
Vi sono numerose ragioni per cui ho scelto di acquistare un Apple Studio Display. La prima, la più ovvia, è che mi si è inaspettatamente rotto il vecchio monitor. Mi ha servito fedelmente per quasi dodici anni, da quando ho messo da parte gli iMac e sono passato ai Mac Mini prima, al Mac Studio poi. Tutti i miei lavori grafici presenti su questo sito sono nati con lui, pertanto grazie per tutto il pesce, vecchio amico: che la terra digitale del Valhalla informatico ti sia lieve!
Con cosa sostituirti? A una prima occhiata il mercato offre diverse alternative ma, a ben guardare, anche no…
- Tecnologia Invisibile
- macOS non è Windows (né Linux)
- Cose belle
- Risoluzione
- Colori
- Audio
- Altre caratteristiche
- Cose brutte
- Controlli
- Frequenza di refresh
- Videocamera
- Airplay
- FaceID
- Ingressi
- HDR
- Nanotexture sì, Nanotexture no
- Più veloce della luce
- Vorresti vivere 1000 anni?
Tecnologia Invisibile
Gli schermi dei computer sono la tecnologia più sottovalutata dei nostri tempi. Il loro compito è apparentemente semplice: mostrare testi, colori e immagini. Eppure, sono una finestra che molti di noi osservano per quasi un terzo della propria giornata.
Questa abitudine ci porta a dare per scontata la loro qualità, ma è un errore. Abbiamo imparato a non comprare occhiali da sole economici sulle bancarelle, perché il rischio di rovinarsi la vista per via di una inadeguata protezione dai raggi UV, oppure a causa di lenti di qualità scadente, è piuttosto elevato; eppure accettiamo di utilizzare senza troppi pensieri monitor dalle prestazioni inadeguate.
È proprio questa noncuranza che ci spinge a ricerche superficiali, basandoci unicamente – o quasi – sul prezzo e su poche altre specifiche (spesso fuorvianti o dettate esclusivamente dai diktat commerciali), facendoci dimenticare che anche quello che consideriamo “soltanto un monitor” merita un investimento attento e… oculato.
Non ha senso puntare, per esempio, a un’altissima risoluzione se il nostro sistema non è in grado di sfruttarla appieno, e magari trascurare specifiche essenziali la cui assenza potrebbe col tempo rivelarsi frustrante: elementi come la fedeltà dei colori, la robustezza costruttiva, l’uniformità dell’illuminazione o l’eventuale qualità audio, se dotato di speaker.
Quando il vecchio Asus mi ha mostrato il suo pixelloso dito medio, la prima reazione che ho avuto è stata fiondarmi su Amazon alla ricerca di un minimo comun denominatore tra i marchi più conosciuti e tutti i requisiti tecnici di cui abbisognavo.
Subito dopo mi sono ricordato che non esistono monitor esterni per i Mac.
Eh? COSA? Che cavolo stai dicendo (Willis)??
Arnold, ma anche chiunque altro mi abbia sentito affermare una frase del genere
Ok, ok… ci arrivo…
macOS non è Windows (né Linux)
Per comprendere appieno la filosofia alla base dell’interfaccia grafica di Apple è necessario introdurre alcune (relativamente brevi, spero) nozioni teoriche, perché ben pochi utenti Mac – anche quelli più avanzati – ne sono a conoscenza.
La differenza fondamentale tra macOS, Windows e Linux nell’utilizzo dei display si riduce a una scelta di design: perfezione visiva contro flessibilità universale e libertà di configurazione.
macOS, con il suo sistema Retina (HiDPI), ha l’obiettivo di visualizzare l’interfaccia con la massima qualità possibile. Se sui display moderni ad altissima definizione si utilizzasse la risoluzione nativa, tutti gli elementi dell’interfaccia (testo, icone, finestre) risulterebbero illeggibili e microscopici. Apple ha quindi introdotto il ridimensionamento, ma lo ha fatto in modo rigido e ottimizzato.
