
Pensavo di aver ormai concluso il mio lavoro sulle mappe della Terra di Mezzo: avevo riprodotto tutto ciò che mi ero prefissato e non pensavo ci fossero più sorprese dietro l’angolo; invece, come un fulmine a ciel sereno, ne è comparsa una di cui ignoravo completamente l’esistenza
Si tratta di un disegno, a opera del bravissimo Francesco Bisaro, che è apparso solamente nella versione italiana DeLuxe del Signore degli Anelli (quella illustrata da Alan Lee) e al momento estremamente difficoltosa da reperire:

A mia disposizione avevo soltanto una foto a bassa risoluzione presa da un’asta eBay (è così che l’ho scoperta); ma, grazie alla cortesia di alcuni amici, sono riuscito a ottenere immagini più dettagliate, e con quelle mi sono messo al lavoro.1Alcuni mesi più tardi, grazie a Roberto, un caro amico dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, sono finalmente riuscito a mettere le mani su una copia di questo splendido volume.

E che lavoro! Solitamente ridisegnare una mappa mi porta via fra i tre e i sei giorni di lavoro. Per creare questa mi ci sono volute quasi tre settimane!

La prima versione era in bianco e nero e delle dimensioni di un misero foglio A4. Così, tre anni più tardi, l’ho completamente ridisegnata aggiungendo una nota di colore.
Colorarla è stata un’ulteriore fatica d’Ercole: sono addirittura arrivato al punto di pensare che non sarei mai riuscito a portarla a termine. Non sono un illustratore, ed è davvero difficile per me riuscire ad accostare diverse tonalità di colore tra loro cercando di mantenere una coerenza cromatica ovunque senza sbilanciare troppo l’insieme. Ho rifatto pezzi di Matta infinite volte, specialmente le montagne, perché volevo che non fossero tutte identiche tra loro ma che conservassero una loro unicità.

Tucboro (o Borgo Tuck, per dirlo alla Fatica) è stato il primissimo paese che ho arcobalenato. Non sapevo esattamente come procedere, perché in realtà le case Hobbit sono prevalentemente scavate all’interno delle colline (tranne quelle dei cittadini più poveri, che invece si accontentano di abitazioni più classiche), per cui i colori sarebbero stati più che altro sulle tonalità del verde. Ma alla fine ho pensato che in fondo questa era una rappresentazione molto artistica, per cui mi sono scatenato con improbabili combinazioni variopinte.

Adoro l’estrema coerenza dei luoghi: in contrapposizione alla smodata allegria degli altri villaggi – che ricordano molto quelli dei Puffi – Brea è una città decisamente più rigorosa e realistica. Qui convivono pacificamente Uomini e Hobbit e ho voluto rappresentarla con colori meno intensi, anche se qui e là sono comunque presenti edifici chiaramente abitati dai Mezzi Uomini.

Ci sono dettagli ovunque: ogni piccolo centimetro quadrato di superficie nasconde minuscoli oggetti, alberelli, casette, ghirigori e chi più ne ha, più ne metta. Ok, il tizio qui sopra più che uno Hobbit sembra Francesco Damiani che annaffia l’orto. Però, se Francesco Damiani fosse stato alto un metro, sarebbe probabilmente stato uno Hobbit perfetto.

Ah, gli alberi… Infiniti alberi a perdita d’occhio, di tutte le forme e dimensioni. Lo so che mi lamento sempre delle foreste (e delle montagne) in ogni mappa che disegno, ma questa è stata davvero un’impresa titanica. E forse, dico forse, ho imparato a disegnarli in modo accettabile.

Veniamo adesso al discorso topografico. L’ho chiamata “mappa”, ma in realtà è più una rappresentazione visiva della Contea: le proporzioni sono tutte fuori scala, non compaiono numerosi piccoli villaggi (Scorta, Chianarana, Quadrivio, Tucpoggio e molti altri), mancano alcune zone montuose, qualche fiume e rigagnolo ma, nell’insieme, c’è una certa coerenza, perché tutti i luoghi fondamentali sono presenti all’appello e più o meno nella corretta “direzione”.2Avrei detto “posizione” ma non sarebbe stato corretto.

Mi sono preso la libertà di apportare alcuni cambiamenti. Il più evidente riguarda i Tumulilande: nel disegno originale erano circondati da alberi, quasi come se si trovassero dentro una foresta. In realtà l’intera zona è desolata, scheletrica e spettrale. Pertanto ho eliminato qualche albero, con buona pace di Tolkien che li amava tanto.

Ho poi aggiunto la scala in chilometri. Sì, lo so che nei racconti fantasy le miglia (come i piedi o le leghe) sono molto più evocative. Però è anche bello capirci qualcosa, piuttosto che dover sempre mettere mano alla calcolatrice (o ricordarsi che un miglio sono 1,6 km) per tradurre le pazze unità di misura anglofone.3Ma se hai appena detto che la “mappa” non è in scala, che senso ha la scala? Ah, boh… c’era, mi piaceva e l’ho lasciata. :)
Durante la realizzazione della Matta si è verificata la vigliacca invasione dell’Ucraina. Ho voluto rendere omaggio a questo meraviglioso paese con una piccola bandierina di supporto nell’angolino in basso a destra.

È ormai tradizione prevedere sempre la doppia nomenclatura nei miei progetti: continuo a preferire i nomi classici ma Bompiani ha deciso che quella di Fatica è ormai la traduzione ufficiale per cui è sempre bene non dimenticarsene. D’altra parte le nuove generazioni cresceranno con questo testo.
C’è qualche altra reinterpretazione (per esempio ho inserito la rosa dei venti tra le montagne perché non mi piaceva averla all’interno di un riquadro vuoto, e ho posizionato i pomelli delle porte Hobbit al centro delle porte tonde).
Ecco qui la Matta completa:

Sfortunatamente è ultracompressa per ragioni di spazio: le immagini ad alta risoluzione occupano già di per sé parecchio spazio e l’utilizzo di colori uniformi avrebbe generato un file di svariati megabyte. Nelle immagini di dettaglio ho cercato di essere un pochino meno drastico nella riduzione della qualità.
Insomma, nel complesso è stato un lavoro da matti — da qui il titolo dell’articolo e della mappa. Non avrei mai pensato che mi portasse via così tanti giorni e richiedesse un impegno e una dedizione quasi religiosa, ma ora che l’ho terminata (avrei scritto “finalmente” ma in realtà è stata una cosa improvvisa… ero lì, preso a lavorare a testa china e… tutt’a un tratto, non c’era più niente da disegnare), sono davvero soddisfatto.
Certo, il mio tratto non si avvicina neppure lontanamente alla bravura dell’autore originale, ma nemmeno ho mai avuto la pretesa (o l’illusione) di eguagliare la sua arte. Ma sono comunque più che soddisfatto. :)

Attenzione: la Matta della Contea potrebbe contenere tracce di gusci di noce e di qualche personaggio dello Studio Ghibli.
Perché?
Perché ci stavano bene. :)
Codici di riferimento
Se hai bisogno di maggiori informazioni su una specifica variante di questa mappa, comunicami il codice verde che trovi qui sotto.
| Nome | Dimensioni | Nomenclatura | Codice |
|---|---|---|---|
| Matta | 80 x 60 cm | Alliata / Principe | B-M-AP |
| Ottavio Fatica | B-M-F | ||
| 50 x 35 cm | Alliata / Principe | M-M-AP | |
| Ottavio Fatica | M-M-F |
Ciao, sono Francesco Bisaro.
Ho letto con molto interesse questo articolo, ti ringrazio per i complimenti che hai voluto dedicarmi.
Un abbraccio.
ciaociao
Fra-
Grazie a te, e perdonami se la mia versione non si avvicina neppure lontanamente alla tua meraviglia (e anche le piccole modifichette qui e là).
Ma ci tenevo davvero tanto a riprodurla. :)
Figurati. Anzi..ne sono davvero compiaciuto. Grazie ancora…
❤️
Ciao Francesco.
Solo per scriverti i miei complimenti! Non la ricordavo la tua “matta”, l’ho ritrovata per caso sulla mia vecchia copia de iSdA.
[In riferimento alla prima versione, che era in bianco e nero]: Tu dici che il colore ci sta male. Mah io non sarò un esperto ma a me non dispiace nemmeno un po’ l’esito. Potresti pure farne una versione a colori.
Ci sta male perché io non so usare i colori. Senza dubbio, se la colorasse qualcuno bravo, verrebbe bene. :)
Bellissime! Super matto!