Pensavo di aver ormai concluso il mio lavoro sulle mappe della Terra di Mezzo: avevo riprodotto tutto ciò che mi ero prefissato e non pensavo ci fossero più sorprese dietro l’angolo; invece, come un fulmine a ciel sereno, ne è comparsa una di cui ignoravo completamente l’esistenza
Si tratta di un disegno, a opera del bravissimo Francesco Bisaro, che è apparso solamente nella versione italiana DeLuxe del Signore degli Anelli (quella illustrata da Alan Lee) e al momento estremamente difficoltosa da reperire:
Sono passati parecchi anni da quando ho letto il Silmarillion e, avendo recentemente acquistato una splendida versione rilegata con illustrazioni di Ted Nasmith, ho deciso che è giunta l’ora di un nuovo viaggio nelle prime due Ere di Arda.
La mappa allegata al libro (anche quella della versione DeLuxe) l’ho sempre trovata molto povera: è piccola, monocromatica e piuttosto pasticciata, così ho deciso di rifarmela da solo, tenendo da una parte la versione inglese e dall’altra quella italiana (e il sempre immancabile Atlante degli Hobbit per ulteriori aggiunte).
I libri multipli del SdA contano come uno (gli Astrolabi* contano singolarmente. Per ora anche HomE è singola.
Introduzione
Non mi sono mai ritenuto un collezionista, sono sempre stato immune da serie complete, collane di libri a puntate, album di figurine e in generale, come lo definisce qualcuno, dal completismo.
Ho decine di robottoni anni ‘80-‘90-‘00 assortiti a caso, i set LEGO più disparati uno vicino all’altro senza alcuno schema logico e una serie di scaffali con libri che sembrano estratti da un bambino bendato durante una pesca di beneficenza.
Tutto quello che ho è perché mi piaceva e lo volevo. Per questo la mia “collezione” di libri e gadget è quanto più eterogenea ci possa essere e ho oggetti comunissimi ai quali dò un valore sentimentale più alto di altri che vengono ritenuti ben più rari e preziosi. Non mi interessa il costo di un oggetto, perché, se mi piace, non lo venderò mai.
Ma non voglio tirarla lunga come mio solito, lo scopo di questo post è semplicemente elencare tutto quello che possiedo sulla Terra di Mezzo, quello che è in arrivo e quello che sto cercando e mi auguro di riuscire a trovare in futuro.
Ho sei scaffali della mia libreria con libri di (e su) Tolkien: i primi due sono interamente dedicati alla mia passione, lo Hobbit; il terzo e il quarto contengono le varie edizioni del Signore degli Anelli; Il quinto, nella parte sinistra, l’arte della Terra di mezzo e a destra i racconti. Nel sesto scaffale ci sono libri sulla cartografia di Arda e tutto ciò che concerne lo studio delle opere di J.R.R.
Non sono impazzito: non comincerò a creare centrotavola, sottobicchieri, magliette o tazze con le mappe di Tolkien. Ho solo fatto di necessità virtù e ho realizzato alcuni simpatici segnalibri.
È successo semplicemente che, in questo periodo di tensione generale e reclusione forzata a causa di quel virus — lo specifico perché magari fra tre anni non ce ne ricorderemo nemmeno più, (speriamo!) – mi sono ritrovato a leggere ben sei libri contemporaneamente e sono rimasto a corto di cartoncini segnapagina.
Così, invece di ricorrere a Post-it, fogliacci, scatole della pizza o alla coda del gatto, ho deciso di ridurre e adattare alcuni dei miei lavori, rendendoli utili anche al di fuori del semplice orientamento nella Terra di Mezzo.
Gli editori italiani, tuttavia, hanno sempre preferito includere solo l’ultima, non so se per pigrizia (molti luoghi dovevano essere necessariamente tradotti) o per risparmiare qualche lira/euro/moneta nanica.
La mia nuova missione, quindi, ha vertuto (come suona male, sembro Fatica) sul farmi da solo tutto ciò che mancava, per cui eccomi qui a parlare della seconda mappa del libro inglese, ovvero il dettaglio delle regioni di Rohan, Gondor e Mordor, nelle quali avviene buona parte delle vicende narrate nella seconda parte del libro.
J.R.R. ha scritto il Signore degli Anelli prevedendo l’inclusione di numerose mappe (addirittura cinque nelle intenzioni iniziali), per consentire ai lettori di seguire agevolmente gli spostamenti dei numerosi personaggi.
Alla pubblicazione del libro, il 29 luglio del 1954, queste si sono ridotte a tre, e hanno sempre fatto parte di tutte le edizioni inglesi e americane (e, probabilmente, anche in altre lingue):
Indovina un po’ come è andata qui da noi? Per contenere i costi ce ne siamo beccati soltanto una, l’ultima delle tre; bellissima e onnicomprensiva, però troppo poco dettagliata sulle corte distanze. E infatti, ogni volta che rileggevo il libro, mi perdevo buona parte delle meraviglie della prima parte del viaggio.
