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Mestieri – Il palo della luce

Io di mestiere faccio il palo della luce.

Avrei preferito essere un albero, ma a conti fatti va bene lo stesso: ho radici di cemento, è vero, ma sono alto abbastanza da vedere tutt’intorno, e poi non ho il fastidio di spogliarmi d’inverno o il solletico di farmi crescere foglie nuove in primavera.
Che poi capita che d’estate un rampicante di quelli matti, bucando l’asfalto, mi si attorcigli addosso, con carezze rustiche e tenaci, anche se poi si sa che esce dalla canonica la perpetua e lo strappa via con vigore perché le fa disordine.
E comunque non sono meno vivo di un albero, malgrado le apparenze. Ho la mia vita sociale, niente male, varia. Tipo gli storni che si allineano sui fili e strepitano che vien Natale, o i cani che mi pisciano sui piedi e le lucertole che filano in alto a zigzag quando scotto d’estate.

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Adulterazioni

Visto che mi concedete questi ottì vagamente letterari, alcune adulterazioni per salvarsi il sangue: attenzione potrebbero contenere un linguaggio offensivo per alcuni ed immagini che infastidirebbero un ragazzino sotto i sedici: se sei un ragazzino sotto i sedici, lascia stare, skippa questo messaggio, fai dell’altro, accenditi la radio: agli altri buona lettura.

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Io, Cecilia e gli euroframmenti

Allora mi metto lì e tiro fuori tutti i miei mucchietti di monete che tenevo nascosti per i momenti di crisi, da quando andavo alle elementari, vagonate di spiccioli raccolti nelle scatole di conserva di pomodoro e inizio a dividerli, mi faccio delle scatolette per le monetine da 5 lire, da 10 lire, da venti lire da cinquanta lire, da cento lire, da duecento lire, da cinquecento lire e da mille lire, e inizio lo smistamento con cura quando arriva Cecilia.

«Cosa stai facendo?»
«Smisto gli spicciolini per portarli in banca»
«Ah, e quanti ne abbiamo?»
«Beh, da mille lire pochi ma in compenso sono pieno di quelli da 20 e da dieci, ne ho anche molti da cinque lire»
«Ma sei scemo?»

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Mi è morto il gatto e non so il perché

Un maestoso esemplare di tigre siberiana, è apparso in pieno giorno ai margini del villaggio di Pokrovka, Siberia sud orientale. Era uscito dalla tajgà, la boscaglia, e s’era accovacciato mite e come in una sua misteriosa attesa. Dal villaggio hanno cominciato a sbattere ferraglie per spaventarlo e ricacciarlo da dove veniva. Ma la tigre immobile, come se avesse intuito che quello era un posto perbene. Infatti poi da Pokrovka hanno chiamato un centro specialistico di Vladivostok per la salvaguardia dei selvaggi scampati al grande massacro prodotto dai bracconieri, l’inquinamento, la deforestazione.
Hanno scoperto che la tigre era malata. Resta il mistero sulla fiducia del gigantesco predatore, tre metri di lunghezza e un metro e mezzo di coda, negli esseri umani. Adesso lo stanno curando appassionati zoologi i quali, come missionari scientifici, purtroppo si occupano in genere, di animali esotici o in via di estinzione come le tigri siberiane.

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Sunday aperto

FONOGRAMMA N° 1059

FONOGRAMMA N° 1059

DA MINISTERO ESTERNI - SERVIZIO PROTEZIONE CIVILE AT COMANDO STAZIONE CARABINIERI ROCCA CANNUCCIA - Stop

URGONO NOTIZIE PRESUNTO SISMA, SOSPETTO EPICENTRO ZONA VOSTRA - Stop - CALCOLARE DANNI PROVOCATI MOVIMENTO TELLURICO ET CONTROLLARE SCALA MERCALLI - Stop - RISPONDERE IN FINE STESSO MEZZO, RIPORTANDO GRADI ESATTI - Stop - RACCOMANDASI MASSIMA URGENZA - Stop -
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La scala Beaufort delle birre

La Scala Beaufort è una misura empirica dell’intensità del vento basata sullo stato del mare (ci si riferisce al mare aperto, a grande distanza dalle coste) o le condizioni delle onde.

