Quando sono sola

Quando sono sola, amo dormire con un mucchio di roba sul letto, nella parte libera, dico. I vestiti che mi tolgo di dosso sono d'obbligo, poi di tutto: cd, giornali, videocassette, la mia agenda, un paio di pelouches, le briciole del mio panino e – quando ho finito di usarlo – ci piazzo pure il portatile. Sarà che è meno triste, sarà un modo per riempire gli spazi vuoti. E devo stare attenta a non muovermi troppo, la notte, in modo da non buttar giù nulla sul pavimento.
Faccio un sacco tardi, quando sono sola. Tanto, chi se ne frega, non c'è nessuno che la mattina ha l'abitudine di alzarsi presto (io, mai) quindi posso stare a menarmelo – in senso figurativo, s'intende – davanti a Mtv, o al computer, o con le cuffie in testa a palla, che poi tengo il volume talmente alto che ho paura che i vicini sentano la musica lo stesso, nel silenzio notturno, specie quella di sotto che è una gran rompicoglioni.

Raramente preparo la cena, se sono sola. Apro il frigo, aspetto che mi parli e mi dica «Senti, facciamo le cose semplici: pigliati 'sto rimasuglio di stracchino, spalmatelo su una fetta di pane scongelato e se proprio non sei soddisfatta, sull'ultimo ripiano c'è ancora il barattolo dei germogli di soia che hai aperto l'altroieri; finiscilo, o domani li dovrai buttare, e sarebbe un peccato». Obbedisco e accompagno con un bicchiere di pigato.

Se a casa ci sono solo io, non devo mai svuotare i posacenere, e anche questo è un bel vantaggio. Io non fumo; non che mi dia fastidio se qualcuno lo fa, ma senza cicche puzzolenti sparse qua e là nei vari posacenere è meglio. Ne ho tantissimi comprati in giro per il mondo, non tanto per farne l'uso a loro assegnato dal disegno divino, ma per avere un souvenir dei mille posti che visito per lavoro. Fosse per me, Dio non li avrebbe mai inventati, i posacenere.

Non devo preoccuparmi dei miei capelli, a e volte neanche mi lavo la faccia, tanto nessuno mi vede quando sono sola. Vado in bagno e lascio la porta aperta, preparo il tè e non mi tocca a chiedere se qualcuno ne vuole. Brucio quante cazzo di stecche d'incenso mi pare, non pulisco il tappeto del soggiorno, e se mi va, mi guardo anche un film porno, e mi tocco pure — tiè! — con la luce accesa e la finestra aperta.

Posso piangere senza scappare in cucina, perché non ho bisogno di nascondere il dolore insopportabile di sapere che ti sto perdendo, se non ci sei.

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