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Il triangolo delle Bermuda

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Il triangolo delle Bermuda è divenuto celebre dopo che lo scrittore Charles Berlitz, nel 1974, pubblicò il libro ‘Bermuda: il Triangolo maledetto’1Sperling & Kupfer, Milano 1976, ristampa BUR, 1980., che riuscì a vendere complessivamente la bellezza di diciotto milioni di copie in tutto il mondo.

Il triangolo in questione si trova nell’Atlantico ed è compreso tra Miami, le isole Bermuda e l’isola di Porto Rico. Secondo quanto narrato nel libro di Berlitz, all’interno del triangolo si sarebbero verificate misteriose sparizioni di navi e aerei. Giornalisti, scrittori e pseudoricercatori si sono sbizzarriti nella ricerca di una soluzione del ‘mistero’ delle Bermuda. Sono state ipotizzate anomalie del campo magnetico terrestre e del campo gravitazionale, vortici anomali di vento e acqua, deformazioni dello spazio-tempo, fino a tirare in ballo improbabili interventi da parte di esseri alieni o di misteriosi sopravvissuti della mitica civiltà di Atlantide.

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Sunday aperto

La Isla Grande

cuba

Atterriamo verso le 3 del pomeriggio.

Atteriamo stanchi ma contenti, impazienti di vedere con i nostri occhi se è vero quello che si dice in giro. Che qui i Cubani se la passano male. Che manca la luce anche 20 ore al giorno, che le macchine sono ancora quelle degli anni ’50 e che il Regime non lo vedi ma lo senti nell’aria.
Ci hanno detto che a Cuba ci si deve andare almeno una volta nella vita, che devi viverla fino in fondo per capirla. Per conoscere la gente.
Ci hanno detto che Cuba la tua vacanza la devi fare da Cubano e non da turista, non importa anche se solo per 2 settimane.
Ci hanno detto che sarà indimenticabile e che sull’isola ci torneremo in un modo o nell’altro.

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Davanti a un piatto di gamberi mancini

I gamberi mi piacciono molto perché sono uguali me.
Camminano all’indietro e sembra che non facciano mai un passo avanti. I gamberi sono come me, camminano all’indietro. Però per loro andare indietro è come andare avanti, e andare avanti è andare dove non si è mai stati.

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Matite e temperamatite

CAPITOLO 6 – Oggetti di uso quotidiano

4.1 Matite e temperamatite

Possiamo definire la matita come uno ‘strumento per scrittura e disegno, costituito da un sottile cilindro di un impasto di grafite o di altre materie coloranti (mina), racchiuso in una guaina di legno dolce o in un astuccio metallico o di plastica a funzionamento semiautomatico’

Devoto-Oli, Bergamo 1987

Ma come si chiama la parte di matita che viene gettata quando la matita viene temperata?
Non esiste un termine scientifico preciso e, per capirne il motivo, dobbiamo ripercorrere brevemente alcuni importanti momenti di storia recente.
Nel 1973, quando la O.N.D.A. (Organo Nazionale Denominazioni e Attributi) rilevò l’obsoleto termine ‘lapis’ a favore dell’ormai corrente ‘matita’, venne emanata una circolare in cui si invitava a sostituire nei composti i due termini: così ‘temperalapis’ divenne ‘temperamatite’. Tuttavia anche allora non si ritenne opportuno specificare la denominazione degli scarti della matita temperata.
Nel 1982 Manuele Corsi, linguista e glottologo, propose i nomi ‘temperatura’ o ‘tempera’ della matita, che non vennero adottati a causa della possibile ambiguità che potevano originare.

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Route 66

Route 66 panorama

John Steinbeck l’ha soprannominata ‘La strada maestra’, gli americani la definiscono la strada principale d’America, la ‘Mother Road’, il resto del mondo la conosce come Route 66. Dal 1927 al 1984, l’interstatale 66 ha collegato Chicago con Los Angeles passando per 8 Stati, 3 fusi orari e 3 zone climatiche. 4000 leggendari chilometri d’asfalto che i viaggiatori ancora utilizzano.

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Quando sono sola

Quando sono sola, amo dormire con un mucchio di roba sul letto, nella parte libera, dico. I vestiti che mi tolgo di dosso sono d’obbligo, poi di tutto: cd, giornali, videocassette, la mia agenda, un paio di pelouches, le briciole del mio panino e – quando ho finito di usarlo – ci piazzo pure il portatile. Sarà che è meno triste, sarà un modo per riempire gli spazi vuoti. E devo stare attenta a non muovermi troppo, la notte, in modo da non buttar giù nulla sul pavimento.

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Leggenda natalizia

Vi siete mai chiesti perché su diversi puntali dell’albero di Natale c’è un angioletto sulla cima?
La risposta è data da un’antica leggenda lappone: era il 24 dicembre di molti anni fa e Babbo Natale si svegliò già impensierito per il duro lavoro che lo aspettava quella sera. Alzandosi dal letto si accorse che i suoi stivali neri non erano lì accanto.
Preoccupato chiese spiegazioni ad uno gnomo che gli spiegò che gli stivali erano a lucidare.
Così tornò in camera ma si accorse con disappunto che neanche i pantaloni rossi erano al loro posto.

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L’inferno è esotermico o endotermico?

Gustavo Doré - Inferno
Gustavo Doré – Inferno

Un professore di termodinamica ha assegnato un’esercitazione a casa agli studenti del suo corso di laurea. Il compito consisteva in una domanda:

L’inferno è esotermico o endotermico?1Esotermico = Libera calore
Endotermico = Assorbe calore

Sostenete la risposta con delle prove.

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Vladimiro e i suoi colori

vladimiro

Vladimiro è un ragazzo di circa quarant’anni. Alto, magro, con una folta barba nera ben curata. Veste casual, maglioncino blu sopra una camicia a righe bianche e rosse e un paio di jeans. Ha i capelli spettinati, tutti orientati sulla destra, come se un vento dispettoso seguisse i movimenti della sua testa. Sorride sempre, ama la vita e non lo nasconde.

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Generazione B

glass of beer

Bionda, rossa o scura, nonostante l’età (più di 5000 anni), non si arrende anzi è sempre sulla breccia, cercata soprattutto dai giovani.
La birra, con i suoi ingredienti sempre uguali (cereali, acqua, lieviti e luppolo) unisce da sempre il Sud e il Nord del mondo. E così, se c’era una volta una bevanda sumera, babilonese ed egiziana bevuta da popolo e nobiltà, c’è, oggi, una bevanda che attrae intenditori o semplici curiosi di ogni continente. E in ogni posto la si beve in modo diverso: se gli americani la bevono gelata, nei Paesi britannici si beve ‘calda’ ed è al centro di un vero e proprio rito sociale; in Spagna è invece usata come aperitivo serale mentre in Belgio è abbinata puntigliosamente al cibo e in Italia accompagna soprattutto la classica pizza.

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È nato prima l’uovo o la gallina?

Tesi

Dimostrare che il problema che ci si pone, ossia se è nato prima l’uovo o la gallina, appartiene a natura lessicale e non scientifica.

Risoluzione

Parto innanzi tutto dal presupposto che la gallina non è esistita dall’inizio della vita sulla Terra, ma che sia l’evoluzione di un altro essere divenuto gallina in un lungo periodo. A noi, però, non interessa l’intero arco di tempo, bensì solo l’ultima frazione di questo, ossia l’istante in cui l’essere, ormai gallina fino al 99,9%, cova un uovo dal quale ne uscirà una gallina al 100% (vedi figura).

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