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Piccolo Giove!

Non acquisto più set LEGO con la stessa frequenza di un tempo: non ho più spazio per esporli e, una volta terminata la fase di progettazione e costruzione – che è poi il culmine del mio divertimento – finiscono inevitabilmente per trasformarsi in semplici soprammobili; belli, eleganti, artistici, ma nulla di più.

Eppure, tutto ciò che riguarda Ritorno al Futuro continua a donarmi felicità. Questa straordinaria trilogia è entrata nel mio cuore a metà degli anni ’80 e ancora oggi riesce a emozionarmi, alimentando costantemente la mia curiosità per i viaggi nel tempo.

Così, poco dopo averci deliziato con un modello strepitoso, quest’anno LEGO ha introdotto il fratellino minore: un set appartenente alla linea Speed Champions, pensata per i più piccoli ma capace – già nel 2022 – di regalarci quella che, a mio avviso, è la più riuscita Aston Martin DB5 mai realizzata nel mondo delle costruzioni a cubetti.

Trattandosi di una serie progettata per mani piccole e poco indulgenti, questi modelli privilegiano inevitabilmente la solidità strutturale. Ne deriva qualche rinuncia – del tutto comprensibile – a caratteristiche che ogni collezionista vorrebbe, a cominciare dalle portiere. All’epoca ero riuscito ad aggiungerle al bolide di 007: sarò riuscito a replicare la magia anche stavolta, magari integrando qualche soluzione interessante del modello superiore?

Direi di sì… altrimenti difficilmente l’avrei acquistata.

Cominciamo…

Dopo aver atteso per svariati mesi che qualcuno proponesse qualche modifica davvero degna di nota – mi trovavo in Malesia, lontano da qualsiasi editor LEGO – mi sono casualmente imbattuto nelle geniali soluzioni di firefabric; di conseguenza, questo mio modello si basa in larga parte sul suo progetto.

Più che di una semplice modifica, si può parlare a tutti gli effetti di una riprogettazione completa: i pezzi extra richiesti per le modifiche sono quasi equivalenti a quelli del set originale (nella foto la scatola dovevo ancora aprirla, quelli che vedi sono i componenti aggiuntivi). Sebbene, una volta completata, la vettura risulti virtualmente identica alla versione LEGO, al suo interno è completamente diversa; e tra poco ne scopriremo le ragioni.

È il mio primo set con bustine in carta anziché in plastica: un apprezzabile gesto in chiave ambientale da parte della casa danese. Le trovo piacevoli al tatto e capaci di restituire una sensazione più “premium” all’apertura della confezione. Attenzione però: è anche più facile non accorgersi di eventuali pezzettini rimasti incastrati all’interno quando si rovescia il contenuto sul tavolo (un classico: stai per scrivere a LEGO ed eccoli lì che ti guardano da un’angolo del sacchettino).

Il fratellone maggiore è dotato di un pulsante nascosto che consente di illuminare il flusso canalizzatore. Apportando alcune modifiche per ricavare un po’ di spazio all’interno, è possibile inserire lo stesso blocco luminoso, visibile al centro della foto. Già a questo punto ho iniziato ad applicare i miei cambiamenti1firefabrik ha avuto la brillante idea di realizzare un proprio manuale di istruzioni, evitando così di dover impazzire per capire le differenze rispetto a quello LEGO. Io, però, ho dovuto integrarle con le mie, con il risultato che per alcune ore mi sono ritrovato a pensare… quadrimensionalmente. perché volevo innanzitutto semplificare la futura sostituzione della batteria (quando si sarà esaurita), ma anche mantenere la DeLorean quanto più fedele a quella del film.

A tal proposito – curioso non l’abbia mai fatto prima d’ora – vorrei segnalare il Doc Brown’s Owner’s Workshop Manual, una piccola bibbia dedicata alla DeLorean di Ritorno al Futuro, pubblicata da Haynes.2Una casa editrice specializzata in manuali d’uso di veicoli reali, che tuttavia ogni tanto si concede anche qualche incursione nel mondo della fantascienza.

