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Pronti a salpare!

Di norma tutti i miei progetti nascono complicati e, in breve tempo, sfociano nella pura follia.1Ma ormai mi conosci.

Un paio di settimane fa ti ho presentato la mia nuova avventura “editoriale”: una riduzione del Moby Dick di Herman Melville — ovvero l’opera che sceglierei se dovessi forzatamente indicare quello che considero il libro più bello mai scritto e che amo di più.2Il che è molto strano, perché tratta la caccia alle balene con dovizia di particolari, ed è una cosa che mi fa rabbrividire; ma leggere Melville, al pari di Manzoni, è un puro piacere.

L’idea iniziale era semplicissima: trascrivere il contenuto di un breve audiolibro e stamparlo in un libricino. Fine. Invece, come da copione, il tutto si è evoluto a un livello superiore. Il presente articolo non entrerà troppo nei dettagli, che ti mostrerò quando il libro sarà pronto; tuttavia, per realizzarlo nella forma che ho in mente, ho bisogno del tuo aiuto, perché è un mondo difficile (e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto). :)

Per illustrare con maggior chiarezza lo stato attuale del lavoro, incollo qui sotto l’introduzione che ho scritto a riguardo. Ci sentiamo dopo…

Introduzione

Nel panorama letterario italiano, Moby Dick vanta una notevole varietà di traduzioni, con ben quindici versioni pubblicate nel corso dell’ultimo secolo.

La prima, risalente al 1932, è di Cesare Pavese, revisionata dallo stesso autore un decennio più tardi. Seguono quelle di Cesarina Melandri Minoli (1958, poi rivisitata nel 1986), Nemi D’Agostino (1966), Renato Ferrari (1968), Pina Sergi (1972), Lucilio Santoni (1995), Pietro Meneghelli (1995), Ruggero Bianchi (1996), Bernardo Draghi (2001), Lara Fantoni (2004), Alessandro Ceni (2007), Giuseppe Natale (2010), Bianca Gioni (2011), Alberto Rossatti (2013) e, infine, Ottavio Fatica (2015), noto soprattutto per il suo recente lavoro su Il Signore degli Anelli.

Eppure, nonostante questa straordinaria fortuna editoriale, Moby Dick sembra essere oggi uno dei testi letterari meno amati dalle nuove generazioni (e anche da quelle un pochino meno giovani); tanto che, personalmente, conosco più persone che lo hanno abbandonato alla prima digressione sulle diverse tipologie di navi baleniere di quante lo abbiano effettivamente portato a termine. Ed è un peccato, considerando quanto la narrazione di Melville sappia essere magnetica e visionaria.

Una quindicina di anni fa, la RAI ha trasmesso un adattamento radiofonico articolato in ventuno puntate di circa venti minuti ciascuna, che seguiva a grandi linee la trama principale del romanzo. L’adattamento si basava sulla traduzione di Alberto Rossatti, una versione che non conoscevo: non fedelissima al testo originale – caratteristica che condivide con gran parte delle edizioni italiane – ma capace di cogliere in pieno la crudezza e l’essenzialità delle parole di Melville e il suo affascinante registro linguistico.

Da quel sorprendente ascolto è nata in me l’intenzione di trascriverne il contenuto, con lo scopo di preservarlo.

L’idea è rimasta a decantare per anni, finché non mi sono deciso a metterci mano. In rete, naturalmente, non c’era traccia del testo, e la scorciatoia dell’intelligenza artificiale è tramontata subito: tra la terminologia nautica e il linguaggio volutamente desueto, i T-1000 tiravano fuori un autentico scempio. L’unica strada percorribile era la più faticosa: cuffie nelle orecchie e ascolto a ripetizione per battere al computer ogni singola frase.

Terminata la prima stesura, mi sono reso conto dei suoi evidenti limiti: l’adattamento radiofonico era stato “sforbiciato con l’accetta” per rientrare nei ristretti tempi della messa in onda. Ciò ha generato diversi buchi nella trama, con personaggi o dettagli che riaffioravano all’improvviso senza essere stati precedentemente introdotti; vi erano, inoltre, numerosi errori di traduzione.

Comprendo il motivo di tale scelta: pur amando l’edizione completa, devo ammettere che il romanzo tende a perdersi in infinite divagazioni – capitoli interi dedicati alla classificazione dei cetacei, all’anatomia delle balene, alle svariate classi di imbarcazioni, alle tecniche di caccia – che spesso e volentieri finiscono per scoraggiare anche i lettori più volenterosi.

È stato in quel preciso momento che il progetto ha cominciato a evolversi: non volevo limitarmi a conservare una semplice trascrizione imperfetta, volevo realizzare una riduzione capace di far risaltare il cuore narrativo ed emotivo della storia senza perdere passaggi importanti e senza incagliarmi nelle parti più enciclopediche.

Ho quindi ripreso in mano l’edizione completa di Melville e ho cominciato un lungo lavoro di rielaborazione, colmando i buchi di trama, riannodando i fili del racconto e recuperando un’infinità di episodi che l’adattamento aveva eliminato. Quando ho superato il limite delle duecento pagine che mi ero inizialmente imposto, ho scelto di non pormi più freni e di restituire alla narrazione la sua giusta armonia.

Un’attenzione meticolosa a riferimenti, metafore, giochi di parole, termini marinareschi, eventi storici e biblici, luoghi geografici e ogni altro dettaglio disseminato da Melville all’interno del libro ha portato alla stesura di oltre trecentottanta note a piè di pagina, pensate per chi desidera esplorare anche le sfumature più nascoste dell’opera.

Al netto di alcune inevitabili omissioni relative a eventi secondari – ininfluenti rispetto all’intreccio principale, se non per caratterizzare meglio la psicologia di alcuni personaggi – ho ripristinato praticamente tutto. Naturalmente, avere circa quattrocento pagine in meno ha comportato qualche piccolo sacrificio letterario, ma del resto una riduzione non può che essere, per sua natura, un compromesso.

Inizialmente non pensavo di includere illustrazioni. Tuttavia, durante l’impaginazione, ho notato la presenza di qualche spazio bianco decisamente poco elegante qua e là tra i capitoli, e ho preferito introdurre una piccola nota di colore (si fa per dire, visto che parliamo di una pubblicazione in bianco e nero). Una collaborazione tanto frustrante quanto conflittuale con l’intelligenza artificiale ne è stata la logica conseguenza: ogni singolo disegno (copertina compresa) è il risultato di decine e decine di tentativi e interventi manuali, poiché questi tecnologici strumenti del futuro non sanno ancora sognare, e sono quindi del tutto incapaci di dare forma alla tua fantasia.

Le mappe, in stile antico, le ho invece disegnate a mano.

Ho affrontato questo lungo viaggio navigando in acque tutt’altro che tranquille; per mia fortuna i pericoli che ho incontrato si sono rivelati perlopiù di natura letteraria, non certo quelli ben più concreti che riserva il mare aperto, con un rampone nella mano e un’oscura minaccia che incombe dall’alto.

Mi auguro che questo mio piccolo lavoro possa essere apprezzato per quello che vuole essere: non un’alternativa all’opera di Melville, ma un modo per avvicinarsi alla sua storia; e, magari, invogliare qualcuno ad affrontarla poi nella sua forma integrale.

Ed eccoci qua

Bene, dopo circa un mese di intenso lavoro il libro è pronto. Ho realizzato anche la copertina o, per lo meno, una parte di copertina (quella definitiva, infatti, sarà pronta soltanto quando saprò le misure esatte del volume):

Ok, veniamo al dunque: da circa dieci anni stampo i miei libri tramite un servizio print-on-demand extraeuropeo di buona qualità. Non eccelsa, ma adeguata alle mie esigenze. Ha il vantaggio di offrire svariate opzioni: dalla copertina morbida a quella rigida, oltre alla possibilità di scegliere tra diversi tipi di carta (ruvida o patinata) e di resa di stampa (standard o ad alta qualità, che però triplica il prezzo del volume, motivo per cui non la uso quasi mai). Inoltre, il poter ordinare anche una singola copia alla volta è impagabile.