L’efficacia di questo sistema dipende strettamente dalla densità di pixel (DPI, ovvero punti per pollice) del monitor. L’intero sistema è basato sulla grafica vettoriale, il che significa che ogni elemento è definito da formule matematiche e non da un numero fisso di pixel, consentendo poterlo riscalare senza alcuna perdita di qualità. Tuttavia, Apple limita la visualizzazione per ragioni di qualità ottica, ancorandosi a densità ideali: 109 DPI (densità standard) e 218 DPI (densità definita Retina). Questo è il motivo per cui gli schermi Apple (interni ai portatili o esterni) hanno risoluzioni e dimensioni in pollici estremamente distanti da qualsiasi standard e all’apparenza incomprensibili1Per esempio:
MacBook Pro da 16 pollici – 3456×2234 pixel;
Studio Display da 27 pollici – 5120×2880 pixel;
Pro Display XDR da 32 pollici – 6016×3384 pixel.: devono sempre combinarsi per raggiungere esattamente uno di questi due valori DPI ideali.
Apple adotta un fattore 2x per ottenere questa nitidezza e garantire una visualizzazione ottimale dell’interfaccia grafica: le forme vettoriali vengono convertite in pixel (rasterizzate) a una risoluzione doppia rispetto a quella logica. Significa che ogni punto viene definito usando l’informazione di quattro pixel fisici, permettendo al sistema di posizionare i bordi delle curve e del testo con una precisione micrometrica. Questo assicura che un cerchio appaia perfettamente uniforme perché il dettaglio non è disegnato a blocchi, ma a livello di singolo pixel lungo il contorno.
Tuttavia, quando si sceglie una risoluzione intermedia (come ad esempio 2560×1440 su un monitor UHD2Si tende spesso a utilizzare la dicitura 4K per riferirsi ai monitor ad alta risoluzione, ma bisognerebbe invece usare la sigla UHD. La differenza tecnica tra 4K e UHD è che il 4K (DCI) è uno standard cinematografico con risoluzione 4096 x 2160 e proporzioni 1.90:1, mentre UHD (Ultra HD) è lo standard consumer più comune con risoluzione 3840 x 2160 e proporzioni 16:9.), macOS non usa il 2x puro, ma allo stesso tempo non calcola l’immagine a fattori frazionari. Invece, l’OS prima calcola sempre l’interfaccia a una risoluzione interna 2x (in questo caso 5120×2880), e solo dopo la “riscala” (downscaling) alla risoluzione nativa del monitor (3840×2160). Tale processo, pur essendo più impegnativo per la GPU, mantiene una qualità visiva molto elevata e coerente, ma non è perfetta al pixel.
Windows e Linux adottano un approccio più pragmatico e universale in quanto devono supportare un’infinità di combinazioni hardware e monitor con DPI diversi. Per questo, applicano uno scaling in percentuale che è estremamente flessibile. Non potendo imporre uno standard di 218 DPI, questi sistemi mantengono la risoluzione nativa dello schermo e ingrandiscono semplicemente gli elementi della UI (del 150%, 175% e così via). Il vantaggio è la compatibilità universale e la libertà di configurazione, ma questo “adattamento” percentuale può costringere all’interpolazione, portando a una resa meno netta rispetto alla precisione del 2x di macOS.3C’è da dire che a risoluzioni molto elevate questi difetti sono difficilmente notabili, ma comunque visibili a un occhio attento ed esigente.
L’approccio purista di macOS ha una conseguenza diretta: per quanto un monitor di terze parti sia ad alta risoluzione, non riuscirà mai a visualizzare l’interfaccia con la stessa perfezione dei display Apple, a meno di non replicare esattamente la densità di pixel di 218 DPI. È per questo che solo monitor di nicchia o specificamente progettati (come alcuni modelli LG al momento non più disponibili sul mercato4E che comunque non si integravano perfettamente nell’ecosistema Apple.) sono riusciti a eguagliare la qualità visiva dei Retina.
In sintesi: macOS sacrifica la flessibilità per dare la massima qualità visiva garantita, operando solo sui punti DPI che assicurano un rendering impeccabile, anche se deve passare attraverso un costoso downscaling dal 2x per le risoluzioni intermedie (che ha un impatto, per quanto minimo, sulla GPU del Mac), mentre Windows e Linux danno priorità alla compatibilità, accettando una qualità che può variare in base alla configurazione.
