Inky 1 Inky 2 Inky 3

La ricerca della perfezione

Quando faccio qualcosa non accetto compromessi.1Cioè sì, li accetto come tutti, specialmente nel caso (molto frequente) in cui le mie capacità non siano sufficienti. Però facciamo finta che faccio solo cose che sono in grado di fare al 100%, altrimenti salta il concetto di tutto il post. Dalla cosa più stupida a quella più complessa io miro al concetto di “perfezione”. Poi non è detto che riesca a raggiungerla, anzi, però la mia motivazione è quella. Lo sa bene chi ha a che fare con me quanto io sia pignolo, assillante, maniaco (anche in altri campi ma non divaghiamo) e perfezionista. In poche parole, un gran rompicoglioni.

Se per esempio devo disegnare un’icona, magari ci metto una settimana. E la rifaccio dieci volte. E poi altre dieci il giorno dopo. E così via finché non ottengo esattamente ciò che voglio. Che poi non è un concetto preciso, magari oggi la voglio rossa e domani mi sveglio e mi rendo conto che blu è molto meglio. O magari verde il mese dopo.

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O Gnomo

Sfogliando distrattamente Lo Hobbit annotato (non è ancora il momento di leggerlo), ho scoperto che nel 1962 l’opera è stata pubblicata in Portogallo con l’originario nome di O Gnomo, e illustrazioni a cura di António Quadros.1Inutile che metta il link a Wikipedia, la biografia è presente solo in Portoghese (ma se ci tenete…).

Disegni che, tra l’altro, a Tolkien non sono affatto piaciuti.
Ma a me sì, e pure tanto. Ragion per cui li riporto qui, per la gioia dei vostri riconoscenti occhi.

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To Middle-Earth and back again

In questi giorni ho preso il coraggio a due mani e ho finalmente cominciato a leggere Il Silmarillion di Tolkien, una sorta di opera omnia in cui sono narrati tutti gli eventi sociologici, storici e geografici dei suoi racconti, dalla creazione del mondo a… boh, non l’ho ancora finito, immagino fino alla fine. ;)

Ma non è del Silmarillion che volevo parlare. Come qualcuno già sa, il mio libro preferito in assoluto è Lo Hobbit. L’ho comprato per caso quasi 30 anni fa, su insistenza di un libraio che non smetterò mai di ringraziare. Cercavo un regalo per il compleanno di mio padre e sono tornato a casa con questo racconto. Poi ho letto per curiosità le prime dieci pagine e mi sono recato nuovamente in libreria a comprargli un altro libro. Questo me lo sono tenuto io!

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Esserci o non ess…

La Natura, madre del genere umano, elargisce e si riprende il dono della vita senza un tangibile intento di giustizia, equità o razionalità. E pur tuttavia ogni essere vivente, anche il più apparentemente inconsapevole di tale valore, risulta incredibilmente attaccato a essa.

La scienza ci insegna che rinnoviamo completamente il nostro corpo ogni 15 anni (circa). Anche le cellule del cervello, che prima si credeva fossero limitate e immutabili. Questo significa che, più o meno sei o sette volte nel corso della nostra esistenza1Pensiamo positivo! :D, c’è un ricambio del 100% di ogni singolo elemento che ci compone. Questo mi porta a formulare una variegata serie di domande a cui non saprò mai dare una risposta, ma che mi perseguiteranno fino al giorno in cui la mia fase creativa si fermerà.

Una in particolare è un po’ più profonda delle altre: la nostra coscienza è fisicamente definibile?

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Il dono della sintesi

Sto scrivendo un racconto, e il lato ironico della cosa è che non è mai stata mia intenzione farlo.

Tutto è cominciato qualche mese fa quando la costante frequentazione di un caro amico ha fatto riemergere passioni comuni, tra cui i giochi di ruolo, la lettura di libri (non solo) fantasy e, per l’appunto, il piacere di scrivere brevi racconti. Abitudine che avevo personalmente perso da diverso tempo.
Ci siamo scambiati vecchi manoscritti e, la lettura di uno in particolare, ha risvegliato in me il desiderio, quasi l’impulso di crearne una mia personale versione. E, forse inconsciamente, anche di aprire questo blog.

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You are already naked

Quasi tutto – ogni aspettativa altrui, tutto l’orgoglio, qualsiasi paura di imbarazzo o di fallimento – tutto ciò svanisce di fronte alla morte, lasciando solo ciò che è veramente importante.

Ricordarti che sei destinato a morire è il sistema migliore che conosco per non cadere nella trappola di pensare di avere qualcosa da perdere.

Sei già nudo. Non c’è alcuna ragione per non seguire il tuo cuore.

Steve Jobs

Questo è il mio piccolo contributo a uno dei pensieri più profondi (e meno noti) di Steve Jobs.
L’ho stampato, incorniciato e appeso alla parete, in una posizione in cui posso sempre vederlo. Perché mi aiuta a non perdere mai di vista quali sono le priorità nella vita, cosa è davvero importante e cosa non lo è.

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Here’s to the crazy one

Steve

E mentre alcuni li vedono come folli,
noi ne vediamo il genio.
Perché coloro che sono abbastanza folli
da pensare di poter cambiare il mondo,
lo cambiano davvero.

