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Supereroi con seri problemi

Una delle idee più stupide e folli che mi frullavano per la testa da un annetto a questa parte riguarda un’improbabile antologia sui cartoni animati. Non quelli belli e famosi con cui siamo cresciuti e che amiamo come la nostra famiglia.

Gli altri.

No, nemmeno quelli brutti e sconosciuti, dei quali per ovvie ragioni non frega niente a nessuno. Intendo gli altri ancora, quelli che avrebbero potuto essere e non sono stati. E per fortuna, aggiungerei.

Questo libretto, perché si è capito che è un libretto ormai, vero? Dicevo, questo libretto raccoglie una trentina tra i supereroi più idioti e inutili che la mia mente abbia potuto concepire nelle ultime settimane.

Un fantasioso gioco del “e se…?”.

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La mappa della Terra di Mezzo

Aggiornamento

Dopo tanto tempo ho rimesso mano alla mappa di Christopher, migliorando qualche cosina qui e là, ma soprattutto creando due nuove varianti (stessa cosa per la mappa del Beleriand. :)

Quando J.R.R. Tolkien ha pubblicato per la prima volta Il Signore degli Anelli, lo ha corredato di tre splendide mappe disegnate dal figlio Christopher. La prima è quella della Contea, la seconda copre le regioni di Rohan, Gondor e Mordor. La più famosa, quella che ritrae la Terra di Mezzo in tutto il suo splendore, è stata realizzata in fretta e furia (in circa 24 ore) nel 1953 a causa di ritardi e tempi di pubblicazione strettissimi.

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La mappa di Westeros

… e di un pezzetto di Essos.

Finalmente, dopo tanti anni durante i quali le ho rimandate a oltranza, mi sono deciso a intraprendere la lettura delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin. La scintilla scatenante è stata la recente serie TV House of the Dragon, che ho cominciato a guardare svogliatamente ma che mi ha immediatamente conquistato.

Avevo visionato Game of Thrones alcuni anni fa; però l’estrema complessità della trama, l’elevato numero dei personaggi e, soprattutto, la carenza da parte mia di una minima conoscenza della geografia di Westeros (e anche le ultime stagioni chiaramente sotto tono) non me l’hanno fatta godere appieno, lasciandomi con un giudizio un po’ controverso.

Il nuovo prequel l’ho trovato buono. Trama decisamente più lineare ma personaggi, recitazione e fotografia veramente al top, tanto che l’ho guardato molto volentieri (poi la seconda stagione è stata un po’ meh).

Ma veniamo al dunque…

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Passione bianconera

Eh no, non quella. A me il calcio interessa quanto raccogliere funghi in piscina per preparare il risotto della domenica e fare bella figura coi parenti buoni. :)

Negli ultimi anni mi sono dato parecchio da fare per reperire tutti i libri che ricoprivano per me grande importanza, per ciò che hanno rappresentato nel loro periodo storico.

Tra i tanti, una seconda edizione inglese dello Hobbit (purtroppo la prima, a causa della sua rarità, sarà sempre decisamente al di fuori della mia portata), una prima edizione inglese del Signore degli Anelli, una prima edizione italiana dello Hobbit e mi mancava, per l’appunto, una prima edizione italiana del Signore degli Anelli.

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Castelli, vulcani e mostri marini

Nel 1993, CDE (Club degli Editori, su licenza Rusconi) pubblicava in libreria uno splendido cofanetto contenente tre volumi dedicati a J.R.R. Tolkien: Racconti Perduti, Racconti Ritrovati e Racconti Incompiuti.

Nonostante i titoli siano molto simili tra loro, al punto da far pensare si riferiscano al medesimo argomento, la realtà è ben diversa. Il primo contiene approfondimenti e versioni alternative delle grandi opere del prolifico autore inglese, mentre i restanti sono la traduzione italiana dei primi due volumi dell’History of Middle-earth.

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La mappa dell’Astrolabio

Quando con l’aiuto di alcuni amici, e dopo sei mesi di duro lavoro, ho realizzato una copia fedele dello storico Astrolabio (la prima incarnazione italiana del Signore degli Anelli), il materiale che avevo a disposizione era di pessima qualità. Grazie agli immensi sforzi di un collezionista, che si è preso la briga di fotografare ogni singola pagina del libro, siamo riusciti a ricostruire e digitalizzare il testo originale.

Per quanto riguarda i disegni, ovvero la porta di Moria, la scritta dell’Anello, le rune di Gandalf e l’epitaffio sulla tomba di Balin, li ho recuperati da altri volumi di Tolkien, tanto sono identici. Le mappe, invece, le ho dovute ridisegnare, partendo da quelle originali e scrivendo io stesso i nomi italiani, perché la qualità delle foto era così bassa che non è stato possibile recuperare alcunché.

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Sovraccoperte: Il Signore degli Anelli (1970)

Un paio di anni fa, per gioco, ho rifatto la sovraccoperta della prima edizione italiana1La prima edizione italiana completa, perché la prima assoluta sappiamo tutti essere stata l’Astrolabio. del Signore degli Anelli. Si trattava di uno scherzo per svariati motivi: per prima cosa non possedevo l’edizione originale, e non ero pertanto in grado di scansionarla ed elaborarla. Inoltre anche le proporzioni finali erano differenti, perché era mia intenzione vestirci un’edizione più recente e molto meno pregiata.

Bisogna rendersi conto che questi libri, che ormai hanno una cinquantina e più di anni alle spalle, oltre a essere preziosissimi (e costosissimi) trofei, sono anche molto delicati. È pertanto necessaria una ammirevole dote di coraggio per prenderli e infilarli sotto a uno scanner.

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Mappe, Patati e coordinate marziane

Poco più di un anno fa completavo la mappa più complessa che abbia mai disegnato (e che, con tutta probabilità, mai più disegnerò). Si tratta della superficie del pianeta Marte in scala 1:4.444.444, ovvero circa quattro milioni e spicci più piccola della dimensione reale.

C’ho impiegato sei mesi, tracciando ogni giorno per ore e ore, e con preoccupante caparbietà, infiniti scarabocchietti grandi pochi millimetri sopra una superficie di quasi due metri quadrati.

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La Mappa di Thrór (verticale)

Nel prologo dello Hobbit, Tolkien ci insegna che, in tutte le mappe dei Nani, la punta superiore della rosa dei venti indica l’Est, anziché il Nord. Quindi se, volessimo confrontarle coerentemente con le altre cartografie di Uomini ed Elfi, dovremmo ruotarle di 90° in senso orario.

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Ex libris V

Lo so,
sono un’anima
in pena.

Faccio, disfo, rifaccio, cambio idea ogni cinque minuti; ma sono fatto così: condannato a tornare continuamente sui miei passi perché mi vengono idee (apparentemente) migliori, oppure non mi soddisfano più quelle precedenti.

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La Terra di Mezzo Watercolor

Mentre girovagavo qui e là sul web in cerca di ispirazione, mi sono imbattuto in questa mappa della Terra di Mezzo che non avevo mai visto prima:

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Un giorno, non molto tempo fa, andavo in bicicletta lungo l’ospedale Radcliffe, quando in me si è fatta una chiarezza improvvisa come a volte ci viene in sogno. Ricordo di aver detto a voce alta, con assoluta convinzione: “Ma certo! Ovviamente è così che le cose in realtà funzionano!”
Ma non riuscivo a ripetere un qualsiasi ragionamento che mi avesse portato a quella convinzione, sebbene la sensazione fosse la stessa che se mi avessero convinto con la ragione (anche se non ragionando). E da allora ho pensato che uno dei motivi per cui non si riesce a recuperare il ragionamento meraviglioso o il segreto quando ci si sveglia, è semplicemente perché non ce n’è stato uno; ma c’è stata (spesso, forse) una comprensione diretta della mente (ovvero della ragione), ma senza quella catena di ragionamenti che conosciamo nella nostra vita nel tempo seriale.

Lettere 1914/1973 – J.R.R. Tolkien

Il tesoro dei Nani

Si narra che, durante l’interminabile regno del terribile drago Smaug, le ormai fredde e polverose sale del regno di Erebor, precedente dimora del glorioso Re sotto la Montagna, traboccassero di tesori. Sfavillanti gemme preziose, ragguardevoli diamanti incastonati in sfarzosi gioielli, scintillanti coppe dei metalli più nobili, impareggiabili armature di pregiato Mithril; e una quantità spropositata di monete, d’oro, d’argento e di rame.

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Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà.

Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.

Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia

Hobbit a mandorla

Ad arricchire la mia modesta collezione di libri di e sullo Hobbit ci sono numerose copie in lingua straniera. Oltre chiaramente a quelle inglesi, ne posseggo alcune in latino, ucraino, russo e giapponese. Tendenzialmente cerco di evitare idiomi che non sono in grado di comprendere (quello in latino, Hobbitus Ille, dovrebbe essere alla mia portata, gli altri no), a meno che non appartengano a edizioni così visualmente meravigliose da non riuscire a trattenermi.

Durante la mia recente visita in Asia mi sono imbattuto in due di queste eccezioni: Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin e lo Hobbit Annotato da Douglas A. Anderson, entrambe in ideogrammi cinesi.1Non è propriamente corretto definire i caratteri cinesi “ideogrammi”, ma suona bene e lo lascio. :)

Lo Hobbit illustrato già lo conoscevo, e mi ero imposto di recuperarlo da qualche parte, ma le poche volte che compariva su Ebay aveva prezzi molto prossimi ai 200 euro che non ero disposto a spendere. Entrando in un vecchio negozietto di libri, in un paesino disperso tra le foreste della Malesia cosa mi trovo di fronte? Esatto, proprio lui. Mio!

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The Princess Hobbit

Nel 1964 la rivista The New Princess and Girl riuscì a convincere J.R.R. Tolkien a realizzare una versione ridotta del suo primo romanzo ambientato nella Terra di Mezzo, lo Hobbit.

The New Princess and Girl è stata una pubblicazione a cadenza settimanale per ragazzine inglesi (una sorta di Cioè, per intenderci), pubblicata tra il 30 gennaio 1960 e il 16 settembre 1967 da Fleetway Pubblications.

Un po’ di storia…

Fino a quel momento i testi ufficiali dello Hobbit e del Signore degli Anelli sono sempre stati gelosamente custoditi e supervisionati dal proprio autore e, in seguito, dal figlio Christopher; nessun’altra versione modificata delle sue opere è mai più stata autorizzata. Si tratta dunque di un caso unico nella storia editoriale del prolifico scrittore inglese.

Il testo della rielaborazione è stato accompagnato da ben 83 illustrazioni realizzate da Ferguson Dewar, un apprezzato disegnatore professionista specializzato in fumetti e pubblicità. Nelle intenzioni iniziali le tavole sarebbero dovute essere a colori come tradizione di tutte le storie pubblicate dalla rivista; ma questo non avvenne mai e i disegni rimasero in bianco e nero. Tolkien stesso si incaricò di suggerire piccoli cambiamenti all’illustratore. Per esempio voleva la figura di Gandalf un po’ più seria (si possono notare i cambiamenti rispetto all’inizio negli ultimi episodi) e si assicurò personalmente che Gollum non venisse “ritratto come un mostro”.

Naturalmente questi disegni sono molto differenti rispetto a quelli classici di Alan Lee, John Howe, Michael Hague o Jemima Catlin. Bisogna però considerare che il target della rivista erano ragazzine dagli 8 ai 12 anni, pertanto dovevano risultare un po’ fumettose. Il tratto di Dewar, quasi caricaturale, si avvicina molto a quello di António Quadros.

Uscirono in tutto 15 episodi, di due pagine ciascuno. In seguito l’intera opera artistica di Dewar venne messa in vendita su Ebay una decina di anni fa e si è persa all’interno delle collezioni private.

Nel 2019 Neil Holford, del sito web www.tolkienbooks.net, è riuscito a recuperare tutto il materiale e a organizzarlo in una mostra in occasione dell’esibizione Tolkien 2019, tenutasi a Birmingham tra il 7 e l’11 agosto dello stesso anno.

Col mio amico Valmer, costante compagno di numerose avventure editoriali, ho acquistato da una biblioteca inglese gli scan della rivista originale. Tramite OCR abbiamo recuperato il testo, lo abbiamo impaginato, abbiamo processato le immagini e realizzato un piccolo volume contenente questa preziosa rielaborazione dello Hobbit.

Nota

Il libro è interamente in inglese, abbiamo preferito non tradurlo (per il momento) per poterne apprezzare le modifiche rispetto all’originale.

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Che la Terra Nera ti sia lieve

In data 25 marzo 3019 T.E. si è improvvisamente spento, alla ancora rigogliosa età di circa 500 secoli, l’Oscuro Signore dei Mannari, l’Ombra dell’Est, il Supremo Comandante di Angband, il solo e unico Annatar Thû.

Le cause dell’incidente non sono state ancora ben chiarite, ma si sospetta una concomitanza di prevedibili applicazioni pratiche di energia cinetica, quale l’attrazione gravitazionale del soffitto del proprio appartamento verso il centro di Arda, e il fatto che in quel momento il compianto si trovasse seduto sul suo trono tetro a leggere un Topolino, invece che all’aperto a comandare il proprio esercito.

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Dello spettral Leviatano

Risolsi alfine il rivendicar aggraziato calco del munifico tomo Moby Dick o il cetaceo, originato dall’ingegno fecondo di Melville H. e quivi trasposto nel di noi italico idioma dal dottissimo professor Fatica O.

Innumerevoli stagioni han ravveduto il mio cor bramar suddetta capodopera — innegabilmente annoverata nella contratta compagine dei miei prediletti — giacché il desìo del disporre sulle scansie della mia propria biblioteca trascrizione d’ogni opera a me cara è, senza fallo, fonte di copioso appagamento.

Componimento, peraltro, del quale non serbo memoria d’alcuno, tra i prossimi e i remoti, che abbia condotto a termine la gravosa impresa di darne compiuta lettura.

A onor di lealtà, già mi procacciai per lecite vie l’evanescente informatica pubblicazione del medesimo; pur tuttavia essa non seppe recarmi adeguata gaiezza: talune atmosfere d’arcana quotidianità marinaresca — quali la balsamica fragranza della salsedine o l’aroma del legname avvizzito dall’astro — paiono reclamare la corporeità d’un manufatto concreto, onde poterne appieno gustare la proteiforme sapidità.

Ma ahimè, maligna si mostrò la sorte nei riguardi di questa sventurata anima mortale!

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Uno scintillante scellino

A shining shilling shimmering in the Shire

Avrei voluto intitolare così l’articolo, solo che in italiano Shire si traduce in Contea e uno splendente scellino non avrebbe allitterato1L’allitterazione è una figura retorica, ricorrente soprattutto in poesia, che consiste nella ripetizione, spontanea o ricercata (per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico), di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio (più raramente all’interno) di due o più vocaboli successivi, producendo omofonia (“bello e buono”, “tosto o tardi”, “senza capo né coda”, ecc…). Era molto utilizzata da Tolkien che, da buon filologo, adorava il suono delle parole. altrettanto bene. Vabbè.

Un affascinante aneddoto, conosciuto prevalentemente da chi frequenta assiduamente la Terra di Mezzo, narra le fortunate circostanze che hanno portato alla pubblicazione del primo romanzo di Tolkien sugli Hobbit.

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Il Silmarillion, prima edizione UK

Fra le grandi opere di J.R.R. Tolkien il Silmarillion è quella che ho sempre apprezzato meno.

Probabilmente dipende dal fatto che non contiene un’unica storia ben strutturata ma un insieme di racconti incompiuti che il figlio Christopher ha messo insieme con tanta buona volontà e con l’aiuto di un ghost writer, cercando di colmare le inevitabili lacune presenti con un pizzico di intuizione e fantasia. In sostanza, nonostante contenga vicende interessantissime (che illustrano dettagliatamente molti antefatti solo accennati all’interno dello Hobbit e del Signore degli Anelli), non è un’opera approvata per la pubblicazione da parte del suo autore; che, ne sono certo, le avrebbe dato una forma finale molto più elegante e scorrevole. Ma in fondo piutost che nient, l’è mei piutost.1Piuttosto che niente, è meglio piuttosto: l’alternativa sarebbe stata non avere nulla.

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