
Chi frequenta con maggiore o minore assiduità la Terra di Mezzo sa che esistono due volumi straordinari, spesso definiti companion perché accompagnano e completano la lettura dell’opera magna di J.R.R. Tolkien (ma anche gli altri suoi racconti). Il primo è L’Atlante della Terra di Mezzo di Karen Wynn Fonstad; il secondo, I Viaggi di Frodo di Barbara Strachey, sarà il protagonista del presente articolo.
Qual è la differenza tra i due?
L’Atlante della Terra di Mezzo (o degli Hobbit, nel caso della mia personale reinterpretazione) di Karen Wynn Fonstad rappresenta l’approfondimento più solido e strutturato. È un’opera impegnativa, che richiede una consultazione lenta e ponderata: non si limita a tracciare i confini geografici, ma seziona il mondo di Tolkien attraverso piante architettoniche, sezioni di edifici e analisi geologiche. È lo strumento ideale per chi desidera immergersi totalmente nella complessità fisica di Arda, comprendendo non solo dove si svolgono i fatti, ma come sono costruiti i luoghi che li ospitano.
Di carattere opposto è i Viaggi di Frodo di Barbara Strachey, una guida preziosa e decisamente più dinamica. Qui il focus è interamente rivolto ai percorsi: le sue tavole, agili e di immediata lettura, fungono da diario di bordo quotidiano della Compagnia. È un compagno di viaggio discreto che permette di verificare in pochi istanti la posizione dei protagonisti e il tempo trascorso, rendendolo perfetto per una consultazione rapida che non interrompa il ritmo incalzante della narrazione.
Qui da noi I Viaggi di Frodo (Journeys of Frodo, nella versione originale), pubblicato in Inghilterra nel 1981 e in Italia l’anno successivo, non viene più ristampato da circa trent’anni: Bompiani, che con ogni probabilità ne ha ereditato i diritti da Rusconi, non sembra interessata a riproporlo. Di conseguenza, le poche copie ancora in circolazione compaiono sulle varie piattaforme di vendita online a prezzi decisamente esorbitanti. Tuttavia, con la recente pubblicazione della nuova traduzione di Ottavio Fatica, tale edizione è ormai superata, poiché non tiene conto della nuova nomenclatura e presenta inoltre numerosi errori, mai corretti sin dalla prima uscita.

Al contrario, l’edizione inglese è di più facile reperibilità; ciò nondimeno, come si può facilmente intuire, non risulta affatto agevole da consultare durante la lettura dell’opera di Tolkien nella nostra lingua.
Una nuova edizione
Sei anni fa, in quello che è stato uno dei miei primi progetti editoriali (addirittura antecedente all’Astrolabio), mi sono deciso e realizzare una copia unica e personale, grazie alla gentilezza del mio caro amico Giovanni P. che ha condiviso con me le scansioni dell’edizione italiana.1In effetti è proprio grazie a lui se sono nati L’Atlante degli Hobbit e I Percorsi dell’Anello, da solo non mi sarebbe mai passato per la testa di fare queste due piccole follie. :) Nel tempo il volume è stato oggetto di numerose revisioni, sia nel formato materiale sia, soprattutto, nei contenuti, fino ad assumere la forma definitiva che ti presento oggi.

Non ho mai avuto l’intenzione di apportare cambiamenti radicali, visto che il libro di Barbara Strachey è già perfetto così com’è. Mi sono limitato ad affinare un pochino l’aspetto estetico, a partire dalla copertina: risulta indubbiamente differente da quella dell’edizione originale ma desideravo qualcosa di più evocativo, suggestivo e coinvolgente. Realizzata in stile acquerello, raffigura Frodo e Sam in marcia verso un rabbioso Monte Fato, sospesi in quell’istante che precede il compimento del destino.
Piccola curiosità: il simbolino in mezzo alla pagina qui sopra è uno schizzo disegnato da Tolkien della runa presente sulla scatola che Galadriel dona a Sam durante la visita a Lothlórien.
Per cominciare, il volume ha un nuovo titolo. L’inglese Journeys of Frodo è molto evocativo, ma in italiano non esiste un equivalente capace di trasmettere tutti i significati originali. “Journey” indica sì un viaggio, ma spesso periglioso e pieno di difficoltà; non evoca solo uno spostamento fisico, ma anche uno percorso interiore. Il termine italiano “viaggio”, al contrario, richiama solitamente vacanze al mare e tranquille crociere nel Mediterraneo.
Ho passato interi pomeriggi a cercare qualcosa di equivalente, senza successo, e non volevo ricorrere a titoli lunghi e pomposi. Ho persino sperimentato giochi di parole, come L’Ombra del Fato, che contiene molteplici riferimenti: l’Ombra richiama naturalmente Sauron, ma anche la prudenza del Portatore dell’Anello, sempre obbligato a avanzare celando la propria presenza. Allo stesso modo, Fato è sia il destino che grava sulle scelte e i dubbi dei personaggi della Terra di Mezzo, sia l’Orodruin – il Monte Fato – principio e conclusione dell’intera storia.
Alla fine ho optato per qualcosa di semplice e che non facesse annodare la lingua, e ho preferito la parola “Anello” a “Frodo”, perché naturalmente non si parla soltanto di lui.
Evoluzione

