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La 777a parte

Ebbi idea che fosse venuto il momento di stabilire con me stesso a quali condizioni avrei accettato di imbarcarmi. Ero già al corrente che sulle baleniere non si pagavano salari, ma tutti gli uomini a bordo, capitano compreso, ricevevano una certa quota dei profitti chiamata parte, e che questa parte era proporzionale al grado di importanza attribuito alle funzioni di ciascuno a bordo della nave.1Le parti erano quote dei profitti netti del viaggio assegnate ai membri dell’equipaggio in proporzione al ruolo e alle responsabilità. Questo sistema di retribuzione, attestato nella marineria fin dall’inizio dell’Età Moderna (tra il Cinquecento e il Seicento), era diffuso in varie attività marittime dell’epoca, ma trovò la sua massima applicazione proprio nella caccia alla balena tra il Settecento e l’Ottocento. Era un meccanismo che premiava l’iniziativa e l’impegno individuale: più il viaggio aveva successo, più guadagnavano tutti. Per gli armatori, significava contenere i costi fissi e condividere con l’equipaggio il rischio economico dell’impresa; per i marinai, avere la possibilità di guadagnare molto più di quanto avrebbe consentito uno stipendio prestabilito: una buona pesca conveniva a tutti.

Sapevo bene che, essendo nuovo del mestiere, la mia parte non sarebbe stata granché; ma considerando che avevo esperienza di mare, ero in grado di governare una nave, sapevo impiombare un cavo e via dicendo, da quel che avevo sentito dire non dubitavo che mi sarebbe stata offerta la 275esima parte, ossia un 275esimo dei proventi netti del viaggio, a qualunque cifra questi potessero ammontare alla fine. Tutto sommato, pensavo che la 275esima parte fosse ancora una cosa giusta, ma non mi sarei sorpreso se mi fosse stata offerta la 200esima, considerate le mie spalle robuste.

«Bè, capitano Bildad», chiese Peleg, «cosa dici? Che parte potremmo dare a questo giovanotto?»

«Lo sai meglio di me», fu la sepolcrale risposta. «La 777esima non sarebbe eccessiva, no? Dove né ruggine né tignola la possano consumare. È vano accumulare tesori qui in terra!»2Citazione dal Vangelo di Matteo (6,19-20). Bildad usa l’ammonimento evangelico a non accumulare ricchezze terrene per giustificare, in modo ipocrita, la paga ridicolmente bassa offerta al marinaio.

«Parte davvero», pensai. «E che parte? La 777esima!»

Bè, vecchio Bildad, hai deciso che almeno io non metta da parte troppe… parti qua giù, dove ruggine e tignola possono consumarle!

Moby Dick
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Dello spettral Leviatano

Risolsi alfine il rivendicar aggraziato calco del munifico tomo Moby Dick o il cetaceo, originato dall’ingegno fecondo di Melville H. e quivi trasposto nel di noi italico idioma dal dottissimo professor Fatica O.

Innumerevoli stagioni han ravveduto il mio cor bramar suddetta capodopera – innegabilmente annoverata nella contratta compagine dei miei prediletti – giacché il desìo del disporre sulle scansie della mia propria biblioteca trascrizione d’ogni opera a me cara è, senza fallo, fonte di copioso appagamento.

Componimento, peraltro, del quale non serbo memoria d’alcuno, tra i prossimi e i remoti, che abbia condotto a termine la gravosa impresa di darne compiuta lettura.

A onor di lealtà, già mi procacciai per lecite vie l’evanescente informatica pubblicazione del medesimo; pur tuttavia essa non seppe recarmi adeguata gaiezza: talune atmosfere d’arcana quotidianità marinaresca – quali la balsamica fragranza della salsedine o l’aroma del legname avvizzito dall’astro – paiono reclamare la corporeità d’un manufatto concreto, onde poterne appieno gustare la proteiforme sapidità.

Ma ahimè, maligna si mostrò la sorte nei riguardi di questa sventurata anima mortale!

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I figli di Stavros

Stavros stava per morire. Magari non in giornata, forse addirittura fra qualche mese, ma ormai ne era certo, dato che non aveva più voglia di vivere. Il suo fisico era vecchio, vecchio e sano, anche se pieno di crepe, e sarebbe resistito ancora per un po’, finchè il cuore non si fosse deciso a capire che ormai batteva a vuoto. Quella notte Stavros non aveva dormito, perchè l’idea di aver deciso di morire lo aveva impegnato ad una pungente preoccupazione. Era rimasto sveglio a riflettere sulla necessità di avvisare i suoi figli e di dire loro le ultime verità. La stanza era fresca, e la finestra un buco nella calce bianca senza tenda nè imposte, perchè a Maria era sempre piaciuto lasciar entrare l’aria delle stelle notturne quando dormiva. Ora era morta da tanto tempo e lui trascorreva gran parte delle sue notti lasciandosi attraversare da quello stesso alito di cielo buio mentre aspettava inerme la tregua di un sonno.

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Ouzo

Fra le palme le luci, e dietro ancora la musica. Sirtaki.
Abbiamo affittato questa casa bianca per scrivere. Non è stato difficile trovarla, tutti quelli che hanno bisogno di scrivere prima o poi vengono qui, e ne trovano una.
Servono poche cose: soprattutto il bianco, appunto, con macchie celesti di persiane, e aria che passi le finestre dal mare verde ai valloni delle capre.
Le capre ci danno il formaggio, gli olivi altro cibo. Per il pane c’è un cesto dal fornaio in paese. Per star su di notte, candele dappertutto.

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