Castelli, vulcani e mostri marini

Nel 1993, CDE (Club degli Editori, su licenza Rusconi) pubblicava in libreria uno splendido cofanetto contenente tre volumi dedicati a J.R.R. Tolkien: Racconti Perduti, Racconti Ritrovati e Racconti Incompiuti.

Nonostante i titoli siano molto simili tra loro, al punto da far pensare si riferiscano al medesimo argomento, la realtà è ben diversa. Il primo contiene approfondimenti e versioni alternative delle grandi opere del prolifico autore inglese, mentre i restanti sono la traduzione italiana dei primi due volumi dell'History of Middle-earth.

Insomma, si tratta di un mix un po' forzato, benché in quegli anni anche Rusconi li accomunasse nella stessa collana (insieme a una "antologia di Tolkien" un po’ inutile, che includeva testo preso un po' a caso da altre pubblicazioni).

Da un po' di anni avevo messo gli occhi sul cofanetto. Non tanto per averlo, perché già possiedo una copia di quei libri, ma per le meravigliose sopracoperte disegnate da Beppe Giacobbe.

Sopracoperta dei Racconti Incompiuti

Si tratta di una fantasia marina in cui compaiono variopinti elementi quali un gigante barbuto, intento a versare un liquido aureo nelle acque dell'oceano, un colossale Drago, iracondi vulcani, isole eteree, incantevoli castelli, imponenti montagne, sconfinati campi con filari in stile toscano e un misterioso veliero in procinto di attraccare al porto più vicino. Il tutto condito da infiniti riccioli di nuvole e fumo.

Sopracoperta dei Racconti Perduti

Desideravo tanto realizzare dei quadretti perché i disegni, il cui tratto da vicino ricorda molto quello di Piero Crida, e la visionaria fantasia dei paesaggi che porta alla memoria le stravaganze di Salvador Dalí, concorrono a restituire un paesaggio mistico, onirico e altamente stimolante.

Ci si potrebbe perdere per ore a osservare ogni più minuto particolare.

Sopracoperta dei Racconti Ritrovati

Il problema è che oggi questo cofanetto viaggia sul mercato dell'usato intorno ai 400 euro; acquistarne uno solo per riprodurne le copertine mi sembrava un filino dispendioso. Non che non abbia preso in considerazione l'idea di comprarlo, fare gli scan e rivenderlo; però non mi sono mai deciso e intanto il tempo passava.

Fin quando è giunto sul suo bel cavallo bianco il mio amico Emiliano, che già mi aveva procurato gli scan della mappa dell'Astrolabio. Mi sono così ritrovato le tre copertine alla fantastica risoluzione di 1.200 dpi, ovvero il Nirvana di chi ama giocherellare con la grafica.

Felice come un bambino ho cominciato a lavorarci sopra.

Passato l'entusiasmo iniziale, mi sono accorto che di lavoro ce ne sarebbe voluto parecchio. Innanzitutto c'è da dire che la qualità del materiale utilizzato per la sopracoperta è inversamente proporzionale alla bellezza dell'opera.

L'impressione è che sia stata impiegata carta riciclata, o qualcosa del genere, perché è costellata di impurità e imperfezioni, a volte anche da polvere e peletti. A una più attenta analisi (non ho gli originali sotto mano, per cui mi limito a circoscritte congetture) tutti questi piccoli difetti sembrano essere stati stampati insieme al disegno, non appartengono alla trama del foglio.

Perché? Boh. Magari si è andati al risparmio, magari le tavole di partenza non erano in condizioni ottimali, magari si è trattato di una precisa scelta artistica, un volerle volutamente sporcare. Però, c'è un però, dopo un po' questa sorta di grana sembra integrarsi nel disegno e renderlo più ruvido, consumato. Al punto che ho deciso di lasciarla (i peletti, però, li ho rimossi).

C'erano poi le inevitabili pieghe delle alette (a destra dell'immagine) e la deformazione in prossimità del dorso (a sinistra), che creavano ombre poco piacevoli. E le ombre sono una delle cose più ostiche da rimuovere da un'immagine.

Vogliamo poi parlare dell'halftone, ovvero i puntini della stampa, anch'essa di qualità discutibile? Altra rogna non da poco.

Per finire c'erano le scritte dei titoli, e quel maledetto quadrato pieno sul dorso:

Se volevo fare dei quadretti li dovevo assolutamente togliere. Sì, ma come?

Con infinita pazienza, lettera per lettera. E, contemporaneamente, (cercare di) ricostruire quello che c'era sotto senza farlo sembrare finto e artefatto. Naturalmente non so cosa ci fosse esattamente dietro le lettere, perché in particolare quelle che componevano il nome "Tolkien" erano belle spesse, però mi ci sono messo con tanta buona volontà.

Come sempre il risultato finale non è la perfezione assoluta (anche se questo è uno screenshot preso al volo, in seguito ho ulteriormente rifinito i punti deboli) ma, osservando poi il disegno nel suo insieme, le piccole discordanze non si notano più.

La parte peggiore è stata sostituire i quadratini sul dorso, perché coprivano un'area piuttosto vasta, nella quale si concentravano i dettagli più complessi.

Mi ci è voluta un'intera (e intensa) settimana di lavoro ma oggi ho finalmente visto la luce in fondo al tunnel:

Racconti Incompiuti
Racconti Perduti
Racconti Ritrovati

C'è però una meravigliosa caratteristica non immediatamente percettibile nel capolavoro di Beppe Giacobbe.

Inserendo i volumi all'interno del cofanetto, i tre dorsi affiancati vanno a comporre un nuovo paesaggio, fondendo insieme parte dei tre disegni.

Scorgiamo così la nostra intrepida nave percorrere la costa di un nuovo paese, denso di castelli, cime tempestose e irruenti vulcani in attività.

Beh, io questa cosa la trovo geniale.

Non ho idea della pazienza e del grado di follia necessarie a progettare e far combaciare ogni singolo elemento, specialmente in un'epoca in cui non si godeva dei portentosi aiuti della grafica digitale; per cui, ogni volta che lo guardo, rimango senza parole.

Così, perché no, ho voluto realizzare anch'io questo ipnotico scenario, affiancando ai precedenti un ulteriore quadretto:

Lavorando a una risoluzione altissima, ho l'opportunità di poter stampare ognuno di questi quattro disegni fino alla grandezza di ben 135 x 84 centimetri!

Ma per casa mia, che è ben lontana dall'essere un castello, mi sono accontentato del più modesto formato A4. Questo ha inevitabilmente comportato la perdita di alcuni centimetri ai due lati dei fogli, perché le cornici che si trovano in commercio hanno dimensioni prestabilite. È comunque un sacrificio che ho accettato volentieri, perché l'alternativa sarebbe stata ridurre ulteriormente la grandezza delle tavole e ritrovarmi con spazi bianchi sopra e sotto i disegni.

Direi che, nonostante tutto, il risultato finale è più che appagante:

Devo ancora scovare una parete libera dove appenderli, perché come sempre io prima colpisco in testa un intruso e poi gli domando se era un amico o un nemico. Ah, ma un posto lo trovo!! :)

Grazie davvero Emiliano, a buon rendere. :)

Aggiornamento del giorno dopo

Ho trovato il posto:

Purtroppo la presa elettrica e il limitato sensore del mio iPhone rovinano un po' la resa, ma si vede che danno molta luce alla stanza (i quadri, non la presa elettrica e l'iphone!):

Per finire, perché chi ha provato ad appendere questi stramaledetti quadri moderni, con il gancetto nascosto dietro, sa benissimo quanti santi cadono dal calendario cercando di allinearli tra loro, ecco la serie di calcoli quantistici che mi ci sono voluti per ottenere qualcosa di appena appena decente. :)

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