Di contro, il tipo di rilegatura è unico: a colla. In sostanza le pagine vengono stampate, tagliate, assemblate e saldate a caldo. Di fatto, scegliendo tra copertina morbida e rigida la sostanza non cambia: viene creato un blocco in brossura e, nel secondo caso, vi viene incollata sopra una copertina rigida.

Da lontano fa la sua bella figura; da vicino mostra tutti i suoi limiti.

Quello che vorrei fare per questa riduzione di Moby Dick è un piccolo salto di qualità e realizzarlo con una vera rilegatura a filo refe. Per farti capire meglio cosa intendo, guarda questa immagine:

Quello sopra è il mio primo libro: ha esattamente dieci anni e sembra ancora nuovo di zecca, segno che la qualità generale del print-on-demand è decisamente buona. Se osservi bene la rilegatura — ovvero il modo in cui le pagine sono unite — ti renderai conto che si tratta semplicemente di un sottile strato di colla. Non è un problema nell’uso quotidiano, ma come vedi rende l’apertura piuttosto rigida: il libro non può aprirsi a 180° e, se lo appoggi sul tavolo, non rimane aperto.

Quello sotto, invece, ha una rilegatura a filo refe: è la tecnica usata da sempre per le edizioni di pregio, prima che il progresso imponesse l’uso della colla (oggi, infatti, è molto meno comune trovarla, perché anche i volumi a copertina rigida vengono incollati, e le vere rilegature hanno costi significativi). La procedura funziona così: non si tratta di singole pagine tenute insieme dal collante sul dorso, ma di fogli interi piegati a metà, raccolti in fascicoli e poi cuciti tra loro. Vengono infine incollati su una striscia di tessuto, che consente al libro di essere sfogliato senza rischiare danni (un libro incollato, se forzato, rischia di spaccarsi in due). Nella foto puoi infatti notare che ogni gruppetto di fogli forma come un piccolo quadernetto affiancato agli altri (e nel punto in cui le pagine si piegano si riesce persino a intravedere il filo della cucitura).

Fai una prova: prendi dalla tua libreria un libro classico, confrontalo con uno di Fabio Volo3Ciao Antonio! :P e noterai subito la differenza.

Ecco perché, per il mio Moby Dick, vorrei utilizzare una tantum questa procedura. Non diventerà un’abitudine, anche perché con questo tipo di lavorazione non è possibile ordinare una singola copia: verrebbe a costare un centinaio di euro! Questi volumi vanno ordinati a decine o a centinaia: più aumenta la tiratura, più il costo unitario diventa ragionevole.

Due scelte

Mi trovo quindi a un bivio: stamparlo con il metodo che ho usato finora e ottenere un buon libro, oppure buttarmi a capofitto in una nuova avventura – in un campo per me inedito – e realizzare un volume di pregio, che non potrà mai più essere riprodotto (se non con una ulteriore tiratura minima di decine di copie, cosa che sicuramente non avverrà mai più).

Mettiamo a confronto i due formati:

Il libro “incollato”

Il costo finale si aggira sui 25 euro, diciamo 30 includendo la spedizione. Conosco già il risultato, non corro rischi e posso ordinarne anche una sola copia in qualsiasi momento.

Il libro “rilegato”

Il prezzo è sensibilmente più alto. Nelle ultime ore sto confrontando diversi servizi online: italiani (costosissimi), americani (con spese di spedizione e dogana altissime) ed europei (con prezzi decisamente più abbordabili). In particolare mi sto concentrando sull’Est Europa, dove i costi di produzione sono molto più contenuti — del resto, già alcuni dei miei libri in brossura erano stati stampati in Polonia (tranne i formati orizzontali come l’Atlante degli Hobbit e I Percorsi dell’Anello, che possono essere realizzati soltanto in UK).