Ma Apple non potrebbe smettere di fare la fighetta e semplificare le cose?
Utente medio
Sì, potrebbe. Ma a quel punto tanto varrebbe che adottasse Windows o Linux come sistema operativo. Il fatto che con soluzioni di terze parti non sia teoricamente possibile ottenere un perfetto rapporto 1:1 tra interfaccia e pixel dello schermo non significa che gli altri due OS siano migliori. Di fatto non ce l’hanno nemmeno loro quel rapporto, a qualunque risoluzione5A meno di non beccare per pura fortuna un DPI perfettamente coincidente.; solo che per la maggior parte degli utenti (anche Mac) non è vitale avere una visuale perfetta.
Cose belle
Ovvero, perché l’ho acquistato?
Sono sempre stato attratto dai monitor Apple, fin dal leggendario Cinema Display (che ancora oggi tanti utenti utilizzano con i nuovi Mac senza problemi); ma ho sempre privilegiato il risparmio e non giustificavo investire cifre esorbitanti in un monitor, per quanto bello.
A dirla tutta negli ultimi anni l’avevo anche aggiunto alla lista dei desideri, insieme alla richiesta del numero di telefono di Margot Robbie, ma attendevo un nuovo aggiornamento, visto che è sul mercato già da tre anni. Che poi non è nemmeno sicuro che eventuali potenziamenti potrebbero essermi utili. Per dire, lo Studio Display ha un refresh massimo di 60 Hz e un’interfaccia di collegamento Thunderbolt 3, mentre il mio Mac Studio ha una Thunderbolt 4. Entrambi questi protocolli supportano un trasferimento massimo di dati di 40 Gbps (Gigabyte per secondo).6La differenza sta nel numero di monitor esterni supportati: il Thunderbolt 4 può arrivare fino a display 8K.
Se a 60 Hz è richiesta una velocità di quasi 30 Gbps, la frequenza di 120 Hz richiederebbe circa 70 Gbps. Quindi, anche volendo, sarebbe un ostacolo invalicabile per il mio Mac.
Insomma, mi sono detto «ho bisogno di un monitor piuttosto urgentemente, lo Studio Display mi ha sempre stuzzicato, potrebbe andare bene per le mie esigenze?»
Sì.
Risoluzione
L’alta risoluzione non era una priorità. Oh, intendiamoci! Avendo usato per svariati lustri un 27 pollici a 1080p mi ero sicuramente stancato dei suoi pixel giganteschi: sembrava di guardare una grossa pannocchia!
Già un 1440p (tecnicamente chiamato QHD, o Quad High Definition) era invitante, perché senza ridurre troppo la dimensione dell’interfaccia di macOS avrei avuto molto più spazio a disposizione: il 77%. Non si direbbe ma è quasi due volte l’area di un 1080p! E infatti, ironicamente, lo Studio Display è un 2880p, cioè esattamente il doppio di un QHD (che, per le ragioni di cui sopra, viene mostrato come un 1440p a doppia densità).
Una cosa che non mi aspettavo (ma a questo punto è piuttosto ovvia e non ho idea del perché non ci abbia mai pensato prima) è quanto sia migliorata la visualizzazione dei caratteri:

In questa immagine (generata artificialmente7Tenendo però matematicamente conto di tutte le proporzioni reali. È soltanto ingrandita per mostrare meglio la differenza; se ti allontani un po’ rende bene l’idea. Probabilmente si nota meglio aprendo l’immagine in una nuova finestra o scaricandola in locale., perché fotografare lo schermo, come vedremo più avanti, è impossibile) come leggevo i font prima e come li leggo adesso.
Colori
Ciò che mi interessava veramente nel nuovo monitor era la fedeltà dei colori. Lavorando con progetti grafici da mandare in stampa è molto importante avere a video un risultato che sia quanto più vicino a quello finale. Finora ero costretto a trasferire ogni immagine sul mio iPad Pro per controllarla, perché il vecchio monitor ha sempre fatto come gli pareva. Lo Studio Display è uno dei monitor più attendibili in tal senso, e arriva già perfettamente calibrato.
Audio
Un punto fermo sul quale non ammettevo compromessi riguardava l’impianto audio. Il vecchio Asus l’ho acquistato perché millantava una resa sonora sviluppata in collaborazione con Bang & Olufsen. Non che mi aspettassi una performance da Home Theatre, ma all’atto pratico era una porcheria mai vista: già col volume al 50% i due minuscoli speaker cominciavano a distorcere il suono e a far vibrare l’intero il display, tanto che spesso e volentieri quando volevo ascoltare musica ero costretto a ricorrere alle cuffie.
Per quanto riguarda la qualità audio dello Studio Display lascio la parola ad Apple:
Studio Display presenta un innovativo sistema con sei altoparlanti. Le due coppie di woofer a doppia cancellazione di forza presentano bassi audaci e articolati e riducono le vibrazioni indesiderate; i due tweeter ad alte prestazioni consentono di sfruttare una gamma completa di suoni, creando un’esperienza audio solida e di alta qualità con medi puliti e alti nitidi.
In parole povere il sistema utilizza coppie di woofer montati in modo opposto che si muovono simultaneamente in direzioni contrarie, permettendo alle forze inerziali di annullarsi a vicenda per eliminare le vibrazioni indesiderate nel corpo del monitor. E infatti anche a volume massimo nessuna vibrazione e nessuna distorsione, ma un suono pulito e cristallino da far emozionare. Già al 50% è caldo e avvolgente.
Sia chiaro, niente che una buona soundbar o un paio di casse esterne di qualità non possano replicare. Ma non voglio complicazioni o dispositivi extra da dover alimentare, accendere e spegnere o controllare in modo indipendente.
Altre caratteristiche
Un’altro aspetto che differenzia lo Studio Display da qualsiasi altro prodotto è la completa assenza di tasti, fisici o a sfioramento. Si accende e si spegne col Mac (e lo fa istantaneamente, mai sperimentata una reattività così immediata) e tutte le altre funzioni si controllano con la tastiera.8Non che siano molte: volume e luminosità. Fine.
Cose brutte
Finora abbiamo visto gli aspetti positivi. Diamo la parola agli hater e vediamo invece i difetti?
Controlli
Ma come? Non si possono regolare i contrasti, non ci sono le modalità dinamiche, il bilanciamento delle temperature e, in generale, tutte le altre cose che gli altri monitor hanno?
Utente che passa la vita a regolare contrasti, modalità dinamiche, temperature, ecc…

Questo monitor non è pensato per giocare a Tomb Raider, dove – magari impostando colori più caldi – i livelli nel deserto risultano più evocativi, e nemmeno per avere i rossi più intensi perché così le foto delle vacanze risultano più belle. È un display progettato per la massima fedeltà cromatica e l’adesione agli standard professionali.
Esce di fabbrica dopo una calibrazione precisa su ogni singola unità. Il controllo specifico delle impostazioni è gestito da macOS, dove è possibile scegliere uno tra i numerosi preset disponibili, o configurarne uno personalizzato (e infuocare così i deserti di TR o rendere il canotto fiammeggiante).
Frequenza di refresh
Prima hai detto che la frequenza massima di questo monitor è di 60 HZ, ma gli altri monitor economici ci arrivano tranquillamente a 120 Hz! Anche a 144 e più!
Utente ad alto framerete
Vero. Ma i monitor e i televisori che raggiungono frequenze elevate non utilizzano la risoluzione 5K (che non sembrerebbe ma ha il 77%9Questo numero sembra ricorrere frequentemente. di superficie in più rispetto a un UHD), e quindi la banda è facilmente gestibile: per andare a 144 HZ a un 1080p bastano 10 Gbps, un 1440p si accontenta di 19 Gbps e un 4K richiede 45 Gbps, appena appena all’interno del limite massimo dell’HDMI 2.1, che è di 48 Gbps. Per funzionare a frequenze maggiori i dati devono necessariamente essere compressi.