Quando si parte per una nuova Avventura, è sempre buona norma portare con sé il fazzoletto, un sacchetto di ottima Erba Pipa1Consiglio caldamente varietà rinomate, tipiche della Contea e dintorni, quali la Stella del Sud, il Vecchio Tobia oppure la Foglia di Pianilungone. – naturalmente anche la pipa! – ma, soprattutto, preservare l’integrità di tutti i propri beni: vuoi quelli che porteremo con noi, vuoi tutto ciò che lasceremo indietro, stipulando un solido contratto assicurativo con una società rispettabile e affidabile.
Bilbo questo non lo ha fatto, e sappiamo bene tutti i guai nei quali è incorso quando ha finalmente fatto ritorno nella Contea, dopo il suo lungo viaggio fino a Erebor.
Esiste una versione meno recente di questo film, e il relativo articolo lo trovi qui. Ho deciso di non rimuoverlo perché contiene maggiori dettagli sul perché sia nato il progetto. È quindi consigliabile leggere prima quello e poi questo.
Sono quasi 20 anni che il Signore degli Anelli ha trovato un’adeguata e, soprattutto, completa trasposizione cinematografica1Tutti i precedenti tentativi avevano regalato al mondo soltanto opere parziali e incomplete. e, per quanto non particolarmente fedele al racconto scritto da Tolkien, è nell’insieme un piccolo capolavoro. Il mio personalissimo progetto di condensare i tre film in uno solo si è dunque protratto per la considerevole distanza temporale di quasi due decenni.
Il 21 settembre del 1937 usciva in Gran Bretagna la prima edizione dello Hobbit. Non era un’edizione brutta, sudicia e umida, piena di vermi e intrisa di muffa, e nemmeno un’edizione spoglia, arida e scarna, senza niente da leggere o da sfogliare: era un’edizione hobbit, vale a dire comoda.
Stampata con una tiratura di sole 1500 copie presentava, stampata in quattro colori (a opera dello stesso Tolkien), una meravigliosa sovraccoperta sulla quale, in modo estremamente schematico, era raffigurato l’intero viaggio della Compagnia di Thorin Scudodiquercia verso la Montagna Solitaria. A dirla tutta, nel disegno originario di Tolkien c’erano cinque colori — il drago Smaug e il sole avrebbero dovuto essere rossi — ma l’editore, George Allen & Unwin, ha ritenuto l’aggiunta di una quinta tonalità troppo dispendiosa.
Con il permesso di Mian, ho fatto una piccola pazzia.1Non necessariamente in questo ordine… ;)
Il gioiellino nella foto ha quasi cinque decadi, ed è la prima edizione italiana dello Hobbit (Adelphi, ottobre 1973). È un libro che amo più di (quasi) qualsiasi altra cosa al mondo.
Certo, mi sarebbe piaciuto (e mi piacerebbe tuttora) avere 16.000 euro a disposizione per poter entrare in possesso della prima edizione inglese, stampata in sole 1500 copie; ma già così ho raggiunto il mio personalissimo Santo Graal, che inseguivo da fin troppo tempo. :)
L’occasione si è presentata sotto forma di un’asta su Ebay, in un periodo in cui sto cercando di vuotare il ripostiglio dalle centinaia di cianfrusaglie che si sono accumulate negli anni ma che, essendo ancora perfettamente operative, non ho mai avuto il cuore di gettare via.
Ho trovato questo articolo (presumibilmente del 2003) mentre cercavo di approfondire la travagliata vicenda della traduzione italiana del Signore degli Anelli, e l’ho trovato molto interessante. Quirino Principe ha avuto un ruolo rilevante nel plasmare il romanzo di Tolkien nella forma in cui lo conosciamo oggi.
Ho deciso di pubblicare il testo integralmente, racchiudendo i paragrafi che ritengo poco inerenti all’argomento dentro cassettini espandibili.
Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia
L’avvento di Tolkien in Italia è una storia da narrarsi in breve, tutt’altro che complicata per ciò che riguarda i fatti puri e semplici. È molto intricata, e richiederebbe un discorso lungo e analitico, se la poniamo in relazione con le controversie ideologiche degli anni Settanta e Ottanta, e con gli indecorosi tentativi di strumentalizzazione che sono stati messi in atto di recente da varie parti. Per fortuna mia e dei lettori, ho il compito di parlare soltanto del primo aspetto, anche se non giuro di non sfiorare mai il secondo.
