
Nelle cronache più polverose, custodite tra pergamene che profumano di resina e inchiostro, si narra di un piccolo artefatto nato al confine tra il mondo vivente delle radici e quello antico del metallo, quando ancora sapevamo ascoltare il respiro della Terra. I calendari dei vivi lo contavano come il primo anno del nuovo millennio, ma in realtà fu un tempo sospeso, in cui gli spiriti della Natura accettavano talvolta di lasciarsi intravedere.
Fu allora, nelle lontane fornaci del reame di Bradford – ove il fuoco non è mai domo e il ferro canta sotto il martello – che tale oggetto prese forma, saldo e compatto come un giuramento, destinato a custodire una fiamma eterna. Non sarebbe stato un semplice oggetto, no. Poiché dalle remote isole dell’Oriente, avvolte nella nebbia e nei racconti sussurrati, giunse un vento nuovo: lo spirito primordiale e giocoso del Ghibli si era ridestato, e le sue creature – tra immaginazione e realtà – varcavano nuovamente i confini del nostro mondo.
Continua a leggere

















