
Trovandomi qui in Asia per alcune settimane, mi sono messo in testa di reperire un volume da noi pressoché sconosciuto: un libro popup del Signore degli Anelli popup, pubblicato in esclusiva per il mercato cinese un paio di anni fa.
È una delle opere più meravigliose che abbia mai visto sulla Terra di Mezzo; una degna controparte di quello che è stato decenni fa il popup illustrato da Alan Lee dedicato allo Hobbit.
Ma elevato al quadrato.
Sono sempre stato un grande ammiratore dei lavori di Matthew Reinhart e in tutta sincerità pensavo che questa pubblicazione cinese sarebbe stata sicuramente bella, ma ben lontana dalla magnificenza dell’artista americano. Con mia grande sorpresa, una volta che l’ho avuto tra le mani, mi sono accorto di quanto mi sbagliavo! Questo volume, corredato da uno splendido cofanetto brilluccicoso (accessorio che non ricordo aver mai accompagnato i popup di Reinhart) è di una ingegnosità da togliere il fiato.
Non voglio però tirarla troppo per le lunghe, andiamo subito a vedere le fantastiche sette paginone che lo compongono:1Nota: le seguenti immagini sono state scattate al volo in un ambiente poco consono a ottenere risultati decenti; confido di rifarle completamente quando sarò tornato a casa.

La Contea, con casa Baggins in primo piano. La porta può essere aperta tirando due linguette laterali, e si viene così accolti da Bilbo Baggins e il mago Gandalf, verosimilmente troppo alto per la piccola abitazione Hobbit.
Sullo sfondo case e fattorie e, ancora più in là, nuovamente lo stregone (evidentemente dotato del dono dell’ubiquità) che col proprio carretto attraversa il ponte sul fiume.

Una differente inquadratura dello stesso scenario. Aprendo la pagina tutto si anima e prende vita. Il ponte si inarca per davvero sopra il fiume e intorno all’area della Festa per il compleanno di Bilbo, si possono apprezzare tutti i negozi e le locande di Hobbiton (o Hobbiville, se preferisci).

Girando pagina ci ritroviamo davanti la grande bellezza dell’arte elica: la città di Rivendell (o Gran Burrone, o Imladris). Sfortunatamente l’effetto della profondità si appiattisce nelle foto, ma dal vivo tutto ha una propria collocazione spazia e una propria dimensione.
Una nota importante sul presente volume: contrariamente alle opere di Reinhart o altri libri popup come quello dello Hobbit, qui non vi è la minima traccia di colla: tutte le connessioni sono a incastro (anche solo collegare tutti gli elementi tra loro deve essere stato un compito ai limiti della follia per chi lo ha assemblato, e apprezzo ancora di più il prezzo di copertina piuttosto contenuto di 40 euro); In questo modo il tempo non potrà intaccarne il meccanismo perché non ci saranno collanti che potrebbero seccarsi e dunque staccarsi.

La Compagnia dell’Anello, posizionata su ben tre piani spaziali distinti. È bello notare che si è cercato uno stile grafico originale, anziché scimmiottare gli attori della trilogia di Peter Jackson, come ormai avviene nella quasi totalità delle circostanze. Boromir, sulla destra, appare piuttosto imponente e minaccioso.

All’interno degli spaziosi corridoi di Khazam-dûm, un Balrog torreggia minaccioso su Gandalf e su tutti noi. Si tratta di un elemento imponente, inaspettato, spaventoso, che sorge dalle fiamme e invade la stanza. Il genio di Yan Tian (谈天) – responsabile della struttura popup – è disarmante: come riesca a comprimere oggetti tanto grandi all’interno della pagina (più avanti troveremo esempi ancora più sorprendenti) è quasi inspiegabile.
Ogni tanto qualche elemento è interattivo, come la Compagnia sulla destra che, intuita la brutta aria che tira, già sta scappando verso i Cancelli orientali di Moria senza aspettare che Gandalf voli di sotto.

Lo scatto non rende alcuna giustizia alla scena. L’ho incluso semplicemente per far notare che ogni angolazione è stata curata nei minimi dettagli. Sul retro le immense ali (reali o immaginarie) del Flagello di Durin si dispiegano ai due lati del mostro, lasciando Gandalf a chiedersi se non fosse stato meglio recarsi a Mordor in treno. Nella parte posteriore degli scenari non ci sono buchi o parti vuote, tutto è curato maniacalmente per restituire la sensazione di trovarci di fronte a oggetti reali.
Notare (anche nell’immagine precedente) la frusta del Balrog che serpeggia incandescente in ogni direzione.

