«Non sa chi sono io» funziona ancora

Mi ricordo di quando s'isolava a ripetizione il telefono della mia abitazione. Passavo intere giornate al bar sottocasa a conversare nervosamente con la segreteria preregistrata del 182. Dopo 24 ore la linea tornava attiva, ma la cosa durava poco e il dì successivo daccapo a digitare e protestare e così via per un mesetto. Fin quando non mi convinco a bussare all'ufficio competente dove un usciere mi spiega che l'utente non può entrare ma se c'ha qualcosa da reclamare deve consultare il 182. E' lì, di fronte al fatidico e granitico 'comma 22' (quello del paradosso tipo: non puoi avere diritto all'accesso se prima non hai il permesso ma il permesso ti viene concesso solo oltre la porta d'ingresso), è lì che ho avuto l'illuminazione e ho detto «Sono un giornalista!». Mi si sono spalancati i reticolati di protezione, mi hanno presentato un funzionario il quale si mise a mia totale disposizione per ogni possibile disfunzione telefonica vita natural durante. Ora purtroppo egli è beatamente in pensione.

L'altro giorno ho parcheggiato sotto un cartello che diceva di apporre l'apposito tagliando, essendo la tariffa oraria obbligatoria fino alle 19.30: erano le 19.45 e ho tirato un sospiro di sollievo «Si parcheggia a sbafo!». Che sorpresa nel trovare una salata multa elevata alle 19:55. Identifico l'ente preposto alla riscossione della contravvenzione e lamento la distrazione avvenuta. Sostengono che potrei impugnare, comunque da parte loro non c'è più niente da fare. Io insisto per verificare e aggiungo «Sono un giornalista!». L'effetto desiderato è assicurato, chiedono un mio recapito e in breve fanno l'accertamento in loco e mi comunicano che in effetti c'è stato un errore di collocazione del cartello (dato che in quella zona il termine della prescrizione era tarato sulle 23), mi danno il numero di matricola di chi s'è occupato della mia segnalazione, nome e cognome dell'ufficiale che ha accertato la contravvenzione in modo che mi possa cautelare e non versare l'ammontare di 60.600 lire, altrimenti sarebbe molto più complicato.

Arrivo all'aeroporto con tre minuti di ritardo rispetto alla chiusura della lista di volo (manca ancora circa mezz'ora al decollo), causa interminabile fila sul raccordo e al bancone, e scopro che un'inflessibile signorina ha già dato via il mio posto prepagato da oltre un mese. Vistomi perso, aggiungo «Sono un giornalista!». Scambio concitato di telefonate tra impiegate che gentilmente mi ritrovano un posto disponbile all'imbarco immediato e meritato.

Constatato e appurato che c'è il quarto potere (vedi Orson Welles), il quinto emendamento (vedi Perry Mason), il sesto senso (vedi Bruce Willis), il settimo cavalleggeri, l'ottava meraviglia, la nona di Beethoven, il decimo comandamento, ci dev'essere pure l'undicesimo vaneggiamento del «Lei non sa chi sono io!». Il quale funziona sempre magicamente, anzi consiglio a tutti quanti di ricorrervi proprio nel momento cui ci si sente stritolati da un ingranaggio perverso, dove è evidente l'impossibilità di far valere le proprie ragioni di civiltà. Se lo Stato, l'azienda, lo sportello, il centralinista, l'impiegato, il più infimo graduato, sono tutti disabituati al rispetto del semplice individuo, giacché per inveterata consuetudine italica sono forti con i deboli e deboli con i forti, allora a noi non resta che vendicare i piccoli torti, invertire le sorti, e millantare per farci ascoltare. Siamo tutti giornalisti!

A proposito, io non sono affatto giornalista, sono un povero cristo di artista cui tocca ricorrere a mezzucci. Malcostume mezzo gaudio? O no?

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