C’è inoltre un piccolo margine di rischio legato all’uso di un servizio mai provato prima: la resa finale potrebbe rivelarsi al di sotto delle aspettative (magari con una rilegatura non impeccabile o una stampa non definitissima). Va detto che, trattandosi di un’opera che richiama un testo antico, qualche imperfezione nella stampa o nella copertina la considererei quasi una feature più che un difetto; è chiaro, però, che se mi arrivasse un libro che si disfa al primo utilizzo non andrebbe bene. D’altra parte, ho corso lo stesso rischio con il mio primo libro in brossura ed è andata benissimo: se queste tipografie prosperano sul mercato, significa che offrono uno standard del tutto accettabile.

Un ulteriore punto a favore del rilegato è la personalizzazione: si può inserire un segnalibro in nastro o stampare i risguardi (le pagine interne attaccate al piatto della copertina) con mappe o illustrazioni dedicate — opzione che però scarterei per questo progetto, dato che ne farebbe lievitare il prezzo. Ho comunque deciso di far stampare a parte una mappa piegata che incollerò manualmente all’interno.

Calcolatrice alla mano e primi preventivi effettuati, sono convinto di poter raggiungere un costo di circa 30-35 euro a copia per il libro rilegato (sempre che si arrivi al numero minimo di copie) più l’eventuale spedizione. L’unico altro aspetto logistico è che, mentre le copie in brossura posso farle spedire direttamente dalla tipografia a casa di ciascuno, queste arriveranno tutte a me in un unico blocco, e andranno aggiunti circa 6 euro per la spedizione con corriere (a meno che non ci si veda di persona per il ritiro).

Per realizzare questo piccolo sogno e stampare un libro “vero”, devo dunque raggiungere una tiratura minima di 10 copie. Ad oggi ce ne sono già 7 virtualmente prenotate (grazie!), ma questo accadeva quando si ipotizzava il formato incollato a 25-30 euro. Ora che la cifra salirebbe di circa 10 euro per via della rilegatura a filo refe, devo verificare se quelle 7 preferenze rimangono confermate, mentre restano da assegnare gli ultimi 3 volumi per far partire l’ordine.

Rimane inteso che, più il numero salirà, più il costo unitario verrà ridotto.

Alcune immagini

Ti lascio una piccola selezione di pagine, per darti un’idea di come apparirà il volume finale:

La prima pagina (beh, non proprio la prima, ma è l’inizio del libro)
Il primo capitolo, con le sue note e una piccola mappa dell’area di Nantucket
Una piccola illustrazione chiarificatrice
Con tutte queste note, a fine lettura sarai in grado di governare un vascello!

Ci proviamo?

Non si tratta di un progetto a scopo di lucro: non campo con le mie mappe e i miei libri, che per me restano un semplice hobby. Lo stesso vale per questo Moby Dick. Penso che un po’ di bellezza nel mondo, specialmente in un momento in cui la vita tende a incupirsi ogni giorno di più, faccia sempre del bene al cuore, anche solo sotto forma di un piccolo libro fisico da toccare, vivere e respirare.

Ma la scelta non dipende soltanto da me. Sentiti libero di contattarmi qui oppure lascia un commento all’articolo: riusciremo a levigare il vecchio legno del Pequod e a soffiare un po’ di vento sulle sue stanche vele? Là fuori c’è un oceano sconfinato, il profumo della salsedine, gli schizzi dell’acqua salata sulla prua, il crepitio del sartiame sugli alberi e le divinità del mare pronte a essere benevole o crudeli con l’indomito marinaio deciso a barattare le sicure radici della terra con l’infida profondità degli abissi.

È tempo di salpare! :)

Copie confermate3/10
Stato del progettoIn attesa

2 pensieri su “Pronti a salpare!

  1. Considerando che lo leggerei una o due volte in tutto (sono sicuro che non è uno di quei libri che vado a consultare/spulciare ogni tanto), preferirei minimizzare la spesa e quindi mi accontenterei della versione “economica”. Però lo prendo in entrambi i casi, perciò se raggiungi il numero minimo di adesione per la versione Deluxe va bene anche per me.

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