Nell’immagine sopra puoi ammirare, sulla destra, la mia precedente DeLorean: il primo set pubblicato da LEGO era decisamente poco riuscito (come si può vedere in una foto presente in quell’articolo), al punto che avevo deciso di rifarlo da zero, acquistando però a parte le minifigure ufficiali e tutti i pezzi stampati.

Fiat lux

Dopo una sessantina di pagine di istruzioni, ecco finalmente il flusso canalizzatore in tutto il suo splendore. Sarebbe stato davvero un peccato non compiere questo piccolo sforzo per poterlo illuminare.

Pur non essendo una caratteristica pensata da firefabrik né, naturalmente, da LEGO, ho deciso di diffondere maggiormente la luce del flusso utilizzando un maggior numero di mattoncini trasparenti, così che l’attivazione del flusso canalizzatore potesse essere apprezzata anche dal lato del motore.

Trovo che questo accorgimento contribuisca a rendere più vivo e suggestivo il raggiungimento delle 88 miglia orarie.

Adesivi

Gli adesivi: croce e delizia di ogni appassionato LEGO. Scherzo, naturalmente – li odiano tutti, perfino la loro mamma.

Non comprenderò mai il motivo per cui in molti set vengano ancora inclusi sia elementi stampati sia sticker. Sì, certo, questione di costi… ma sono convinto che chiunque pagherebbe volentieri qualche euro in più pur di non doversi confrontare con questa piccola sciagura.

Ad ogni modo, pur non essendocene molti, alcuni sono piuttosto voluminosi. Guarda, per esempio, quello sul lato della portiera (il rettangolo nella parte alta dell’immagine). In questo caso il problema è che la porzione grigia non coincide con la tonalità dei mattoncini, rendendo la differenza visiva molto fastidiosa. Avendo aggiunto le portiere, avrei comunque dovuto tagliare questo adesivo; così mi sono detto: «tagliare per tagliare, tanto vale eliminare la parte grigia». Il risultato lo vedi subito sotto: quattro mini adesivi (l’ultimo quadratino in basso a destra è in realtà un pezzo stampato… vai a capire) applicati con infinita pazienza.

Approfitto di questo scatto per raccontarti una cosa che forse non conosci sugli adesivi (anche perché LEGO non la mette particolarmente in evidenza: queste indicazioni sono presenti sul sito, ma non nei manuali di istruzioni). Per applicarli correttamente è consigliabile inumidire la superficie dei mattoncini con acqua leggermente saponata – la stessa tecnica utilizzata per applicare le pellicole sugli schermi degli smartphone.

In questo modo gli sticker non aderiscono immediatamente, ma possono essere fatti scorrere con facilità fino a raggiungere la posizione corretta; a quel punto è sufficiente lasciarli asciugare per qualche minuto. Si tratta di un accorgimento particolarmente efficace con gli adesivi più lunghi, per i quali ottenere un allineamento perfetto al primo tentativo è praticamente impossibile.

Ho inoltre aggiunto i tubi di scarico, originariamente assenti.

«Sento uno spiffero…»

Un altro piccolo intervento che ho apportato è stato quello di abbassare il display della camera del plutonio, sostituendo il plate 2×6 di destra con una combinazione di elementi alternativi. Una modifica resa necessaria per risolvere un antiestetico problema sul cofano:

Nel set ufficiale (freccia rossa) quest’ultimo si interrompe ben prima di raggiungere il parabrezza, lasciando due vistosi vuoti laterali (uno dei quali è evidenziato nel riquadro a destra). Una scelta difficile da comprendere, anche perché l’effetto complessivo risulta piuttosto sgradevole… senza contare che, durante un viaggio nel tempo, da lì entrerebbe letteralmente di tutto. La mia modifica (freccia verde) elimina completamente questo antiestetico gap, restituendo maggiore continuità e pulizia alla linea del modello.

