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I Percorsi dell’Anello (ci siamo!)

Sono tornato.
Avevo previsto di concludere questo progetto entro la fine di febbraio, ma talvolta le circostanze della vita impongono pause inattese, piccole o grandi che siano; stavolta è andata così. Ora, però, sono pronto a riprendere il cammino — ed eccoci di nuovo qui.

Intanto ti presento la copertina. Richiede ancora qualche lieve ritocco, ma è pressoché definitiva. Risulta indubbiamente differente da quella dell’edizione originale ma desideravo qualcosa di più evocativo, suggestivo e coinvolgente. Realizzata in stile acquerello, raffigura Frodo e Sam in marcia verso un rabbioso Monte Fato, sospesi in quell’istante che precede il compimento del destino.

Non mi dilungo oltre: durante questo ultimo mese e mezzo ho portato il manoscritto con me in Asia e ho completato un’accurata rilettura con relativa revisione. Non mi rimane che integrare tutte le correzioni nel documento definitivo, lavoro che conto di ultimare nell’arco di un paio di giorni (salvo imprevisti).

Quindi ci siamo: lunedì 23 febbraio darò il via alle stampe. Se desideri riceverne una copia, scrivimi al più presto — meglio non attendere l’ultimo momento, perché questa volta non sono previsti ulteriori rinvii.

È il momento di rimettersi al lavoro. :)


Questo è un altro articolo che durerà qualche settimana, poi si dissolverà nel nulla.


Aggiornamento: 9 gennaio 2026


Si è conclusa proprio in questi ultimi giorni del 2025 la mia rilettura annuale del Signore degli Anelli. Come di consueto, amo accompagnare il testo con i due celebri companion di approfondimento che ne illustrano la geografia e gli eventi: L’Atlante degli Hobbit e i viaggi di Frodo.

Qual è la differenza tra i due?

L’Atlante della Terra di Mezzo (o degli Hobbit, nel caso della mia reinterpretazione) di Karen Wynn Fonstad rappresenta l’approfondimento più solido e strutturato. È un’opera impegnativa, che richiede una consultazione lenta e ponderata: non si limita a tracciare i confini geografici, ma seziona il mondo di Tolkien attraverso piante architettoniche, sezioni di edifici e analisi geologiche. È lo strumento ideale per chi desidera immergersi totalmente nella complessità fisica di Arda, comprendendo non solo dove si svolgono i fatti, ma come sono costruiti i luoghi che li ospitano.

Di carattere opposto è i Viaggi di Frodo di Barbara Strachey, una guida preziosa e decisamente più dinamica. Qui il focus è interamente rivolto ai percorsi: le sue tavole, agili e di immediata lettura, fungono da diario di bordo quotidiano della Compagnia. È un compagno di viaggio discreto che permette di verificare in pochi istanti la posizione dei protagonisti e il tempo trascorso, rendendolo perfetto per una consultazione rapida che non interrompa il ritmo incalzante della narrazione.

Un limite intrinseco dei Viaggi di Frodo risiede nella non sempre immediata comprensibilità di alcuni passaggi; talvolta, infatti, l’interpretazione delle spiegazioni fornite da Barbara Strachey richiede un’analisi particolarmente approfondita per essere pienamente assimilata. In questa occasione, inoltre, ho riscontrato per la prima volta alcune imprecisioni nella traduzione che finiscono per confondere ancora di più le idee. Se in passato avevo dato per scontata l’accuratezza filologica del testo, questa rilettura mi ha confermato come, purtroppo, il lavoro di verifica dell’epoca non sia stato impeccabile.

Vediamo per esempio un paragrafo della tavola 47 (relativa all’altipiano di Gorgoroth e al Monte Fato):

Erano adesso a quaranta miglia da Orodruin, ed esattamente al di sopra di un accampamento di Orchi. La distanza dal ponte al Crocevia oltre il campo degli Orchi e la strada per Durthang era di circa sessanta miglia, e sessanta ne correvano dal Crocevia a Orodruin.

Questo il testo originale inglese:

They were then 40 miles from Orodruin and immediately above one of the Orc camps. The distance from the bridge to the junction of the road past the Orc camp and the road to Durthang was about 60 miles, and from that junction to Orodruin it was also 60 miles.

Qui c’è un grave errore del traduttore originale, Francesco Saba Sardi, che nessuno ha mai individuato: quello che Barbara chiama “junction” (incrocio, giunzione) non è il Crocevia (notare la lettera maiuscola), che si trova al di fuori di Mordor ed è dove Frodo e Sam trovano la statua del re caduto con la corona di fiori (e che, nel caso, la Strachey avrebbe chiamato col suo nome: Crossroads), ma un trivio da tutt’altra parte, in direzione del Morannon.