Videocamera
E la videocamera? Eh? Eh? La videocamera??
Utente medio (informato)
La videocamera… fa schifo. :)

No, davvero, è pessima a livelli imbarazzanti. Il vecchio monitor non ce l’aveva e usavo una cinesata da 20 euro presa su Amazon che era di gran lunga migliore. Sono state formulate numerose ipotesi in merito: sappiamo che il cuore dello Studio Display è un iPhone 11 (ha addirittura 64 GB di RAM, probabilmente inutilizzati) e non è da escludersi che si avvalga della stessa, identica fotocamera frontale (che non so quali specifiche avesse, ma è uno smartphone di sei anni fa). A questo bisogna aggiungere che durante le videochiamate c’è un efficace algoritmo di centratura automatica del soggetto (se ti muovi a destra, ti segue; se arriva un’altra persona, allarga la visuale; se fai la ruota i tuoi amici non si perdono nemmeno un fotogramma del tuo bacino che si frattura) che viene effettuata con un crop digitale. Pertanto la parte mostrata è uno zoom di una vista più grande.10Questa funzione ce l’aveva anche il Kinect dell’Xbox più di dieci anni fa, e neanche a dirlo era meglio (anche se in quel caso il movimento della lente era reale).
Personalmente farò al massimo due o tre videochiamate all’anno – e la mia straordinaria bellezza prevarica qualsiasi limite tecnologico – per cui non me ne frega niente. Comunque sì, la videocamera dello Studio Display rimane oggettivamente una schifezza ingiustificabile (bravo utente consapevole!).
Airplay
Non supporta Airplay!
Chiunque
No, che gran cazzata!
FaceID
E nemmeno il FaceID!
Tutti, me compreso
Altra gigantesca cazzata!
Ingressi
Ha un unico ingresso video!
Utente di un monitor con trenta ingressi
Sì. E il mio Asus ne aveva due. Mai usati.
È chiaramente uno svantaggio rispetto alla concorrenza, ma sul Mac non devo collegare console e non guardo film in DVD/BD. Il display deve fare un’unica cosa: mostrarmi la scrivania del Mac.
HDR
Non è HDR
Utente attento
Non è certificato HDR ma supporta ufficiosamente alcuni standard, come l’HDR400 e l’HDR600. Non soddisfa i requisiti del più diffuso HDR10: ha la corretta profondità di colore ma non il contrasto e la luminosità minimi richiesti. Perché no? Perché con l’attuale tecnologia LED sarebbe stato un problema mantenere la fedeltà dei colori nella modalità SDR (Standard Dynamic Range), che è quella di default.
In breve tutti questi malus non influiscono sulle mie necessità personali. Se ne avessi avuto davvero bisogno avrei potuto prendere un Pro Display XDR (il fratellone maggiore) aggiungendo 1000 euro per lo schermo Nanotexture – che vedremo tra un attimo – e altri 1000 per lo stand superfico. :)
Nanotexture sì, Nanotexture no

C’è un acceso dibattito online per stabilire se la nuova fantascientifica tecnologia di Apple, definita Nanotexture sia un reale vantaggio o un passo indietro rispetto al vetro base. Come sempre chi ha optato per questo upgrade ne parla entusiasticamente, mentre chi è rimasto fedele al pannello classico critica la perdita di nitidezza e un fantomatico effetto arcobaleno in presenza di contrasti elevati. Dov’è la verità, ammesso ce ne sia una?
Sul sito Apple lo Studio Display liscio viene descritto in questo modo:
Il vetro standard ha un rivestimento antiriflesso all’avanguardia, che garantisce leggibilità e comfort per gli occhi.
Nei numerosissimi video che ho guardato su YouTube ogni recensore aveva la propria opinione ma, in linea generale, chi sconsigliava la Nanotexture diceva che per eliminare i riflessi fastidiosi sarebbe stato sufficiente ruotare leggermente il monitor di pochi gradi. Mi sono fidato, d’altra parte si trattava di ben 250 euro risparmiati, giusto?
