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Il diario del diario di Henry Jones – parte 2

Eccoci giunti alla seconda puntata del mio progetto sul diario di Henry Jones. Questo aggiornamento non sarebbe (davvero) strettamente necessario, ma continuano a saltare fuori cose più o meno interessanti e, se le dovessi infilare tutte dentro l’articolo finale (quando e se riuscirò a completare il tutto), diventerebbe lungo come il diario di un crociato che si è perso al primo bivio.

Pertanto farò in modo di diluirne un po’ in questo post di intermezzo – che probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo – augurandomi che possa comunque risultare sufficientemente interessante.

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Terra di Mezzo Minimal 2

In questi giorni ho rimesso mano alla vecchia mappa della Terra di Mezzo Minimal che avevo disegnato un po’ per scherzo quasi tre anni fa, mentre stavo realizzando la Watercolor.

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Mostro di calcolo

Chi segue gli sporadici articoletti sulle mie modeste imprese sportive sa che tendo a essere molto meticoloso con la raccolta dei dati e il relativo calcolo delle statistiche.

In alcuni post ti ho mostrato il foglio di calcolo che ho realizzato con Numbers (l’equivalente Apple di Excel) e utilizzato negli ultimi cinque anni.

Fino a qualche giorno fa era così:

Non era male, in un formato piuttosto compatto avevo a disposizione l’intero calendario, nel quale inserire i chilometri dei miei allenamenti quotidiani e ottenere interessanti informazioni: per esempio i totali, la media delle distanze mensili e annuali percorse e addirittura la durata delle attuali scarpe da corsa.

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Il diario del diario di Henry Jones – parte 1

Adoro Indiana Jones e ritengo il terzo capitolo, quello sulla ricerca del Santo Graal, il migliore della serie e uno degli immortali capolavori della storia del cinema. Al di là della solida trama, la sinergia che si instaura tra i personaggi di Harrison Ford e Sean Connery è pura magia.

Uno dei punti cardini attorno a cui ruotano le vicende è il diario del professor Jones Senior, il padre di Indy. All’interno sono appuntati tutti i suoi studi sull’ipotetico luogo in cui la leggendaria coppa di Cristo potrebbe essere ubicata. La pellicola non si sofferma in maniera particolareggiata sui contenuti ma di tanto in tanto ci regala qualche fugace inquadratura delle pagine, utile a risolvere eventuali enigmi o a suggerire una svolta inaspettata nella storia.

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Un anno e un giorno

Oggi, lunedì 7 luglio 2025 è un anno esatto che corro ininterrottamente tutti i giorni. Un anno e un giorno, a voler essere precisi, perché mi piaceva l’idea di cominciare e terminare con lo stesso numero.

Questo piccolo traguardo, che suonerà probabilmente insignificante di fronte all’immensa vastità dell’Universo, per me vuol dire molto. Significa che mi sono sforzato, ogni singolo giorno dell’ultimo anno solare, di indossare le scarpe da ginnastica e scaraventarmi fuori casa; volente o nolente; in salute e in malattia; in ricchezza (poca) e povertà (tanta); con il bello e con il cattivo tempo (a volte sotto terribili nubifragi1Mi sono risparmiato solo la neve, che sfortunatamente non si è vista.)…

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Lego Mario time!

Quando il primo agosto 2020, in piena crisi Covid, LEGO e Nintendo hanno unito le forze per lanciare la fortunata serie di Super Mario a cubetti, mi sono immediatamente innamorato di questi personaggi: così stravaganti, eppure azzeccatissimi nell’unire magicamente i due brand.

Mi affascinava, in particolare, la geniale intuizione di integrare una piccola fotocamera sotto i pantaloni di Mario – proprio lì – capace di riconoscere non solo i colori ma anche una vasta gamma di codici a barre, aprendo in questo modo la strada a fantasiose interazioni dinamiche con gli scenari forniti nei set.

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La nuova favicon

Oggi ho apportato un piccolissimo cambiamento al sito: ho aggiornato la favicon, ovvero l’iconcina che vedi nei tab del browser (e nei preferiti, se hai salvato l’indirizzo).1Se continui a vedere la precedente molto probabilmente dovrai vuotare la cache.

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Addominale

Oggi ho fatto un addominale. Sì, uno. Ma l’ho fatto bene, eh! Ho messo giù il tappetino (era una maglietta arrotolata ma fa lo stesso, perché qui siamo uomini duri); mi sono disteso, inspirando profondamente; poi mi sono tirato su in modo lento e costante, senza strattoni, espirando con le mani intrecciate dietro la testa.

Insomma, ho fatto un addominale fantastico, di quelli da manuale del perfetto culturista.

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Brutte persone…

In questi tempi in cui i negozietti fisici stanno pian piano scomparendo, sostituiti da mastodontiche aziende online, la logistica delle spedizioni ha raggiunto un’importanza senza precedenti, tanto che ricevere un pacco ogni due o tre giorni è adesso diventata la normalità per molti di noi.

Quello che i più non sanno è che, mentre da un lato il livello organizzativo è così ben rodato che per trasportare un oggetto da un capo all’altro del nostro paese a volte sono sufficienti meno di 24 ore, in caso di complicazioni i problemi sono infiniti. In poche parole quando si spedisce qualcosa, se per qualche inconveniente il pacco viene perso o danneggiato, l’azienda di spedizione non rimborsa nulla (a parte il costo della spedizione, quando va bene). Certo, esiste l’opzione extra dell’assicurazione, ma spesso si rivela una spesa completamente inutile.

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Habemus scherzatum

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Stairway to Heaven

L’arrivo (giorno introduttivo)

Allora, sto scrivendo di nascosto da dentro il Conclave. So che non si potrebbe, ma sono certo che Dio nella sua sconfinata magnanimità saprà perdonarmi, perché vi svelerò molte di quelle procedure segrete che vi incuriosiscono tanto.

Siamo arrivati, tutti noi candidati, ieri sera con un pulmino che ci ha caricati sotto casa e portati in quel di San Pietro. Durante il tragitto abbiamo cantato canzoni popolari come quel mazzolin di fiori, stairway to Heaven – sperando di non finirci davvero, a causa della guida spericolata dell’autista – e highway to Hell – idem come sopra, viste le imprecazioni che sono sfuggite a qualcuno dei presenti (ma non farò nomi).

Alcuni di noi hanno anche acquistato un meraviglioso set di pentole in acciaio Inox e un materasso in memory foam con tecnologia della NASA, il cui costo verrà rimborsato a chi avrà il privilegio di essere eletto Papa (dita incrociate).

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Tutti i miei libri

Nel corso degli ultimi anni ho realizzato svariati libri cartacei. Alcuni (a mio giudizio) belli o utili, qualcuno di discutibile fattura e, infine, altri che meritano a malapena – o punto – di essere menzionati. Ciononostante, in ognuno di loro ho profuso grande impegno e passione. Alcuni li posso vendere, altri (per evidenti ragioni di copyright) no.Il discorso è un po’ complicato, leggi questo articolo per comprendere meglio la situazione.

La pagina nasce con l’intento di riuscire a ricordarmeli tutti. :)

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Il Big Shooter

Quando alcuni mesi fa ho parlato del fantastico Jeeg che mi sono regalato per Natale (ero stato molto, molto, molto bravo), non ho nominato nemmeno una volta il Big Shooter, ovvero la navicella tramite la quale Miwa lancia a Hiroshi i componenti del robot.

A differenza di tutti gli altri cartoni animati di quegli anni, dove i comprimari erano semplici siparietti comici o contavano come il due di coppe quando briscola è denari, nel caso di Jeeg l’apporto di Miwa è sempre fondamentale. Senza di lei Hiroshi non può completare la trasformazione, ed è costretto a combattere in forma di cyborg con tutti i limiti del caso. È vero che a lei davano missili di cartone, che solo in pochissime occasioni si sono rivelati di una certa efficacia; ma i suoi coraggiosi interventi, spesso a discapito della propria salute (le commozioni cerebrali a seguito di capocciate e conseguenti svenimenti sono infinite, praticamente una a puntata) hanno spesso risolto situazioni disperate. Considerando che erano i primi anni ’70, è piacevole notare quanto la mentalità nipponica era già parecchio avanti rispetto a noi europei, avvalorando la tesi che dietro ogni grande robot (vabbè, grande… Jeeg è altro 11 metri, contro per esempio i 30 di Goldrake) c’è sempre una grande donna. Qualche volta anche carina.

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Il pilota più talentuoso di sempre

Incoronare il miglior pilota della storia non è facile, perché il talento è spesso condizionato dalle prestazioni delle vetture assegnate dalla sorte e dalla capricciosa dea bendata delle corse.

Nel 1984, per promuovere l’inaugurazione della nuova pista del Nürburgring – modificata dopo il terribile incidente occorso a Lauda otto anni prima – venne organizzata la cosiddetta “Corsa dei Campioni”. Mercedes, sponsor della manifestazione, mise a disposizione venti vetture stradali modello 190e, opportunamente modificate per ragioni di sicurezza. Tutte e venti identiche.

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L’album delle figurine di Jeeg!

Ecco la prima pazzia del 2025! Tutto è cominciato con una insolita associazione di idee: da fonti certe sono venuto a sapere che a breve che ci sarà una nuova ristampa del Jeeg ZPRO-011Con qualche modifica ai suoi punti deboli, come la forma della testa e (forse) l’attaccatura delle spalle., del quale ho abbondantemente parlato in questo articolo (quindi, se sei interessato ad avere un Jeeg di qualità, stai all’erta!). Tra le varie versioni previste ce ne sarà una, in edizione limitata, che riprenderà i colori della storica copertina dell’omonimo album di figurine del 1979: torso arancione “prismatico” (il colore cambia a seconda di come lo colpisce la luce) e una palette color pastello. Un look molto vintage e altamente evocativo.

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Rubikon

Oggi ho rimesso mano al mio scaffale dedicato ai Chogokin di Bandai per aggiungere un nuovo inquilino.
Hmmm… cosa ci fa un cubo di Rubik insieme ai miei robottoni?

Adesso ci arriviamo…

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Ciao ciao libri!

Un paio di giorni fa ho pubblicato un articolo intitolato “Tutti i miei libri”, e alcune ore più tardi l’ho tirato giù. Cos’è successo? È successo che curiosamente, proprio quel giorno, il sito di print-on-demand che utilizzo da sempre per stampare i miei volumi mi ha chiuso l’account.

Il motivo ufficiale non lo conosco, perché non rispondono più alle email, ma lo posso facilmente ipotizzare. Lavoro spesso con materiale “delicato” – e con “delicato” intendo Tolkien – per cui è molto probabile che sia incappato in qualche loro controllo a campione sui diritti d’autore.

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Buone Feste 2024!

In te c’è più di quanto tu creda, figlio dell’Occidente gentile. Ci sono coraggio e saggezza, dosati in giusta misura. Se fossero più numerosi tra noi coloro che preferiscono il mangiare, il ridere e il cantare all’accumulare oro, questo mondo sarebbe più lieto.

Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien

Ex libris VI – Ultimo capitolo

Eccoci qua, con l’ennesimo capitolo della mia infinita Avventura con gli ex libris… Non c’è niente da fare, quando non sono completamente soddisfatto di qualcosa, va a finire che continuo a rimetterci mano nel corso del tempo, e questa sta diventando una vera e propria barzelletta.

Nelle puntate precedenti…

Il presente articolo appartiene a una serie di post dedicata al mio tortuoso percorso di ricerca di un ex libris accettabile per la mia personale libreria. Ognuno è auto conclusivo e può essere letto indipendentemente dai precedenti, ma è possibile seguire l’intera trama leggendoli nel corretto ordine cronologico.

L’ultima revisione, che mi era parsa tanto bella un paio di anni fa1Perlomeno è passato un po’ di tempo!, si è rivelata una grande cazzata. Innanzitutto perché della data di aggiunta alla libreria non frega praticamente a nessuno, nemmeno a me (ho comunque queste informazioni in un database), e poi perché è scritta talmente piccola che a ogni nuovo libro avrei dovuto stampare e ritagliare l’ex libris, con grande spreco di tempo e di carta2Con la penna non si riesce a scrivere testo così piccolo.. Inoltre mi sono reso conto che l’inchiostro della mia stampante non viene completamente assorbito da alcune tipologie di carta patinata e potrebbe macchiare leggermente la pagina di fronte (fortunatamente è accaduto solamente con l’edizione del Signore degli Anelli di Fatica, che è stampato su una carta lucidissima).

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La nuova traduzione dello Hobbit

TL;DR: una traduzione accurata? Sì. Mi piace? No.1“TL;DR” in inlgese significa “[articolo] troppo lungo, non l’ho letto”. In sostanza è un velocissimo riassunto per chi è troppo pigro per sbattersi.

In questi giorni Bompiani ha pubblicato una nuova traduzione dello Hobbit di J.R.R. Tolkien. La precedente, a opera di Elena Jeronimidis Conte (da questo momento E.J.C.), risaliva al 1973 ed era stata parzialmente revisionata da Caterina Ciuferri agli inizi del nuovo millennio.

Dopo che la più recente edizione del Signore degli Anelli di Ottavio Fatica aveva ridefinito buona parte della nomenclatura, era solo una questione di tempo prima che si corresse a uniformare anche il fratellino minore. Così è stato (più o meno).

Ho diviso questa lunga recensione in due grandi sezioni: una visione oggettiva, dove ho cercato di analizzare il nuovo approccio editoriale senza lasciarmi condizionare dal mio parere personale, e una nella quale il mio punto di vista emotivo corre a briglia sciolta.

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