Ecco una cartina esplicativa col testo corretto e indicazioni visive:

Erano adesso – posizione esatta: (1) – a quaranta miglia [64 Km] dall’Orodruin (2), ed esattamente al di sopra uno degli accampamenti degli Orchi (3). La distanza tra il ponte per Minas Morgul (4) e il punto in cui la strada proveniente dall’accampamento si biforca in due distinte direzioni (5), l’una verso Durthang e l’altra per l’Isenmouthe, era di circa sessanta miglia [97 Km], e sessanta [97 Km] ne correvano dal suddetto trivio fino all’Orodruin (2).

In questo modo tutto torna, perché nel caso del Crocevia le distanze indicate non avrebbero avuto alcun senso.

Mi sono quindi reso conto che occorreva un’approfondita revisione di tutta la traduzione, per evitare altre cappellate simili. Però, visto che le indicazioni visive mi sono state utili per risolvere l’enigma, mi sono detto «perché non aggiungerle come avevo già fatto con l’Atlante?»

In questo modo, la lettura sarebbe risultata più fluida e immediata, senza dover ogni volta faticare per decifrare l’esatta disposizione dei luoghi o la natura degli elementi rappresentati. Tale obiettivo ha richiesto, naturalmente, lo sforzo imponente di rimettere mano a tutte le cinquanta tavole del volume.

Con l’occasione ho apportato anche alcuni miglioramenti grafici: ho scelto, ad esempio, di riscrivere integralmente il testo di colore verde. Nell’edizione originale, infatti, la Strachey sovrapponeva spesso le scritte ad altri elementi iconografici — come la fitta vegetazione delle foreste — rendendo la consultazione estremamente difficoltosa.

Un esempio:

Come si può osservare, le date riportate all’interno della foresta risultano quasi indecifrabili; una criticità che persiste persino nel volume in lingua inglese, nonostante l’uso del colore rosso (che risalta un filino di più, ma che a mio avviso rende le tavole troppo contrastate) in luogo del più rilassante verde adottato per l’edizione italiana.

Adesso il testo risulta perfettamente leggibile.

Tuttavia, confrontando le mappe italiane con quelle originali, emerge chiaramente un certo divario estetico. Se Barbara Strachey aveva vergato a mano ogni singola dicitura, l’edizione italiana ha optato per l’applicazione di caratteri a trasferimento, sovrapposti ai disegni. Pur provando gratitudine verso i traduttori dell’epoca — specialmente considerando che in volumi come l’Atlante della Terra di Mezzo la cartografia è rimasta in inglese anche per le edizioni italiane — è innegabile che l’uso di caratteri tipografici fissi abbia penalizzato l’armonia dell’opera, creando uno stacco artificiale rispetto al tratto originale.

Sussisteva, inoltre, l’annosa questione delle isoipse: quelle sottili linee verdi che, attraversando la mappa, indicano le variazioni di altitudine. Nell’originale, tali quote erano espresse in piedi — unità di misura che a noi risulta poco intuitiva e di difficile percezione. Convertirle metodicamente in metri è stato quindi un passaggio essenziale per restituire alla lettura una reale sensibilità verso le pendenze e le elevazioni del terreno.

Così mi sono deciso a rifare tutto da zero. Ho cestinato i vecchi scan — che erano di qualità mediocre, ma non possedendo l’edizione italiana non ne avevo altri — e ho scansionato integralmente la mia copia inglese. Ho cancellato ogni dicitura e le migliaia di misure riportate sulle isoipse di ogni tavola per riscrivere tutto in italiano, adottando il sistema metrico decimale. In sostanza, ho applicato a quest’opera lo stesso approccio metodologico che avevo già dedicato allo studio dell’Atlante.

Ecco quindi un rapido confronto tra l’originale inglese, la mia prima versione (quella basata sulle vecchie scansioni) e l’edizione definitiva a cui sto lavorando in questi giorni:

Tavola originale inglese
Vecchia tavola italiana
Nuova tavola italiana

Come puoi notare, la tavola è molto più fedele all’originale; inoltre, ogni singola quota è espressa in metri anziché in piedi, una scelta che rende immediatamente comprensibili le effettive altitudini. Altro errore che puoi notare nella vecchia mappa italiana è la data del 31 dicembre (peraltro indicata due volte), che non esiste nel mondo di Tolkien dove tutti i mesi hanno soltanto 30 giorni: dopo il 30 dicembre ci sono il 1° e il 2° Yule, e poi il 1° gennaio.

«Ok, tutto bello, dove posso trovare il nuovo libro?»

Da nessuna parte, non esiste.

«E allora perché hai scritto questo articolo??»

Non esiste… ancora.

Mi spiego meglio: il lavoro è ancora in pieno svolgimento. Ho completato finora una decina di tavole — le cui modifiche richiedono almeno due o tre ore ciascuna — e prevedo di proseguire su questo ritmo per le prossime settimane. Successivamente, dedicherò diverse sessioni alla revisione dei contenuti per emendare gli inevitabili refusi: avendo ridisegnato ogni singola mappa e riveduto tutto il testo, si tratta a tutti gli effetti della genesi di un nuovo volume.

Una volta disegnata la nuova copertina (al momento non ho idee), potrò finalmente procedere con la stampa della mia copia personale. Verosimilmente, il progetto sarà ultimato tra la fine di gennaio e, al più tardi, quella di febbraio.