No.
Appena arrivato l’ho posizionato sulla scrivania e ho scoperto che questo Studio Display è in realtà uno specchio. Ero naturalmente consapevole che alla mia sinistra c’è un immenso finestrone, ma forte del discorso “inclinazione” ho pensato che il problema fosse un non problema.
E invece era un problema. Perché parte dell’equazione non è solo l’angolazione del monitor rispetto alla finestra, ma anche la mia testa che ogni tanto si muove, e quei dannati riflessi in un modo o nell’altro tornavano sempre. Come risolvere il problema? Tirare le tende? Rivoluzionare completamente la disposizione dei mobili nella stanza? Provare a ordinare anche un Nanotexture per vedere realmente le differenze e togliermi così ogni dubbio in proposito?

Ecco. A sinistra puoi vedere lo Studio Display normale con il suo “rivestimento antiriflesso all’avanguardia”, a destra il modello con Nanotexture. Nel primo si vede addirittura la mia (prestante e atletica) figura tutta rincagnata per scattare una foto professionale, ma soprattutto la finestra11Non mi trovo (ancora) in prigione, anche se molto probabilmente lo meriterei; quelle sono sbarre anti-parenti-poveri. con relativa tenda e parte della stanza. A destra si nota un po’ di alone e solo nel punto di massima luce si intravvede qualcosa.
Nota: le due immagini non sono state scattate nello stesso momento, perché non mi ero accorto che quella del Nanotexture non era venuta a fuoco (fa davvero fatica il telefono quando una superficie appare così eterea), per cui l’ho rifatta il giorno dopo; e soltanto adesso noto che la tenda in fondo era aperta.
A monitor spenti, comunque, un confronto non ha molto senso. Accendiamoli:

Ecco, questo è già un confronto più realistico. È vero, come dicono molti, che quando il colore di sfondo è molto chiaro (bianco, per esempio), i riflessi si notano meno (ma si notano comunque); sui neri, invece, è sempre un disastro. Forse io sono più sensibile al fenomeno perché provengo già da un display che era più o meno anti riflesso12Anche se nel caso dell’Asus non era vetro ma una plastica “ruvida”; che in sostanza riproduceva lo stesso effetto del Nanotexture, però offuscava molto la luminosità e disturbava vistosamente la definizione dei pixel., ma quelle luci mi distraevano troppo.
Quindi la Nanotexture è pura perfezione? Boh, forse no… Vediamo quali sono gli svantaggi, ammesso siano veramente svantaggi:

Allora, visto che stiamo per immergerci nell’infinitamente piccolo o quasi, dovrai fidarti delle mie parole, perché il vecchio iPhone SE, poverino, non è in grado di restituire immagini che rappresentino perfettamente la realtà; può soltanto dare un’idea di massima. Il display normale (a sinistra, lo si riconosce dal piccolo riflesso laterale) è pura perfezione: lo guardi e ti sembra di osservare una brochure, qualcosa di stampato. I pixel a una normale distanza di lavoro non si notano. Se ci si avvicina, naturalmente, si vedono su entrambi i display. Di conseguenza questo confronto avverrà a pochi centimetri di distanza e ha l’unico effettivo scopo pratico di voler pignoleggiare un po’. Nel caso del vetro con Nanotexture l’impressione è che tutto sia un pochino più morbido, come se ci fosse un leggero antialiasing applicato alle lettere.
Proviamo a ingrandire ancora un po’ (queste immagini sono 1:1, cioè le mostro alla stessa risoluzione delle foto originali):

Non si capisce molto, eh? La ragione è che sul display normale i pixel appaiono ben visibili, e in questo caso lo smartphone si incasina cercando di metterli a fuoco, combattendo con l’illuminazione dello schermo. Nel caso del Nanotexture tutto è più omogeneo e la resa più chiara, ma si nota l’arrotondamento di cui sopra; però sono convinto che l’iPhone non abbia messo perfettamente a fuoco le lettere: questo è un crop dell’immagine precedente, che è a sua volta ritagliata da una più grande, e chissà dove aveva messo a fuoco il telefono (ma ho preferito non toccare in alcun modo la foto).
Questo arrotondamento è un problema? Dopo una decina di prove e controprove ho deciso che no, non è affatto un problema. Come ho già scritto, a una normale distanza di utilizzo, l’occhio la differenza non la nota13Io sono pignolo e particolarmente abituato a lavorare con i pixel, per cui con i due schermi fianco a fianco riesco a vedere questa quasi impercettibile discrepanza. Però la vedo perché so cosa sto cercando, se distanzio i monitor dopo mezzo secondo me ne sono già dimenticato.
Alla fine ho tenuto il Nanotexture, perché il vantaggio di non avere riflessi (specialmente la sera, con le luci artificiali ai due lati della scrivania) è infinitamente maggiore. Già dopo ventiquattro ore mi sembra lo schermo più definito che abbia mai visto. Avevo inizialmente un po’ di timore perché la superficie va pulita con un particolare panno incluso nella confezione, e temevo che potesse essere molto fragile. Ma poi ho visto che la Nanotexture viene utilizzata anche sugli iPad, che sono probabilmente gli oggetti più toccati al mondo dopo le tette.
Dunque Nanotexture sia!
Più veloce della luce
Vorrei spendere un paio di parole sulla scioccante velocità delle spedizioni Apple (e sì che sono abituato ad Amazon)!

Quando ho acquistato il Mac Studio, spedito direttamente dalla fabbrica in Cina, è arrivato in tre giorni. Questi due monitor, quello che ho tenuto e quello che ho restituito, sono entrambi arrivati in 12 ore.
Dal Belgio!
Vorresti vivere 1000 anni?
Ovvero:
Vale veramente la pena spendere 2000 euro per un monitor?
Affrontiamo la questione da un punto di vista differente. Immagina ti venga offerta la possibilità di poter vivere 1000 anni al costo di 1000 euro. Sicuramente accetteresti senza pensarci, perché sarebbe vantaggiosissimo. Se però questi 1000 anni ti venissero a costare 200 mila euro, cosa faresti?
Avresti sicuramente 200 mila domande, del tipo: «C’è qualche oscura condizione che dovrei conoscere?»,«Passerei questo tempo in perfetta salute?», «Non è che c’è la fregatura?»
Immaginiamo di avere ogni giorno il 50% di probabilità di svegliarci con il raffreddore: la decisione diverrebbe immediatamente meno allettante. Tuttavia la prima proposta rimarrebbe convenientissima, anche passando mezzo millennio ad asciugarci il naso.
L’offerta è la stessa, ciò che cambia è unicamente il costo. Se non possiamo permettercelo, il nostro giudizio potrà riguardare la sola accessibilità e non il suo valore effettivo. Diversamente, rischieremmo di renderci protagonisti della celebre favola di Esopo: l’uva è considerata buonissima finché la volpe si accorge di non riuscire a raggiungerla, a quel punto la battezza come acerba. In un contesto in cui le volpi sono rinomate per la loro furbizia, questo comportamento denota, paradossalmente, una spiccata stupidità.
Quindi, se alla fine della fiera questo Studio Display è al di fuori della nostra portata, amen: si vive bene anche con un Asus. Se, al contrario, la spesa non rappresenta un ostacolo eccessivo, la domanda più sensata che possiamo porci è «da questo investimento il mio benessere e la mia produttività potrebbero trarne un effettivo beneficio?»
A ognuno la sua risposta.
Per quanto mi riguarda è «sì, cazzo!»: viviamola al meglio questa vita, dopotutto è l’unica che abbiamo! :)
Per ragionamenti simili ho anche io uno Studio Display… e pure un Mac Studio… bella accoppiata ca22o !!!
Non te li regalano ma, ca22o sì, sanno farsi ripagare (solo moralmente, però)! :)
Volevo commentare anche io ma avevi già previsto tutti i miei possibili commenti.
Fatti una vita, ca%%o!
Ah ah. Quella sezione l’ho scritta camminando sulle uova e pensando proprio a te. ❤️