terra di Mezzo che avevo realizzato con la Supermappa e l’ho resa ancora più completa per includere curiosità del tipo in quale data Frodo e Sam entrano a Mordor? Oppure in quale giorno Bilbo trova l’Anello?
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Quando alcuni anni fa Bompiani ha pubblicato – dopo decenni di ingiustificabile ritardo – una nuova edizione dell’Atlante della Terra di Mezzo di Karen Wynn Fonstad, ho fatto i salti di gioia. Possedevo soltanto l’edizione inglese, e quella italiana degli anni ’90 aveva già raggiunto prezzi a tre cifre sul mercato dell’usato; era quindi decisamente al di fuori del mio concetto di “ragionevole”.
La doccia fredda è stata scoprire che gli unici cambiamenti apportati riguardavano il passaggio dalla nomenclatura classica Alliata/Principe alla nuova traduzione di Ottavio Fatica, oltre a qualche piccolo dettaglio minore sulle informazioni geologiche.
Le mappe sono state (nuovamente) lasciate in inglese, con tutta la scomodità che ciò comporta, specialmente se si prova a mantenere la corrispondenza con le complesse informazioni testuali che le accompagnano.
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In poco più di tre anni e mezzo ho disegnato centinaia di mappe, perlopiù ispirate alle opere di J.R.R. Tolkien. Non è mai stato un lavoro, in primo luogo perché è un’attività che mi diverte, e secondo perché, se avessi voluto far soldi, avrei scelto sistemi più semplici e meno impegnativi (e, di sicuro, non protetti da copyright). Non è stato nemmeno un hobby, perché un hobby solitamente te lo porti dietro per tutta la vita, e te lo godi sdraiato comodamente su un divano.
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Gli anni che sto passando su questo blog (sono ormai più di venti!) si stanno rivelando molto prolifici. Ho realizzato tanti progetti, alcuni strampalati, alcuni più utili e concreti. Ma tutti mi hanno regalato soddisfazioni e divertimento.
Voglio dedicare loro un piccolo articoletto, che racchiuderà le tappe più rilevanti. Non includerò tutto, per esempio lascerò fuori tutte le mie modifiche ai set LEGO1Per quelle basta selezionare il tag LEGO., le svariate watchface che ho creato per il mio smartwatch2Se ti interessano, sono qui. o le opere minori, come il Contrattino da Scassinatore3Qui. e simili.
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Dopo tanto tempo ho rimesso mano alla mappa di Christopher, migliorando qualche cosina qui e là, ma soprattutto creando due nuove varianti (stessa cosa per la mappa del Beleriand. :)
Quando J.R.R. Tolkien ha pubblicato per la prima volta Il Signore degli Anelli, lo ha corredato di tre splendide mappe disegnate dal figlio Christopher. La prima è quella della Contea, la seconda copre le regioni di Rohan, Gondor e Mordor. La più famosa, quella che ritrae la Terra di Mezzo in tutto il suo splendore, è stata realizzata in fretta e furia (in circa 24 ore) nel 1953 a causa di ritardi e tempi di pubblicazione strettissimi.
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Adesso che penso di aver praticamente terminato tutte le mappe che volevo realizzare, ogni tanto mi spremo il poco cervello che ho su come renderle più stimolanti e creative. Un pensiero che da qualche tempo mi ronzava in testa era l’idea di farci un puzzle.
Ho scoperto che Ravensburger, azienda leader per questo genere di passatempi, ha da qualche tempo un apposito sito web per creare puzzle personalizzati utilizzando le proprie foto. I prezzi non sono popolari – proprio per niente – ma, a pensarci bene, non è che se ne ordina uno al giorno; si tratta di qualcosa di speciale, come la foto di un momento felice coi propri cari, che verrà appeso alla parete come un quadro prezioso. Quindi il prezzo un po’ salato ci sta.
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Quando con l’aiuto di alcuni amici, e dopo sei mesi di duro lavoro, ho realizzato una copia fedele dello storico Astrolabio (la prima incarnazione italiana del Signore degli Anelli), il materiale che avevo a disposizione era di pessima qualità. Grazie agli immensi sforzi di un collezionista, che si è preso la briga di fotografare ogni singola pagina del libro, siamo riusciti a ricostruire e digitalizzare il testo originale.
Per quanto riguarda i disegni, ovvero la porta di Moria, la scritta dell’Anello, le rune di Gandalf e l’epitaffio sulla tomba di Balin, li ho recuperati da altri volumi di Tolkien, tanto sono identici. Le mappe, invece, le ho dovute ridisegnare, partendo da quelle originali e scrivendo io stesso i nomi italiani, perché la qualità delle foto era così bassa che non è stato possibile recuperare alcunché.
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Nel prologo dello Hobbit, Tolkien ci insegna che, in tutte le mappe dei Nani, la punta superiore della rosa dei venti indica l’Est, anziché il Nord. Quindi se, volessimo confrontarle coerentemente con le altre cartografie di Uomini ed Elfi, dovremmo ruotarle di 90° in senso orario.


