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EXIF Data FIX

Da quando è arrivata la fotografia digitale, più o meno un quarto di secolo fa, ho sviluppato un talento speciale: scattare foto e rimandare all’infinito il momento di organizzarle. Con i vecchi rullini era tutto più semplice: avevi a disposizione appena 24 o 36 pose e, dopo aver pagato lo sviluppo, scoprivi che metà delle immagini era venuta mossa, sovraesposta, sottoesposta o con qualche dito davanti all’obiettivo. Ti ritrovavi quindi con al massimo una decina di scatti decenti e la questione finiva lì. Oggi, al contrario, al ritorno da un viaggio sei sommerso da migliaia di file, perché hai la libertà di scattare a raffica senza apparenti controindicazioni.

Il risultato di questa libertà? Una totale anarchia. Nel corso degli anni le mie foto sono affogate in una matrioska di cartelle e sottocartelle, mischiate a backup di sicurezza ridondanti e a vecchi hard disk trasferiti da un Mac all’altro: centinaia di gigabyte costellati di doppioni. A un certo punto mi sono quindi imposto un limite etico: se ho impiegato trent’anni ad accumulare questo caos, posso concedermene altrettanti per rimetterlo in ordine.

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La Barra Oplà di Safari

Safari, il browser ufficiale di Apple, è sempre stato il mio preferito, perché oltre ad aderire strettamente a tutti gli standard Web1Anche se – va detto – con molta , molta calma, tanto che di norma è sempre l’ultimo della classe ad adottare nuove tecnologie. è leggero, gestisce la memoria in modo esemplare ed è perfettamente ottimizzato per il sistema operativo che lo ospita. Uso anche Chrome, perché ha delle estensioni che su Safari latitano, ma in confronto è un pachidermico dinosauro lento e zoppicante.

Una caratteristica di Safari che odio con tutte le mie forze è la Barra Oplà.

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Fin da quando ho iniziato a utilizzare i primi computer dotati di un minimo di capacità multimediali – più o meno dai tempi dell’Amiga, quindi – mi sono sempre prodigato per trovare soluzioni che mi consentissero di gestire la musica in modo semplice e pratico.

Bla bla bla… arriviamo a un paio di giorni fa: quando lavoro al computer non riesco a farlo senza un sottofondo musicale, e quel sottofondo musicale è sempre stato iTunes (che adesso, da qualche anno, si chiama Music). All’interno ho qualcosa come trent’anni di brani che nonostante la mia natura precisina e perfezionista non ho ancora perfettamente classificato come dico io. Parlo proprio di voti: brani bellissimi, belli, carini, così così. Quelli brutti no, perché li cancello. Mi è sempre servita una utility che mi permettesse di assegnare velocemente un voto (o cambiarlo, perché negli anni si modificano anche i gusti personali) durante l’ascolto; passare tutte le volte dall’applicazione è una rottura e una seccante fonte di distrazione.

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Rimuovere le estensioni di MacOS

Non andrò molto sul tecnico, perché non ne so molto nemmeno io e non è importante ai fini di questo articolo. Per farla breve ci sono applicazioni che, una volta installate, possono aggiungere delle cosiddette “estensioni di sistema” a MacOS: si tratta di “applicazioni” speciali che partono all’avvio del computer e svolgono determinati compiti senza che l’utente ne sia a conoscenza (non è una cosa negativa, un antivirus per esempio può verificare i file in tempo reale senza che qualcuno possa interferire).

Non possono essere chiuse né eliminate, perché operano con privilegi di root, ovvero una sorta di super amministratore del sistema operativo, superiore a quello dell’utente. È una sorta di dio del sistema operativo, le cui decisioni sono definitive e incontestabili. Ma, e questo è il vero problema, sono protette dal SIP (che vedremo più avanti), per cui non è possibile in alcun modo cambiarne il proprietario.

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Synology e @appstore

Questo articolo un po’ tecnico spiega come rendere accessibile in rete la cartella delle applicazioni dei NAS Synology.

Il problema

Sono un utente Drobo di lunga data. Come molte altre unità Network-attached storage (da cui l’acronimo NAS) permette l’installazione di applicazioni di terze parti. Il vantaggio è che in questo modo si possono svolgere applicazioni senza il bisogno di tenere acceso il computer.

Un esempio può essere la conversione di filmati tramite l’utility Handbrake, oppure configurare un proprio sito web locale sempre online, o anche installare un client torrent e così via.

Può capitare, però, che alcune di queste applicazioni non abbiano una vera e propria schermata di configurazione e si renda necessario accedere manualmente ai file di configurazione.

Ho recentemente affiancato al vecchio Drobo 5N un performante DS718+ e sto cercando di configurarlo come NAS principale.

Drobo, da sempre, consente l’accesso diretto via rete alla cartella delle applicazioni. Il Synology no, per politiche interne.

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OS X: audio HDMI regolabile da tastiera

Articolo antiquato

Questo articolo è obsoleto. C’è una nuova applicazione, chiamata Better Display specifica per questa funzione, e non va in conflitto con il risparmio energetico. Puoi scaricarla qui.1Maggiori informazioni sugli articoli antiquati.

Una delle più grandi comodità di OS X è la possibilità di poter regolare il volume di sistema tramite tre appositi bottoni presenti sulla tastiera.
Una delle più grandi (e gravi) mancanze di OS X è l’impossibilità di gestire il segnale audio nel caso di un collegamento HDMI.

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Drobo 5N/FS e NFS

Articolo antiquato

Questo articolo potrebbe essere ancora valido, come potrebbe non esserlo. Non utilizzo più il Drobo con il protocollo NFS, per cui ignoro se la procedura descritta funzioni ancora. Molto probabilmente sì, ma non sono (più) in grado di verificarlo.1Maggiori informazioni sugli articoli antiquati.

Aggiornamento: 5 agosto 2015

L’articolo si riferisce a una vecchia versione dell’utility NFS, la 1.2.8.
Recentemente ho installato una nuova versione, denominata NFSv3 (1.3.2). Ora non so se sia opera dello stesso autore e quindi se sia o meno un aggiornamento della precedente. C’ho litigato un bel po’ per farla funzionare e in questo momento non ho voglia di indagare. In ogni caso la procedura di installazione è la stessa, con le seguenti differenze:

– Il file si scarica da qui.

– Le stringhe di connessione, da mettere nel file export (vedi) sotto sono le seguenti:

/mnt/DroboFS/Shares/Nadine 0.0.0.0/0(rw,insecure,no_subtree_check,all_squash,anonuid=99,anongid=99)

/mnt/DroboFS/Shares/Nadine ::/128(rw,insecure,no_subtree_check,all_squash,anonuid=99,anongid=99)

Probabilmente non cambia nulla ai fini pratici rispetto all’altra stringa, forse qualche trascurabile dettaglio nei privilegi, ma così l’ho trovata (modificando naturalmente il path alla mia partizione Drobo) e così funziona, per cui non indago oltre.

Una delle più interessanti e meno conosciute caratteristiche del Drobo è che è una scatoletta basata su sistema operativo Linux. Questo significa che è in grado di fare ben più che tenere i nostri dati importanti al sicuro; può all’occorrenza svolgere i lavori di un piccolo computer grazie alle DroboApps, una serie di utili addons che possono essere installati in pochi minuti.
Alcuni esempi possono essere un client torrent, un media server, un programma che tiene sincronizzate le informazioni importanti con siti come Dropbox o Copy, senza il bisogno di tenere il nostro computer costantemente acceso.

Oggi vi spiegherò come abilitare il protocollo NFS.

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