In aggiunta alle tavole del libro originale, ho inserito alcuni capitoli aggiuntivi: considerazioni (e scelte) personali sui nomi italiani dei paesi della Contea, perché stranamente nei Viaggi originale molti non corrispondono alla traduzione Alliata/Principe; un calcolo dei percorsi di tutti i protagonisti, con relativa classifica — non farò spoiler, ma a volte le sorprese più grandi provengono dai personaggi più inattesi; infine, ho integrato la mia cronologia della Terra di Mezzo perché mi sembrava il posto più adatto per poterla consultare agevolmente.
Veniamo adesso alle tavole vere e proprie. Una delle mie priorità principali era convertire le numerose distanze geografiche dal sistema imperiale (piedi, miglia, leghe) al nostro metrico decimale (centimetri, metri, chilometri). Comprendo bene il fascino evocativo delle unità straniere, ma ogni volta dovevo ricorrere alla calcolatrice, e ciò interrompeva bruscamente il flusso della lettura. Ho mantenuto il testo originale, aggiungendo tra parentesi quadre di colore verde l’equivalente nelle nostre unità.2Nell’esempio qui sotto non è indicato il tipo di grandezza perché, nel 95% dei casi, si tratta sempre di chilometri: scriverlo ogni volta sarebbe stato superfluo.
Allo stesso modo, ho aggiunto l’equivalente della nomenclatura adottata da Ottavio Fatica, rendendo il libro ambivalente e fruibile indipendentemente dalla traduzione italiana scelta. In questo caso i nomi sono marroncini:

A questo punto avrai sicuramente già notato i pallini colorati: analogamente a come avevo fatto con l’Atlante degli Hobbit, ho introdotto un sistema di riferimenti visivi all’interno del testo e delle tavole, per agevolare la corrispondenza di luoghi ed eventi. In questo modo non è più necessario confrontare a lungo testo e mappa per individuare il punto esatto: la consultazione diventa immediata:

Confrontando le tavole italiane con quelle originali, emerge chiaramente un certo divario estetico. Se Barbara Strachey aveva vergato a mano ogni singola dicitura, l’edizione italiana ha optato per l’applicazione di caratteri a trasferimento, sovrapposti ai disegni. Pur provando gratitudine verso i traduttori dell’epoca — specialmente considerando che in volumi come l’Atlante della Terra di Mezzo la cartografia è rimasta in inglese anche per le edizioni italiane — è innegabile che l’uso di caratteri tipografici fissi abbia penalizzato l’armonia dell’opera, creando uno stacco artificiale rispetto al tratto originale:

Sussisteva, inoltre, l’annosa questione delle isoipse: quelle sottili linee verdi che, attraversando la mappa, indicano le variazioni di altitudine. Nell’originale, tali quote erano espresse in piedi — unità di misura che a noi risulta poco intuitiva e di difficile percezione. Convertirle metodicamente in metri è stato quindi un passaggio essenziale per restituire alla lettura una reale sensibilità verso le pendenze e le elevazioni del terreno.
Così mi sono deciso a rifare tutto da zero. Ho cestinato i vecchi scan — che erano di qualità mediocre, ma non possedendo l’edizione italiana non ne avevo altri — e ho scansionato integralmente la mia copia inglese. Ho cancellato ogni dicitura e le migliaia di misure riportate sulle isoipse di ogni tavola per riscrivere tutto in italiano, adottando il sistema metrico decimale. Di questa parte, però, parlerò più nel dettaglio alla fine dell’articolo.
La copertina
Ho dedicato tantissimo tempo per realizzare un’immagine che riuscisse a restituire le sensazioni che stavo cercando.