Mentre girovagavo qui e là sul web in cerca di ispirazione, mi sono imbattuto in questa mappa della Terra di Mezzo che non avevo mai visto prima:
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Alcuni giorni fa ho sostituito il vecchio citofono con un dispositivo Ring Doorbell. Dopo aver testato svariate alternative negli ultimi anni, non gli avrei dato due lire; e invece devo ammettere che funziona molto bene. Dovendo coprire il buco del precedente inquilino elettronico, ho utilizzato un pannellino di legno. Al che mi è venuta un’idea: perché non incidere i nomi con qualche tecnica pirografica? Il problema è che non so assolutamente niente a riguardo e, peggio ancora, non ho alcuno strumento per farlo.
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Si narra che, durante l’interminabile regno del terribile drago Smaug, le ormai fredde e polverose sale del regno di Erebor, precedente dimora del glorioso Re sotto la Montagna, traboccassero di tesori. Sfavillanti gemme preziose, ragguardevoli diamanti incastonati in sfarzosi gioielli, scintillanti coppe dei metalli più nobili, impareggiabili armature di pregiato Mithril; e una quantità spropositata di monete, d’oro, d’argento e di rame.
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Ad arricchire la mia modesta collezione di libri di e sullo Hobbit ci sono numerose copie in lingua straniera. Oltre chiaramente a quelle inglesi, ne posseggo alcune in latino, ucraino, russo e giapponese. Tendenzialmente cerco di evitare idiomi che non sono in grado di comprendere (quello in latino, Hobbitus Ille, dovrebbe essere alla mia portata, gli altri no), a meno che non appartengano a edizioni così visualmente meravigliose da non riuscire a trattenermi.
Durante la mia recente visita in Asia mi sono imbattuto in due di queste eccezioni: Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin e lo Hobbit Annotato da Douglas A. Anderson, entrambe in ideogrammi cinesi.1Non è propriamente corretto definire i caratteri cinesi “ideogrammi”, ma suona bene e lo lascio. :)
Lo Hobbit illustrato già lo conoscevo, e mi ero imposto di recuperarlo da qualche parte, ma le poche volte che compariva su Ebay aveva prezzi molto prossimi ai 200 euro che non ero disposto a spendere. Entrando in un vecchio negozietto di libri, in un paesino disperso tra le foreste della Malesia cosa mi trovo di fronte? Esatto, proprio lui. Mio!
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Nel 1964 la rivista The New Princess and Girl riuscì a convincere J.R.R. Tolkien a realizzare una versione ridotta del suo primo romanzo ambientato nella Terra di Mezzo, lo Hobbit.
The New Princess and Girl è stata una pubblicazione a cadenza settimanale per ragazzine inglesi (una sorta di Cioè, per intenderci), pubblicata tra il 30 gennaio 1960 e il 16 settembre 1967 da Fleetway Pubblications.

Fino a quel momento i testi ufficiali dello Hobbit e del Signore degli Anelli sono sempre stati gelosamente custoditi e supervisionati dal proprio autore e, in seguito, dal figlio Christopher; nessun’altra versione modificata delle sue opere è mai più stata autorizzata. Si tratta dunque di un caso unico nella storia editoriale del prolifico scrittore inglese.
Il testo della rielaborazione è stato accompagnato da ben 83 illustrazioni realizzate da Ferguson Dewar, un apprezzato disegnatore professionista specializzato in fumetti e pubblicità. Nelle intenzioni iniziali le tavole sarebbero dovute essere a colori come tradizione di tutte le storie pubblicate dalla rivista; ma questo non avvenne mai e i disegni rimasero in bianco e nero. Tolkien stesso si incaricò di suggerire piccoli cambiamenti all’illustratore. Per esempio voleva la figura di Gandalf un po’ più seria (si possono notare i cambiamenti rispetto all’inizio negli ultimi episodi) e si assicurò personalmente che Gollum non venisse “ritratto come un mostro”.
Naturalmente questi disegni sono molto differenti rispetto a quelli classici di Alan Lee, John Howe, Michael Hague o Jemima Catlin. Bisogna però considerare che il target della rivista erano ragazzine dagli 8 ai 12 anni, pertanto dovevano risultare un po’ fumettose. Il tratto di Dewar, quasi caricaturale, si avvicina molto a quello di António Quadros.
Uscirono in tutto 15 episodi, di due pagine ciascuno. In seguito l’intera opera artistica di Dewar venne messa in vendita su Ebay una decina di anni fa e si è persa all’interno delle collezioni private.
Nel 2019 Neil Holford, del sito web www.tolkienbooks.net, è riuscito a recuperare tutto il materiale e a organizzarlo in una mostra in occasione dell’esibizione Tolkien 2019, tenutasi a Birmingham tra il 7 e l’11 agosto dello stesso anno.
Col mio amico Valmer, costante compagno di numerose avventure editoriali, ho acquistato da una biblioteca inglese gli scan della rivista originale. Tramite OCR abbiamo recuperato il testo, lo abbiamo impaginato, abbiamo processato le immagini e realizzato un piccolo volume contenente questa preziosa rielaborazione dello Hobbit.
Il libro è interamente in inglese, abbiamo preferito non tradurlo (per il momento) per poterne apprezzare le modifiche rispetto all’originale.

Alcuni mesi fa ci siamo lasciati con un articolo nel quale parlavo approfonditamente dei virtual challenge, ovvero quelle sfide personali in cui si immagina di scalare l’Everest, oppure percorrere tutta la lunghezza della Grande Muraglia Cinese, ma senza farlo per davvero. Si macina la stessa distanza ma col proprio ritmo e i propri tempi, inserendo i chilometri all’interno di un’applicazione e ricevendo piccole gratificazioni virtuali e reali.
Perché fare qualcosa di finto e non organizzare un vero viaggio? Pigrizia, economia, comodità. Alla fine quello che conta è tenersi in forma e, se si riesce a farlo in modo divertente, perché no?
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