Short story long

Ovvero, come rendere lunga e noiosa una storia brevissima.

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Sin dall'inizio della mia avventura su Facebook il mio *legittimo* nome americano, Lock Eb dall'Oklahoma, o dal Nebraska, o dalla ridente cittadina di Bee, o da-dove-non-ricordo-più, sembra aver creato grandi problemi alle formichine del portale.
Non gli è mai piaciuto.

E così, già in un paio di precedenti occasioni, sono stato obbligato a inviare loro un certificato di identità naturalizzata italiana, con cui dimostrare la mia appartenenza alla presente dimensione, al genere umano e alla categoria persone-degne-di-partecipare-al-grande-circo-dei-social-network (con-grandi-premi-e-cotillon)

Solo che, a quanto pare, il mio documento è di tipo autodistruttivo. Ogni due anni circa se lo perdono e salta fuori uno, col cappellino blu e una grande F sopra, che grida «HABEMUS IMPOSTOR! SACRILEGIO! ALLO ROGO!»

E tirano giù la serranda per una settimanella, in modo che possa andare in onda il magico teatrino del «tu non sei Lock Eb». «Sì, io sono Lock Eb». «Ma no che non lo sei». «Ti dico di sì». «Giura!». «Ecco, visto?». «Hai le dita incrociate». «Ma no, quella è artrite». E via così, fino a quando si convincono.

O mi mandano per davvero allo rogo.

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L'utente Apple

Apple user

L'utente Apple non è un normale utente.

E' un individuo che ha trovato il Nirvana in un periodo in cui la gente imparava a conoscere gli altri computer (e, insieme a questi, nuove fantasiose bestemmie e imprecazioni).
È una persona che aveva capito, per caso o per furbizia, qual era la direzione giusta che l'era digitale avrebbe dovuto percorrere, ed era un individuo realizzato e felice.

Oggi purtroppo quel Nirvana lo sta perdendo, e dell'antica, incondizionata gratificazione comincia a serbarne soltanto il ricordo. Anzi, è piuttosto incazzato e tale ragione è un'attenuante da tenere sempre in considerazione quando capita di incontrarne uno.

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Fóttitti!

Fin da piccolo mi hanno insegnato ad ascoltare prima di aprire bocca.
Non sempre lo faccio naturalmente, perché sono umano, istintivo e, soprattutto, italiano. Quindi ben lontano dall'essere perfetto. Ma, quelle rare volte che mi ricordo, ci metto tutta la mia buona volontà. E solitamente ne ricavo qualcosa di utile.

Un'altra cosa che mi hanno insegnato è comprendere gli errori che commetto quando qualcuno me li fa notare, ringraziarlo, memorizzarli ed evitarli in futuro.

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Compagni di scuola

A oltre vent'anni dall'accaduto ho ricevuto questa terribile notizia riguardante una mia compagna di banco delle scuole medie. Sono cose che ti lasciano senza fiato perché, anche se ci si perde di vista, pensi che vada sempre tutto bene.

Stavo leggendo il primo articolo che ho trovato su Internet e ho notato un diverso registro narrativo rispetto alle notizie che ci vengono sbattute in faccia oggi. Non so bene identificare cosa sia ma si sente più rispetto, più umanità, meno sensazionalismo, meno retorica. Ma soprattutto nessuna intervista inutile a inutili testimoni con domande stupide e scontate.

Ciao Silvia, scusa il ritardo e grazie per avermi sopportato con infinita pazienza. :'(

Varallo Sesia (Vercelli). Sfumano coperti dai nuvoloni che attanagliano bassissimi il Sacro Monte, i profili delle antiche cappelle e delle casacche dei soccorritori arrampicati sulla frana dei 14 morti.
Gli occhi puntati con ansia verso il tronco in bilico a metà della montagna squarciata. Se resta immobile vuol dire che la terra non si muove. Se no, bisogna fuggire a precipizio abbandonando, con le ricerche delle vittime, ruspe, pale e picconi.
Il buio scende presto in Valsesia e alle 15 di ieri Ghibli, un pastore tedesco che ha sul groppone anche il crollo della Torre di Pavia, e la sua squadra a quattro zampe possono tornare alla base dei Cinofili volontari di Cormano (Milano). Missione compiuta a Varallo. Grazie al loro fiuto recuperati tutti i 14 corpi sepolti sotto il pezzo di monte gonfio di pioggia rovesciatosi sabato notte su tre case.

Corriere della Sera – 8 novembre 1994
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Buona Pasqua

Hello Spank

Da quando i social network sono entrati nella nostra vita virtuale e reale, ogni anno, inevitabilmente, come fosse una personale crociata contro l'umanità, ho pubblicato foto di teneri agnellini, abbacchi1Che poi sono sempre agnellini, ma macellati a poco più di un mese dalla nascita e, in generale, tutti quei simpatici animaletti che ci fanno uscire gli occhi a forma di cuoricini quando portiamo i nostri bambini in visita a un agriturismo, fattoria, zoo, cazzi&mazzi.
In contrapposizione alla dolcezza di tali foto affiancavo immagini e filmati in cui veniva mostrato come queste bestiole venissero2E vengono tuttora, visto che facciamo passi da gigante con la tecnologia ma, su certe cose, non ci siamo affatto evoluti rispetto al Medioevo. preparate per la nostra tavola in allevamenti intensivi, in condizioni ben oltre i limiti del buonsenso, a volte scuoiati ancora vivi e uccisi coi metodi più dolorosi e brutali al solo scopo di non "indurirne" le carni.
Infine ci aggiungevo qualche frase su quanto foste, tutti indistintamente, dei pezzi di merda a condannare bambini innocenti al solo scopo di onorare una tradizione solo di nome che è spesso in forte contraddizione con il vostro credo (o non credo).

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Tizio, Caio, Carneade e Pincopallo

Questa notte, come sempre mi accade a ogni inizio anno, ho ripercorso i principali avvenimenti di cui sono stato protagonista negli ultimi dodici mesi, cercando di analizzarne i lati positivi e quelli negativi.

Uno in particolare ha focalizzato la mia attenzione, soprattutto quando ho realizzato che me lo porto dietro da tutta la vita, ed è un comportamento abbastanza curioso.

Un minuto dopo che mi viene presentata una persona non ne ricordo più il nome.

Non ho una cattiva memoria ma ho un cervello molto poco capiente, per cui è di fondamentale importanza essere molto selettivo riguardo le nuove informazioni: tutto ciò che ritengo poco importante viene immediatamente cancellato, in modo da preservare spazio per ciò che mi interessa davvero.

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Nextgen? Forse…

Tutte le persone con cui ho avuto modo di discutere riguardo l'attuale cosiddetta nuova generazione di console conoscono il mio pensiero: una fregatura.
Perlomeno questo era il mio punto di vista fino a qualche giorno fa, ora ho parzialmente cambiato idea. Ma andiamo con ordine.

Quando oltre 8 anni fa la Playstation 3 e la Xbox 360 sono entrate nelle nostre case, hanno dato uno scossone al mondo dei videogame. Si trattava di console progettate da zero, con processori e schede grafiche ad hoc, capaci di una potenza di elaborazione con cui ben pochi PC potevano competere all'epoca.

Queste nuove incarnazioni, al contrario, sono sostanzialmente dei PC, con CPU da PC e GPU da PC, e nemmeno di fascia alta. Tanto per dire, a livello di potenza pura, si piazzano nella fascia media, posizione che tra pochi anni, scivolerà sempre più in basso.

Questo, almeno per me, non ha mai rappresentato un problema. Di un gioco mi interessa il divertimento che sa offrirmi, non se una linea diagonale è leggermente scalettata o se raggiunge un realismo perfetto. Però mi sarei aspettato, perlomeno, che entrambe fossero in grado di raggiungere una risoluzione di 1080p e una frequenza di aggiornamento di 60 fotogrammi al secondo stabili. Per principio più che altro, visto che le precedenti console almeno uno dei due fattori erano in grado di toccarlo, pur avendo un hardware molto più limitato.

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Han non spara per primo, Han spara e basta.

Greedo

Per quelli che, come me, sono nati negli anni '70, Star Wars (o, meglio, Guerre Stellari) rappresenta qualcosa al tempo stesso magico e straordinario.
Mai prima di allora si era visto un film di fantascienza così profondo, con tematiche che andavano oltre i semplici scontri tra astronavi; tanto da rappresentare, in modo molto simile al Signore degli Anelli, una metafora storica della società umana.
Naturalmente l'abbiamo capito molti anni dopo, all'epoca spade laser e droidi protocollari erano più che sufficienti a scatenare la nostra fantasia e farci innamorare incondizionatamente dello spazio.

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XXXIV, 139

Le stelle hanno sempre rappresentato per me qualcosa di magico. Fin da quando ero piccolo mi sono ritrovato spesso a naso in su, per quelle che credevo fossero ore a osservare l'incredibile spettacolo che la natura ogni notte ci regala.

Immobile, con le pupille dilatate all'infinito, univo i puntini e rimanevo a fissare le fantastiche figure che si formavano, fino a quando percepivo la sensazione di cominciare a comprendere la reale prospettiva delle cose, che inspiegabilmente si capovolgeva. Ero come sulla cima di una immensa montagna a guardare di sotto, un precipizio scintillante in cui da un momento all'altro sarei potuto precipitare, in una caduta senza fine. E sentivo che sarebbe davvero potuto accadere, perché di fronte a tale sconcertante maestosità tutta la teorica sicurezza degli insegnamenti sulla gravitazione universale si dissolveva.
Ero sull'orlo di uno strapiombo infinito, e sotto l'infinito.

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E chissenefrega?

In questi giorni si fa tanto parlare del SETI1SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence, è un programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo., di possibile vita al di fuori del nostro pianeta, del paradosso di Fermi2"Dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?", della teoria del Grande Filtro3In pratica ipotizza una serie di passi evolutivi, dalla nascita della vita alla capacità di inviare comunicazioni attraverso lo spazio; non è escluso ci siano altri esseri intelligenti, ma non è scontato che possano aver agevolmente raggiunto l'ultimo gradino. e del presidente dell'Uruguay che dà dei "figli di puttana" ai dirigenti FIFA.4Vabbè, questa l'ho messa solo perché mi farebbe ridere immaginare Napolitano in una situazione analoga. :)

Argomenti come la possibile esistenza di altri esseri viventi al di fuori della nostra giurisdizione sono sempre affascinanti, inesauribili spunti di discussione e fantascientifiche supposizioni, magari in quelle notti d'estate quando le stelle si stagliano splendenti sul nero infinito.

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