Sin dall’inizio sapevo che tutto avrebbe dovuto ruotare attorno a Frodo e Sam, giunti infine all’ultimo tratto del loro viaggio. Li vedevo piccoli, quasi impercettibili, due sagome fragili schiacciate dall’immensità crudele di Mordor.
Eppure, per tutto il libro, alla durezza e alla ferocia del Male si contrappone sempre lo spirito degli Hobbit: semplice, ironico e leggero, capace di accendere un sorriso anche nei momenti più bui. Per questo ho deciso di rappresentarli con tratti vivaci e giocosi, come se portassero con sé, fin sull’orlo dell’abisso, un piccolo respiro di casa e di normalità.

La scena ha preso davvero vita quando ho trovato l’angolazione giusta: oltre le creste del Morgai, il Monte Fato appare all’improvviso, una presenza imponente e soverchiante. Ho sperimentato differenti luci e momenti del giorno, dall’alba alla notte più profonda, finché tutto ha trovato il giusto equilibrio: nell’oscurità totale della Terra Nera, il bagliore della lava risplende come un fuoco vivo, tracciando un contrasto incandescente e feroce con il buio che tutto avvolge, mentre una stella — la stessa che Sam aveva scorto nel momento più cupo e che gli aveva ridato speranza — trafigge le nubi grigie con un lampo di luce viva e pura.
Il bagliore che si irradia dal braccio alzato di Frodo è naturalmente l’Unico Anello, che improvvisamente riconosce l’Orodruin: luogo nel quale era nato e dove, ignaro, avrebbe trovato la propria fine.
Un libro unico, per davvero!
Il discorso “copie di backup personali” è sempre stato molto dibattuto: è consentito crearsi il duplicato di un oggetto che ci sta a cuore per non rovinare l’originale? E se quell’oggetto non viene più realizzato da decenni, e dunque non è più sul mercato? E se si ritiene che possa essere in qualche modo migliorato? Sì, no, boh, forse…
Nel dubbio, anche perché non ci tengo affatto a far arrabbiare chi ancora detiene i diritti legali su quest’opera, ho deciso di realizzare un numero ristretto di copie. Anzi, un’edizione decisamente limitata e speciale.

Hai mai notato che nei libri a tiratura limitata il numero della copia viene apposto a mano, o su un adesivo oppure su un foglietto inserito o incollato tra le pagine? Dalla tipografia escono tutti uguali, e vengono personalizzati successivamente.
Io ho voluto fare qualcosa di diverso: nel mio libro il numero della copia viene stampato durante la produzione, direttamente sul retro della copertina. Questo rende ogni esemplare unico al mondo, ma implica anche che non potevo limitarmi a realizzare una sola copia e richiedere un certo numero di stampe: ho dovuto produrre più versioni di ogni copertina, creando naturalmente altrettanti progetti (come se tutto il lavoro sulle tavole non mi avesse mandato già abbastanza ai matti).
Inizialmente avevo previsto solo dieci copie. All’ultimo momento, però, mi sono reso conto che non sarebbero state sufficienti ad accontentare il numero di amici appassionati di Tolkien che seguono questo blog. So bene quanto sia frustrante arrivare tardi quando si desidera qualcosa di speciale, quindi ho aumentato il limite.
Ciò non significa che verranno stampati venticinque libri, infatti al momento ne esistono solo quindici. Le copie rimanenti rimarranno “a disposizione”, nel caso in futuro me ne dovesse servire qualcuna in più. In ogni caso, la tiratura di questa copertina speciale non supererà mai le venticinque copie.
Evoluzione
Le versioni che hanno preceduto quella attuale meritano di essere ricordate: ho rimosso i loro articoli perché ormai obsoleti, ma senza di loro non saremmo arrivati fino a qui.

