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Ti amo

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo.

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un solo tuo sguardo.

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A…

Alla mia età, l’idea di perdere qualche persona cara (o anche di stirare le zampe io stesso) è da cominciare a prendere in semi-seria considerazione.
Il tempo è un ottimo maestro, peccato che uccida tutti i suoi allievi diceva qualche saggio di epoche remote il cui nome probabilmente non saprò mai, perché per aprire Google e cercare mi pesa troppo il culo.1Hector Berlioz, per la cronaca.

Ogni tanto, non sempre ma capita, compare nel mondo una persona magica. Una di quelle che capisci subito che è nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma lei è quella giusta. Una persona che, razionalmente, conduce una vita sbandata, apparentemente irresponsabile. Ma che, se ci pensi bene, è proprio la vita che vorresti fare tu, solo che per averla dovresti tagliare troppi legami e rischiare oltre un limite difficilmente accettabile. Soprattutto perché da quel punto non si torna più indietro.
Una persona che c’è sempre quando serve, che è un gradino sopra la gente comune, che trova la soluzione a ogni problema senza pensarci nemmeno tanto. Ed è l’unica che ti riesce a capire perfettamente, che ti fa sentire al sicuro, specie se ti trovi in quell’età in cui non sei più un bambino ma non sei ancora pronto per fare l’uomo.

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Nürburgring: pensieri ed emozioni

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Nürburgring, anzi Nordschleife. Il circuito su cui la Formula 1 non corre più dal 1976, anno dell’incidente a Niki Lauda. La prima volta ci entrai quasi per caso; 3 giri, insieme ad un amico del Barchetta Club Italia, sulla strada per un raduno in Olanda. Unico pazzo del gruppo, sulla via del ritorno mi fermai nuovamente, e rimasi lì due giorni. A girare. A guardare.

La prima volta che ci vai vedi solo la pista: 20,8 Km di curve. Circa 80. Tutte diverse. Salita, discesa, dossi in mezzo alla curva o proprio sul punto di staccata, curve in contropendenza. Il paradiso di chi ama guidare. 80 curve; a Monza ce ne sono 6. E sono curve adatte alle Formula 1 di oggi, mostri da 800 CV. Al Ring anche i 130 CV della Barchetta sono difficili da scaricare.
Vedi le vie di fuga: praticamente inesistenti! L’inferno verde, lo chiamano. Fa paura, ma è talmente bello che con il passare dei giri inizi ad osare. Impari a non alzare il piede. Al Ring vince chi frena poco, non chi accelera tanto.

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Following the breath

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Il triangolo delle Bermuda

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Il triangolo delle Bermuda è divenuto celebre dopo che lo scrittore Charles Berlitz, nel 1974, pubblicò il libro ‘Bermuda: il Triangolo maledetto’1Sperling & Kupfer, Milano 1976, ristampa BUR, 1980., che riuscì a vendere complessivamente la bellezza di diciotto milioni di copie in tutto il mondo.

Il triangolo in questione si trova nell’Atlantico ed è compreso tra Miami, le isole Bermuda e l’isola di Porto Rico. Secondo quanto narrato nel libro di Berlitz, all’interno del triangolo si sarebbero verificate misteriose sparizioni di navi e aerei. Giornalisti, scrittori e pseudoricercatori si sono sbizzarriti nella ricerca di una soluzione del ‘mistero’ delle Bermuda. Sono state ipotizzate anomalie del campo magnetico terrestre e del campo gravitazionale, vortici anomali di vento e acqua, deformazioni dello spazio-tempo, fino a tirare in ballo improbabili interventi da parte di esseri alieni o di misteriosi sopravvissuti della mitica civiltà di Atlantide.

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Io, Cecilia, il Majong, il Comune di Genova e l’amore infinito

Adesso tutti hanno questa palla del Majong o come si chiama, anche Koch che è una figura di intellettuale di tutto rispetto perde tempo con le tesserine colorate per OS X l’hanno fatto quelli di Omniweb è carino io detesto quei giochi l’ho preso per Cecilia ho fatto male, ieri notte Cecilia mi ha svegliato dicendo che vedeva le tessere quando chiudeva gli occhi, non fa altro a stento mangia, una volta l’ho beccata che faceva giocare da solo il computer e lei guardava e basta, come dire che lei e il computer ormai sono la stessa cosa, ma lei non è d’accordo mi manda un email stamattina che recita:

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Mestieri – Il palo della luce

Io di mestiere faccio il palo della luce.

Avrei preferito essere un albero, ma a conti fatti va bene lo stesso: ho radici di cemento, è vero, ma sono alto abbastanza da vedere tutt’intorno, e poi non ho il fastidio di spogliarmi d’inverno o il solletico di farmi crescere foglie nuove in primavera.
Che poi capita che d’estate un rampicante di quelli matti, bucando l’asfalto, mi si attorcigli addosso, con carezze rustiche e tenaci, anche se poi si sa che esce dalla canonica la perpetua e lo strappa via con vigore perché le fa disordine.
E comunque non sono meno vivo di un albero, malgrado le apparenze. Ho la mia vita sociale, niente male, varia. Tipo gli storni che si allineano sui fili e strepitano che vien Natale, o i cani che mi pisciano sui piedi e le lucertole che filano in alto a zigzag quando scotto d’estate.

