La matta della Contea

Quando stavo cominciando a pensare di aver terminato la riproduzione di tutte le mappe della Terra di Mezzo che mi interessavano, come un fulmine a ciel sereno ne è comparsa una dallo stile molto cartoonesco (o, oserei dire, hobbitesco), di cui non ero a conoscenza.

Si tratta di un disegno, a opera del bravissimo Francesco Bisaro, che appare solamente nella versione italiana DeLuxe del Signore degli Anelli, quella illustrata da Alan Lee, e al momento introvabile come il Gronchi rosa (infatti non ce l'ho):

A mia disposizione avevo soltanto questa foto a bassa risoluzione presa da un'asta Ebay (è così che l'ho scoperta) ma, grazie alla cortesia di alcuni amici del gruppo Collezionisti Tolkieniani Italiani di Facebook (in particolare Giovanna Licata e Matteo Callegari), sono riuscito a ottenere alcune foto più dettagliate; e da quelle ho cominciato il lavoro.

E che lavoro! Solitamente ridisegnare una mappa mi porta via fra i tre e i sei giorni di lavoro. Per creare questa mi ci sono volute quasi tre settimane!

Ci sono dettagli ovunque. Ogni piccolo centimetro quadrato di superficie nasconde minuscoli oggetti, alberelli, casette, ghirigori e chi più ne ha, più ne metta.

Ok, il tizio, più che uno Hobbit sembra Francesco Damiani che annaffia l'orto. Però, Se Francesco Damiani fosse stato alto un metro, sarebbe probabilmente stato un perfetto Hobbit.

Ah gli alberi: infiniti alberi a perdita d'occhio, di tutte le forme e dimensioni; ognuno con il suo "fogliame" e la sua ombra. Lo so che mi lamento sempre degli alberi (o delle montagne) in ogni mappa che disegno, ma questa è stata davvero un'impresa titanica. E forse, dico forse, ho imparato a disegnarli in modo accettabile.

Quello che ho adorato in questa "mappa" (poi ci torniamo sulla definizione) è l'estrema coerenza dei luoghi. Brea, che è una città sostanzialmente frequentata dagli Uomini (anche se ci vivono alcuni Hobbit) presenta costruzioni per così dire serie

Hobbiville e gli altri paesi a presenza prevalentemente Hobbit, invece, sono caratterizzati da abitazioni morbide e tondeggianti, che ricordano lontanamente il villaggio dei Puffi.

Veniamo adesso al discorso topografico. L'ho chiamata "mappa" ma in realtà è più una rappresentazione visiva della Contea: le proporzioni sono tutte fuori scala, non compaiono numerosi piccoli villaggi (Scorta, Chianarana, Quadrivio, Tucpoggio e molti altri), alcune zone montuose, qualche fiume e rigagnolo ma, nell'insieme, c'è una certa coerenza, perché tutti i luoghi fondamentali sono presenti, e più o meno nella corretta "direzione".1Avrei detto "posizione" ma non sarebbe stato corretto.

Mi sono preso la libertà di apportare alcuni piccoli cambiamenti. Il più evidente riguarda i Tumulilande; nel disegno originale erano circondati da alberi, quasi come se si trovassero dentro una foresta. In realtà l'intera zona è desolata, scheletrica e spettrale. Pertanto ho eliminato qualche albero, con buona pace di Tolkien che li amava tanto.

Poi ho aggiunto la scala in chilometri. Sì, lo so che nei racconti fantasy le miglia (come i piedi o le leghe) sono molto più evocativi. Però è anche bello capirci qualcosa, piuttosto che dover sempre mettere mano alla calcolatrice (o ricordarsi che un miglio sono 1,6 Km) per tradurre le pazze unità di misura anglofone.2Ma se hai appena detto che la "mappa" non è in scala, che senso ha la scala? Ah, boh… c'era, mi piaceva e l'ho lasciata. :)

C'è qualche altra piccola modifica qui e là (per esempio ho inserito la rosa dei venti tra le montagne perché non mi piaceva il riquadro vuoto, ho cambiato i pomelli delle porte Hobbit, che si trovano al centro), ma solitamente riguarda la composizione di alcune foreste o la semplificazione di qualche nome. Niente davvero degno di essere menzionato.

Ho anche fatto qualche esperimento con l'acquarello, per vedere se fossi riuscito a tirar fuori un po' di colore (o di grigiume, nel caso dei Tumuli). Ma, a parte il mio essere una pippa ar sugo in tale tecnica pittorica, trovo che il bianco e nero crei sufficiente contrasto da soddisfare l'occhio. Così ho lasciato perdere.

Del resto il bello di questa "mappa" è scoprire nuovi dettagli e piccole chicche solo concentrandosi su piccole zone e studiandole con calma e tranquillità.

Insomma, nel complesso trovo sia stato un lavoro da matti — da qui il titolo dell'articolo.

Non avrei mai pensato mi portasse via così tanti giorni e richiedesse un impegno e una dedizione quasi religiosa ma, ora che l'ho terminata (avrei scritto "finalmente" ma in realtà è stata una cosa improvvisa… ero lì, preso a lavorare a testa china e la punta della lingua sopra il labbro superiore e… tutt'a un tratto, non c'era più niente da disegnare), sono davvero soddisfatto.

Certo, il mio tratto non si avvicina neppure lontanamente alla bravura dell'autore originale, ma nemmeno ho mai avuto l'impertinenza (o l'illusione) di eguagliare il suo capolavoro. Sono però contento di averci provato ed essere riuscito a portare a termine questa interminabile… matta. :)

2 pensieri su “La matta della Contea

  1. Ciao, sono Francesco Bisaro.
    Ho letto con molto interesse questo articolo, ti ringrazio per i complimenti che hai voluto dedicarmi.
    Un abbraccio.
    ciaociao

    Fra-

    1. Grazie a te, e perdonami se la mia versione non si avvicina neppure lontanamente alla tua meraviglia (e anche le piccole modifichette qui e là).
      Ma ci tenevo davvero tanto a riprodurla. :)

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