La prima edizione, denominata I Nuovi Viaggi di Frodo e pubblicata nel novembre 2020, era gigantesca: temendo che un formato piccolo si sarebbe rivelato troppo limitante per le bellissime tavole topografiche, ho voluto esagerare scegliendo l’A4, ovvero 29,7 x 21 cm.
Ne è venuto fuori uno splendido table book che, una volta aperto, misurava ben 60 centimetri e non era comodissimo da maneggiare a letto, mio luogo preferito per la lettura.3E anche altre cose, ma principalmente per la lettura. :)
Riproduceva esattamente il contenuto della versione originale, ma avevo già inserito le unità di misure decimali e la doppia nomenclatura.

La seconda edizione, chiamata convenientemente I Mini Viaggi di Frodo e uscita nell’aprile 2022, misurava circa 23 x 18 centimetri, un formato decisamente più contenuto che avrei poi adottato per tutti i miei libri in formato orizzontale.
Presentava una formattazione interna del testo più curata, ma nessuna novità nei contenuti.
Un lungo lavoro
Nell’edizione inglese il colore secondario è il rosso. Ho sempre ritenuto vincente la scelta italiana di sostituirlo con il verde, perché più piacevole e meno stancante durante la lettura.

A titolo di curiosità, queste sono le tristi condizioni in cui versa la mia povera copia al termine del progetto (lo scanner non perdona).
Avendo applicato lo stesso approccio metodologico che avevo già dedicato allo studio dell’Atlante, vediamo di seguito i lavori che ho svolto su ciascuna delle 51 tavole:





Ma, nonostante tutto, rimango un fesso
Ho passato settimane a leggere e rileggere tutto, a controllare e correggere ogni singola frase del libro, e poi cosa ti vado a sbagliare?

Proprio la (retro)copertina!4Il testo avrebbe dovuto cominciare con “I Percorsi dell’Anello…”, e non con “I Nuovi Viaggi di Frodo…”, che era il nome precedente. (:
A mia parziale discolpa l’avevo realizzata prima della decisione di cambiare il nome al libro, ma quando ho apportato le modifiche al titolo anteriore evidentemente il mio inconscio ha deciso che il retro potesse vivere di ricordi. Vabbè, vorrà dire che questa edizione sarà ancora più speciale… :)
Se desideri avere maggiori informazioni sul libro puoi contattarmi qui.
Gran bel lavoro!
Il merito è in gran parte anche tuo. :)
Ciao, il libro in inglese si trova usato su Amazon. L’edizione è del novembre 1998.
Che lavoro magnifico. Peccato non possa averne mai una copia.
Sto leggendo il libro adesso e mi servirebbe tantissimo questo tuo lavoro.. non parlo inglese e quindi l’acquisto del libro in lingua originale mi servirebbe davvero poco.. mi potresti aiutare?
Ti scrivo in privato. :)
Ciao, lavoro strabiliante.. sono anni che cerco l’originale in italiano ma da tempo ho perso le speranze. Credi che potresti darmi una mano? ;)
Ti ho scritto in privato, vediamo se riusciamo a risolvere il problema. :)
Avevo l’originale in italiano. Pensa, l’ho regalato.. E mi sono tenuto solo le fotocopie!! Il tuo lavoro è interessantissimo! Mi avvince come e più dell’originale. Sarebbe possibile visionarlo? Anche in formato digitale, magari. Rispondimi pure in privato, se credi. Grazie!!
Ciao Marco, ti contatto in privato. :)
Lavoro incredibile, peccato non poterne avere una copia anche solo in formato digitale, lo cerco da tantissimo tempo ma in lingua italiana mai trovato :(
È stupendo!!!! Come si potrebbe avere una copia. È un ottimo lavoro
Provo a guardare se mi è rimasta qualche copia, e ti aggiorno in privato. :)
Per fortuna ho una copia dell’originale che tengo con estrema cura. dopo aver letto la traduzione classica per 3/4 volte, mi son messo a leggere la nuova traduzione di Fatica ed ho scoperto questa pagina. Esiste un posto dove trovare la versione “aggiornata” di queste utilissime mappe? “purtroppo” abito in Thailandia.
Grazie in anticipo.
Ufficialmente no, perché né Rusconi né Bompiani le hanno mai tradotte. :(
Ciao, che bel lavoro! Non è che potresti darmi un aiuto?
Certamente, ti ho scritto una email. :)
E vaiiiiii!!!!!
Metterei l’accento a Bottiglianò, perché tutti lo leggeranno Bottigliàno (cioè bottiglia nell’…)
:D
Lungi da me giudicare i gusti personali (curioso tu ci abbia pensato). :P