
Una quindicina di anni fa, la trasmissione radiofonica il Terzo Anello – Ad alta voce di Rai Radio 3 ha mandato in onda a puntate diversi audiolibri, tra cui un meraviglioso adattamento del Moby Dick di Herman Melville. All’epoca avevo registrato e caricato i file sul mio lettore MP3 per tenermi compagnia durante gli allenamenti, ritrovandomi al centro di un ascolto immersivo: le descrizioni crude e realistiche, la ruvidezza dei personaggi, l’odore della salsedine e lo scricchiolio del fasciame sferzato dalle imbordate erano così vividi da darmi la sensazione di correre direttamente sulla coperta del Pequod.
Ad affascinarmi in modo particolare è stata la resa del testo basata sulla traduzione di Alberto Rossatti – una versione che non avevo mai letto, pur conoscendo bene i lavori di Cesare Pavese, Pietro Meneghelli e Ottavio Fatica. La precisione dei termini marinareschi, unita a una potenza espressiva capace di restituire ogni singola sfumatura dell’opera di Melville, mi ha conquistato fin dal primo momento. Da lì è nata una primitiva idea di riversare prima o poi quel flusso audio su carta, così da poterlo conservare.

L’idea è rimasta a decantare per anni, finché non mi sono finalmente deciso a riprenderla in mano. Trattandosi di una riduzione curata appositamente per la radio e mai pubblicata in forma cartacea, la trascrizione di quel preciso adattamento era inevitabilmente introvabile sul Web. Tra terminologia navale e formule arcaiche, i tentativi di trascrizione automatica tramite AI hanno generato solo una gran confusione. Mi sono quindi rimboccato le maniche per un lavoro di pura pazienza: tastiera alla mano, sto trascrivendo tutto parola per parola, mandando l’ascolto a ripetizione a nastro.
Pur amando alla follia l’edizione integrale, devo ammettere che il romanzo tende a perdersi in infinite digressioni – capitoli interi dedicati alla classificazione dei cetacei, all’anatomia del leviatano, alle tipologie di navi da caccia. Basti pensare alle centinaia di citazioni a inizio libro, tutte dedicate al gigante degli oceani. L’obiettivo di questo lavoro è offrire una versione snella e avvincente, capace di far risaltare il cuore narrativo ed emotivo della storia senza incagliarsi nei passaggi più enciclopedici.

La versione radiofonica non aveva intenti filologici: è stata realizzata sforbiciando il testo con l’accetta per far rientrare le puntate nei tempi della messa in onda. Questo ha generato diversi buchi di trama, con personaggi o dettagli che riaffioravano all’improvviso senza essere stati minimamente introdotti prima.
Ho lavorato per colmare queste lacune, riannodare i fili del racconto e correggere diversi errori di traduzione emersi durante la trascrizione, restituendo al testo la sua giusta armonia.

Non era mai stata mia intenzione realizzare un libro illustrato, ma impaginando il testo mi sono reso conto che alla fine di alcuni capitoli rimanevano degli antiestetici vuoti bianchi. Per risolvere il problema mi sono fatto aiutare dall’intelligenza artificiale, impiegandola per creare illustrazioni uniche e inedite. Non è stato affatto un processo automatico: ogni immagine è il risultato di decine e decine di tentativi e, in diversi casi, di ritocchi manuali, dato che questi strumenti non capiscono mai al volo esattamente ciò che si ha in mente. Ma devo ammettere di essere molto orgoglioso del risultato finale.

Un dettaglio al quale ho voluto dedicare una cura maniacale è lo studio di tutte le citazioni, le metafore e i giochi di parole che Melville ha disseminato in Moby Dick. Ho quindi inserito più di un centinaio di note ogni volta che ho ritenuto necessario chiarire un passaggio o illustrare un termine marinaresco. In almeno un’occasione mi sono lasciato un po’ prendere la mano, ma sono certo che i lettori più appassionati sapranno perdonarmi. :)

Adesso ti starai probabilmente chiedendo perché stia pubblicando unicamente immagini del documento digitale e non del libro vero e proprio. La risposta è semplice: non esiste ancora. Dopo un paio di settimane di (duro) lavoro sono più o meno a metà strada — un po’ meno della metà, ad essere onesti, dal momento che i capitoli audio sono ventidue. Ma confido di riuscire a portare a termine il lavoro entro la fine di settembre, salvo complicazioni.
Ho inoltre pensato che questo testo potesse essere di interesse anche per altri lettori. Se desideri averne una copia a lavoro ultimato, puoi contattarmi qui: così, non appena sarà tutto pronto, invierò l’ordine in tipografia in base al numero di richieste raccolte.
Nel frattempo ho preso in prestito l’immagine della mia sovraccoperta personalizzata di Moby Dick, giusto per mettere un punto di colore, ma ho già grandi idee per quella definitiva di questa edizione pocket. Chiaramente le dimensioni saranno quelle di un libro standard, l’immagine di copertina è stata fatta con la Stupidità Naturale. :)
Torno al lavoro. A libro ultimato aggiornerò questo articolo con foto decisamente più fotogeniche.
Non amo molto gli audiolibri e non ne ho mai ascoltato uno.
Moby Dick è un libro che, pur (ammettiamolo) pallosissimo da leggere proprio per i motivi da te esposti, mi ha sempre affascinato in quanto appassionatissimo di mare (ti consiglio al proposito di leggere “La ballata del vecchio marinaio” di Samuel Taylor Coleridge) e mi piacerebbe leggerne una riduzione per capire le differenze, quindi count me in.
Guarda, io di norma non sopporto gli audiolibri, perché mi distraggo facilmente e dopo un po’ mi dimentico di ascoltare. Quando corro, però, non ho altro da fare, per cui podcast e libri vocali (ma solo romanzi già letti, mai quelli nuovi) sono sempre benvenuti.
Per il resto io tutte le digressioni di Moby Dick le adoro: mi rilassano, aggiungono un background marinaresco che amplifica la sensazione di essere lì. Però è anche vero che rendono il romanzo estremamente prolisso (e so cosa intendi, perché non conosco personalmente una sola persona che sia riuscita a portarne a termine la lettura); per questo motivo sto cercando di realizzare qualcosa di più fruibile senza troppo impegno.
Però Melville ha uno stile meraviglioso, se hai presente Manzoni ecco… Una goduria a ogni frase.
Mi auguro di non superare (troppo) le 200 pagine.