Qualora fossi interessato a possederne una copia, non esitare a contattarmi: valuterò la possibilità di commissionarne qualcuna in più. Come già ho avuto modo di specificare, parliamo di un’opera che non viene ristampata da quasi tre decenni e che, con ogni probabilità, non vedrà più nuove edizioni commerciali. Preferisco tuttavia limitarne la tiratura al minimo: il mio intento è condividere uno strumento utile con altri appassionati, lontano da qualsiasi logica di profitto. Va da sé che, dopo la prima tiratura, non effettuerò altre ristampe.

Non c’è un vero e proprio limite temporale: quando sarà tutto pronto darò il via alle stampe, dopodiché questo articolo sparirà, e ne scriverò uno apposito unificando tutti i post che ho finora pubblicato su questo argomento.

Qualche altro esempio

Tavola originale inglese
Vecchia tavola italiana
Nuova tavola italiana

Lavorando sulle infinite isoipse, ho individuato alcuni errori commessi da Barbara Strachey. Tuttavia la mia è una prima edizione, è probabile che tali sviste siano state corrette nelle versioni successive. Naturalmente, considerata la complessità del compito e la fatica visiva che comporta, non escludo che qualche imprecisione possa essere sfuggita anche a me (spero di no, comunque).

Tavola originale inglese
Vecchia tavola italiana
Nuova tavola italiana

Alcuni aggiornamenti

Il lavoro procede speditamente bene. Ho finalmente completato la revisione delle tavole, che in fondo era il compito più gravoso, e ho cominciato quello di revisione, che sarà invece il più lungo.

Il nome

Per cominciare, il volume cambierà titolo. L’inglese Journeys of Frodo è molto evocativo, ma in italiano non esiste un equivalente capace di trasmettere tutti i significati originali. Journey indica sì un viaggio, ma spesso periglioso e pieno di difficoltà; non evoca solo uno spostamento fisico, ma anche uno scuotimento interiore. Il termine italiano “viaggio” , al contrario, richiama solitamente vacanze al mare e tranquille crociere nel Mediterraneo.

Ho passato interi pomeriggi a cercare qualcosa di equivalente, senza successo, e non volevo ricorrere a titoli lunghi e pomposi. Ho persino sperimentato giochi di parole, come L’Ombra del Fato, che contiene numerosi significati: l’Ombra richiama naturalmente Sauron, ma anche la prudenza necessaria al Portatore dell’Anello, sempre costretto a muoversi nell’ombra lungo il proprio percorso. Allo stesso modo, Fato è sia il destino che grava sulle scelte e i dubbi dei personaggi della Terra di Mezzo, sia l’Orodruin – il Monte Fato – principio e conclusione dell’intera storia.

Alla fine ho optato per qualcosa di semplice e che non facesse annodare la lingua. E ho preferito la parola “Anello” a “Frodo”, perché naturalmente non si parla soltanto di lui.

La nomenclatura

Nelle tavole ci sono molti nomi che non sono st… Vabbè, è già scritto qui sopra. :)

Un po’ di matematica

Più lavoro al volume e più saltano fuori nuove idee. I percorsi sono il cuore del libro, quindi perché non provare a calcolare qualche dato e statistica e («Perché no? Perché… non dovrei?») proclamare infine un vincitore?

Non farò spoiler, ma a volte le sorprese più grandi provengono dai personaggi più inattesi. :)

La cronologia

Ti ricordi di questo vecchio progetto? Sì, il lungo rotolo di “pergamena” lungo quasi tre metri e mezzo!

Bene, ho deciso di integrarlo anche qui, perché è qualcosa che uso quasi quotidianamente e poterlo avere in un formato più maneggevole è un’occasione da non lasciarsi scappare.

Comincia dall’arrivo di Sauron nella Seconda Era e termina con la partenza di Sam per i Porti Grigi. Ho completamente riorganizzato il formato originale, inserendo Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli in una linea temporale più coerente e semplice da seguire.

Qui ogni colore distingue un gruppo di personaggi, e le barrette laterali raccolgono gli eventi accaduti nella stessa giornata.

Devo ancora decidere la nuova copertina. La mia idea è di prendere una delle tavole che raffigurano Mordor e tingerla con toni cupi e desolati, tipici dei suoi paesaggi sterili: grigi scuri come nubi di cenere, marroni polverosi, verdi secchi e aridi, accenti di rosso fuso e lava che scorre lenta tra le rocce bruciate. Probabilmente adotterò uno stile ad acquerello, per lasciare che i colori si fondano e creino quell’atmosfera spettrale e vibrante allo stesso tempo, ma vedremo come evolveranno le idee.

Ah… Ridendo (poco) e scherzando (ancora meno) le pagine del libro sono cresciute del 50%: siamo passati da poco più di cento a oltre centocinquanta. Praticamente come L’Atlante degli Hobbit!

Questa è l’ultima occasione per contattarmi se ne desideri una copia, perché appena sarò pronto procederò con la stampa.

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