

Risolsi alfine il rivendicar aggraziato calco del munifico tomo Moby Dick o il cetaceo, originato dall’ingegno fecondo di Melville H. e quivi trasposto nel di noi italico idioma dal dottissimo professor Fatica O.
Innumerevoli stagioni han ravveduto il mio cor bramar suddetta capodopera — innegabilmente annoverata nella contratta compagine dei miei prediletti — giacché il desìo del disporre sulle scansie della mia propria biblioteca trascrizione d’ogni opera a me cara è, senza fallo, fonte di copioso appagamento.
Componimento, peraltro, del quale non serbo memoria d’alcuno, tra i prossimi e i remoti, che abbia condotto a termine la gravosa impresa di darne compiuta lettura.
A onor di lealtà, già mi procacciai per lecite vie l’evanescente informatica pubblicazione del medesimo; pur tuttavia essa non seppe recarmi adeguata gaiezza: talune atmosfere d’arcana quotidianità marinaresca — quali la balsamica fragranza della salsedine o l’aroma del legname avvizzito dall’astro — paiono reclamare la corporeità d’un manufatto concreto, onde poterne appieno gustare la proteiforme sapidità.
Ma ahimè, maligna si mostrò la sorte nei riguardi di questa sventurata anima mortale!
Con sommo rammarico realizzai che tale compera, divulgata qual raffinata, null’altro si dimostrò se non un manchevole esemplare di misera fattura.

Mira ordunque il presente raffronto: a manca una pregevole edizione moderna, rilegata, d’un volume proveniente dalla lontana Britannia. Saggia l’appagante accordo della compagine fascicolare, le cui pagine risultano con perizia cucite, sì da comporsi in un esito di pregiata fattura.
Esamina poscia il mediocre prodotto a dritta. Osserva come ciascuna scompagnata lamina di cellulosa sia vilmente soggetta a giunzione mediante apposizione di greve collante; a guisa d’edizione per lettori d’indigente condizione. Trattasi, invero, di dozzinale stampa tascabile, slealmente corredata da copertura irrigidita al sol proposito d’ingannare l’incauto acquirente, persuaso di procacciarsi un prodigioso tesoro.
Valutata la congiuntura per cui ciascheduno vien mercificato al prezzo di trenta monete, ben potrai intendere l’avvilimento che grava sul mesto mio petto.
O empia Einaudi, sia per sempre a me interdetto l’acquisto
degli ingannevoli frutti del Vostro arido ventre!
Urgeva pertanto porre rimedio all’affronto, e ovviare all’offesa prodigandomi nel restituire un’aura di grazia all’infelice volume, giacché, per di più, la sovraccoperta medesima si palesava penosa al guardo.
Scrutando dunque tra i flutti del telematico oceano, intravidi tra le fallaci morgane la ragguardevole opera d’un virtuoso ambasciator del tratteggio, tal mastro Neri Marino.

Opera essenziale, a circoscritte tinte, pur tuttavia singolarmente suggestiva ed evocativa.
Principiai immantinente l’opera di trasmutazione.

Esamina l’angosciante gracilità dell’instabile lancia, a stento trattenuta da esausti pagaiatori, nell’istante in cui l’ardimentoso ramponiere si erge solenne nell’atto di pungere la bestia — almeno nelle intenzioni.

Contempla l’imponente mole affiorare qual isola mortale, latrice di rovina.

Nella clemenza dell’artefice ripongo la mia speme, per la sfrontata impertinenza dimostrata nel mutare la posa dell’estrema propaggine del leviatano. Non già approssimativo fu il primigenio provvedimento, ma piuttosto frutto di divergente prospettiva.
Determinai pertanto un illusorio amplesso della balena all’intierezza del volume, senza veruna soluzione di continuità:

Non abbisognando ch’io mi rimembrassi dell’autore dell’opera, non ritenni doveroso accluderne il nome alla costola, ove collocai esclusivo appellativo.
Apposi nondimeno menzione a radiosa asserzione, la quale fu quasi incipit, sì prossima risiede al principio della narrazione:

Quando la bocca prende una piega amara; quando l’anima s’intride di uggia novembrina; quando mi sorprendo a sostar senza volerlo davanti ai depositi di bare o mi accodo al primo funerale che incontro; specie quando mi lascio prendere a tal segno dallo scoramento che giusto una solida tempra morale m’impedisce di scendere in strada a bella posta per far saltare metodicamente il cappello dalla testa dei passanti, vuol dire che ormai è suonata l’ora di mettermi in mare.

Nel risvolto interiore collocai l’appunto relativo all’italianizzazione, non abbisognando di ulteriori memorandum esteriori.
Riformulai la breve biografia, presentandola in guisa più garbata, espungendo altresì le altre pubblicazioni dell’editore, reputate di scarsa convenienza.
Fui sollecito nell’offrire un appropriato compenso morale al maestro della tavola, congiungendovi un’accorata invocazione d’indulgenza per l’impertinente mio ardire.
Or mira (orsù) il novello vestiario!
Dinanzi:

Tergo:

Menzione:

Mi congedo infine, servo Vostro per clemenza e tolleranza sin qui accordatemi. Depongo il pennino e il calamaio, ripongo seggiola e scrittoio; e, in punta di piedi, rimpatrio al secolo XXI.
La sua penna dimostra ragguardevole perizia nella composizione, messere. Mi rallegro per il sollazzo da me esperito nel goder di tanta arguzia nell’esposizione. Le porgo in tal ragione un lieto ringraziamento.
M’inchino ossequiosamente innanzi alle vostre squisite lusinghe, Eccellenza. :)