
Un paio di giorni fa la mia fedele tavoletta grafica ha deciso che era arrivato il momento giusto per andarsene in pensione. In realtà non è andata proprio in questo modo, si è spenta inesorabilmente come una candela.
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Un paio di giorni fa la mia fedele tavoletta grafica ha deciso che era arrivato il momento giusto per andarsene in pensione. In realtà non è andata proprio in questo modo, si è spenta inesorabilmente come una candela.
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Adesso che penso di aver praticamente terminato tutte le mappe che volevo realizzare, ogni tanto mi spremo il poco cervello che ho su come renderle più stimolanti e creative. Un pensiero che da qualche tempo mi ronzava in testa era l’idea di farci un puzzle.
Ho scoperto che Ravensburger, azienda leader per questo genere di passatempi, ha da qualche tempo un apposito sito web per creare puzzle personalizzati utilizzando le proprie foto. I prezzi non sono popolari – proprio per niente – ma, a pensarci bene, non è che se ne ordina uno al giorno; si tratta di qualcosa di speciale, come la foto di un momento felice coi propri cari, che verrà appeso alla parete come un quadro prezioso. Quindi il prezzo un po’ salato ci sta.
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Nel 1993, CDE (Club degli Editori, su licenza Rusconi) pubblicava in libreria uno splendido cofanetto contenente tre volumi dedicati a J.R.R. Tolkien: Racconti Perduti, Racconti Ritrovati e Racconti Incompiuti.
Nonostante i titoli siano molto simili tra loro, al punto da far pensare si riferiscano al medesimo argomento, la realtà è ben diversa. Il primo contiene approfondimenti e versioni alternative delle grandi opere del prolifico autore inglese, mentre i restanti sono la traduzione italiana dei primi due volumi dell’History of Middle-earth.
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Quando con l’aiuto di alcuni amici, e dopo sei mesi di duro lavoro, ho realizzato una copia fedele dello storico Astrolabio (la prima incarnazione italiana del Signore degli Anelli), il materiale che avevo a disposizione era di pessima qualità. Grazie agli immensi sforzi di un collezionista, che si è preso la briga di fotografare ogni singola pagina del libro, siamo riusciti a ricostruire e digitalizzare il testo originale.
Per quanto riguarda i disegni, ovvero la porta di Moria, la scritta dell’Anello, le rune di Gandalf e l’epitaffio sulla tomba di Balin, li ho recuperati da altri volumi di Tolkien, tanto sono identici. Le mappe, invece, le ho dovute ridisegnare, partendo da quelle originali e scrivendo io stesso i nomi italiani, perché la qualità delle foto era così bassa che non è stato possibile recuperare alcunché.
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Un paio di anni fa, per gioco, ho rifatto la sovraccoperta della prima edizione italiana1La prima edizione italiana completa, perché la prima assoluta sappiamo tutti essere stata l’Astrolabio. del Signore degli Anelli. Si trattava di uno scherzo per svariati motivi: per prima cosa non possedevo l’edizione originale, e non ero pertanto in grado di scansionarla ed elaborarla. Inoltre anche le proporzioni finali erano differenti, perché era mia intenzione vestirci un’edizione più recente e molto meno pregiata.
Bisogna rendersi conto che questi libri, che ormai hanno una cinquantina e più di anni alle spalle, oltre a essere preziosissimi (e costosissimi) trofei, sono anche molto delicati. È pertanto necessaria una ammirevole dote di coraggio per prenderli e infilarli sotto a uno scanner.
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Poco più di un anno fa completavo la mappa più complessa che abbia mai disegnato (e che, con tutta probabilità, mai più disegnerò). Si tratta della superficie del pianeta Marte in scala 1:4.444.444, ovvero circa quattro milioni e spicci più piccola della dimensione reale.
C’ho impiegato sei mesi, tracciando ogni giorno per ore e ore, e con preoccupante caparbietà, infiniti scarabocchietti grandi pochi millimetri sopra una superficie di quasi due metri quadrati.
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Nel prologo dello Hobbit, Tolkien ci insegna che, in tutte le mappe dei Nani, la punta superiore della rosa dei venti indica l’Est, anziché il Nord. Quindi se, volessimo confrontarle coerentemente con le altre cartografie di Uomini ed Elfi, dovremmo ruotarle di 90° in senso orario.