Il caso, che mi è stato benevolo, ha voluto che la vicenda editoriale di John Ronald Reuel Tolkien in Italia sia in gran parte legata al mio lavoro. Era, credo, il 1964 quando mi fu noto per la prima volta il nome dello scrittore anglo-sudafricano, e non per The Lord of the Rings bensì grazie a una citazione che fuggevolmente, in un libro sulle poetiche della fiaba, chiamava in causa Tree and Leaf. Dell’opera maggiore udii parlare Elémire Zolla nel 1968. Ne fui molto incuriosito, e decisi che avrei letto The Lord of the Rings non appena fosse possibile. Nessun presentimento, allora, di ciò che avrebbe riempito la mia esistenza per anni.
Tredici Nani hanno preso parte alla grande avventura di Bilbo Baggins, alla ricerca del tesoro del drago Smaug e alla riconquista dell’antico regno di Erebor. Molti ne sono emersi vincitori, qualcuno non ce l’ha fatta ed è perito durante l’impresa.
Bilbo Baggins
Quale è stato, dunque, il destino di questi valorosi personaggi? Al termine della Battaglia dei Cinque Eserciti i sopravvissuti si sono insediati a Erebor, per aiutare il nuovo Re sotto la Montagna, Daín II Piediferro, a ripristinarne l’antico splendore. In seguito, nel 2989, alcuni Nani si sono recati a Moria con l’intenzione di rivendicarne nuovamente possesso, dopo che era caduta nelle mani degli orchi.
Come è andata a finire? Vediamolo insieme, nell’ordine in cui i tredici personaggi si sono presentati alla porta di casa Baggins.
Da notare che le immagini sono ispirate ai Nani del (pessimo) film di Peter Jackson e pertanto si differenziano considerevolmente dalle descrizioni di Tolkien (ma trovo che molti di loro, a parte Thorin, Kíli e Ori, siano parecchio azzeccati).
Una curiosità: nello Hobbit nessun Nano ha nomi accentati, nel Signore degli Anelli inglese alcuni sì. Glóin, sempre nel SdA italiano, è l’unico ad avere l’accento anche nella traduzione Alliata/Principe.1Tuttavia, nella più recente traduzione di Ottavio Fatica, tutti i nomi sono finalmente riportati in maniera corretta.
Come già era accaduto quasi un annetto fa con lo Hobbit, ho ri-editato i tre film del Signore degli Anelli di Peter Jackson creandone uno unico1Ben 170 ore di encoding h265, ovvero 7 giorni di ventola del Mac al 100%!, e rendendolo (il più possibile) coerente con la storia dell’opera magna di J.R.R. Tolkien.
Questo è un articolo che ho pubblicato alcuni mesi fa ma che ho deciso di riscrivere e riorganizzare, perché le copertine stavano aumentando a vista d’occhio e preferisco non dover ricorrere a pagine multiple per visualizzarle tutte. Ora ci sono dei semplici link, soluzione che mi sembra più semplice e pulita.
In questi giorni, complice l’acquisto di un nuovo televisore e conseguente riorganizzazione di applicazioni e file multimediali, sono passato da Kodi a Plex.
Ne ho approfittato per dare un’impostazione grafica coerente alla mia collezione di film, creando alcuni poster minimal, perché adoro quest’arte.
La mia collezione
Preciso subito che sono copertine fatte al volo, massimo 5-10 minuti l’una, pertanto non sono il massimo della bellezza o della semplificazione: la prima cosa che mi è venuta in mente l’ho buttata giù di getto e appiccicata sopra.
Alcuni disegni non sono miei, li ho presi da Google e adattati o ridisegnati per dar loro un po’ di coerenza con gli altri poster, ma tutti gli eventuali diritti rimangono naturalmente dei rispettivi proprietari.
Le ciambelline nella parte superiore di alcuni poster sono una rappresentazione grafica di DVD multipli, per ricordarmi che sono collezioni, ovvero raccolte di film.
Facci quello che vuoi; io li metto qui, così un domani che ne avrò nuovamente bisogno, saprò dove trovarli. :)
Esiste una versione più recente di questo film, e il relativo articolo lo trovi qui. Ho deciso di non rimuovere questa pagina perché contiene maggiori dettagli sul perché sia nato il progetto. È quindi consigliabile leggere prima qui e poi passare all’altro.1Maggiori informazioni sugli articoli antiquati.
In un buco nella terra viveva uno Hobbit…
… e in quello stesso buco dovrebbe rintanarsi, per la vergogna, Peter Jackson.
Mentre navigavo distrattamente su Google sono incappato in un interessante esperimento: qualcuno ha provato a creare una mini versione del set di casa Baggins:
Mi auguri un buon giorno, o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no? O che quest’oggi ti senti buono, o che è un giorno in cui si deve essere buoni?
Gandalf
Il presente post raggruppa tutta la serie di articoli che ho dedicato allo splendido set LEGO 79003: