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L’Atlante degli Hobbit

Nota

Come avrai notato seguendo il mio blog, nel corso degli anni ho scritto numerosi articoli per ogni singola mappa o libro che ho realizzato. Tutte le volte che apportavo modifiche importanti preferivo raccontarle in un nuovo post, anziché aggiornare il precedente. Così, col tempo, i progetti si sono evoluti e arricchiti di dettagli, mentre i vecchi contenuti sono rimasti sparsi e un po’ dimenticati, spesso forieri di confusione.

Questo articolo ne fonde tre insieme, ovvero le tre edizioni finora rilasciate di questo meraviglioso companion.

Quando alcuni anni fa Bompiani ha pubblicato, dopo decenni di ingiustificabile ritardo, una nuova edizione dell’Atlante della Terra di Mezzo di Karen Wynn Fonstad, ho fatto i salti di gioia. Possedevo soltanto l’edizione inglese, e quella italiana degli anni ’90 aveva già raggiunto prezzi a tre cifre sul mercato dell’usato; era pertanto al di fuori del mio concetto di “ragionevole”.

La doccia fredda è stata scoprire che gli unici cambiamenti apportati riguardavano il passaggio della nomenclatura da quella classica Alliata/Principe alla nuova traduzione di Ottavio Fatica, e qualche altro piccolo dettaglio minore riguardante le informazioni geologiche.

Le mappe sono state (nuovamente) lasciate in inglese, con tutta la scomodità che ciò può comportare, specialmente se si prova a mantenere la corrispondenza con le complesse informazioni testuali che le accompagnano.

Il video

Siccome questo sarà un articolo molto lungo e articolato, probabilmente ti farà più piacere capire subito di cosa tratterà, con un altrettanto elaborato video di una ventina di minuti per conoscere le principali caratteristiche del mio Atlante. Tieni però presente che il video mostra una versione meno recente del volume (per esempio utilizzava la nomenclatura di Fatica come principale, scelta che ho invertito nell’ultima edizione):

Bene, ora possiamo addentrarci nei dettagli più complessi…

Basta!

Me lo rifaccio da solo, e traduco tutte le mappe!

Io

E così ho fatto. Più o meno.

Per cominciare mi servivano le tavole originali, ma non sono riuscito in alcun modo a reperire i file digitali delle immagini del libro. Si possono trovare all’interno dell’ebook inglese, ma sono così compresse da risultare inutilizzabili per la stampa. Mi sono pertanto dovuto rimboccare le maniche e adottare mio malgrado il metodo classico. Ma di questo parlerò più approfonditamente al termine dell’articolo.

Veniamo al libro…

Mi ero dato un anno e mezzo come tempo limite per realizzare il progetto, e un anno e mezzo è stato (almeno per la prima edizione). Cioè, non c’ho lavorato per un anno e mezzo perché, durante la lavorazione, ho incontrato numerose problematiche che mi hanno ritardato o imposto degli stop forzati. Uno di questi per colpa del vecchio Mac, che non ce la faceva fisicamente a gestire un documento pieno di immagini che, all’atto pratico, occupava svariati Giga di spazio in memoria; e con il suo limitato processore mi imponeva un’attesa di una decina di secondi ogni volta che digitavo una singola lettera. Il Mac Studio mi ha permesso di procedere alla velocità della luce.

Una volta tradotte le mappe, ho dovuto sistemare il testo. Sì, perché, come ho scritto prima, tutto è rimasto invariato dai tempi della prima pubblicazione, compresi alcuni errori nella traduzione originaria, nella semantica di alcune frasi o informazioni ormai superate da studi più recenti: in qualche occasione l’autrice si riferisce a illustrazioni di Tolkien che al momento della stesura del libro non erano ancora state rese pubbliche, ma che oggi sono presenti in numerose raccolte.

Nota: nel proseguo dell’articolo vedrai numerose copertine, perché nell’arco degli anni ho cambiato e rifinito il libro (modificandone anche l’aspetto grafico), e ho infine unito insieme ben tre articoli del sito. Cercherò comunque di far chiarezza tutte le volte che mi sarà possibile.

Il formato

Ho a lungo valutato l’idea di tradurre tutte le tavole del libro, ma ho infine deciso di limitarmi ai due capitoli riguardanti Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (il che significa elaborare comunque 97 tavole!). Il motivo è presto detto: nonostante l’Atlante sia un volume interessantissimo e meriti una obbligatoria lettura da parte di ogni appassionato, la vera utilità – almeno per il sottoscritto – consiste nell’essere un reading companion, ovvero un veloce riferimento durante la rilettura dei due libri.

Era pertanto necessario avesse dimensioni contenute e fosse comodo da consultare. Da qui il nuovo nome, da Atlante della Terra di Mezzo ad Atlante degli Hobbit, e l’inusuale formato orizzontale pseudo-A5, che va a braccetto con i “miei” viaggi di Frodo.

A tal proposito ricordo che il volume ha subìto almeno quattro o cinque stravolgimenti grafici. Inizialmente pensavo di utilizzare lo stesso formato A4 del volume Bompiani, adottando un’impostazione del testo a due colonne:

Uno dei primi layout (poi scartato)

Purtroppo Pages, che è l’equivalente di casa Apple di Microsoft Word, ha un “bug”1Mettiamo subito le cose in chiaro: con Apple non si parla di bug ma di dimenticanze programmatiche. Sono problemi che non verranno mai risolti perché riguardano funzionalità che uso soltanto io e forse un tizio di Caracas. Quando Pages è nato, tantissimi anni fa, l’intenzione era di farne un acerrimo rivale di Word, e implementava gran parte delle sue caratteristiche. Poi Apple c’ha ripensato e ha voluto farne un editor testuale per tutti. È quindi uscita una versione rinnovata, ma senza una marea di funzioni (e alcune, che non sono state rimosse, le hanno lasciate incompiute), e così è rimasto fino a oggi (intendiamoci: è comunque molto potente e mi ci trovo meglio che con Word, a patto di non dimenticare mai i suoi limiti). che non consente una visualizzazione corretta delle colonne. Così ho detto addio alle colonne. L’A4 mi sembrava però troppo grande e ho infine deciso di usare le stesse dimensioni dei Viaggi di Frodo perché è comodissimo da maneggiare e da tenere sotto mano durante la lettura del Signore degli Anelli (è impensabile farlo con l’Atlante perché è immenso).

Infine mi sono detto: “perché non orizzontale?” C’ho pensato un po’ su e ho deciso che sarebbe stato il formato migliore. In questo modo, in una dimensione che è più o meno (un po’ di più a dirla tutta, è una via di mezzo tra A5 e A4) la metà della controparte Bompiani, sono riuscito a farci stare tutto, anche se questo ha comportato un ulteriore lavoro, come riformattare le tavole (e le pagine) in modo differente.

Il mio Atlante a sinistra, quello Bompiani a destra

Però ne è valsa la pena, perché questo sbattimento mi ha portato ad avere tavole più grandi rispetto al volume Bompiani, e anche più “vive”.

Bompiani in alto, mio in basso

Come puoi vedere nel mio Atlante anche i colori sono più vivi, e più vicini a quelli dell’edizione inglese.

In alcuni casi è necessario ruotare il volume di 90°, il che lo fa sembrare un po’ un libro game.2L’avevo fatto anche col volumetto Viaggi. Ma ho organizzato le pagine in modo che la lettura fosse sempre ottimale.

Il vero vantaggio del formato orizzontale lo si nota con le grandi mappe che si estendono su due pagine. Col doppio lato corto del formato A4 dell’Atlante Bompiani, si possono raggiungere soltanto i 40 centimetri di larghezza; Qui viene sfruttato quello lungo, col risultato che arriviamo fino a 48 centimetri (sembra poco, ma hai visto sopra che differenza fa!). Per maggior sicurezza, poiché non è possibile calcolare perfettamente la quantità di margine che va a finire nella rilegatura, ho preferito ripetere parte delle informazioni sulle due pagine: in corrispondenza delle frecce si possono notare due lineette grigie tratteggiate. Bene, unendole virtualmente si ha la mappa completa; tutto ciò che è all’interno è ridondante (ma utile a non perdere alcun dettaglio).

In aggiunta alla traduzione delle illustrazioni grafiche ho implementato una serie di funzionalità che descriverò di seguito in maggior dettaglio.

Le copertine

Finora ho realizzato tre edizioni dell’Atlante degli Hobbit, ognuno con la propria copertina.

Nelle prime due edizioni erano queste:

Non che quelle originali inglesi e quella italiana (che peraltro presenta un orientamento errato della mappa) fossero bellissime, eh. Volevo inserire la mappa di Christopher perché trovo che il contrasto del rosso e del nero su fondo bianco sia molto d’impatto. Poi, siccome sto già entrando nell’atmosfera natalizia, ho aggiunto il dorso di colore rosso. Le alette blu sono venute da sole (più azzurrine nella prima edizione e più scure nella seconda). Sarebbero dovute essere rosse anche loro ma, per distinguerle durante l’elaborazione grafica, ho assegnato loro un colore temporaneo che a fine lavoro è rimasto perché mi ci sono affezionato; il rosso sarebbe stato troppo invasivo. Il font era davvero sopra le righe, e toglieva un po’ di solennità all’opera; l’avevo scelto perché rifletteva molto bene lo stile giocoso degli Hobbit. In fondo questo libro è dedicato alle loro avventure. :)

Con la terza edizione ho cambiato tutto: per quanto la precedente copertina l’ho sempre ritenuta simpatica (conservo ancora con affetto la prima edizione), non l’ho mai trovata sufficientemente seria per gli argomenti trattati. Così ho preso la mia mappa Watercolor della Terra di Mezzo e l’ho cucita insieme a strisciette di pelle (rigorosamente virtuale: nessun animale, me compreso, è stato maltrattato durante la realizzazione dell’Atlante).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Atlante_Hobbit_3-Copertina_completa.jpg

I bordi scuri mostrano la parte di copertina che si va a perdere – tecnicamente è quella che si avvolge intorno ai margini e poi finisce sotto – quindi di fatto il libro è quello in chiaro.

A dirla tutta non sono vere nemmeno le cuciture, ho realizzato anche quelle digitalmente. Tuttavia il risultato finale mi sembra molto bello ed evocativo e non sfigurerebbe affatto nella libreria personale di Bilbo, o nell’immensa biblioteca di Minas Tirith. Ho implementato la mappa con la doppia nomenclatura Alliata/Principe-Fatica (nei primi libri c’era unicamente quella della nuova traduzione).

Le unità di misura

Tutte le unità di misura presenti nel libro originale sono in formato imperiale. Tolkien stesso ha preferito utilizzare questo sistema, probabilmente perché le leghe e le miglia sono più evocative dei chilometri. Ho quindi deciso di lasciarle invariate, ma ho aggiunto di fianco al testo l’equivalente misura nel nostro formato metrico-decimale (all’interno delle tavole, invece, le ho direttamente sostituite con metri e Km).

Il miglio è l’unità più utilizzata, di conseguenza la stragrande maggioranza delle distanze vengono trasformate nei nostri Chilometri. Ho pertanto evitato di riportare ogni volta la scritta “Km” all’interno della conversione. Ecco un esempio pratico: “la strada si inoltrava nel bosco per 17 miglia [27]“. In questo caso il testo di colore verde tra parentesi quadre indica che 17 miglia equivalgono a circa 27 Km. In realtà sarebbero 27,36 Km ma ho adottato un sistema semplificato di arrotondamento per non appesantire troppo la lettura. In questo modo una misura di 12,4 verrà semplificata in 12 e una di 12,6 diverrà 13. L’unica eccezione è rappresentata da distanze al di sotto dei 10 Km, nel qual caso mostrerò il primo decimale (“dopo 3 miglia [4,8] videro una luce…”).

Quando la conversione non è in chilometri, indicherò sempre l’unità di misura risultante: “la Torre era alta 150 piedi [46 metri]”, “il viale si allungava per un centinaio di iarde [91 metri]”.

Le differenti nomenclature

La traduzione italiana delle opere di Tolkien è passata attraverso differenti editori e, di conseguenza, differenti scelte di localizzazione. Possiamo quindi avere località o personaggi con più di un nome; per esempio l’originale “Bosco Atro” di Elena Jeronimidis Conte nella prima edizione Adelphi, è diventato “Boscotetro” in quelle Bompiani dello Hobbit e del Silmarillion, e “Boscuro” nell’ultima traduzione di Ottavio Fatica.

Inizialmente avevo scelto la traduzione più recente come principale, se non altro perché è ormai quella ufficiale secondo Bompiani:

Quando la differenza tra i termini è davvero minima e facilmente comprensibile (Montagne Bianche / Monti Bianchi) non ho ritenuto necessario includere la precedente traduzione. Inoltre, per non appesantire la lettura, questa metodologia si applicherà soltanto alla prima ricorrenza di ogni sezione di testo (per intenderci, se “Valforra” è presente in più di un’occasione, [Gran Burrone] comparirà soltanto la prima volta).

In seguito, specialmente dopo aver finalmente deciso di amare molto più il testo Alliata/Principe, sono tornato sui miei passi cambiando nuovamente tutto:

In alto l’Atlante 1.0, in basso il 2.0

Questa apparente modifica “minore”, naturalmente, mi ha costretto a rimettere mano a *tutte* le tavole del libro:

Le montagne di Moria: versione 1.0 in alto, e 2.0 in basso

La differenza non è abissale, ma mi ha consentito di migliorare la visualizzazione di alcuni elementi: le tre montagne principali sono adesso evidenziate in marroncino e risaltano un po’ di più; la Sala delle Guardie di Khazad-dûm è indicata con maggior precisione.

Riferimenti all’interno delle mappe

Nota: Come ho scritto all’inizio, questo articolo è nato dall’unione di altri tre e io sono una persona fondamentalmente pigra. Alcune immagini che vedrai di seguito mostreranno ancora la nomenclatura di Fatica come primaria, perché era così nelle prime edizioni. Fai conto che sia invertita.

Ho scelto di inserire, in molti punti del testo, un’indicazione visiva per facilitare l’individuazione di determinati luoghi o eventi all’interno delle tavole. È composta da due elementi: una o più lettere dell’alfabeto, che indicano la mappa, e uno o più numeri colorati che si riferiscono alla posizione all’interno delle stesse. In questo modo si evitano ricerche lunghe ed estenuanti e si riesce a seguire con maggiore facilità gli eventi narrati.

Esempio:

Per esempio, con la scritta [C](1), si intende la mappa C e il pallino blu col numero 1. [C][D](2) suggerisce che il punto 2 rosso è presente su entrambe le mappe C e D. La tilde tra il codice di due mappe, per esempio in [C]~[E](3), significa “il 3 verde nelle tavole comprese tra C e E”. Per non rendere le indicazioni ridondanti, eviterò di ripetere il numero della mappa quando non necessario; per cui, quando tale lettera non è presente, significa che ci si riferisce all’ultima tavola menzionata nei pallini precedenti.

Non c’è uno schema preciso nell’organizzazione dei colori: si alternano ogni qualvolta ho ritenuto necessario mantenere una certa chiarezza, per far sì che non si arrivasse a un popolamento eccessivo di pallini tutti uguali.

La lettera che rappresenta le tavole si “azzera” all’inizio di ogni capitolo principale (o quando avrò terminato le lettere a disposizione).

Riferimenti ad altre opere

In alcune occasioni Karen Fonstad, per meglio illustrare la struttura di un luogo o un edificio, nomina bozze o citazioni di Tolkien che, all’epoca della pubblicazione dell’Atlante, non erano ancora disponibili al pubblico, o che sono presenti su altri volumi. Quando l’ho ritenuto necessario, ho aggiunto un riferimento a tali libri, avvalendomi di una scritta di colore rosso tra parentesi quadre.

Esempio pratico: “l’elemento è presente nei disegni più recenti di Tolkien [AL 111]”. In questo caso il libro è The Art of the Lord of the Rings e l’illustrazione si trova alla tavola 111. Può accadere che ci siano riferimenti a disegni multipli, in tal caso avremo un testo di questo tipo: [AI 92~98] e significa: tutte le tavole, dalla 92 alla 98 del libro Tolkien: Artist & Illustrator.

I libri menzionati si riferiscono alle edizioni presenti nella mia collezione. Purtroppo non esiste una formula magica per includere tutte le versioni esistenti e, da pubblicazione a pubblicazione, possono variare i numeri delle pagine (più difficilmente quelli delle tavole).

Si tratta comunque volumi molto diffusi e facilmente reperibili sul mercato:

IXIIThe History of Middle-earthdi Christopher Tolkien (Harper Collins, 2017).
AITolkien: Artist & Illustratordi C. Scull e W.G. Hammond (Houghton Mifflin, 2000).
ALThe Art of the Lord of the Ringsdi C. Scull e W.G. Hammond (Harper Collins, 2015).
VFI Viaggi di Frododi Barbara Strachey (qualsiasi edizione).

Altri cambiamenti

Al di là del lavoro di sostituzione del testo inglese con quello italiano nelle mappe, ho cercato di lasciare quanto più possibile invariati i disegni originali. In alcuni casi ho effettuato qualche piccolo stravolgimento. Un esempio è la pianta del Cavallino Inalberato a pagina 67: L’ho ruotata di 180° rispetto alla tavola originale per allinearla alla sezione isometrica, così da renderne più agevole la consultazione.

Originale
La mia versione

In altri casi ho aggiunto dettagli e informazioni supplementari, come alcune bozze di Tolkien descritte da Karen all’interno del testo. Ho inoltre aggregato le mappe in maniera differente, per far sì che ci fosse sempre la miglior corrispondenza tra il testo e le tavole.

Qui e là ci sono svariate immagini extra che hanno principalmente lo scopo di riempire pagine (o fornire ulteriori informazioni) che, a causa della formattazione ottimizzata, sarebbero rimaste bianche.

Oltre alle tavole e al relativo testo sono presenti anche le numerose tabelle cronologiche degli spostamenti:

Nel caso del Signore degli Anelli, che è stato maggiormente documentato da Tolkien, ci sono tutte le distanze parziali tradotte in Km (nell’Atlante Bompiani sono infelicemente indicate in miglia):

Un altro cambiamento rispetto all’Atlante originale riguarda la continuità. Per capirci meglio, questa è una parte dell’indice originale del Signore degli Anelli. Ho rimosso alcuni capitoli perché non trattati dall’Atlante, ma quelli presenti sono nel corretto ordine cronologico (i pallini colorati servono unicamente a mostrarti l’ordine sequenziale, è ovvio che il libro non comincia al Puledro Impennato):

A seguire l’indice del vecchio Atlante degli Hobbit. Come possiamo vedere le prime cinque voci seguono correttamente gli eventi del libro. Ma le successive (indicate con un pallino rosso) hanno un ordine apparentemente casuale:

Come puoi vedere, gli argomenti non seguono l’ordine del libro: dopo aver letto i capitoli riguardanti Galadriel, è necessario andare a cercare quello in cui la Compagnia si scioglie; che, nel caso specifico, è addirittura oltre i capitoli che ho elencato (precisamente a pagina 151). Ecco invece l’organizzazione del nuovo Atlante degli Hobbit:

Il mio Atlante, invece, segue perfettamente la storia dell’Anello, quindi si può leggere in modo sequenziale.

Non mi sono limitato a spostare i capitoli, ma ho integrato tre sezioni che Karen aveva immaginato separate. Nell’Atlante della Terra di Mezzo c’è prima una descrizione delle principali locations, poi l’elenco delle battaglie e infine una descrizione dettagliata dei viaggi.

Nella nuova edizione ho invece preferito combinare tutto insieme, in modo che fossero di aiuto nel momento esatto in cui li si incontrava all’interno del libro. Per esempio, quando la Compagnia si scioglie presso Parth Galen, vediamo subito i due percorsi seguiti da Merry e Pipino, e da Aragorn, Gimli e Legolas. Dopodiché si arriva a Edoras, si parte per il Fosso di Helm e si assiste all’omonima battaglia. Il tutto avviene da pagina 90 a pagina 103.

Ho prestato molta attenzione nella scelta della carta nell’edizione più recente, selezionandone una più pesante e leggermente patinata. Costa un pochino di più ma la differenza è come tra il giorno e la notte!

2.0 in alto, 1.0 in basso

Oltre a essere più piacevole al tatto, la qualità è immediatamente evidente. Nota come, per esempio, nella vecchia edizione (sotto) si poteva intravvedere il testo sul lato opposto della pagina. Nella nuova questo non avviene. Inoltre, anche se non molto visibile nell’immagine, i colori dei pallini risultano decisamente più intensi (il numero di pagina è differente, per via del differente ordine dei capitoli).

1.0 in alto, 2.0 in basso

Le immagini a colori sono pura meraviglia. Nella foto la Battaglia dei campi del Pelennor di Tomás Hijo (ho inserito il mio remake in modo da avere la massima risoluzione).

1.0 in alto, 2.0 in basso

Ho dato più spazio a molti disegni, e ho inserito alcune delle mie mappe (o parti di mappa) proprio per sfruttare questa meravigliosa qualità (nell’esempio qui sopra cambia ovviamente anche la nomenclatura all’interno della cartina, forse riesci a intravvedere “Terre Selvagge” al posto dell’orribile “Selvalanda”). Il mio vecchio iPhone 7 non riesce a rendere giustizia ma le vecchie grafiche risultano più slavate.

1.0 in alto, 2.0 in basso

Della nuova carta hanno beneficiato anche tutte le tavole, perché risultano ancora più colorate e brillanti (e anni luce avanti a quelle dell’Atlante ufficiale).

Come ultimo esempio ecco gli Argonath in tutto il loro acquarelloso splendore. :)

2.0 a sinistra, 1.0 a destra

Un piccolo dettaglio per me molto importante: Questa è l’unica foto decente che si riesce a trovare online di Karen Wynn Fonstad (l’autrice dell’Atlante originale). È a bassissima risoluzione (149 x 210 pixel) ed è stata probabilmente scattata negli anni ’80 con una Polaroid. Ingrandirla per questo libro era quasi impossibile, perché risultava sgranatissima (e infatti si vede, a destra). Ho utilizzato un tocco di Intelligenza Artificiale (per questi lavori è utilissima) e sono finalmente giunto, dopo numerosi tentativi, a qualcosa di accettabile.

Errori

Ho trovato e corretto alcuni errori, sia miei che dell’Atlante originale: ne ha purtroppo tantissimi, perché nell’ultima pubblicazione editoriale i curatori si sono concentrati quasi prevalentemente sulla sostituzione della nomenclatura e non sull’effettiva precisione della traduzione.

C’è un punto in particolare in cui una distanza in miglia è stata confusa con una in leghe, risultando decisamente esagerata:

Atlante originale sopra e Atlante 2.0 sotto

Nell’Atlante dello scorso anno era sfuggita anche a me. Nella nuova edizione fortunatamente mi sono reso conto che più di 60 Km al giorno percorsi a piedi sono un po’ tanto anche per grandi camminatori.

Ringraziamenti

Come sempre la realizzazione di un progetto molto complesso si avvale dell’apporto di alcuni volenterosi collaboratori, e questa edizione non fa eccezione. Un sentito ringraziamento, quindi, ai seguenti amici (e parenti), in rigoroso ordine alfabetico:

Giovanni P.Per avermi spinto a realizzare questo ambizioso progetto, fornendomi numerose copie inglesi dell’Atlas of the Middle-earth da sacrificare sotto lo scanner.
Karen Wynn FonstadPer tutta la magia che ci ha saputo regalare con i suoi approfonditi studi cartografici e interpretativi sulla Terra di Mezzo.
MianPer l’infinita pazienza nel sopportare le mie coreografiche litigate con Pages (il word processor di Apple).
Roberto A.Per il supporto morale e la preziosa documentazione, che mi ha consentito di semplificare molto il lavoro.
Valerio M.Per i costanti e numerosi consigli, che hanno contribuito a migliorare il presente Atlante.

Il making of

Di seguito una carrellata veloce dei principali problemi grafici che ho dovuto risolvere per giungere a un risultato finale accettabile.

Partiamo con lo scan della pagina. Nonostante l’abbia acquisito in alta qualità, sono presenti numerosi problemi: la carta ingiallita dal tempo, l’allineamento non perfetto dell’immagine e, soprattutto, la sfocatura in corrispondenza del lato interno del libro, a causa della rilegatura:

Dopo una prima sistemata, che include anche il bilanciamento cromatico e la ricostruzione di parte dei bordi, ci ritroviamo una tavola di discreta qualità:

Il passo successivo consiste nel cancellare tutte le scritte inglesi e ricreare il disegno sottostante (in questo caso la struttura degli alberi della foresta):

In seguito ho tradotto la nomenclatura e l’ho inserita nella mappa, mantenendo quanto più possibile l’aspetto originale (ma cercando al contempo di scrivere indicazioni più chiare):

Per finire ho aggiunto i pallini colorati e le lettere delle mappe:

Il piccolo quadratino [E2] sulla mappa di sinistra indica che la mappa [E2] a destra è un ingrandimento del punto (5).

La parte davvero difficile dell’elaborazione riguarda le tavole che coprono due pagine, proprio a causa della sfocatura legata alla curva della rilegatura:

Anche premendo il libro con tutto il peso, mettendo a serio rischio il vetro dello scanner, non si riesce a colmare quella piccola striscetta morta. Nei miei lavori precedenti sulle mappe ho corretto zone simili scattando e sovrapponendo foto, ma qui non è possibile per via della linea di demarcazione tra le due pagine. In casi come questo l’unica soluzione è ricostruire tutto manualmente:

Si prendono altre piccole parti di mappa e si sovrappongono all’area danneggiata, cercando di amalgamarle quanto più possibile:

Con un po’ di tempo, e molta pazienza, si può fare tutto.

Ora, prova a immaginare tutte queste elaborazioni grafiche, moltiplicate per le decine e decine di tavole che compongono l’Atlante della Terra di Mezzo e puoi farti un’idea del perché ci abbia impiegato tutto questo tempo (e anche perché abbia deciso di non convertire l’intero volume). :)

Le mappe

Una piccola nota sulle scansioni: infilare sotto lo scanner un libro così antico, parliamo di oltre 30 anni, lo rovina inevitabilmente, soprattutto perché bisogna effettuare una grande pressione sulla colla della rilegatura. Infatti una copia mi è letteralmente esplosa tra le mani (quella più a destra).

Ora, siccome ho la fortuna di possedere la migliore edizione inglese (quella con le stampe di maggiore qualità, al centro nella foto), non me la sentivo di sacrificarla alla causa, e mi è quindi venuto in aiuto il mio amico Giovanni, che mi ha fornito le altre due edizioni.

Eh sì, perché i libri non sono tutti uguali. Anche a parità di editore, in questo caso Harper Collins, e di anno di pubblicazione, diverse copie presentano variazioni molto evidenti sulla stampa.

La prima in alto, che è l’edizione di destra nella foto sopra, è quella con le stampe peggiori. I colori, che originariamente tendevano al rosa (vedi la foto al centro, relativa alla mia edizione, e quella sotto che è venuta scura ma in realtà è uguale alla seconda), inspiegabilmente sono stati modificati in un bruttissimo giallino pallido.

Nelle tavole originali non ci sono colori pieni, ma dei minuscoli pallini molto vicini tra loro (il mio povero telefono non riesce a catturare correttamente la tonalità, specialmente di sera e con luce artificiale; ma, fidati, sono rosa) che contribuiscono a creare l’illusione del colore. Nell’edizione “brutta” qualche grafico cresciuto a pane e volpe avrà pensato “le elaboro un po’ e creo un colore uniforme, perché i pallini sono un dito ar culo con l’unghia spezzata quando si deve stampare la tavola!”. Sull’ultima parte ha perfettamente ragione, perché basta variare di poco le dimensioni dell’immagine, magari per adattare la tavola su una pagina con un formato diverso, per ottenere effetti ottici irritanti e fastidiosi. Però rendere uniforme una grafica del genere è impossibile: o ridisegni la mappa o ti rassegni. Oppure ti metti a giocare con un editor grafico e fai una puttanata. E infatti quell’edizione dell’Atlante è una puttanata.

Domanda quiz: indovina da quale edizione Bompiani ha preso le immagini per il suo Atlante?

Esatto, bravo! :\

Quindi, a conti fatti, o usavo la mia edizione, oppure ne trovavo un’altra copia, o una molto simile. E quella di Giovanni è capitata a fagiolo. A essere estremamente pignoli, e io sono estremamente pignolo, c’è da dire che la carta della mia edizione è patinata (cioè liscia), mentre quest’altra è ruvida (come quella dell’Atlante Bompiani o dei vecchi Topolini anni ’80, per capirci). La differenza? che l’inchiostro è più uniforme e vibrante sulla carta liscia. Ma vabbè, accontentiamoci. :)

C’è anche stato un momento nel quale ho pensato di ridisegnare tutte le mappe da zero. In questo modo avrei potuto ottenere la massima qualità; ma non sarebbe più stato l’Atlante di Karen. Qui sotto un esempio di come sarebbe potuto essere, ma non è stato:

Mappa originale (tradotta)
Mappa “nuova”

In conclusione

Purtroppo, trattandosi di un libro attualmente in commercio, non mi è possibile riprodurre altre copie oltre alle pochissime che ho realizzato per uso personale (però, se sei interessato, contattami, che potrei averne ancora qualcuna d’avanzo). È un peccato, perché qui la consultazione è diventata semplice, chiara e naturale. Ho segnalato a Bompiani tutti gli errori che ho trovato (e corretto) all’interno del testo, e mi auguro che questa versione AMM possa suggerire qualche miglioramento per una futura riedizione editoriale dell’Atlante.

C’è voluto il suo tempo, ma il progetto è finalmente terminato. Senza ombra di dubbio è stato il più impegnativo che io ricordi, anche più (benché non di molto) dell’Astrolabi*; il che rende in qualche modo una vaga idea della sua complessità.

Il tutto merita una degna celebrazione! :)

11 pensieri su “L’Atlante degli Hobbit

  1. Davvero non puoi riprodurlo per noi comuni mortali che desidereremmo avere un tale capolavoro?
    Ciao sono Silvia di Oriolo Romano

    1. Ciao Silvia. Purtroppo, se lo facessi, Bompiani verrebbe qui a casa mia e mi fustigherebbe con una frusta a nove code, con attaccata a ogni coda una copia del volume unico del Signore degli Anelli. :\

  2. Io ammiro sempre la tua pazienza e la tua passione; ultimamente sei uno dei pochi che conosco che fa ancora le cose per proprio gusto personale e non per interesse o perché obbligato; chapeau!

    1. ❤️
      Le faccio perché nessun altro le fa. Se ci fosse, mi limiterei a ricoprirlo d’oro (sempre coi soldi di Alby, naturalmente). :)

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