Mentre girovagavo qui e là sul web in cerca di ispirazione, mi sono imbattuto in questa mappa della Terra di Mezzo che non avevo mai visto prima:
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Piero Angela è da sempre parte della mia vita. Ricordo ancora esattamente, a distanza di oltre quarant’anni, l’inizio della prima puntata di Quark, il 18 marzo 1981. Mi trovavo in cucina, di fronte al piccolo televisore in bianco e nero, e osservavo questo simpatico signore, dalle maniere molto pacate, spiegare il significato di una parola buffa e curiosa, che ricordava più i fumetti Disney che l’ambiente scientifico. Termine che non ci ha più abbandonati, marchiando per sempre una stagione infinita di meravigliosi programmi culturali e altamente tecnologici.

Nel corso dei decenni che ci hanno portati al nuovo millennio, quello con Piero era un appuntamento fisso e inderogabile. Ammetto di aver pensato svariate volte a come sarebbe stato il dopo, ma la sua tempra instancabile mi ha sempre portato a vederlo inconsciamente come una presenza costante e immortale.
Invece, come ha lasciato scritto lui stesso nel suo ultimo, commovente messaggio1“Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti, che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. Malgrado una lunga malattia, sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche sedici puntate dedicate alla scuola, sui problemi dell’ambiente e dell’energia. È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati. A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio.”, la vita ha i propri ritmi e, almeno per me, è stato un autentico shock. :(
Se n’è andato uno di famiglia.
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Alcuni giorni fa ho sostituito il vecchio citofono con un dispositivo Ring Doorbell. Dopo aver testato svariate alternative negli ultimi anni, non gli avrei dato due lire; e invece devo ammettere che funziona molto bene. Dovendo coprire il buco del precedente inquilino elettronico, ho utilizzato un pannellino di legno. Al che mi è venuta un’idea: perché non incidere i nomi con qualche tecnica pirografica? Il problema è che non so assolutamente niente a riguardo e, peggio ancora, non ho alcuno strumento per farlo.
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Si narra che, durante l’interminabile regno del terribile drago Smaug, le ormai fredde e polverose sale del regno di Erebor, precedente dimora del glorioso Re sotto la Montagna, traboccassero di tesori. Sfavillanti gemme preziose, ragguardevoli diamanti incastonati in sfarzosi gioielli, scintillanti coppe dei metalli più nobili, impareggiabili armature di pregiato Mithril; e una quantità spropositata di monete, d’oro, d’argento e di rame.
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Ad arricchire la mia modesta collezione di libri di e sullo Hobbit ci sono numerose copie in lingua straniera. Oltre chiaramente a quelle inglesi, ne posseggo alcune in latino, ucraino, russo e giapponese. Tendenzialmente cerco di evitare idiomi che non sono in grado di comprendere (quello in latino, Hobbitus Ille, dovrebbe essere alla mia portata, gli altri no), a meno che non appartengano a edizioni così visualmente meravigliose da non riuscire a trattenermi.
Durante la mia recente visita in Asia mi sono imbattuto in due di queste eccezioni: Lo Hobbit illustrato da Jemima Catlin e lo Hobbit Annotato da Douglas A. Anderson, entrambe in ideogrammi cinesi.1Non è propriamente corretto definire i caratteri cinesi “ideogrammi”, ma suona bene e lo lascio. :)
Lo Hobbit illustrato già lo conoscevo, e mi ero imposto di recuperarlo da qualche parte, ma le poche volte che compariva su Ebay aveva prezzi molto prossimi ai 200 euro che non ero disposto a spendere. Entrando in un vecchio negozietto di libri, in un paesino disperso tra le foreste della Malesia cosa mi trovo di fronte? Esatto, proprio lui. Mio!
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Risolsi alfine il rivendicar aggraziato calco del munifico tomo Moby Dick o il cetaceo, originato dall’ingegno fecondo di Melville H. e quivi trasposto nel di noi italico idioma dal dottissimo professor Fatica O.
Innumerevoli stagioni han ravveduto il mio cor bramar suddetta capodopera — innegabilmente annoverata nella contratta compagine dei miei prediletti — giacché il desìo del disporre sulle scansie della mia propria biblioteca trascrizione d’ogni opera a me cara è, senza fallo, fonte di copioso appagamento.
Componimento, peraltro, del quale non serbo memoria d’alcuno, tra i prossimi e i remoti, che abbia condotto a termine la gravosa impresa di darne compiuta lettura.
A onor di lealtà, già mi procacciai per lecite vie l’evanescente informatica pubblicazione del medesimo; pur tuttavia essa non seppe recarmi adeguata gaiezza: talune atmosfere d’arcana quotidianità marinaresca — quali la balsamica fragranza della salsedine o l’aroma del legname avvizzito dall’astro — paiono reclamare la corporeità d’un manufatto concreto, onde poterne appieno gustare la proteiforme sapidità.
Ma ahimè, maligna si mostrò la sorte nei riguardi di questa sventurata anima mortale!
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Quando poco meno di due anni fa mi sono accinto1Quanta cultura su questo sito, eh? ;P per la prima volta a disegnare mappe con la tavoletta grafica, pensavo sarebbe stata un’avventura mordi e fuggi.
D’altra parte la mia intenzione era semplicemente tradurre in italiano le tre mappe inglesi del Signore degli Anelli in previsione dell’uscita della nuova traduzione, per gustarmi appieno la lettura.
Oggi ho perso il conto di quante ne abbia realizzate. Alcune svariate volte, seguendo quella vana Morgana di illusoria perfezione che mi spinge spesso a rifare da capo molti lavori.
Continua a leggereÈ un bel pomeriggio di sole e sto lavorando all’ennesima revisione del mio ex libris. Per la prima volta scelgo di realizzare qualcosa di classico e, dal momento che per ora è un trattamento che ho deciso di riservare unicamente ai miei libri di Tolkien, vorrei ispirarmi all’arte della Terra di Mezzo.
Necessito di un font e il Cirth, la scrittura dei Nani, mi sembra la scelta più interessante e appropriata. “Va bene”, mi dico, prendo il font che ho creato un anno fa e procedo. All’epoca stavo lavorando sulla mappa di Thrór e lì non ci sono cifre numeriche per cui non le ho mai inserite.
“Ok, vado a cercarle e le integro”; e salta fuori una notizia sorprendente.
Due in effetti. Ma andiamo con ordine.
I numeri non esistono! O meglio, alcuni numeri non esistono, perché Tolkien non ce ne ha mai parlato, né ha avuto l’occasione di utilizzarli in modo consistente. L’unico documento che contiene alcune cifre è ciò che rimane del libro di Mazarbul (3 pagine), quello che Gandalf e compagnia al seguito trovano a Moria, accanto alla tomba del povero Balin:

Solo cinque numeri… :(
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Ammetto di essere un blogger estremamente incostante. Passano spesso numerosi mesi tra un post e l’altro e questo piccolo sito dà un po’ l’impressione di essere abbandonato.
In realtà faccio tante cose, ho molte idee e progetti; molti dei quali non si concretizzano nel lungo termine, ma mi forniscono comunque nuovi spunti per realizzare qualcosa di interessante che alla fine riesce finalmente a vedere la luce.
Ho quindi deciso di pubblicare una piccola rubrica a cadenza mensile, nella quale mostrerò a cosa sto lavorando. Non tutto, perché a volte creo regali di compleanno o Natale per gli amici (comincio generalmente già a gennaio) e non posso scriverlo pubblicamente, altrimenti ciao ciao sorpresa.
Ma credo di averne a sufficienza per riempire un articolo. Articolo che sarà naturalmente dinamico: si aggiornerà nell’arco dei trenta1… ventotto… trentuno… giorni, nel caso sentissi la necessità di aggiungere o modificare qualcosa.
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Diciamocelo, gli ultimi due sono stati anni terribili. E purtroppo, da questa infelice condizione, non ne siamo ancora usciti.
Per la serie “le cose stupide” (dovrei creare un apposito tag) è tradizione realizzare in occasione del Natale, per la cerchia dei miei amici più cretini, un ironico santino che, nelle più rosee intenzioni, dovrebbe proteggerci nel corso dell’anno.
Sono tutti piuttosto irriverenti, più o meno simpatici, ma ognuno altamente passibile di denunzia (anche se finora è andata sempre bene).
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Un giorno mi sono detto: “voglio disegnare una mappa di Marte”. Così, tanto per fare qualcosa di differente.
E ho disegnato una mappa di Marte. Cioè di una parte di Marte, sebbene non poi così piccola.
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È iniziato tutto con la Supermappa. La stimolante idea di condensare tutti gli spostamenti dei personaggi dello Hobbit e del Signore degli Anelli all’interno di un’unica mappa ce l’avevo da un bel po’, e finalmente sono riuscito a realizzarla.
Sono contento, mi piace e l’ho appesa nella stanza TV. È però un po’ scomoda da consultare, date le dimensioni (80×60 cm). Io leggo principalmente a letto per cui non mi andava di alzarmi ogni volta, oppure di tenere una Supermappa a mo’ di coperta. Per cui, dopo averci rimuginato sopra per qualche settimana, le ho dato una nuova forma.
Continua a leggereIeri, mentre facevo un po’ di ordine nella mia libreria multimediale, ho deciso di ridisegnare le locandine dei film di Tolkien. Non sono mai stato un fan dei poster coi faccioni degli attori, pessima tradizione inaugurata dalle più recenti trilogie di Star Wars.
Ecco qui i risultati:

