Mi auguri un buon giorno, o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no? O che quest’oggi ti senti buono, o che è un giorno in cui si deve essere buoni?
Gandalf
Il presente post raggruppa tutta la serie di articoli che ho dedicato allo splendido set Lego 79003:
In tutta sincerità preferisco di gran lunga assi reali al posto di quelle disegnate. Ho anche invertito l’apertura del cancello, mi sembrava più naturale.
Versione 2 – Retro.
Una volta agganciata ai cardini la differenza con quella rotonda (versione 1) è minima. Gli spigoli si confondono col muro retrostante, pertanto il look finale non ne risente.
Questo sarà un articolo brevissimo, perché in fondo non c’è poi molto da dire.
Le modifiche a casa Baggins sono ormai pressoché ultimate. Ho ordinato tutti i pezzi necessari e nelle prossime settimane dovrebbero arrivare. Il problema è che stare con le mani in mano è difficile, ho quindi deciso di apportare qualche miglioria al tetto della casa. Che poi tecnicamente più che un tetto è proprio il terreno, perché i buchi hobbit vengono scavati dentro le colline.
Si racconta che la prima reazione del signor Huddleston al cablogramma fu «una veemente e vigorosa imprecazione, provocata dalle tensioni del momento e dall’ora tarda». Si dice inoltre che parlò a lungo della nazione francese, della cultura francese e delle abitudini igieniche personali della popolazione francese.
Il signor Bradford, ancor più eloquente, si disse convinto dell’innaturale passione francese per i rapporti intimi con animali da cortile.
Il logo di Lemonskin è nato in concomitanza col nome della nostra, omonima, software house.1… che si occupa di sviluppare applicazioni per piattaforma iOS.
Era necessario trovare un dominio WEB che fosse disponibile, impresa piuttosto impegnativa di questi tempi.
2011
Correva l’anno 2011, cominciavamo la nostra avventura nello sviluppo di applicazioni iOS e serviva un simbolo identificativo per distinguerci nell’oceano di altri sviluppatori.
L’idea iniziale, com’è prevedibile, è stata una fetta di limone2In realtà mezzo limone, visto frontalmente.. Dopo aver considerato varie forme e angolazioni — intero, a fette, a spicchi… — l’idea di averlo pronto da spremere ci piaceva.
Una volta Stephen Hawking diede una festa per viaggiatori nel tempo, a mezzogiorno del 28 giugno 2009. Per assicurarsi che vi partecipassero esclusivamente viaggiatori nel tempo, spedì gli inviti soltanto dopo la festa.
Ricapitoliamo: Scopro che cinque anni fa Lego rilascia un set dedicato a casa Baggins. Io adoro Tolkien e, in particolare, lo Hobbit per cui devo averlo. Per una botta di culo inaspettata lo pago più o meno il prezzo originario. Nel libro però i Nani sono tredici, qui ne vengono forniti soltanto quattro. Comincio una frenetica ricerca che mi porta a pagarli sostanzialmente il doppio della casa. Finalmente, dopo altre peripezie più o meno degne di nota, arrivano tutti.
Missione compiuta e via a inventarmi qualcos’altro di nuovo? Ma manco per il cavolo! Adesso è necessario riuscire a sistemarli tutti all’interno di quel minuscolo buco Hobbit.1Buco sì, ma “non brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo…“
Hmmm… come procedere? Semplice, lancio il fedele Lego Digital Designer e mi metto al lavoro…
Mentalmente lascio il campo. Vado in montagna, affitto una baita, mi preparo un’omelette, mi siedo con i piedi alzati, respiro il profumo di neve della foresta
Mi dico: se vinco questo match mi ritiro. E se perdo questo match mi ritiro lo stesso.
Aveva a malapena girato la maniglia, che furono tutti dentro, facendo cortesi cenni di saluto e dicendo: “Al vostro servizio!” uno dopo l’altro. Dori, Nori, Ori, Óin e Glóin erano i loro nomi; e di lì a poco due cappucci purpurei, un cappuccio grigio, un cappuccio marrone e un cappuccio bianco pendevano dall’attaccapanni e i nani si avviavano a grandi passi per raggiungere gli altri, con le manone ficcate nelle cinture d’oro e d’argento. Era già diventata quasi una folla. Qualcuno chiese della birra chiara, qualcun altro della birra scura, uno il caffè e tutti delle torte…
Lo Hobbit
Allora1Non si comincia mai una frase con “allora”!, tre giorni fa il set Lego 79003 è finalmente arrivato e, come è ormai mia consuetudine, ho cominciato a montarlo un po’ alla volta.
Ci ho messo davvero poco, perché era composto solo da quattro sacchettini, per un totale di 622 pezzi.
Siccome sono sempre l’ultimo a sapere le cose, ho scoperto da pochi giorni che nel 2012, in concomitanza con l’uscita del pessimo film di PJ, Lego ha sfornato questo piccolo capolavoro: casa Baggins.
Lego 79003 – Un incontro inaspettato. (2012)
Nonostante abbia sviluppato un odio viscerale nei confronti della pellicola, che stravolge quasi tutte le vicende originali, trovo la scelta di luoghi e personaggi molto azzeccata, e Lego è riuscita a condensarla magicamente all’interno di questo gioiellino, che risponde al nome ufficiale di “79003 – Un incontro inaspettato” e mette allegria solo a guardarlo.
Da quando avevo lasciato la mia casa per intraprendere questo viaggio, avevo pensato spesso a questa cosa, a come buona parte delle nostre vite sia spesa a studiare e predisporre automatismi. A costruire sistemi, dispositivi, motori. A dar la carica ai meccanismi a molla degli addebiti in conto, a mettere a punto abbonamenti alle riviste, anniversari, foto, rimborsi delle carte di credito, aneddoti. Ad avviare questi motori, metterli in moto e mandarli scoppiettanti nel futuro perché svolgano il loro compito a intervalli più o meno regolari.
Quando qualcuno se ne va o muore o scompare, lascia dietro di sé un’immagine residua; un’impronta negli ingranaggi che ha predisposto intorno a sé. L’immagine si dissolve allo scaricarsi delle molle, al lento esaurirsi del carburante, nel momento in cui le macchine di una vita vissuta secondo certe modalità in certi luoghi e sotto certe angolazioni vengono spente o si grippano o lampeggiano e si fermano, una dopo l’altra. È una cosa che richiede tempo. A volte ci imbattiamo nelle lampade impolverate o nel ronzio elettrico della macchina di qualcun altro, magari dopo così tanto tempo che neppure ce l’aspetteremmo, ma è ancora lì funzionante, continua a girare da sola, nel buio. Continua a svolgere il suo compito anche molto, molto tempo dopo l’uscita di scena di chi le aveva dato vita.
Fin dall’assemblaggio dei primi pezzi della Benny’s spaceship! SPACESHIP! SPACESHIP! mi sono reso conto che le sue esagerate dimensioni non mi avrebbero consentito di poterla esporre nella solita vetrinetta, e questo avrebbe rappresentato un grande problema.
Versione finale. È possibile esporla anche con la massima estensione alare.
Che fare allora? Trascinarmi fino all’Ikea a comprare un espositore Strömbsprûmptz più capiente e farmi di conseguenza cacciare di casa da Mian? No, direi di no.
E allora l’ingegno tipico di chi non ha di meglio da fare mi ha suggerito l’idea di esporla inclinata, in modo da ridurre la superficie e, al tempo stesso, rendere la posa più dinamica e affascinante.
Io sapevo che la terra stava ruotando, e io con essa, e Saint-Martin-des-Champs e tutta Parigi con me, e insieme ruotavamo sotto il Pendolo che in realtà non cambiava mai la direzione del proprio piano, perché lassù, da dove esso pendeva, e lungo l’infinito prolungamento ideale del filo, in alto verso le più lontane galassie, stava, immobile per l’eternità, il Punto Fermo.
Ok, sono ricaduto in piena dipendenza Lego, basta vedere gli ultimi cinque articoli di questo sito (blog?). Ma è sempre così, vado a periodi.
Dopo aver ricostruito il Galaxy Explorer, ho riguardato e rivalutato il film the Lego Movie e mi sono innamorato della Benny’s Spaceship, Spaceship, SPACESHIP!1È il suo nome ufficiale :)
Oltre a essere un set particolarmente cazzuto, strizza vistosamente l’occhio al Lego Classic Space, ed è probabilmente per quello che non ho saputo resistere. E poi Benny… Come si fa a non amare Benny?
Un paio di settimane fa ho deciso di riesumare una delle più iconiche creazioni Lego degli anni ’70 dal vecchio scatolone dei Lego, il mitico Galaxy Explorer LL928.
Purtroppo però, non avendo più tutti i pezzi originali, mi sono un po’ arrabattato utilizzando quello che avevo, e ne è uscito un modello AMM.1A Modo Mio. Modificato per modificato mi sono divertito ad aggiungere appendici, cannoni, motori, alettoni e quant’altro. Tuttavia il pensiero tornava continuamente alla versione originaria e, in un momento di debolezza emotiva (in cui ho anche acquistato la SSS2Sorvoliamo su questo dettaglio fino a ulteriori aggiornamenti. ;)), mi sono deciso a ordinare i mattoncini mancanti.
Chi ama Star Wars o — come si chiamava allora — Guerre Stellari, non può dimenticare la mitica scena dell’inseguimento del Millennium Falcon da parte della flotta dell’Impero durante l’evacuazione dal pianeta Hoth, e la brillante idea di Han di nascondersi dentro un provvidenziale tunnel sulla superficie di un asteroide. Che poi si è dimostrato non essere un tunnel.
Lo scorso anno (2016) Lego ha pensato bene di rilasciare un piccolo set, senza numerazione1Il che già fa capire che, per ottenerlo, saranno dolori!, a perenne celebrazione della divertente vicenda. Purtroppo non si è trattato di una vendita regolare ma di una versione molto esclusiva, regalata in qualche manifestazione a pochi fortunati che hanno acquistato prodotti Lego per oltre 150 dollari e andata esaurita in meno di un’ora. Com’era prevedibile è subito diventata un pezzo da collezione, raggiungendo all’istante prezzi assurdi sulle aste online.
Dopo essermi divertito a ricostruire il vecchio Galaxy Explorer AAM (e conseguente ripristino dello stesso alla versione originale) del 1979, mi è improvvisamente riesplosa la voglia di Lego.
Un progettino che avevo sempre tenuto in un cassetto, per mancanza di pezzi fisici per sperimentare, era la piccola navetta spaziale classica di Elite. Volevo realizzarla con un numero ridottissimo di pezzi, cercando però di inserire il maggior numero possibile di dettagli.
Qui di seguito una breve galleria fotografica del Cobra MK III AMM finale.
Cobra MK III Produttore: Faulcon DeLacy Dimensioni: 27.1 x 44 x 7.9 m Costo: 379,718 CR Equipaggio: 1-2 Velocità massima: 286 m/s Massa dello scafo: 180 t Capacità di carico: 18 t Capacità serbatoio: 16 t Distanza salto iperspaziale: 10.46 lyContinua a leggere
Questo modello non esiste più. Dopo averlo tenuto esposto per un paio di settimane mi sono deciso a ordinare i pezzi mancanti e ricomporre il glorioso (LL)928 in tutto il suo originale splendore. È stato comunque un esperimento divertente. :)
Fin da quando ero piccolo, ma piccolo piccolo, sono stato cresciuto a suon di Lego da mia zia Matilde.1In realtà era la zia di mia madre, per cui tecnicamente la mia prozia. Ma l’ho sempre chiamata semplicemente “zia”. :) Devo molto probabilmente a lei tutta la fantasia che mi sono sempre portato dietro, e il gusto per il (bel) design, e le soluzioni anticonvenzionali con cui spesso affronto i problemi che incontro nella vita di tutti i giorni. E anche l’ironia, perché lei ne aveva tanta. :)
Nel mio grande sacchettone, che nel tempo si è trasformato in un più asettico scatolone trasparente, sono contenuti pezzi che si avvicinano pericolosamente ai 50 anni, segno che alcuni devo averli forzatamente ereditati da qualche cugino più grande. Oppure è successo un casino all’ufficio anagrafe. :)