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La mappa della Contea

Nota

Come avrai notato seguendo il mio blog, nel corso degli anni ho scritto numerosi articoli per ogni singola mappa che ho disegnato. Tutte le volte che apportavo modifiche importanti preferivo raccontarle in un nuovo post, anziché aggiornare il precedente. Così, col tempo, le mappe si sono evolute, arricchite di dettagli e di stile, mentre i vecchi contenuti sono rimasti sparsi e un po’ dimenticati, spesso forieri di confusione.

Nelle prossime settimane cercherò di raccogliere questi piccoli orfanelli e combinarli in un’unica versione completa e aggiornata, che possa finalmente sostituire tutto il materiale precedente. In questo modo resterà soltanto un unico articolo, chiaro e definitivo.

J.R.R. ha scritto il Signore degli Anelli prevedendo l’inclusione di numerose mappe (addirittura cinque nelle intenzioni iniziali), per consentire ai lettori di seguire agevolmente gli spostamenti dei numerosi personaggi.

Alla pubblicazione del libro, il 29 luglio del 1954, queste si sono ridotte a tre, e hanno sempre fatto parte di tutte le edizioni inglesi e americane (e, probabilmente, anche in altre lingue):

Indovina un po’ come è andata qui da noi? Per contenere i costi ce ne siamo beccati soltanto una, l’ultima delle tre; bellissima e onnicomprensiva, però troppo poco dettagliata sulle corte distanze. E infatti, ogni volta che rileggevo il libro, mi perdevo buona parte delle meraviglie della prima parte del viaggio.

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Scassinatore cerca buon lavoro e con ragionevole ricompensa

Quando si parte per una nuova Avventura, è sempre buona norma portare con sé il fazzoletto, un sacchetto di ottima Erba Pipa1Consiglio caldamente varietà rinomate, tipiche della Contea e dintorni, quali la Stella del Sudil Vecchio Tobia oppure la Foglia di Pianilungone. – naturalmente anche la pipa! – ma, soprattutto, preservare l’integrità di tutti i propri beni: vuoi quelli che porteremo con noi, vuoi tutto ciò che lasceremo indietro, stipulando un solido contratto assicurativo con una società rispettabile e affidabile.

Bilbo questo non lo ha fatto, e sappiamo bene tutti i guai nei quali è incorso quando ha finalmente fatto ritorno nella Contea, dopo il suo lungo viaggio fino a Erebor.

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Lo Hobbit AMM 2.0

Nota:

Esiste una versione meno recente di questo film, e il relativo articolo lo trovi qui. Ho deciso di non rimuoverlo perché contiene maggiori dettagli sul perché sia nato il progetto. È quindi consigliabile leggere prima quello e poi questo.

Sono quasi 20 anni che il Signore degli Anelli ha trovato un’adeguata e, soprattutto, completa trasposizione cinematografica1Tutti i precedenti tentativi avevano regalato al mondo soltanto opere parziali e incomplete. e, per quanto non particolarmente fedele al racconto scritto da Tolkien, è nell’insieme un piccolo capolavoro. Il mio personalissimo progetto di condensare i tre film in uno solo si è dunque protratto per la considerevole distanza temporale di quasi due decenni.

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La prima, prima edizione

Sottotitolo: Eccallà, doveva succedere…

Il 21 settembre del 1937 usciva in Gran Bretagna la prima edizione dello Hobbit. Non era un’edizione brutta, sudicia e umida, piena di vermi e intrisa di muffa, e nemmeno un’edizione spoglia, arida e scarna, senza niente da leggere o da sfogliare: era un’edizione hobbit, vale a dire comoda.

Stampata con una tiratura di sole 1500 copie presentava, stampata in quattro colori (a opera dello stesso Tolkien), una meravigliosa sovraccoperta sulla quale, in modo estremamente schematico, era raffigurato l’intero viaggio della Compagnia di Thorin Scudodiquercia verso la Montagna Solitaria. A dirla tutta, nel disegno originario di Tolkien c’erano cinque colori — il drago Smaug e il sole avrebbero dovuto essere rossi — ma l’editore, George Allen & Unwin, ha ritenuto l’aggiunta di una quinta tonalità troppo dispendiosa.

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Sempre puttana, ma ballo

Quando ti dondola la cassapanca…

… ma i libri di Fabio Volo sono troppo sottili.

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La prima Compagnia dell’Anello

Ho cercato in lungo e in largo il testo della prima edizione italiana del Signore degli Anelli, pubblicata orfana del secondo e terzo volume dalla casa editrice Astrolabio-Ubaldini nel 1967.