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Adulterazioni

Visto che mi concedete questi ottì vagamente letterari, alcune adulterazioni per salvarsi il sangue: attenzione potrebbero contenere un linguaggio offensivo per alcuni ed immagini che infastidirebbero un ragazzino sotto i sedici: se sei un ragazzino sotto i sedici, lascia stare, skippa questo messaggio, fai dell’altro, accenditi la radio: agli altri buona lettura.

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Io, Cecilia e gli euroframmenti

Allora mi metto lì e tiro fuori tutti i miei mucchietti di monete che tenevo nascosti per i momenti di crisi, da quando andavo alle elementari, vagonate di spiccioli raccolti nelle scatole di conserva di pomodoro e inizio a dividerli, mi faccio delle scatolette per le monetine da 5 lire, da 10 lire, da venti lire da cinquanta lire, da cento lire, da duecento lire, da cinquecento lire e da mille lire, e inizio lo smistamento con cura quando arriva Cecilia.

«Cosa stai facendo?»
«Smisto gli spicciolini per portarli in banca»
«Ah, e quanti ne abbiamo?»
«Beh, da mille lire pochi ma in compenso sono pieno di quelli da 20 e da dieci, ne ho anche molti da cinque lire»
«Ma sei scemo?»

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Mi è morto il gatto e non so il perché

Un maestoso esemplare di tigre siberiana, è apparso in pieno giorno ai margini del villaggio di Pokrovka, Siberia sud orientale. Era uscito dalla tajgà, la boscaglia, e s’era accovacciato mite e come in una sua misteriosa attesa. Dal villaggio hanno cominciato a sbattere ferraglie per spaventarlo e ricacciarlo da dove veniva. Ma la tigre immobile, come se avesse intuito che quello era un posto perbene. Infatti poi da Pokrovka hanno chiamato un centro specialistico di Vladivostok per la salvaguardia dei selvaggi scampati al grande massacro prodotto dai bracconieri, l’inquinamento, la deforestazione.
Hanno scoperto che la tigre era malata. Resta il mistero sulla fiducia del gigantesco predatore, tre metri di lunghezza e un metro e mezzo di coda, negli esseri umani. Adesso lo stanno curando appassionati zoologi i quali, come missionari scientifici, purtroppo si occupano in genere, di animali esotici o in via di estinzione come le tigri siberiane.

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Sunday aperto

FONOGRAMMA N° 1059

FONOGRAMMA N° 1059

DA MINISTERO ESTERNI - SERVIZIO PROTEZIONE CIVILE AT COMANDO STAZIONE CARABINIERI ROCCA CANNUCCIA - Stop

URGONO NOTIZIE PRESUNTO SISMA, SOSPETTO EPICENTRO ZONA VOSTRA - Stop - CALCOLARE DANNI PROVOCATI MOVIMENTO TELLURICO ET CONTROLLARE SCALA MERCALLI - Stop - RISPONDERE IN FINE STESSO MEZZO, RIPORTANDO GRADI ESATTI - Stop - RACCOMANDASI MASSIMA URGENZA - Stop -
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La scala Beaufort delle birre

La Scala Beaufort è una misura empirica dell’intensità del vento basata sullo stato del mare (ci si riferisce al mare aperto, a grande distanza dalle coste) o le condizioni delle onde.

Nota: le misure sono da una pinta.

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Tecnici con la gonna

Quando si pensa ‘tecnico’ di solito l’associazione è ‘maschio’. Automaticamente. Non sto qui ad indagare le ragioni storiche e sociologiche di questa sovrapposizione di concetti, un po’ perché non ne ho voglia e un po’ perché, se appena appena avete mantenuto una qualsiasi forma di contatto con la realtà, ci arrivate da soli.

Io rappresento una deroga a questa regola: ho la patata e faccio il tecnico informatico. Nel senso che lo faccio proprio, non che c’è scritto sul mio biglietto da visita, quello sappiamo tutti che non è una fonte attendibile. E non l’ho data a nessuno per ottenere il lavoro. E fin qui nessun problema: è un lavoro come un altro, mica mi vergogno, mia mamma mi ha sempre detto che tutti i lavori sono dignitosi, basta che siano onesti.

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Dopo-sbronza

Dopo-sbronza di primo livello

Niente dolore.
Nessuna vera sensazione di malessere.
Il sonno della notte precedente è stato un po’ troppo breve, ma ci stai abbastanza dentro.
Ringrazi gli dei di funzionare ancora piuttosto bene.
Tuttavia, hai una sete fottuta, che ti rimane anche se ti bevi dieci Coca Cola(s).
Anche se sei vegetariano, senti il bisogno di mangiarti una bella bistecca al sangue.

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La Isla Grande

cuba

Atterriamo verso le 3 del pomeriggio.

Atteriamo stanchi ma contenti, impazienti di vedere con i nostri occhi se è vero quello che si dice in giro. Che qui i Cubani se la passano male. Che manca la luce anche 20 ore al giorno, che le macchine sono ancora quelle degli anni ’50 e che il Regime non lo vedi ma lo senti nell’aria.
Ci hanno detto che a Cuba ci si deve andare almeno una volta nella vita, che devi viverla fino in fondo per capirla. Per conoscere la gente.
Ci hanno detto che Cuba la tua vacanza la devi fare da Cubano e non da turista, non importa anche se solo per 2 settimane.
Ci hanno detto che sarà indimenticabile e che sull’isola ci torneremo in un modo o nell’altro.

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Tutte le religioni del Natale africano

Quando parlo delle feste di Natale passate in Senegal – più del 90 per cento della popolazione è di religione musulmana e i cristiani sono meno del 10 per cento – i miei interlocutori italiani mi chiedono stupiti: «Anche voi lo festeggiate? Stai scherzando!».

Anni fa quando auguravo agli amici italiani «Buon Natale», la loro risposta non era: «Grazie e auguri anche a te!», ma: «Cosa c’entri tu con il Natale?». Nelle grandi città dell’Africa nera, cristiani, musulmani e animisti lo festeggiano insieme. Innanzitutto perché è facile trovare nella stessa famiglia persone di religione diverse (il cardinale di Dakar, monsignor Thiandoum, ha cugini musulmani; metà della famiglia dell’ex presidente-poeta Senghor, lui cattolico, era musulmana; la moglie dell’attuale capo dello Stato è cattolica e lui musulmano…), poi perché ci sono tradizioni religiose trasversali, visto che ebraismo, cristianesimo e islamismo – le tre religioni monoteistiche – hanno radici comuni.

Inoltre festeggiare l’avvento di Gesù è un’abitudine cementata anche dalla lunga permanenza del colonizzatore europeo. Di più: Gesù Cristo è venerato dai musulmani. Non lo definiscono figlio di Dio, ma – letteralmente – ‘il soffio di Dio‘ e lo considerano tra i cinque profeti più importanti del Corano. Nell’Africa nera (e anche nell’Africa bianca, Marocco, Tunisia…) tanti musulmani si chiamano con le molte varianti del nome Gesù: Insa, Issa, Yussufa o Yussuf (il famoso cantante senegalese Youssouf N’Dour). E tra i nomi femminili molto diffusi c’è Maria… Si potrebbe andare avanti a citare altri profeti che accomunano queste tre religioni, che troppe teste bacate vorebbero mortali nemiche.

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Io, l’IKEA e la morte

Insomma andiamo all’IKEA a prendere l’ultimo Billy marrone per la nostra sala, il bello dell’IKEA è che non vendono veramente librerie, ma vendono cose, e quindi tu invece che comperarti un salotto puoi prenderlo un pezzo ogni tanto, alla fine un salotto IKEA è una raccolta di cose messe le une accanto alle altre, e noi in un anno abbiamo comperato cinque librerie Billy marroni e ora ci manca l’ultima, c’è proprio il buco nella parete si vede che manca qualche cosa, e allora andiamo all’IKEA a comperare anche l’ultima libreria Billy marrone e quando siamo nella parte finale del budello IKEA andiamo dove di solito ci sono le librerie billy marroni e vediamo che lo scaffale è vuoto.
«Si vede che vanno a ruba» dice Cecilia perplessa.
«Sono le migliori» dico io a bassa voce e mi gratto il mento, e mestamente mi dirigo alle informazioni dove c’è un ragazzo che sembra un altro me stesso, solo che lui ha la maglietta gialla con la scritta blu IKEA.

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Chi mi partiziona l’anima

Prologo

Io mi chiamo Fabrizio, ho una compagna che si chiama Cecilia, un cane che si chiama Tobbia e un figlio, quadrimestrale, che si chiama Niccolò. Siamo abbastanza felici, benchè con cupi drammi economico/quotidiani, ma questo per capire le partizioni.
L’hard disk del mio iMac era partizionato in tre parti: Tobbia (dove c’è la cartella sistema e tutto il software), Fabrizio (dove ci sono le mie cose) e Cecilia (dove ci tiene le cose sue). Ora: qualche mese addietro ebbi la non fortunata idea di installare Linux sul mio computer, per vedere un po’ come era. Utilizzai il programma datomi in dotazione da Applicando e cancellai la partizione Cecilia (che era di duegigaettrè), e ne feci due nuove, una chiamata sempre Cecilia di ungigaettrè e una sotto Linux di un giga e basta.
Installai tutto bene nessun problema. Guardai Linux, dissi «oh oh» richiusi non lo usai mai più.

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Davanti a un piatto di gamberi mancini

I gamberi mi piacciono molto perché sono uguali me.
Camminano all’indietro e sembra che non facciano mai un passo avanti. I gamberi sono come me, camminano all’indietro. Però per loro andare indietro è come andare avanti, e andare avanti è andare dove non si è mai stati.

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