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YEE-HAW!! (storia di cowboys e asfalto)

Ecco, sarà perché mi sono sparato cinque stagioni di Yellowstone – una serie TV americana con Kevin Costner sui cowboys – nella quale la quasi totalità delle riprese mostra ragazzoni che fanno girare i propri cavalli sul posto come una trottole e prendono al lazo tutto quello che si muove, riuscendo al tempo stesso a sembrare degli autentici coglioni; e io lì a pensare sì, figurati se gli riesce sempre al primo colpo…

Vado a correre e a un certo punto mi trovo davanti un anello di plastica – quelle fettucce che usano per sigillare i pacchi di cartone, che se provi ad aprirle a mani nude finisci per rivalutare l’uso della dinamite.

Passandoci sopra ci metto un piede dentro, lo aggancio e per un paio di passi me lo porto dietro come fossi una ballerina di hula-hop. Decido di scrollarmelo via perché sono una persona seria – sempre correndo, altrimenti mi rovino la media – e, senza capire come, riesco a imbrigliarci dentro anche l’altro piede, autotrasformandomi istantaneamente da podista della domenica a vitello da rodeo.

Così incaprettato, modifico la mia velocità lineare in energia cinetica rotazionale e finisco di faccia sull’asfalto a una velocità (che ho appena calcolato con precisione) di 21,4 km/h. Per capirci, se si sbatte contro un muro con l’auto a 15 km/h senza indossare la cintura di sicurezza, si sfonda il parabrezza con il corpo.

Naturalmente, avendo un super fisico da fare invidia ai Teletubbies ed essendo un ufficiale paracadutista altamente addestrato (la prima cosa che ti insegnano è a cadere: se lo fai senza spaccarti qualcosa, prendi anche i punti bonus), ho ammortizzato il tutto con la straordinaria potenza dei miei tricipiti (così, a naso, uno penserebbe a pettorali e dorsali, ma in realtà sono proprio i tricipiti che rallentano l’urto frenando la chiusura dei gomiti, che vanno tenuti come i mimi quando si spostano sui vetri invisibili).

La fisica però, questa inappuntabile bastarda, ci insegna che in casi del genere non c’è soltanto il colpo verticale ma anche tutto il simpatico fenomeno del trascinamento e dell’attrito: una decina di centimetri di sgrattugiamento sull’asfalto, giusto il tempo di rivalutare tutte le mie scelte di vita.

Insomma, come il colonnello Steve Austin – astronauta della NASA – sono un uomo vivo per miracolo; ma, a differenza sua, Mian non aveva sei milioni di dollari per cui mi ha tenuto così.

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