È un libro rarissimo, stampato (si dice) in sole 4-500 copie, tutte ormai in mano a fortunati collezionisti e con un valore commerciale che supera abbondantemente svariate migliaia di euro. Mi sarei semplicemente accontentato di poterlo leggere, in quanto contiene la localizzazione primordiale di Vittoria Alliata di Villafranca, senza le numerosissime correzioni apportate tre anni dopo da Quirino Principe, e che costituiscono la versione classica del Signore degli Anelli che tutti conosciamo.

Con mia immensa gioia, e grazie all’apprezzatissimo lavoro degli Hobbit di biblioteca, due ragazzi appassionati di Tolkien che lo posseggono e mi hanno fornito le foto delle prime pagine del libro, posso finalmente (dopo alcune tediosissime nottate passate a trascriverle) mettere a disposizione di tutti il primo capitolo. Perché sono convinto che beni rari e preziosi come questo debbano essere di pubblico dominio.

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La calligrafia della Terra di Mezzo

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TUTTOTOLKIEN

Questa pagina ha lo scopo di raccogliere e (tentare di ordinare) tutti gli articoli su J.R.R. Tolkien che ho pubblicato nel corso degli anni.

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Il mio tesssoro!

Con il permesso di Mian, ho fatto una piccola pazzia.1Non necessariamente in questo ordine… ;)

Copertina

Il gioiellino nella foto ha quasi cinque decadi, ed è la prima edizione italiana dello Hobbit (Adelphi, ottobre 1973). È un libro che amo più di (quasi) qualsiasi altra cosa al mondo.

Certo, mi sarebbe piaciuto (e mi piacerebbe tuttora) avere 16.000 euro a disposizione per poter entrare in possesso della prima edizione inglese, stampata in sole 1500 copie; ma già così ho raggiunto il mio personalissimo Santo Graal, che inseguivo da fin troppo tempo. :)

L’occasione si è presentata sotto forma di un’asta su Ebay, in un periodo in cui sto cercando di vuotare il ripostiglio dalle centinaia di cianfrusaglie che si sono accumulate negli anni ma che, essendo ancora perfettamente operative, non ho mai avuto il cuore di gettare via.

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La traduzione del Signore degli Anelli

Quirino Principe
Nota

Ho trovato questo articolo (presumibilmente del 2003) mentre cercavo di approfondire la travagliata vicenda della traduzione italiana del Signore degli Anelli, e l’ho trovato molto interessante. Quirino Principe ha avuto un ruolo rilevante nel plasmare il romanzo di Tolkien nella forma in cui lo conosciamo oggi.

Ho deciso di pubblicare il testo integralmente, racchiudendo i paragrafi che ritengo poco inerenti all’argomento dentro cassettini espandibili.

Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia

L’avvento di Tolkien in Italia è una storia da narrarsi in breve, tutt’altro che complicata per ciò che riguarda i fatti puri e semplici. È molto intricata, e richiederebbe un discorso lungo e analitico, se la poniamo in relazione con le controversie ideologiche degli anni Settanta e Ottanta, e con gli indecorosi tentativi di strumentalizzazione che sono stati messi in atto di recente da varie parti. Per fortuna mia e dei lettori, ho il compito di parlare soltanto del primo aspetto, anche se non giuro di non sfiorare mai il secondo.

Il caso, che mi è stato benevolo, ha voluto che la vicenda editoriale di John Ronald Reuel Tolkien in Italia sia in gran parte legata al mio lavoro. Era, credo, il 1964 quando mi fu noto per la prima volta il nome dello scrittore anglo-sudafricano, e non per The Lord of the Rings bensì grazie a una citazione che fuggevolmente, in un libro sulle poetiche della fiaba, chiamava in causa Tree and Leaf. Dell’opera maggiore udii parlare Elémire Zolla nel 1968. Ne fui molto incuriosito, e decisi che avrei letto The Lord of the Rings non appena fosse possibile. Nessun presentimento, allora, di ciò che avrebbe riempito la mia esistenza per anni.

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Che fine hanno fatto i Nani dello Hobbit?

Tredici Nani hanno preso parte alla grande avventura di Bilbo Baggins, alla ricerca del tesoro del drago Smaug e alla riconquista dell’antico regno di Erebor. Molti ne sono emersi vincitori, qualcuno non ce l’ha fatta ed è perito durante l’impresa.