Nota: le misure sono da una pinta.

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Tecnici con la gonna

Quando si pensa ‘tecnico’ di solito l’associazione è ‘maschio’. Automaticamente. Non sto qui ad indagare le ragioni storiche e sociologiche di questa sovrapposizione di concetti, un po’ perché non ne ho voglia e un po’ perché, se appena appena avete mantenuto una qualsiasi forma di contatto con la realtà, ci arrivate da soli.

Io rappresento una deroga a questa regola: ho la patata e faccio il tecnico informatico. Nel senso che lo faccio proprio, non che c’è scritto sul mio biglietto da visita, quello sappiamo tutti che non è una fonte attendibile. E non l’ho data a nessuno per ottenere il lavoro. E fin qui nessun problema: è un lavoro come un altro, mica mi vergogno, mia mamma mi ha sempre detto che tutti i lavori sono dignitosi, basta che siano onesti.

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Dopo-sbronza

Dopo-sbronza di primo livello

Niente dolore.
Nessuna vera sensazione di malessere.
Il sonno della notte precedente è stato un po’ troppo breve, ma ci stai abbastanza dentro.
Ringrazi gli dei di funzionare ancora piuttosto bene.
Tuttavia, hai una sete fottuta, che ti rimane anche se ti bevi dieci Coca Cola(s).
Anche se sei vegetariano, senti il bisogno di mangiarti una bella bistecca al sangue.

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La Isla Grande

cuba

Atterriamo verso le 3 del pomeriggio.

Atteriamo stanchi ma contenti, impazienti di vedere con i nostri occhi se è vero quello che si dice in giro. Che qui i Cubani se la passano male. Che manca la luce anche 20 ore al giorno, che le macchine sono ancora quelle degli anni ’50 e che il Regime non lo vedi ma lo senti nell’aria.
Ci hanno detto che a Cuba ci si deve andare almeno una volta nella vita, che devi viverla fino in fondo per capirla. Per conoscere la gente.
Ci hanno detto che Cuba la tua vacanza la devi fare da Cubano e non da turista, non importa anche se solo per 2 settimane.
Ci hanno detto che sarà indimenticabile e che sull’isola ci torneremo in un modo o nell’altro.

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Tutte le religioni del Natale africano

Quando parlo delle feste di Natale passate in Senegal – più del 90 per cento della popolazione è di religione musulmana e i cristiani sono meno del 10 per cento – i miei interlocutori italiani mi chiedono stupiti: «Anche voi lo festeggiate? Stai scherzando!».

Anni fa quando auguravo agli amici italiani «Buon Natale», la loro risposta non era: «Grazie e auguri anche a te!», ma: «Cosa c’entri tu con il Natale?». Nelle grandi città dell’Africa nera, cristiani, musulmani e animisti lo festeggiano insieme. Innanzitutto perché è facile trovare nella stessa famiglia persone di religione diverse (il cardinale di Dakar, monsignor Thiandoum, ha cugini musulmani; metà della famiglia dell’ex presidente-poeta Senghor, lui cattolico, era musulmana; la moglie dell’attuale capo dello Stato è cattolica e lui musulmano…), poi perché ci sono tradizioni religiose trasversali, visto che ebraismo, cristianesimo e islamismo – le tre religioni monoteistiche – hanno radici comuni.

Inoltre festeggiare l’avvento di Gesù è un’abitudine cementata anche dalla lunga permanenza del colonizzatore europeo. Di più: Gesù Cristo è venerato dai musulmani. Non lo definiscono figlio di Dio, ma – letteralmente – ‘il soffio di Dio‘ e lo considerano tra i cinque profeti più importanti del Corano. Nell’Africa nera (e anche nell’Africa bianca, Marocco, Tunisia…) tanti musulmani si chiamano con le molte varianti del nome Gesù: Insa, Issa, Yussufa o Yussuf (il famoso cantante senegalese Youssouf N’Dour). E tra i nomi femminili molto diffusi c’è Maria… Si potrebbe andare avanti a citare altri profeti che accomunano queste tre religioni, che troppe teste bacate vorebbero mortali nemiche.

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Io, l’IKEA e la morte

Insomma andiamo all’IKEA a prendere l’ultimo Billy marrone per la nostra sala, il bello dell’IKEA è che non vendono veramente librerie, ma vendono cose, e quindi tu invece che comperarti un salotto puoi prenderlo un pezzo ogni tanto, alla fine un salotto IKEA è una raccolta di cose messe le une accanto alle altre, e noi in un anno abbiamo comperato cinque librerie Billy marroni e ora ci manca l’ultima, c’è proprio il buco nella parete si vede che manca qualche cosa, e allora andiamo all’IKEA a comperare anche l’ultima libreria Billy marrone e quando siamo nella parte finale del budello IKEA andiamo dove di solito ci sono le librerie billy marroni e vediamo che lo scaffale è vuoto.
«Si vede che vanno a ruba» dice Cecilia perplessa.
«Sono le migliori» dico io a bassa voce e mi gratto il mento, e mestamente mi dirigo alle informazioni dove c’è un ragazzo che sembra un altro me stesso, solo che lui ha la maglietta gialla con la scritta blu IKEA.

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Chi mi partiziona l’anima

Prologo

Io mi chiamo Fabrizio, ho una compagna che si chiama Cecilia, un cane che si chiama Tobbia e un figlio, quadrimestrale, che si chiama Niccolò. Siamo abbastanza felici, benchè con cupi drammi economico/quotidiani, ma questo per capire le partizioni.
L’hard disk del mio iMac era partizionato in tre parti: Tobbia (dove c’è la cartella sistema e tutto il software), Fabrizio (dove ci sono le mie cose) e Cecilia (dove ci tiene le cose sue). Ora: qualche mese addietro ebbi la non fortunata idea di installare Linux sul mio computer, per vedere un po’ come era. Utilizzai il programma datomi in dotazione da Applicando e cancellai la partizione Cecilia (che era di duegigaettrè), e ne feci due nuove, una chiamata sempre Cecilia di ungigaettrè e una sotto Linux di un giga e basta.
Installai tutto bene nessun problema. Guardai Linux, dissi «oh oh» richiusi non lo usai mai più.

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Davanti a un piatto di gamberi mancini

I gamberi mi piacciono molto perché sono uguali me.
Camminano all’indietro e sembra che non facciano mai un passo avanti. I gamberi sono come me, camminano all’indietro. Però per loro andare indietro è come andare avanti, e andare avanti è andare dove non si è mai stati.

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All’ombra delle antenne cosmiche in fiore

Milano, interno sera

Un capellone e la sua fidanzata, detta ‘la bambina dalla testa rotonda‘, hanno appena finito di cenare e stanno chiacchierando tranquillamente seduti a tavola.
La stanza, più che una cucina, sembra il magazzino di un negozio che vende computer assemblati: su un tavolo tre monitor e due computer, altri quattro o cinque computer funzionanti sparsi sotto il tavolo e un numero imprecisato di computer spenti e aperti, più o meno completi, giacciono in giro per il pavimento.
Negli spazi pezzi di componenti e attrezzi: una scheda video, un banco di RAM, cacciaviti.
Quello che avanza è raccolto in casse di plastica distribuite in modo rigorosamente non predeterminato.

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Se Hitler se la fosse presa con le zanzare forse sarei di destra

Stanotte non ho dormito per il prurito delle punture di zanzare, ho avuto un sacco di tempo per pensare a loro.
E non erano pensieri amorevoli.
Sono arrivata alla conclusione che il comportamento e il carattere delle zanzare sia caratterizzato geograficamente, esattamente come quello delle persone.

Le zanzare pugliesi, per esempio, appaiono tardi, verso le 23:00/23:30, ronzano facendo un rumore infernale e scassando ampiamente la minchia, insomma, una gran scena, ma poi, quando pungono, dopo mezz’ora è passato tutto; inoltre il segno della puntura è piccolino e visibile subito, per cui sai dove non grattarti per non peggiorare la situazione.
Buffone.

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Gli uomini di Camilla

Ai miei uomini ho dato di essere pochi, dovrei rifare i conti ma comunque pochi. Chissà che siano rimasti contenti almeno di questo.
Gli ho dato anche di essere come gli pareva, così alcuni si sono scelti sinceri altri bugiardi, e a me andava bene lo stesso perché erano i miei uomini e alle cose mie tengo più che a me stessa.
Anche per gli optionals sono sempre stata di manica larga: gli ho lasciato la più ampia libertà circa il colore degli occhi e la quantità di capelli, e non ho posto limitazioni di età o di censo, figuriamoci poi di razza o cultura o fede in quel che sia.

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Su Saturno non c’è tempo da perdere

«Quello è Orione, lo vedi? Ci sono due stelle in alto che sono le spalle, poi tre piccoline al centro, la cintura, e ancora due in basso.»

Ilaria annuisce rabbrividendo e stringendosi addosso il plaid.
A vederla così intenta a scrutare il cielo con il nasino all’insù e l’aria attenta verrebbe da distendere a forza di baci le rughe che le sono venute per la concentrazione sulla fronte.
Sono mesi che le muoio dietro, che pendo dal suo broncio sexy e cado in deliquio di fronte alla danza del suo culo quando mi cammina davanti, mesi che non riesco a dirle niente di meglio di un ciao o di un come va.
Ancora non ci posso credere che siamo qui, da soli, su questa collina a guardare le stelle, cazzo, sembra uno di quei film per ragazzine sceme, però è bello, è bello sentire l’aria frizzante di gennaio che ti fa pizzicare la pelle della faccia e la mano di Ilaria a due centimetri dalla mia e l’odore di mare dei suoi capelli, è davvero una figata.

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Matite e temperamatite

CAPITOLO 6 – Oggetti di uso quotidiano

4.1 Matite e temperamatite

Possiamo definire la matita come uno ‘strumento per scrittura e disegno, costituito da un sottile cilindro di un impasto di grafite o di altre materie coloranti (mina), racchiuso in una guaina di legno dolce o in un astuccio metallico o di plastica a funzionamento semiautomatico’

Devoto-Oli, Bergamo 1987

Ma come si chiama la parte di matita che viene gettata quando la matita viene temperata?
Non esiste un termine scientifico preciso e, per capirne il motivo, dobbiamo ripercorrere brevemente alcuni importanti momenti di storia recente.
Nel 1973, quando la O.N.D.A. (Organo Nazionale Denominazioni e Attributi) rilevò l’obsoleto termine ‘lapis’ a favore dell’ormai corrente ‘matita’, venne emanata una circolare in cui si invitava a sostituire nei composti i due termini: così ‘temperalapis’ divenne ‘temperamatite’. Tuttavia anche allora non si ritenne opportuno specificare la denominazione degli scarti della matita temperata.
Nel 1982 Manuele Corsi, linguista e glottologo, propose i nomi ‘temperatura’ o ‘tempera’ della matita, che non vennero adottati a causa della possibile ambiguità che potevano originare.

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I nuovi Godzilla

Questo è il commento di una anonima lettrice al direttore per la recente uscita di un mensile dedicato agli uomini (quella della pubblicità in TV in cui una tipa esclama «prendo la tua macchina» e l’attempato playboy le toglie le chiavi dalle mani e le dice «ricordati di stirarmi la camicia»).

Lo confesso. Ho ceduto alla tentazione di comprare la nuova rivista maschile ‘For Men Magazine’. Del resto, come potevo resistere agli affascinanti argomenti annunciati dalla copertina (che, tra parentesi, ritrae un tizio con una faccia da pirla e un asciugamano di spugna bianca che fa tanto figo da spogliatoio)?

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