Come si può notare dalla visuale interna, questo intervento andrebbe normalmente a coprire il display della camera del plutonio; avendolo però riposizionato più in basso, rimane perfettamente visibile.

AAH-AAAH-AAAH! (grido dei gabbiani)

La foto precedente introduce una modifica strutturale significativa:

Ma naturalmente agli sportelli ad ala di gabbiano! Una DeLorean, senza questa caratteristica, semplicemente non è una DeLorean. Il risultato è inevitabilmente un po’ peculiare, perché ai lati dei passeggeri rimangono i finestrini. D’altra parte, il parabrezza è un elemento unico e non può essere né modificato né sostituito.

L’alternativa sarebbe stata rimuoverlo e ricostruire integralmente il tettuccio, come avevo fatto nel mio modello non ufficiale (a sinistra nella foto). Tuttavia, a mio avviso, il finestrino non risulta fastidioso e, anzi, la linea complessiva della vettura beneficia sensibilmente di questo nuovo abitacolo.

Notare, infine, la totale assenza di stud nella parte anteriore del cofano, a differenza del modello LEGO, che ne presenta ben quattro.

Le ruote

La modifica più importante è senza dubbio il meccanismo che consente la… rotazione delle ruote per la configurazione di volo. Questo ha comportato una riprogettazione completa delle sezioni anteriore e posteriore della vettura. Il risultato è estremamente efficace, ma anche potenzialmente delicato: una caratteristica che spiega perché LEGO non abbia preso in considerazione l’idea di implementarlo.

Eccolo all’opera. Sul lato destro (ovvero nella parte superiore della foto) si vedono le ruote nella normale configurazione di marcia. In basso a destra l’orientamento volante, mentre a sinistra una fase intermedia della rotazione.

Il meccanismo è perfetto: estremamente stabile nella configurazione classica – l’auto non “cede” perché la struttura interna si appoggia a un apposito supporto, garantendo così una stabilità paragonabile a quella del modello ufficiale – mentre in assetto di volo le ruote mantengono la corretta distanza dal corpo vettura (risultando correttamente sporgenti, senza il tipico compromesso di alcuni MOC in cui finiscono per posizionarsi sotto la scocca.

Il motore

Eccoci a un veloce confronto della zona motore. A sinistra il modello originale LEGO, al centro la mia realizzazione e a destra la variante di firefabrik. I due ai lati sono rendering, trattandosi di modelli che non ho mai costruito fisicamente.

Come puoi notare, l’edizione LEGO presenta un caratteristico anello blu, mentre firefabrik è stato costretto a introdurre una struttura verticale, non avendo spazio sufficiente per inserire gli anelli color tan. Tuttavia, in questo modo il posteriore (a mio avviso) risultava snaturato.

Nella mia immagine l’anello è leggermente più alto: una scelta puramente estetica, perché lo percepivo troppo “infossato”, quindi l’ho sollevato un po’. Volendo, c’è comunque margine per abbassarlo ulteriormente. Le barre del modello a destra, invece, risultano secondo me un po’ troppo lunghe e tendono a fuoriuscire dalla vettura; per questo motivo ho optato per una variante più corta (e angolata).

Vola vola vola vola vola la DeLorean…

La DeLorean in modalità volo: Ruote a novanta gradi, targa arancione (sebbene se ne intravveda soltanto un angolino) e Mr. Fusion.

In conclusione

Così come le modifiche hanno richiesto l’inserimento di numerosi mattoncini, allo stesso modo ne è avanzata una moltitudine altrettanto generosa:

Con quei pezzi si potrebbe praticamente costruire un nuovo set. Tipo la DeLorean dopo lo scontro con il treno al termine della terza pellicola.

Vedi quei tre mattoncini rossi sulla destra? Ecco, quello era tutto spazio inutilizzato sotto il motore: direi che sono riuscito a sfruttarlo decisamente meglio. :)

Se i miei calcoli sono esatti, quando questo aggeggio toccherà le 88 miglia orarie ne vedremo delle belle, Marty.

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