Bilbo Baggins

Quale è stato, dunque, il destino di questi valorosi personaggi? Al termine della Battaglia dei Cinque Eserciti i sopravvissuti si sono insediati a Erebor, per aiutare il nuovo Re sotto la Montagna, Daín II Piediferro, a ripristinarne l’antico splendore. In seguito, nel 2989, alcuni Nani si sono recati a Moria con l’intenzione di rivendicarne nuovamente possesso, dopo che era caduta nelle mani degli orchi.

Come è andata a finire? Vediamolo insieme, nell’ordine in cui i tredici personaggi si sono presentati alla porta di casa Baggins.

Da notare che le immagini sono ispirate ai Nani del (pessimo) film di Peter Jackson e pertanto si differenziano considerevolmente dalle descrizioni di Tolkien (ma trovo che molti di loro, a parte Thorin, Kíli e Ori, siano parecchio azzeccati).

Una curiosità: nello Hobbit nessun Nano ha nomi accentati, nel Signore degli Anelli inglese alcuni sì. Glóin, sempre nel SdA italiano, è l’unico ad avere l’accento anche nella traduzione Alliata/Principe.1Tuttavia, nella più recente traduzione di Ottavio Fatica, tutti i nomi sono finalmente riportati in maniera corretta.

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Buone Feste 2019! (è Natale)

– Inspira –

Quando Ebayextra ti attiva la promozione “spedizione gratis” con cui qualunque oggetto acquisti le spese di consegna ti vengono interamente rimborsate e tu ti dai alla pazza gioia comprando come se non ci fosse un domani anzi scegliendo apposta cose quasi regalate ma con prezzi di trasporto assurdi per poi scoprire che al termine della suddetta promozione non ti hanno rimborsato nulla

– Espira –

e allora scrivi all’assistenza e poi vai a rileggere il regolamento dove scopri che valeva solo per i prodotti sopra i 20 euro e tu hai comprato solo cose al di sotto

– Inspira –

e già ti stai mangiando le mani e ti dici ma sono proprio un coglione e il giorno dopo ricevi una email dall’assistenza dove la signorina ti dice che strano il sistema non ti ha accreditato i rimborsi ci sarà stato un errore ma tranquillo te li ho processati io manualmente e tu pensi ma allora siamo in due a essere coglioni e a non aver letto il regolamento ma pensi anche che qualche volta non è una brutta cosa essere un po’ coglioni

– Espira –

e improvvisamente la giornata migliora e vuoi bene al mondo e alla gente e anche alla tizia un po’ cogliona come te.

– Riprendi fiato –

Buon Natale. :)

Non sono un fan di Star Wars

Occhio, questo articolo è infarcito di spoiler sull’ultimo film (Episodio IX), dall’inizio alla fine. Se non hai visto il film passa oltre. Se l’hai visto e ti è piaciuto, passa oltre lo stesso.

L.H.O.O.Q.

La prima trilogia di Guerre Stellari1All’epoca si chiamava così, e per me si chiama ancora così. è *il film* che amo di più al mondo, ed è quello che ho visto più volte nella mia vita; addirittura più del grande Lebowski, che ritengo essere una pellicola pressoché perfetta.

Non vorrei perdere troppo tempo a descrivere il perché o il percome, di sicuro è una saga che è arrivata al momento giusto e ha segnato in un certo qual modo i miei gusti cinematografici e letterari.

Per me la prima trilogia di Guerre Stellari *è* Star Wars.

Quando, dopo varie riedizioni dei tre film originali (ognuna delle quali ho comunque apprezzato per vari aspetti, pur con qualche piccola eccezione che ho riportato qui) George Lucas ha annunciato una seconda trilogia, ho smesso di mangiare, di bere e di dormire. La mia vita ha improvvisamente cominciato a girare in funzione della sua uscita nei cinema, atteggiamento che si è poi rivelato un grandissimo errore.

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Il Signore degli Anelli AMM 1.1

Ce l’ho fatta, ci sono riuscito!

Come già era accaduto quasi un annetto fa con lo Hobbit, ho ri-editato i tre film del Signore degli Anelli di Peter Jackson creandone uno unico1Ben 170 ore di encoding h265, ovvero 7 giorni di ventola del Mac al 100%!, e rendendolo (il più possibile) coerente con la storia dell’opera magna di J.R.R. Tolkien.

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Al Cavallino Inalberato con Passolungo il forestale

È di questi giorni la notizia di una nuova edizione del Signore degli Anelli, localizzata nella nostra lingua da Ottavio Fatica. Per chi non lo conoscesse è un traduttore piuttosto quadrato, amante delle trasposizioni fedeli alle opere originali e dell’utilizzo di un italiano molto arcaicizzato, ovvero di non immediata comprensione.

Per questo motivo non ci sono vie di mezzo: o lo si odia, o lo si ama.

Ho avuto modo di leggere i primi capitoli del suo lavoro su Moby Dick, che all’epoca aveva suscitato aspre polemiche proprio per l’apparente difficoltà di lettura. Io non sono Umberto Eco ma non ho avuto alcun problema a leggerlo e, anzi, mi è molto piaciuto.

Per questo motivo ho accolto con molto entusiasmo questa sua ultima… Fatica. ;)

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Synology e @appstore

Questo articolo un po’ tecnico spiega come rendere accessibile in rete la cartella delle applicazioni dei NAS Synology.

Il problema

Sono un utente Drobo di lunga data. Come molte altre unità Network-attached storage (da cui l’acronimo NAS) permette l’installazione di applicazioni di terze parti. Il vantaggio è che in questo modo si possono svolgere applicazioni senza il bisogno di tenere acceso il computer.

Un esempio può essere la conversione di filmati tramite l’utility Handbrake, oppure configurare un proprio sito web locale sempre online, o anche installare un client torrent e così via.

Può capitare, però, che alcune di queste applicazioni non abbiano una vera e propria schermata di configurazione e si renda necessario accedere manualmente ai file di configurazione.

Ho recentemente affiancato al vecchio Drobo 5N un performante DS718+ e sto cercando di configurarlo come NAS principale.

Drobo, da sempre, consente l’accesso diretto via rete alla cartella delle applicazioni. Il Synology no, per politiche interne.

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Escalabar… Escansala… Eschi…

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ESCAVATORE, IMBECILLE!
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Mago del Lago
Set 856 – Bulldozer

Il mitico Buldozer del 1979 è stato il mio secondo set Lego Technics.1Il primo che ho ricevuto è il fantastico Go-Kart 854 del ’78; prima o poi ricostruirò anche lui. Ricordo che l’ho montato, smontato, rimontato infinite volte, anche perché le istruzioni permettevano l’assemblaggio di altri due macchinari (era una sorta di 3 in 1 anni ’70).

Ha terminato la sua onorevole carriera nel sacchettone Lego, e lì c’è rimasto per 40 anni. Finché non mi è venuta l’idea di rimontarlo, o perlomeno provarci, visto che come al solito alcuni pezzi si sono persi nelle pieghe del tempo. In particolare i cingoli che, essendo fighissimi, li utilizzavo ovunque e, da 100 che erano, mi sono ritrovato soltanto 20 superstiti.

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Tantive auguri legostarwars!

“Non c’è scampo questa volta per la principessa.”

Quest’anno si festeggia il 20° anniversario di Lego Star Wars, ovvero gli anni trascorsi da quando la società danese ha cominciato a produrre set dedicati al tema spaziale più famoso della galassia.

Per l’occasione ha presentato, all’esorbitante costo di 700 euro, il remake UCS di una delle astronavi più iconiche della saga, l’Imperial Star Destroyer:

Set 75252 – Imperial Star Destroyer

D’accordo, io dovrei essere l’ultimo a giudicare, visto che due anni fa ho speso 800 euro per il MILFone più altri 400 per il tavolino espositivo. Però trovo che quel costo fosse comprensibile; questo molto meno.

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Bip Watchface: Casio

Con questo articolo vorrei dare il via a una serie di approfondimenti specifici sulle watchface che creo per l’Amazfit Bip, spiegandone bene modalità e funzionamento.

Descrizione

Da piccolo avevo un orologio digitale Casio.

Beh, in realtà ne ho avuti molti (e parecchi li ho ancora, in fondo a qualche cassetto). Erano un po’ quello che sono oggi gli smartphone, ovvero la massima espressione della tecnologia applicata al mondo consumer. Casio ne sfornava di ogni tipo: con suonerie multiple, previsioni meteorologiche, rilevamento del battito, data bank, calcolatrice, telecomando, eccetera eccetera.

Ecco, questo è il mio piccolo omaggio a quegli anni d’oro. Tutte le scritte sono realizzate con pixel precision estrema: dal momento che il Bip supporta solamente 8 colori non era possibile usare antialiasing, per cui ho dovuto scalpellare qui e là finché non ho raggiunto un risultato apprezzabile.

Mi sono (liberamente) ispirato al modello A168WA-1YES, dal nome impronunciabile, ma molto iconico.

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