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Blue Marble

Quando compriamo un nuovo iPhone, tra le immagini di sfondo predefinite ce n’è una molto bella della Terra.
Una foto comune al giorno d’oggi, ma vi siete mai chiesti se sia stata scattata con una vera macchina fotografica o sapientemente costruita al computer? Una domanda meno ovvia di quello che può inizialmente sembrare.

Si scopre così che quell’immagine non è reale, ma il risultato di un collage di numerose riprese da satellite (ed altre fonti), applicate alla superficie di un globo tridimensionale. È chiamata Blue Marble 2002 ed è ispirata a un progetto della Nasa risalente ad alcuni anni prima (Blue Marble 2000), al fine di ottenere l’immagine più precisa possibile del nostro pianeta. Più tardi, nel 2005, è stata creata una nuova versione (Blue Marble IPCC) che è al momento il modello più fedele (anche nei colori) e dettagliato della superficie terrestre mai prodotto.

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It’s like Twitter. except we charge people to use it

From: Simon Edhouse
Date: Monday 16 November 2009 2.19pm
To: David Thorne
Subject: Logo Design

Hello David,

I would like to catch up as I am working on a really exciting project at the moment and need a logo designed. Basically something representing peer to peer networking. I have to have something to show prospective clients this week so would you be able to pull something together in the next few days? I will also need a couple of pie charts done for a 1 page website. If deal goes ahead there will be some good money in it for you.

Simon

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Per una dimostrazione del prodotto rompere il vetro

8-8-8

Andata!
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Chi è Frok?

Hand eye di D. Leonardo

Frok è la parte irrazionale di me. Quella che fa le cose senza pensarci, per lo più cazzate.

Che non si pente mai perché ragionare non è nelle sue corde.

Quella che si incazza per ogni cosa perché è un’abitudine e non perché quel qualcosa faccia incazzare per davvero.

Quella egoista, impulsiva, spendacciona e anche un po’ cogliona.

Però anche sincera ed è per questo che le voglio bene.

Splash!

Questo sabato, finalmente, siamo riusciti ad andare a Hydromania, il parco acquatico di Roma. Era un evento pianificato da tempo ma ogni volta succedeva sempre qualcosa (pigrizia, centri commerciali, dormite fino a tarda ora, ecc.) che ce lo impediva. Invece questa volta ci siamo messi d’impegno e ce l’abbiamo fatta.

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Sono fuori dal tunnel-el-el-el…

Ammazzare draghi è divertente: una volta, due, tre, quattro… Cinquanta, cento… Eccheppalle, basta!

Dopo più di tre anni di gioco praticamente ininterrotto ho “chiuso” con WoW.

Non è una decisione sofferta, forzata, o altro, semplicemente ho perso interesse verso un meccanismo di gioco che, da un certo livello in poi, diventa ripetitivo, frustrante ed anche un po’ noioso.

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bip bip bip bip bip…

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A noi ci piace il Kuro

Ovvero: Come imparai a non farmi troppe pippe mentali e ad amare il plasma.

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Unix power

Spiegazione

Mi raccomando

Adesso che, a quanto pare, l’abbiamo sfangata1Slang romanesco: uscire dai problemi, dalle difficoltà. posso raccontare una storia.

Dal 2000 a oggi, da quando cioé Mian vive con me in Italia, abbiamo sempre dovuto combattere con la burocrazia (tipicamente) italiana. Nel caso specifico parlo del permesso di soggiorno. Interminabili file ai vari sportelli dell’Ufficio Immigrazione, Comune, Questura e chi più ne ha più ne metta. Nel frattempo cambiavano leggi, procedure, certificati.

Penso che negli ultimi sei anni abbiamo testato tutte le tipologie di permesso, dal soggiorno per vacanza, passando per quello di studio (con relativa iscrizione a istituti scolastici) fino ad approdare a quello per lavoro. Il tutto condito da voli pindarici e circhi a tre piste a ogni cambio, senza escludere spedizioni di documentazione cartacea da e verso l’altra parte del mondo.

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Nürburgring: pensieri ed emozioni

nurburgring

Nürburgring, anzi Nordschleife. Il circuito su cui la Formula 1 non corre più dal 1976, anno dell’incidente a Niki Lauda. La prima volta ci entrai quasi per caso; 3 giri, insieme ad un amico del Barchetta Club Italia, sulla strada per un raduno in Olanda. Unico pazzo del gruppo, sulla via del ritorno mi fermai nuovamente, e rimasi lì due giorni. A girare. A guardare.

La prima volta che ci vai vedi solo la pista: 20,8 Km di curve. Circa 80. Tutte diverse. Salita, discesa, dossi in mezzo alla curva o proprio sul punto di staccata, curve in contropendenza. Il paradiso di chi ama guidare. 80 curve; a Monza ce ne sono 6. E sono curve adatte alle Formula 1 di oggi, mostri da 800 CV. Al Ring anche i 130 CV della Barchetta sono difficili da scaricare.
Vedi le vie di fuga: praticamente inesistenti! L’inferno verde, lo chiamano. Fa paura, ma è talmente bello che con il passare dei giri inizi ad osare. Impari a non alzare il piede. Al Ring vince chi frena poco, non chi accelera tanto.

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Following the breath

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