Anche ruotando verticalmente la fotocamera non sono riuscito a inquadrare per intero l’immenso albero di Mallorn – la dimora di Galadriel e Celeborn – che sorprendentemente sembra cresce sin quasi a raggiungere il soffitto della stanza. Lungo l’ampio tronco si trovano i grandi flet, ovvero quelli che possiamo definire i vari piani sui quali dimorano gli Elfi. Vicino alla sommità (non si vede nell’inquadratura) la Compagnia dell’Anello incontra per la prima volta gli augusti sovrani del Bosco Sacro.
Ai piedi del grande albero lo specchio con l’immagine dell’occhio di Sauron sembra dire “mecojoni!” (e non “‘sticazzi!”, perché lui conosce la differenza tra le due espressioni).

Barbalbero si anima aprendo uno dei numerosi inserti laterali. Bellissimo anche lui nella sua piena tridimensionalità, con Merry e Pipino che oscillano pericolosamente dalle sue estremità.

Ammirate, gente, la sontuosità del Fosso di Helm, con le sue difese esterne (violate dall’esplosivo di Saruman), con l’alzata laterale, le erte mura interne e il torreggiante Trombatorrione! Con le montagne a proteggere il retro della fortezza e, dietro le montagne, i miei vestiti gettati alla rinfusa nella stanza.
Ci si comincia a rendere conto quanto questo librone sia un capolavoro di ingegneria.

Minas Tirith è semplicemente incredibile, e a mio avviso l’apice artistico di quest’opera. Si erge imponente sopra i campi del Pelennor, così fedele da sembrare una vera roccaforte appoggiata sopra la pagina.

Tutti gli elementi laterali si posizionano a gravità, nascondendo la struttura interna e restituendo una vista senza soluzione di continuità. Avviene anche in altre pagine, ma qui l’effetto di “riempimento” è maggiormente apprezzabile.
Se questo libro avesse avuto un’unica pagina con soltanto questa struttura, lo avrei acquistato lo stesso.

Grond, il grande ariete a forma di testa di lupo, pronto a sfondare i Cancelli principali della città. Sullo sfondo, lo vedremo tra poco, il Re Stregone di Angmar.

Aprendo la sezione laterale ecco apparire la terrificante visione del capo dei Nazgûl, a cavalcioni sella sua terrificante bestia alata. Non si capisce molto dall’inquadratura, ma quella sorta di ricciolo nella parte inferiore è la lunga coda del mostro.

A Pelargir Aragorn e la Grigia Compagnia, dopo aver ottenuto la collaborazione dell’esercito dei Morti, conquistano la flotta dei Corsari di Umbar. Notare la bellezza del contrasto tra i colori freddi degli Spettri (i morti) e quelli caldi del galeone sul fondale (i vivi). È presente anche lo stendardo donato da Arwin ad Aragorn, che sarà in seguito dispiegato al suo arrivo a Minas Tirith: un vessillo dalla natura trivalente, capace di rincuorare gli alleati, incutere timore nei nemici e suggellare simbolicamente l’agognato ritorno del Re.

Un Olifante (o Mûmak, se vogliamo essere più precisi) domina i cavalieri di Rohan con la sua disarmante imponenza.

Pochi sono a conoscenza che all’appello alla pietra di Erec si presentò anche Inigo Montoya, determinato a confrontarsi con il Conte Rugen per vendicare il vile assassinio di suo padre.2Sto scherzando, è Aragorn. :)
Aprendo l’inserto la spada rotea con sorprendente dinamismo.
Mi sono innamorato di questa reinterpretazione artistica (mi riferisco all’intero libro, non al baffetto da sparviero del futuro sovrano della Terra di Mezzo) nel preciso istante in cui ne ho scoperto l’esistenza; ma averla tra le mani è quasi un’esperienza mistica.
Non lasciatevelo scappare, è facilmente reperibile sui noti siti di vendita con gli occhi a mandorla.3Basta cercare “popup Lord of the Rings”. Non metto il link diretto perché potrebbe non essere più valido tra alcune settimane e/o perché per vederlo qualcuno di questi siti richiede l’autenticazione; e questa cosa non mi piace.
Nota: sì, è unicamente in lingua cinese, ma il testo è così ridotto che si può leggere agevolmente puntando la videocamera del telefono e usando le funzioni di traduzione automatica; e, comunque, l’intera storia la si conosce già.